Da Vittorio SGARBI (Roma dal Rinascimento ai Giorni Nostri): Chi va a Roma in via dell’Anima può trovare, nel rigonfiamento di un muro in laterizio, l’indicazione appena accennata dell’abside della Chiesa di Sant’Agnese in Agone. Nella parete una edicola indica il luogo sacro e fa avvertire che lì si trova la parte posteriore della Chiesa la cui facciata è su Piazza Navona. Chi guarda nel riquadro di questa edicola vede una Madonna col Bambino precedentemente collocata altrove. Chi la guarda avverte il gusto e la sensibilità di Giotto, Roma trova il suo Giotto nella persona di Pietro Cavallini. Nell’immagine in evidenza: Interno della Cupola.

Una leggenda è legata alla rivalità tra il Bernini e l’altro grande maestro del barocco, il Borromini. Si tramanda infatti che la statua del Rio della Plata tenga alzato il braccio per ripararsi dall’eventuale crollo del campanile o della cupola della prospiciente chiesa di Sant’Agnese in Agone e per sorreggere i suoi resti; ugualmente la statua del Nilo si copre il volto per non doverla vedere (in realtà, la copertura della testa è dovuta al fatto che quando fu realizzata non se ne conoscevano ancora le sorgenti). Si tratta di un evidente ana-cronismo storico, poiché la fontana fu realizzata tra il 1648 e il 1651, mentre la chiesa di Sant’Agnese in Agone fu iniziata dal Borromini non prima del 1652. Sono inoltre tramandate dai cronisti dell’epoca alcuni esempi del carattere giocoso del Bernini: il 12 giugno 1651, giorno dell’inaugurazione della fontana, dopo aver scoperto il suo lavoro tutti rimasero folgorati dalla bellezza delle statue e dalle decorazioni in vernice dorata, ma la fontana era priva di acqua. Bernini raccolse le congratulazioni di tutti, compreso il papa, il quale non fece cenno della mancanza per non umiliarlo e, solo quando il pontefice stava facendo girare il corteo per andarsene (un po’ a malincuore), ad un cenno del Bernini venne finalmente aperta la leva che fece sgorgare le acque, con grande ammirazione e soddisfazione di tutti. Ci sono tramandate anche le parole del papa che disse «Cavalier Bernini, con questa vostra piacevolezza ci avete accresciuto di 10 anni di vita!». Anche in un’altra occasione Bernini dimostrò senso dell’umorismo: molti erano preoccupati della stabilità dell’obelisco sulla fontana e più di uno gli fece notare che il suo innalzamento era una sfida all’equilibrio naturale, tanto che un giorno alcuni suoi rivali sparsero la voce che l’obelisco stesse per crollare. Bernini non mancò di arrivare presto, e, davanti alla numerosa folla che si era radunata, fissò alla base dell’obelisco quattro cordicelle sottili che solennemente attaccò con dei chiodini ai muri delle case circostanti della piazza.

«Una piccola chiesa meravigliosa: la facciata, con i suoi avancorpi e le sue rientranze, è tanto bella quanto singolare» (Montesquieu). La chiesa di Sant’Agnese in Agone si trova al centro del lato occidentale di Piazza Navona. È intitolata a sant’Agnese, una fanciulla che secondo la tradizione cattolica fu martirizzata all’età di dodici anni durante la persecuzione dei cristiani sotto Diocleziano nello stadio di Domiziano, che si trovava esattamente sullo stesso posto occupato ora dalla piazza e del quale la piazza ricalca la forma. Nell’VIII secolo il posto divenne un luogo di culto. La facciata della chiesa, caratterizzata dal suo arretramento nella parte centrale e dalle parti laterali curve, è in mezzo ai due campanili, entrambi culminanti con una copertura conica recante delle croci. Nella facciata, priva di decorazioni all’infuori delle ghirlande fra le lesene, si aprono tre portali, con il centrale più grande rispetto agli altri. La cupola, opera di Giovanni Maria Baratta (tamburo) e di Carlo Rainaldi (lanterna), è decorata alla base da coppie di pilastri corinzi alternate ai finestroni rettangolari. Narra Prudenzio, che Sant’AGNESE (dodicenne) fu denudata e ceduta alla libidine dei persecutori ma ad un tratto i biondi capelli della giovane la ricoprirono tutta di un aureo manto impenetrabile, celandone cosi le nudità. Il figlio del prefetto che primo ardì avvicinarla, cadde morto, ma fu risuscitato dalla Santa, dietro le preghiere del padre; poi venne data in mano al carnefice. A sera i genitori ne ottennero il corpo e l’inumarono nel loro predio della Nomentana, ove gia erano sepolti, nelle gallerie cimiteriali, altri credenti. Emerenziana sorella di latte della Santa fu sorpresa da una turba di pagani, mentre pregava sul loculo della martire; quelli allora, dopo averla svillaneggiata, la uccisero a sassate.



Nel 1625 Innocenzo X fece l’attuale ingresso, ordinando la facciata al Borro-mini. Vuole una tradizione, senza però alcun fondamento di verità, che il Bernini, nemico acerrimo del Borromini, facendo le statue dei fiumi, che adornano la fontana centrale del Circo Agonale, simboleggiasse il Rio della Plata nell’atto di stendere il braccio, come per timore che la chiesa avesse a cadere da un momento all’altro; ed il Nilo in atto di coprirsi gli occhi per non vedere la bruttezza della facciata. Di rimando il Borromini avrebbe messo sulla facciata della chiesa, presso la base del campanile, la statua raffigurante Sant’Agnese con una mano sul petto, per assicurare che la facciata non sarebbe caduta. Ma bastano queste due cifre per distruggere tutta la leggenda: la fontana fu compiuta nel 1651, e la chiesa (che dovrebbe, per dare valore alla leggenda, essere anteriore) fu cominciata nel 1652 e terminata nel 1657. Resta pero inesplicabile iI perché la statua sia restata lassù soletta. Nella chiesa, sulla porta, è la tomba di Innocenzo X; gli altari sono ornati, invece di pitture, da soli bassorilievi. I campanili furono posteriormente aggiunti dal Rainaldi e le campane sono quelle che furono tolte alla cattedrale di Castro, quando venne distrutta per ordine di Innocenzo X. Sulla facciata è da notarsi l’iscrizione dell’immunità: Per ordine di Nostro Signore del 16 agosto 1838 l’immunità ecclesiastica in questa chiesa si restringe alla sola porta restando esclusi i gradini della medesima.






INTERNO: E’ a croce greca, con sette altari. I 4 corti bracci della navata, dell’abside e dei transetti, riccamente decorati con stucchi dorati nelle volte si incontrano nell’ottagono centrale, in cui si trovano quattro altari dedicati a Sant’Alessio (1° a destra), Santa Emerenziana (2° a destra), Sant’Eustachio (1° a sinistra) e Santa Cecilia (2° a sinistra), con pale marmoree e statue rispettivamente di Giovanni Francesco Rossi, Leonardo Reti, Melchiorre Cafà e Antonio Raggi. Le colonne che li riquadrano sono in marmo rosso di Cottanello. I transetti sono dedicati a Sant’Agnese (a destra, con una statua di Ercole Ferrata), e a San Sebastiano (a sinistra, con una statua di Pier Paolo Campi). Le prospettive accelerate marmoree sono di Costanzo de Peris. I pennacchi della cupola, dipinti fra il 1667 e il 1671 da Giovan Battista Gaulli detto il Baciccio, sono dedicati alle 4 virtù cardinali; l’affresco della cupola, invece, opera di Ciro Ferri e di Sebastiano Corbellini che lo portò a termine, raffigura Sant’Agnese introdotta alla Gloria del Paradiso. Un altro dipinto importante si trova sulla volta della sagrestia e raffigura la Gloria di Sant’Agnese ed è opera di Paolo Gismondi. Il sotterraneo, ricavato da un antico oratorio medievale, ospita sull’altare Il miracolo dei capelli di Sant’Agnese, rilievo marmoreo di Alessandro Algardi. Nei quattro lati diagonali rispetto agli assi, tra coppie di colonne di cottanello rosso, si aprono 4 nicchie in cui sono posizionati altrettanti altari con paliotti in marmi preziosi sormontati da pale. Queste e i catini che le sormontano sono stati realizzati secondo il progetto decorativo al quale partecipò anche Alessandro Algardi. Lo scultore non poté terminare l’incarico a causa della sua morte avvenuta nel 1654 e pertanto l’opera proseguita da due suoi allievi. Ercole Ferrata e Domenico Guidi.


(Sopra) ALTARE MAGGIORE: Inizialmente l’altare doveva essere dedicato alla Santa titolare e la pala absidale, commissionata all’Algardi, doveva rappresentare un miracolo di Sant’Agnese. A seguito della morte dell’artista , in un primo tempo l’incarico fu affidato a Ercole Ferrata e a Domenico Guidi che dovevano operare “in conformità” del progetto dell’Algardi. Solo nel 1673 Domenico Guidi ebbe la commissione per realizzare la pala che venne esposta ufficialmente il 13 luglio 1688. Il grande rilievo in marmo bianco rappresenta con vibrante vivacità e avvincente compattezza la Sacra Famiglia con Santa Elisabetta, San Giovanni e Zaccaria. Invece i lavori di costruzione dell’altare oggi visibile in Sant’Agnese in Agone iniziarono nel 1720 sulla base di un progetto di Carlo Rainaldi, poi ripreso da Ciro Ferri. L’elevazione dell’altare è costituita da quattro colonne di verde antico sulle quali poggia un timpano sovrastato da angeli che recano la colomba con la palma simbolo del martirio.

(Sopra) ALTARE di Santa CECILIA: E’ decorato con la pala dedicata alla Morte della Santa eseguita da Antonio Raggi, collaboratore sia dell’Algardi che di Gian Lorenzo Bernini. E’ una composizione estremamente pittorica, in cui è raffigurata la Santa morente che viene visitata da Urbano I, Ippolito e Valeriano, suo sposo, mentre in alto gli angeli recano la palma del martirio. La decorazione in stucco del catino fu realizzata da Ercole Ferrata, su disegno di Ciro Ferri. Il catino ha come emble-ma l’organo a canne, attributo della Santa che, a partire dal XV secolo, si ritiene protettrice della musica sulla base di una inesatta interpretazione di un brano della”Passio”.
CAPPELLE: A destra: – 1. Cappella: S Alessio, bassorilievo di Francesco Rossi.
– 2. S. Agnese sul rogo, statua di Ercole Ferrata. – 3. S. Emerenziana dello stesso Ferrata. Altar maggiore, di alabastro fiorito e di verde antico: S, Famiglia di Domenico Guidi; gli angeli del frontespizio sono del Maini. A sinistra: – 1. Cappella: S, Eustachio tra le belve, statua abbozzata da Cefa di Malta e finita dal Ferrata. – 2. S, Sebastiano, statua antica a cui Paolo Campi cambiò la testa convertendola in quella del santo. – 3.S. Cecilia, bassorilievo di Antonio Raggi. Sopra la porta d’ingresso: monumento a Innocenzo X di Giovanni Battista Maini.

(Sopra) Altare di santa Emerenziana. E’ decorato con la pala dedicata al Martirio di Santa Emerenziana, opera di Ercole Ferrata e Leonardo Retti. Alla morte del Ferrata era stata realizzata solo la parte inferiore; il Retti completò la parte mancante. La scena rivela una chiarezza narrativa di derivazione classica dovuta al caposcuola Algardi di cui Ferrata venne considerato il maggiore erede e rappresentante.

(Sopra) ALTARE di Sant’Eustachio: E’ decorato con la pala dedicata al Martirio di Sant’Eustachio, commissionata a Melchiorre Caffà , il qua-le morì a lavoro appena iniziato. L’opera, proseguita dal Ferrata, coadiuvato da Giovanni Francesco Rossi, risulta piuttosto accademica e lontana dalla sensibilità plastica del Caffà. Il catino con angeli ed emblemi del santo è stato disegnato da Ciro Ferri e rea-lizzato da Ercole Ferrata.

(Sopra) ALTARE di Sant’ALESSIO: E’ decorato con la pala dedicata alla Morte di Sant’Alessio, opera di Giovanni Francesco Rossi (1660-1663). L’altorilievo ha l’impostazione narrativa e compositiva classi-ca riconducibile all’Algardi. Il catino absidale è opera di Ercole Ferrata e raffigura angeli e cherubini con i simboli del Santo: il bastone da pellegrino, la corona di fiori e il giglio.


(Dopo): L’affresco della cupola di Ciro Ferri e Sebastiano Corbellini raffigurante “Sant’Agnese introdotta alla Gloria del Paradiso”.


(Dopo) CAPPELLA di Sant’AGNESE. Alla morte del papa Innocenzo X Pamphilij si ritenne opportuno dedicare a Sant’AGNESE non più l’altare maggiore, bensì una cappella ritenuta più vicina al luogo del martirio. Su uno sfondo costituito da finta prospettiva si pone la statua di Sant’Agnese, con la quale il Ferrata ripropone nell’impostazione della figura della Santa su disegno del Bernini. Autore degli splendidi stucchi che decorano la cappella è Paolo Landini che lavorò nella chiesa tra il 1662 e il 1664 insieme a Giovanni Battista Ferrabosco e Giovanni Francesco Rosi. Le pareti laterali della cappella sono arricchite da due coppie di medaglioni ovali in alabastro riproducenti, su fondo nero, profili probabilmente di Papi o Santi che hanno avuto per la Santa titolare particolare devozione.

(Dopo) CAPPELLA di san FILIPPO NERI: Molti legami univano i Pamphilj a San Filippo Neri (1515-1595) ed agli Oratoriali per cui venne deciso di dedicare al Santo una cappella in Sant’Agnese, vicino a quella di San Sebastiano, che San Filippo Neri aveva onora-to in vita. Francesco Allegrini fu incaricato di raffigurare nella volta un affresco con la Vergine che accoglie in cielo San Filippo. La cappella venne restaurata nel 1859 su progetto dell’architetto Andrea Busiri Vici. All’interno di un tabernacolo a forma di tempietto, posto sull’altare, Pio X fece sistemare il teschio di Sant’Agnese fin a quel mo-mento custodito nel Sancta Sanctorum. Nel corridoio che immette nella cappella di San Filippo Neri si trova l’accesso alla cripta monumentale dove sono collocate le tombe dei Pamphilij. L’ambiente è stato costruito da Andrea Busiri Vici nel 1864.

(Dopo) CAPPELLA di Santa FRANCESCA ROMANA: Fondatrice della Congregazione delle Oblate di Maria e protettrice insieme a San Pietro della città di Roma, fu battezzata in Sant’Agnese abitando la sua famiglia nella zona di Tor Millina. Sull’altare della cappella a Lei dedicata si trova una pala marmorea con la Santa che, affiancata da un angelo, mostra il libro della Regola. Il rilievo è attribuito a Domenico Guidi. Nella volta un affresco, attribuito a Francesco Cozza, rappresenta Santa Francesca Romana assunta in cielo e accolta dalla Trinità. Al di sotto della mensa dell’altare,è situato il fonte battesimale della Santa, ricavato da un blocco di pietra, proveniente dalla chiesa preesistente.

(Dopo) CAPPELLA di San SEBASTIANO: E’ situata nel braccio sud della chiesa è simmetrica a quella di Sant’Agnese con identica impostazione architettonica e decorativa. Entrambi gli ambienti sono delimitati da due paraste raccordate dalla trabeazione, in conformità agli schizzi del Borromini. La statua di San Sebastiano fu realizzata fra il 1717 e il 1719 da Pietro Paolo Campi, allievo di Pierre le Gros con immagine iconografica classica.



(Prima) SAGRESTIA: Il disegno della sagrestia è maestosa architettura del Borromini, e le pitture nella volta sono di Paolo Perugino, allievo del Cortona. A questa chiesa appartiene un ostensorio fatto dal celebre Francesco Juvara Messinese fratello di D. Filippo eccellente, e celebre architetto. E questo ostensorio fu parto della munificenza del Principe D. Cammillo Panfili, e vie stimato da’ professori cento trenta mila scudi Romani. Ne’ sotterranei di questa chiesa si mostrano alcune antiche volte, che si crede, che fossero il pubblici lupanari; avanti ai quali è una cappelletta, sull’ cui altare è un bassorilievo di marmo opera dell’ Algardi, di cui non si può immaginare cosa più eccellente in quel genere. Rappresenta la Santa condotta dai soldati al postribolo, e benché tutta nuda affatto, ispira devozione.


