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ROMA: BASILICA di Santa CECILIA in TRASTEVERE

La Basilica di Santa CECILIA è un luogo di culto cattolico situato nel rione Trastevere, fuori dal centro storico di Roma, situata in Piazza di Santa Cecilia, 22. Ha la dignità di basilica minore. (Architetto: Ferdinando FUGA; Stile architettonico barocco; Inizio costruzione V secolo; Completamento: XVI-XVII secolo). Conserva all’interno una delle opere più importanti di Pietro CAVALLINI “Il Giudizio universale”, anticipatore della pittura moderna. Nell’immagine in evidenza: Particolare del Giudizio Universale.

Monumentale prospetto barocco, opera di Ferdinando FUGA, costituito da quattro colonne sulle quali poggia una lunga trabeazione ed un timpano spezzato che reca lo stemma del cardinale Acquaviva, ovvero due leoni rampanti, alcuni gigli di Francia e croci a due bracci trasversali.

Il portale immette in un vasto cortile in mezzo al quale si trova una vasca quadrata sormontata da una grande anfora in pietra, di origine paleocristiana, ricavata da un antico “cantharus“, ovvero un vaso per le abluzioni rituali che i fedeli utilizzavano prima di entrare in chiesa, il cui ricordo resta nel nostro uso di bagnare le dita nella vasca dell’acqua benedetta. Il giardino è chiuso sui due lati dal monastero delle suore francescane a destra e da quello delle suore benedettine a sinistra. La facciata della basilica, anch’essa opera del Fuga, è semplice, preceduta da un portico a quattro colonne ioniche con architrave, decorato da un mosaico del XII secolo in cui vi sono alcuni dischi con effigie di santi e dalla soprastante iscrizione “FRANCISCUS TITU SANCTA CAECILIA CAR DE ACQUAVIVA“, ulteriore riferimento al cardinale Acquaviva. Nelle pareti del portico sono murati frammenti di tombe e lapidi: sulla destra è situato il monumento funebre del cardinale Sfondrati.

Il campanile è composto di cinque ordini: i primi due sono a bifora a pilastro, gli ultimi tre a trifora con colonnine, capitelli a stampella ed archetti a doppia ghiera. La cella campanaria ospita una piccola campana del XIII secolo ed altre due donate nel 1344 dal cardinale titolare della chiesa Guido de Boulogne. L’interno è diviso in tre navate da massicci pilastri quadrati che inglobano le antiche colonne della basilica. Nell’abside vi è il grande mosaico raffigurante il “Redentore con i Ss.Agata, Paolo, Pasquale I, Pietro, Valeriano e Cecilia”. Nel presbiterio si trova la grande opera in stile gotico di Arnoldo di Cambio risalente al XIII secolo, mentre nella volta campeggia il grandioso affresco di Sebastiano Conca, “Il Trionfo di S.Cecilia”, realizzato nel 1724.

La Basilica di Santa CECILIA è un luogo di culto cattolico situato nel rione Trastevere, fuori dal centro storico di Roma, situata in Piazza di Santa Cecilia, 22. Ha la dignità di basilica minore. (Architetto: Ferdinando Fuga; Stile architettonico barocco; Inizio costruzione V secolo; Completamento: XVI-XVII secolo). La leggenda vuole che la chiesa sorga sulla casa familiare di Cecilia, « […] vergine illustre, nata da nobile stirpe romana», che subì il supplizio verso il 220. La Legenda Aurea narra che papa Urbano I, che aveva convertito il marito di lei, Valeriano, ed era stato testimone del martirio, « […] seppellì il corpo di Cecilia tra quelli dei vescovi e consacrò la sua casa trasformandola in una chiesa, così come gli aveva chiesto». Il Titulus Caeciliae è in effetti attestato già dal V secolo. All’inizio del IX secolo papa Pasquale I, grande recuperatore di reliquie ed edificatore di chiese (Santa Maria in Domnica, Santa Prassede), ebbe in sogno la visione di Cecilia che gli rivelava la propria sepoltura; fece quindi erigere la chiesa in forma basilicale sul luogo della precedente e vi traslò il corpo. Durante i lavori di ristrutturazione effettuati nel 1599 dal cardinale Paolo Emilio Sfondrati, (nipote di papa Gregorio XIV, e il cui monumento funebre è quello che si vede nel portico, a destra) fu aperto il sepolcro di marmo e nella ulteriore cassa di cipresso che esso racchiudeva si ritrovò il corpo quasi integro della santa, vestito di bianco e con il segno delle ferite sul collo. L’evento fu considerato miracoloso tanto che anche papa Clemente VIII andò a constatarlo. Si commissionò allo scultore Stefano Maderno la riproduzione della figura così com’era stata ritrovata. L’eccezionale opera in marmo pario, attualmente esposta sotto l’altare maggiore, testimonia nei secoli l’evento.

La struttura originaria era classicamente basilicale: navata centrale sostenuta da dodici colonne collegate da archi a tutto sesto, soffitto a capriate, abside semicircolare con il catino decorato in mosaico (la decorazione originaria era però più ampia, coprendo anche i lati), piccola cripta sotterranea in corrispondenza dell’altare maggiore e senza dislivello con la navata. L’edificio fu abbellito e crebbe nei secoli successivi; accanto sorse successivamente un monastero, anch’esso dedicato a santa Cecilia e a sant’Agata. Papa Pasquale II fece costruire nel XII secolo il campanile (oggi leggermente pendente) e il portico, e nella seconda metà del XIII Pietro CAVALLINI vi affrescò il Giudizio universale, mentre Arnolfo di CAMBIO eresse il ciborio (sotto) nel 1293. A partire dal XVII secolo, e molto di più nel XVIII, le linee della basilica antica vennero fortemente modificate; pur lasciando inalterata l’abside, il presbiterio venne rialzato, il pavimento cosmatesco sostituito, le capriate del soffitto sostituite da un controsoffitto in legno (molti stucchi, dipinto centrale di Sebastiano CONCA del 1725), le finestre furono ridotte e nuovi coretti vennero creati sopra le arcate tra le colonne (sorta di tardivo matroneo) riservato alle monache. All’inizio del Settecento il cardinale Francesco Acquaviva d’Aragona affidò a Ferdinando FUGA un intervento di sistemazione esterno assai scenografico, il cui risultato fu l’attuale prospetto monumentale dell’entrata, con il nome del cardinale stesso ben in vista; nuovi ambienti destinati a sacerdoti e personale e la creazione dell’ampio cortile, con a destra il convento delle suore francescane e a sinistra il monastero delle benedettine. Nella basilica furono poi sepolti sia il cardinale che altri esponenti della sua famiglia. Nel 1830, per ragioni di consolidamento, le colonne vennero chiuse dentro gli attuali pilastri di mattoni, e gli archi abbassati. All’interno della chiesa si trova un organo a trasmissione pneumatica di Vegezzi BOSSI di modeste dimensioni, costruito nel 1903.

Nella volta campeggia il grandioso affresco di Sebastiano CONCA, “Il Trionfo di S.Cecilia”, realizzato nel 1724.

Pietro CAVALLINI: “GIUDIZIO UNIVERSALE” in Controfacciata. Il Giudizio Universale di Pietro Cavallini (realizzato intorno al 1293) è un capolavoro assoluto della pittura medievale. Si trova sulla controfacciata interna della Basilica di Santa Cecilia in Trastevere a Roma. Nascosto per secoli dietro una grata a causa di lavori di ristrutturazione barocchi, l’affresco fu riscoperto nel 1900. È considerato un’opera rivoluzionaria che ha segnato il passaggio dall’arte bizantina al naturalismo, anticipando l’arte rinascimentale di oltre un secolo.

Da Vittorio SGARBI (ROMA dal Rinascimento ai Giorni Nostri): “Il capolavoro vero e proprio di CAVALLINI è “Il Giudizio Universale” in Santa Cecilia in Trastevere luogo mitico della mia giovinezza perché difficile da vedere: era possibile visitarlo infatti soltanto il sabato e la domenica dalle undici a mezzogiorno, dopo aver chiesto l’autorizzazione  per entrare alle suore del convento. Ma quando uno entra può ammirare sulla parete di controfacciata il suddetto Giudizio Universale, in una condizione molto favorevole, soprattutto in condizioni molto migliori  dopo il restauro di GIANTOMASSI, perché vede l’affresco all’altezza giusta da consentirgli di avere davanti a sé uno schieramento di 12 apostoli con il Cristo Pantocratore al centro. Ad altezza degli occhi il visitatore contempla un corpo a corpo di figure, dagli apostoli assisi sui loro troni agli angeli che si muovono in cielo, ad accompagnare il Giudizio Universale. Il Cristo, poi, con questo volto meraviglioso, che si ispira al Pantocratore bizantino, è un’immagine modernissima così come moderno risulterà tutto il movimento di quest’opera. Pietro CAVALLINI a santa Cecilia, con gli apostoli e il cristo Pantocratore, testimonia una moderna visione dell’arte, la quale, in uno spirito schiettamente giottesco, si può anche trovare non più in affreschi, e neppure in pitture o tavole, ma in mosaici nella Chiesa di Santa Maria in Trastevere, nella cui abside si scorgono le Storie della Vergine dipinte con perfette architetture, che sono molto vicine al gusto di Giotto e al suo tentativo di sentire lo spazio. Le Storie sono l’opera più importante di Pietro CAVALLINI, probabilmente al pari di Santa Cecilia, e forse ancor più per lo stato di conservazione. I due principali cicli, il Giudizio universale e le Storie della Vergine sono così i documenti più importanti della grande pittura del Trecento, e si possono trovare a Roma, non a Firenze come tutti potrebbero credere. Pietro Cavallini, pur se meno noto di Giotto, inaugura una nuova stagione, quella della pittura moderna.”

CRIPTA: Degli ambienti sotterranei era nota soltanto la cripta e il cosiddetto “Bagno”, il calidarium in cui la leggenda voleva che si fosse fatto il primo tentativo di soffocare Cecilia, fino a quando il titolare di Santa Cecilia fra il 1887 e il 1913, cardinale Mariano Rampolla del Tindaro decise all’inizio del Novecento di restaurare e ampliare la cripta. Con l’occasione furono effettuati saggi di scavo nel pavimento della chiesa e del convento, che portarono alla scoperta di numerosi e complessi ambienti sottostanti, per una profondità di circa 5 m. Sono stati rinvenuti resti di una domus del II secolo a.C. (murature e colonne dell’atrium, pavimentazioni) e tracce di lavori successivi che portarono la domus, in tutto o in parte, ad essere convertita in insula. Ciò è facilmente comprensibile se si pensa che la regione di Trastevere, in epoca repubblicana ancora agricola e ad urbanizzazione estensiva, si affollò successivamente, in epoca imperiale, con il crescere della popolazione urbana. L’evoluzione edilizia delle costruzioni scoperte copre un periodo di alcuni secoli, giungendo fino all’epoca adrianea (II secolo). L’insula utilizzò in parte murature preesistenti, ponendo il cortile al posto dell’atrium antico, e presenta tracce di una strada, di una scala d’accesso, di un’aula e di un piccolo impianto termale interno, presumibilmente privato, nonché di pavimentazioni. Un ambiente che presenta alcune vasche molto ben costruite ma non impermeabilizzate (probabilmente destinate a stoccaggio di derrate) che al momento dello scavo furono trovate riempite di terra sotto un pavimento evidentemente successivo, conferma l’ipotesi di datazione al II secolo della trasformazione della domus in insula. Modifiche ulteriori vennero apportate con l’uso cristiano dell’immobile nei secoli successivi: una sala con una vasca circolare fu trasformata in un battistero esagonale rivestito di marmo. Accanto a questa è il balneum che la tradizione indica come luogo di martirio di Cecilia.

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