Il Giro delle Chiese

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ROMA: BASILICA/ABBAZIA di San PAOLO fuori le Mura

La Basilica papale di San Paolo fuori le mura è una delle quattro basiliche papali di Roma, la seconda più grande dopo quella di San Pietro in Vaticano. Nell’immagine in evidenza: Cristo Pantocratore nell’Abside.

Sorge lungo la via Ostiense, nell’omonimo quartiere, vicino alla riva sinistra del Tevere, a circa 2 km fuori dalle mura aureliane (da cui il suo nome), uscendo dalla Porta San Paolo. Si erge sul luogo che la tradizione indica come quello della sepoltura dell’apostolo Paolo (a circa 3 km dal luogo, detto “Tre Fontane” , in cui subì il martirio e fu decapitato); la tomba del santo si trova sotto l’altare papale. Per questo, nel corso dei secoli, è stata sempre meta di pellegrinaggi; dal 1300, data del primo Anno Santo, fa parte dell’itinerario giu-bilare per ottenere l’indulgenza e vi si celebra il rito dell’apertura della Porta Santa. Fin dall’VIII secolo la cura della liturgia e della lampada votiva sulla tomba dell’apostolo è stata affidata ai monaci benedettini dell’annessa abbazia di San Paolo fuori le mura. L’intero complesso degli edifici gode del beneficio dell’extraterritorialità della Santa Sede, pur trovandosi nel territorio della Repubblica Italiana. La Basilica è Istituzione collegata alla Santa Sede, inclusa l’annessa abbazia. Su tutto il Complesso extraterritoriale la Santa Sede gode di piena ed esclusiva giurisdizione nonché del divieto, da parte dello Stato Italiano, di attuare espropriazioni o imporre tributi. Il luogo rientra nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco dal 1980.

La prima opera di Pietro CAVALLINI (il Giotto romano secondo Vittorio SGARBI) di un certo rilievo fu la decorazione della chiesa di San Paolo fuori le mura a Roma. L’opera constava in due cicli ad affresco nella navata centrale, tratti dagli Atti degli Apostoli e dall’Antico Testamento, più le raffigurazioni dei busti dei Papi a mosaico, come testimoniato sempre dal VASARI, sulla facciata: «… Et in San Paulo fuor di Roma, fece la facciata del musaico che v’è e per la nave del mezzo v’interpose molte storie del Testamento Vecchio…» In quell’occasione lavorava a San Paolo anche Arnolfo di CAMBIO il grande artista di Colle Val D’Elsa, autore del Ciborio (1285). Il lavoro si protrasse dal 1277 al 1285, ma questo ciclo è scomparso completamente con l’incendio che nel 1823 distrusse quasi completamente la chiesa. Del suo lavoro nella basilica, rimangono solo pochi lacerti del mosaico che adornava la facciata ricollocati sull’arco trionfale verso il transetto e alcune copie a disegno che però non permettono di capire se all’epoca il pittore avesse già padronanza degli stilemi dell’arte gotica.

(Dopo) TORRE CAMPANARIA: Alle spalle dell’abside, in posizione centrale, si eleva la torre campanaria, costruita su progetto di Luigi POLETTI e ter-minata nel 1860. In stile neoclassico, fu oggetto di aspre critiche al di fuori dello Stato Pontificio. Il campa-nile si articola in 5 ordini, dei quali i 3 inferiori a pianta quadra-ta; di questi quello più in alto presenta un finto loggiato tusca-nico e si raccorda alla cella campanaria superiore (corinzia, a pianta circolare, che costituisce l’ultimo piano del campanile) con un ordine intermedio ottagona-le con colonne ioniche. La copertura è costituita da una cupoletta.

Dopo l’incendio del 1823 la ricostruzione fu voluta da Leone XII, che il 25 gennaio 1825 emanò l’enciclica Ad plurimas nella quale invitava i vescovi ad una raccolta di offerte presso i fedeli per la ricostruzione. All’appello rispose buona parte del mondo cristiano, con offerte generose tra le quali quelle del Re di Sardegna, della Francia, delle Due Sicilie, dei sovrani dei Paesi Bassi, dello zar Nicola I che offrì i blocchi di malachite dei due altari laterali del transetto e del viceré d’Egitto che inviò le colonne d’alabastro. Proprio il dono dello zar fece sì che non si potesse più collocare nella chiesa l’altare a cui avevano lavorato Camillo RUSCONI e Luigi MIRRI, che venne così donato da Pio IX alla Cattedrale di Forlì in occasione di un suo viaggio in quella città, nel 1857. Lo stesso Leone XII, in un chirografo del 18 settembre 1825 pose le basi per il progetto: «Vogliamo in primo luogo che sia soddisfatto compiutamente il voto degli eruditi, e di quanti zelano lodevolmente la conservazione degli antichi monumenti nello stato in cui sursero per opera di’ loro fondatori. Niuna innovazione dovrà dunque introdursi nelle forme e proporzioni architettoniche, niuna negli ornamenti del risorgente edificio, se ciò non sia per escluderne alcuna piccola cosa che in tempi posteriori alla sua primitiva fondazione poté introdurvisi dal capriccio delle età seguenti[.» (Leone XII, chirografo 1825)

Entro il 1874 furono completati i mosaici della facciata, mentre solo nel 1928 fu aggiunto il vasto quadriportico esterno, disegnato da Guglielmo Calderini e formato da quasi 150 colonne. L’intera basilica, lunga 131 metri, larga 65, alta 29,70 è imponente e rappresenta per grandezza la seconda delle quattro basiliche patriarcali di Roma. QUADRIPORTICO: Il corpo della basilica è preceduto dal cortile quadriporticato (70 metri di lato) realizzato tra il 1890 e il 1928 da Guglielmo Calderini su progetto iniziale di Luigi POLETTI. Mentre il nartece, ovvero il portico che costeggia la facciata della basilica, ha una sola fila di colonne, i due laterali hanno una doppia fila, quello che si trova sul lato opposto presenta una tripla fila di colonne più alte e robuste rispetto alle altre. Le pareti laterali sono decorate con medaglioni raffiguranti i simboli degli apostoli e alcuni discepoli di San Paolo. Nei medaglioni del lato d’ingresso, invece, sono raffigurati i dodici apostoli. Al centro del cortile si trova la statua di San Paolo, realizzata in marmo di Carrara da Giuseppe OBICI. Il quadriportico ha subito significativi danneggiamenti in seguito al terre-moto del 30 ottobre 2016.

La Facciata sopra il colonnato è decorata con dei mosaici eseguiti fra il 1854 e il 1874 su cartoni di Filippo Agricola e Nicola Consoni che si ispirarono per quanto possibiei a quello originale del X secolo. Il mosaico è suddiviso in 3 fasce. In quella inferiore, su sfondo oro, alternati alle finestre sono raffigurati i 4 profeti dell’Antico Testamento: Isaia, Daniele, Geremia ed Ezechiele. Sopra di essi, prima del cornicione, vi è una fascia con l’Agnus Dei sul monte del paradiso da cui sgorgano i quattro fiumi simboleggianti i Vangeli, nei quali si dissetano 12 agnelli, che simboleggiano gli apostoli. Nel timpano triangolare, infine, vi è raffigurato Cristo benedicente posto in mezzo a San Paolo e San Pietro e la striscia centrale. Nel nartece/pronao, arricchito anch’esso, come gli altri tre lati del quadri-portico, da marmi policromi nel rivestimento delle pareti, si aprono i 5 portali che permettono l’accesso alla basilica. Fra le porte, quella centrale, che è la più grande, risale al 1931 ed è opera di Antonio Maraini. Essa, alta 7,48 metri e larga 3,35 raffigura gli episodi della vita dei santi Pietro e Paolo ed è realizzata in bronzo e decorata da una croce realizzata con la tecnica dell’agemina in argento ed incrostata di lapislazzuli. La porta di destra, risalente all’XI secolo è la più antica: divisa in 54 pannelli nei quali sono incise scene di vita di Gesù e dei suoi apostoli, è chiamata Porta Bizantina e fungeva da ingresso principale fino al 1967 quando è stata invece scelta per chiudere dall’interno il vano della Porta Santa. Quest’ultima, opera di Enrico Manfrini, misura 3,71 metri in altezza e 1,82 in larghezza, illustra sull’esterno il tema della Trinità e reca alla base un distico augurale in latino: Ad sacram Pauli cunctis venientibus aedem sit pacis donum perpetuoquoe salus (A quanti vengono nel santo tempio di Paolo sia concesso il dono della pace e della salvezza eterna).

(Dopo)PORTA BIZANTINA dell’XI secolo: E’ la più antica: divisa in 54 pannelli nei quali sono incise scene di vita di Gesù e dei suoi apostoli, è chiamata porta bizantina. La Porta Santa (3,71 m. x 1,82 m.) illustra il tema della Trinità. Alla base della porta si legge in latino: Ad sacram Pauli cunctis venientibus aedem sit pacis donum perpetuoquoe salus, è un bel distico augurale che: a quanti vengono nel santo tempio di Paolo sia concesso il dono della pace e della salvezza eterna.

La Basilica di San Paolo fuori le Mura presenta una pianta a croce latina; l’aula è divisa in 5 navate, separate da 4 file di 20 colonne monolitiche di granito di Montorfano. Il rivestimento delle pareti, come quello del pavimento, è in marmi policromi che compongono motivi geometrici. Lungo le due navate laterali più esterne, il transetto e la navata centrale si aprono i grandi finestroni ad arco a tutto sesto, chiusi con sottilissime lastre di alabastro sorrette da elaborate intelaiature in ferro battuto. Nella fascia immediatamente sopra gli archi che dividono le navate, vi è la serie dei tondi contenenti i ritratti di tutti i pontefici, da San Pietro fino a papa Francesco. Realizzati con la tecnica del mosaico e su sfondo oro, furono iniziati nell’anno 1847, durante il pontificato di Pio IX. L’idea di questa serie di tondi ha le radici nell’antica basilica, poiché erano presenti anche in quest’ultima. Sopra i medaglioni musivi, nella parte alta della navata centrale e del transetto, sono presenti 36 affreschi di vari artisti di cui uno è Vincenzo MORANI (Paolo e Silla flagellati a Filippi). nei quali sono raffigurati degli episodi della vita di san Paolo, anch’essi voluti da Pio IX, ma terminati soltanto nel 1860. Durante i vari scavi e sondaggi compiuti dalla prima metà dell’Ottocento ad oggi sono emerse più di 1700 lastre con iscrizioni, che fungevano da lapidi per le oltre 5000 sepolture stimate ancora sotto il pavimento della basilica. Le basiliche martiriali (non solo di Roma) vennero infatti usate dal IV secolo in poi come enormi cimiteri coperti, con una densa stratificazione e numerosi casi di “furti di tombe”. Nella navata centrale, ai lati della scalinata d’accesso al presbiterio, vi sono 2 statue, raffiguranti rispettivamente San Pietro, di Salvatore RAVELLI, e San Paolo, di Ignazio JACOMETTI.

Il TRANSETTO e le CAPPELLE laterali: Il transetto riprende nella decorazione lo schema della navata centrale: le pareti sono decorate da marmi policromi e scandite da lesene corinzie nella fascia inferiore, mentre in quella superiore continuano gli affreschi sulla vita di San Paolo alternati ai finestroni in alabastro. Alle due testate vi sono 2 altari gemelli, realizzati con la malachite (minerale di rame appartenente alla classe dei carbonati)donata dallo zar di Russia Nicola I in stile neoclassico. I due altari sono dedicati alla Madonna (altare di destra, con pala raffigurante l’Incoronazione della Vergine e a San Paolo (altare di sinistra, con pala raffigurante la Conversione di San Paolo). Sul transetto si aprono 4 cappelle, due a destra e due a sinistra dell’abside, in corrispondenza alle relative navate laterali. La 1° è la cappella di Santo Stefano. Conserva all’interno il dipinto Martirio di santo Stefano di Francesco PODESTI e la statua del protomartire, di Rinaldo RINALDI. La 2° è la cappella del Santissimo Sacramento, scampata all’incendio del 1823; fu progettata da Carlo MADERNO, che scolpì anche la statua di Santa Brigida qui conservata. Sull’altare si trova un pregevole crocifisso ligneo attribuito dal Vasari a Pietro CAVALLINI, ma più probabilmente di scuola senese di inizio Trecento. Secondo altri l’autore del crocifisso è Tino da CAMAINO.

Procedendo verso destra e superata l’abside, la cappella del transetto è la cappella di San Lorenzo, già del Santissimo Sacramento, anch’essa del MADERNO; contiene gli stalli intarsiati del coro dei monaci e alcuni dipinti di Giuseppe GHEZZI, fra cui l’Ultima Cena, posta sulla parete di destra. Sull’altare si può ammirare un trittico marmoreo di Andrea BREGNO, del 1494. L’ultima cappella è la cappella di San Benedetto, progettata dal POLETTI con l’intento di riprodurre la cella di un tempio pagano; conserva la statua marmorea di Pietro TENERANI ritraente il santo abate assiso in cattedra; le 12 colonne sono antiche, provenendo dall’antica città di Veio. All’ingresso di questa cappella una singolare acquasantiera ottocentesca rappresenta plasticamente l’azione salvifica dell’acqua benedetta. Nelle immediate vicinanze vi è la Sala del Martirologio, o Oratorio di san Giuliano, in cui si trovano lacerti di affreschi del XII-XIII secolo, raffiguranti molti santi venerati nell’antico monastero abbaziale di San Paolo, tra cui i SS. Cesario diacono e martire di Terracina, e Stefano protomartire (titolari dei due antichissimi monasteri presso la basilica di San Paolo fuori le mura: “Monasterium Ss.Stephani et Caesarii ad S. Paulum

Prima: Acquasantiera dell’800 – rappresenta plasticamente l’azione salvifica dell’acqua benedetta.

Prima: Affresco raffigurante i SS. CESARIO e STEFANO, diaconi e martiri – (XII-XIII secolo) – Sala del Martirologio, o Oratorio di San Giuliano

CIBORIO: Al centro del transetto della basilica, sotto l’arco trionfale, si trova il Ciborio, opera mirabile in stile gotico di Arnolfo di Cam-bio che lo realizzò per volere dell’abate Bartolomeo nel 1285 in collaborazione con un tal socius Petrus (ipoteticamente identificato con Pietro di Oderisio). Realizzato in marmo, è costituito da un’edicola gotica sorretta da 4 colonne corin-zie in porfido rosso (sostituite nei restauri ottocenteschi) che ha alla base, in corrispondenza dei lati, 4 cuspidi che si aprono verso l’interno con degli archi a sesto acuto.

Ai quattro angoli dell’edicola, entro delle nicchie sormontate da cuspidi triangolari, vi sono le statue di San PaoloSan PietroSan Benedetto e San Timoteo. In alto, l’opera scultorea termina con un’alta cuspide sormontata da una croce dorata e sorretta da un piccolo loggiato con aperture di foggia gotica. Nel periodo immediatamente successivo alla riapertura della basilica ricostruita dopo il disastroso incendio del 1823, il ciborio venne coperto da un ampio baldacchino in stile neoclassico, poi demolito. Nei pressi del ciborio, si trova il Candelabro del cero pasquale, realizzato da Pietro Vassalletto e Nicolò D’Angelo nell’anno 1170 e raffigurante scene della vita di Gesù alternate a motivi floreali. Dinnanzi all’altar maggiore, vi è la Confessione, posta ad una quota più bassa rispetto alla navata centrale ed accessibile tramite due scale in marmo. Fino ai restauri del 2002, essa era utilizzata per la Messa feriale e vi era un altare addossato alla parete su cui poggia il ciborio gotico. Dopo i restauri l’altare è stato demolito per lasciar spazio all’attuale apertura quadrangolare che permette di vedere sia il sarcofago dell’apostolo Paolo, sia l’abside della basilica costantiniana, che aveva orientamento inverso rispetto all’attuale.

L‘ARCO TRIONFALE, ovvero l’arco che separa il transetto dalla navata centrale, è detto di GALLA PLACIDIA, dal nome della committente dell’opera, che fece realizzare la decorazione musiva, che lo ricopre tuttora, durante il pontificato di Leone I. In esso vi sono 2 iscrizioni: la recita «Teodosio iniziò, Onorio compì / l’aula consacrata al corpo di Paolo dottore del mondo» e fu ricollocata nella parte sommitale dell’arco dopo la demolizione e ricostruzione del XIX secolo; la recita «La pia mente di (Galla) Placidia gioisce del decoro dell’opera paterna in tutto lo splendore dovuto alla cura del pontefice Leone». Alcuni importanti restauri conservativi furono attuati durante il pontificato di Clemente XII (1731-1740). Dopo l’incendio del 1823, il mosaico venne staccato e sottoposto ad un intervento di restauro. Al centro della composizione, al disopra dell’arco, è raffigurato Cristo Pantocratore iscritto dentro una circonferenza da cui fuoriescono dei raggi. Ai suoi lati, fra le nuvole rosse e verdi del cielo dorato, vi sono i quattro simboli degli Evangelisti: il bue di Luca e l’angelo di Matteo a sinistra; l’aquila di Giovanni e il leone di Marco a destra. Più in basso, ai due lati dell’arco, sono raffigurati 24 uomini anziani disposti in quattro gruppi da sei, due per ogni lato. Indossano il pallio e portano una corona. Ancora più sotto, su sfondo blu scuro, vi sono le figure di san Paolo (a sinistra) e di san Pietro (a destra).

L’ampia ABSIDE semicircolare, posta in asse con la navata centrale oltre il transetto. Al centro, vi è l’imponente cattedra, sopra la quale siede il pa-pa quando celebra nella basilica. Il catino absidale è completamente decorato con il pregevole mosaico, opera realizzata durante il pontificato di Onorio III (1216-1227) con l’aiuto di artigiani che avevano collaborato ai mosaici di San Marco a Venezia. L’insieme è dominato dalla figura del Redentore assiso in trono con il libro dei Vangeli aperto nella mano sinistra ed in atto di benedire. Ai suoi lati, vi sono i santi Pietro e Paolo alla sua destra, affiancati dalle figure dei santi Andrea apostolo e Luca evangelista, della medesima grandezza dei primi. Ai piedi del trono, è raffigurato Onorio III in abiti pontificali che rende omaggio a Cristo; esso è raffigurato in scala minore rispetto agli altri personaggi di questa parte di mosaico. Nella fascia inferiore incorniciata fra due greche geometriche, vi è al centro la Croce, affiancata da due angeli. Ai due lati, alternati da palme, appaiono 10 dei 12 apostoli. Ai piedi della croce, anche in questo caso più piccoli delle altre figure della fascia, vi sono il Papa Niccolò III, al secolo Giovanni Gaetano Orsini e già abate di San Paolo fuori le Mura, il monaco Ardinolfo e i Cinque Santi Innocenti, il cui santuario principale è stata la basilica di san Paolo fino alla traslazione delle loro reliquie in quella di Santa Maria Maggiore per volere di papa Sisto V.

ABBAZIA BENEDETTINA: San Paolo fuori le mura era in passato un’abbazia territoriale e l’abate era abate mitrato. L’abbazia territoriale è stata soppressa il 7 marzo 2005. Il 31 maggio 2005 papa Benedetto XVI con il motu proprio L’antica e venerabile Basilica ha stabilito che anche per San Paolo, come per le altre tre basiliche papali di Roma, sia nominato dal Papa un arciprete, che eserciti la giurisdizione ordinaria ed immediata avendo come suo vicario per la pastorale l’abate dell’abbazia, di cui la Basilica costituisce la chiesa abbaziale. I monaci sovrintendono alla vita liturgica presso la Basilica, attraverso una pastorale “monastica” ed esercitando il ministero di riconciliazione in quanto penitenzieri apostolici minori, per il cui compito non dipendono dal Cardinale Arciprete bensì dal Tribunale della Penitenzieria Apostolica. Inoltre, appare utile evidenziare che sotto un profilo statuale vaticano, l’Abbazia è sottoposta alla giurisdizione civile della Santa Sede, mentre sotto un profilo prettamente religioso-canonistico, l’Abbazia è posta alle dirette dipendenze dell’Abate Presidente della Congregazione Cassinese-Sublacense. In seguito alla fusione tra i rami Cassinese e Sublacense, nel 2016 l’Abate Presidente decretò la giurisdizione dell’Abbazia ostiense su quella di San Pietro a Perugia quale Casa religiosa dipendente.

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