Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

AMELIA – TERNI

Amelia (città di epoca romana) è situata nella zona sud-ovest dell’Umbria, vicino al confine con il Lazio. Il territorio comunale è posto all’estremità sud della catena subappenninica dei monti Amerini. La città dà il nome al comprensorio dell’Amerino, nella Valle del Tevere, che riunisce nove comuni. Nell’immagine in evidenza: Lago Vecchio.

FOCE di AMELIA: è una frazione del comune di Amelia. Il paese si trova su una collina lungo la strada verso Montecastrilli, ad un’altezza di 463 m s.l.m. e a 5,5 km dal capoluogo; la frazione è occupata da 164 abitanti. Dalla sommità del colle si gode di un panorama che spazia dalla Tuscia al Ternano sino al Tuderte.

Nel passato, Castrum Focis ha rivestito un ruolo strategico come punto di difesa del territorio conteso tra Amelia e Narni, dominando la via che conduceva al Ponte di Augusto. Il castello venne probabilmente costruito da esuli provenienti dalla Corsica, fuggiti in seguito alle incursioni dei pirati saraceni. Nonostante la rivalità tra le due città per la supremazia (a cui si unì anche Todi), Foce riuscì a dotarsi di uno statuto autonomo nel 1367. Dal 1256 al 1434 lunghi conflitti con Amelia portarono alla rovina delle mura e della rocca, ricostruite solo nel 1451; da allora, Foce rimase per lungo tempo sotto la giurisdizione amerina. Monumenti:

Resti del castello, con tratti di mura e torri, la porta d’ingresso ed il pozzo civico;

Chiesa di San Gregorio, in stile romanico e abbellita da sculture;

Santuario della Madonna delle Grazie (1648), ove si venera un affresco della Vergine, traslato nel 1629 da un’edicola originariamente posta sulla sponda del torrente Beccio. Il 13 giugno 1859 la sacra immagine venne incoronata in seguito al nulla osta del papa Pio IX. All’interno si trova un altare di notevole fattura ed alcune tele d’epoca;

Monastero cistercense di San Bernardo (1719), adibito ad ospedale durante la II guerra mondiale ed ora occupato da un resort privato

Il Santuario della Madonna delle Grazie a Foce di Amelia (TR) è un luogo di culto del XVII secolo (edificato nel 1648) situato in una zona collinare immersa nei boschi. Custodisce un venerato affresco del XV secolo, traslato nel 1629 dal torrente Beccio, ed è noto per la festa dell’8 settembre con il pellegrinaggio dei malati.

La Cattedrale di Santa FERMINA il principale luogo di culto cattolico di Amelia, concattedrale della diocesi di Terni-Narni-Amelia. La chiesa è qualificata come concattedrale dal 1986, quando la diocesi di Amelia è stata unificata con la diocesi di Terni e Narni. Nella cattedrale si trovano le reliquie dei patroni di Amelia, Fermina (o Firmina) ed Olimpiade. L’antica cattedrale di Amelia risale al IX secolo; quell’edificio fu gravemente danneggiato da un incendio o da un terremoto nel 1240 e ricostruito in stile romanico. In seguito fu sottoposto a lavori di restauro a causa dei gravi danni subiti da parte delle truppe di Federico II nel XIII secolo. Un incendio distrusse quasi completamente l’edificio nel 1629, fu quindi riedificato in forme barocche. La facciata è stata completata nel XIX secolo. La cattedrale di santa Fermina sorge alla sommità del colle sul quale è costruito il centro storico di Amelia. La facciata neoclassica, è a salienti con, al centro, il portale con timpano triangolare marmoreo. Più in alto, si apre un grande finestrone a lunetta. La facciata è coronata dal cornicione e dal timpano triangolare, idealmente sorretti da due coppie di lesene corinzie.

L’interno della chiesa è a croce latina, con navata unica e profondo presbiterio absidato. Lungo la navata, coperta con volta a botte affrescata, si aprono cinque cappelle per lato. All’interno di una di queste, sono esposti due stendardi sottratti ai Turchi durante una scorreria nel mar Tirreno nel secolo XVII. La cattedrale espone importanti opere d’arte di Francesco Peri-ni (Ultima cena, 1538), Niccolò CircignaniAgostino di Duccio (Tomba dei Geraldini, 1476), Antoniazzo Romano (Madonna con bambino, attr.), Ippolito Scalza (Monumento funebre di Baldo Farrattini), Taddeo ZuccariLuigi Fontana. La chiesa è dotata di due importanti organi. Sulla parete destra del presbiterio, sopra l’apposita cantoria, si trova l’organo a canne principale. Nella cattedrale, si trova anche un organo positivo ad ala storico. Questo è stato costruito nel 1927 dall’organaro Giulio Geraldini ed in seguito più volte restaurato.

La CHIESA di San SECONDO della BUONA MORTE è un luogo di culto situato al di fuori dalle mura di Amelia, poco lontano dalla Porta Busolina (Porta Romana). La chiesa è sede della Confraternita della Morte e Orazione. ABBAZIA: Come già detto nel XII secolo venne ricostruita e ampliata la primitiva chiesa ed edificata un’abbazia sempre sotto il titolo di san Secondo; i possedimenti dell’abbazia si estendevano nella campagna circostante. Unico elemento che ricorda l’antico edificio è la torre protoromanica con base quadrata che affianca la facciata della chiesa. L’abbazia fu teatro di avvenimenti storici: fu davanti a san Secondo che il 2 giugno 1160 Lotario del fu Bonifacio di Rabarto, alla presenza di tre consoli di Amelia, dell’Abate di San Secondo, di altri monaci e di sette canonici della Cattedrale vendette a quest’ultimi la sua metà del castello di Luchiano e gli annessi diritti sulla Chiesa di santa Fermina esistente nel territorio del castello; ancora nel 1208, sempre davanti a San Secondo venne firmato un trattato fra Amelia e Todi, dopo una delle numerose lotte fra i due comuni; nel 1331 intorno a San Secondo, si accamparono le truppe del Rettore del Patrimonio Pietro d’Artisio (Artois), canonico di Poiters, che assediavano Amelia rea di essersi sollevata contro il potere pontificio. La Chiesa romanica cadde in rovina nel corso del cinquecento e venne faticosamente ricostruita dopo diversi decenni, durante i quali, invano, vennero cercate le reliquie del Santo titolare.

La CHIESA: Oggi il complesso si presenta distinto in due nuclei: il primo dove si trova la Chiesa vera e propria, il secondo adibito ad oratorio della Confraternita della Morte e Orazione. Il portale a trabeazione piatta ha, ai lati, le finestre del viandante, ad altezza uomo, che permettevano di assistere alle funzioni sacre dall’esterno. Nell’interno della Chiesa troviamo la pregevole tela sopra l’altare maggiore, opera forse di Livio Agresti, pittore attivo in Amelia alla fine del XVI secolo, rappresentante i Santi Secondo e Olimpiade che invocano la protezione sulla città, riprodotta in un interessante veduta panoramica. Ai lati altre tele seicentesche. Nel secondo ambiente, quello adibito ad oratorio, si trova un artistico coro ligneo, dove si riunivano, per recitare i sacri Uffici, i Confratelli della Buona Morte. Nella parte alta, sul soffitto si trova la Regina Morte incoronata che simboleggia il suo dominio su tutti gli uomini. Sopra l’altare è presente una pala con l’immagine della deposizione di Gesù. Nelle nicchie laterali ci sono i ritratti dei Santi Girolamo e Paolo eremita (o Onofrio).

Livio AGRESTI: Primo ambiente, altare centrale  “Madonna in Gloria con Sant’Olimpia-de e San Secondo che invocano la protezione della Città”.

Nel 1287, stando alle cronache, frate Bartolomeo di Amelia fondò la chiesa di San FRANCESCO dedicata inizialmente ai Santi Filippo e Giacomo. L’esterno della chiesa si presenta ancora nella sua veste tardo romanica, con influssi gotici, soprattutto lungo i lati e nella parete absidale. La facciata, opera dei maestri scalpellini locali, di fattura semplice ed armoniosa in conci di travertino finemente lavorati, risale al 1401. Essa risulta divisa in due sezioni da una cornice dentellata; nella parte superiore vi è un doppio rosone concentrico ed incorniciatura sottotetto con motivo di archetti lobati, che formano la cuspide. L’interno, a croce latina, con le sue linee vagamente barocche, è stato ristrutturato nel 1767. Da segnalare, nella parte destra, la cappella di Sant’Antonio (dovuta al lombardo Antonio Pini), che ha mantenuto l’originario aspetto quattrocentesco ed i sei sepolcri della nobile famiglia Geraldini, fra cui spicca il “Sepolcro di Matteo ed Elisabetta”, monumentale opera di Agostino di Duccio (1477)

(Dopo) MUSEO CIVICO (ex Collegio BOCCARINI): La città ospita, inoltre, un museo civico, allestito nell’ex-collegio Boccarini e contenente reperti preromani, romani e dell’Alto Medioevo. Tra questi, sono conservati bolli e iscrizioni, cippi funerari, sarcofagi, parti di statue e ritratti, tra cui la statua del Germanico, noto condottie-ro romano. Dal 2003 sono esposti alcuni pregevoli reperti provenienti dalla necropoli preromana dell’area “ex-consorzio agrario”. Opera idraulica dell’ingegneria romana è la Cisterna, risalente al I secolo a.C. e situata in piazza Matteotti. Oggetto di restauro negli anni novanta, la cisterna è costituita da dieci ambienti contigui e aveva una capacità di oltre 4.300 m³. Sono presenti anche altre cisterne di minori dimensioni all’in-terno dei palazzi del centro. Notevoli i palazzi rinascimentali, tra i quali citiamo palazzo Petrignani, con la sala dello zodiaco, palazzo Nacci, palaz-zo Cansacchipalazzo Farrattini (importante opera di Antonio da Sangallo il Giovane, in quanto rappresenta uno studio preparatorio per il più famoso Palazzo Farnese a Roma), palazzo Venturelli, palazzo Boccarini, palazzo Clementini.

Il Museo civico archeologico e pinacoteca “Edilberto Ro-sa” di Amelia è stato inaugurato nell’aprile del 2001 e si trova ospitato nell’ex collegio Boccarini, in piazza Augusto Vera. L’ingresso al museo è preceduto da un chiostro caratterizzato da un doppio loggiato, realizzato in forme rinascimentali da fra Egidio Delfini nel XVI secolo. Il museo, diviso su tre livelli ospita diverse collezioni che testimoniano la nascita e lo sviluppo del centro amerino, dalle origini preromane fino alla sua definitiva cristianizzazione. Al piano terra quindi sono ospitati i reperti più antichi; al primo piano, oltre alla presenza della statua bronzea con ritratto di Germanico, si trovano le testimonianze del periodo romano di Amelia, con iscrizioni e stele che coprono un periodo che va dal I secolo a.C. fino al II secolo d.C. Per finire, al secondo piano, si trovano la sezione archeologica altomedievale e la pinacoteca con opere databili dal XV al XVIII secolo.

(Dopo) Statua di GERMANICO, Nipote di Tiberio: Nell’agosto del 1963 a seguito della demolizione di un mulino, vennero alla luce, fuori dalla cinta muraria antica, non lontano da Porta Romana numerosissimi frammenti di una statua bronzea, raffigurante un personaggio stante identificato in seguito come Nerone Claudio Druso Germanico, membro della dinastia Giulio-Claudia, valente generale e sensibile uomo di cultura, destinato, per volontà dello stesso Augusto, a salire sul trono imperiale. Nerone Claudio Druso nacque a Roma il 24 maggio del 15 a.C.; rimase orfano nel 9 a.C. ereditando il titolo onorifico di Germanicus che il senato aveva conferito al padre Druso maggiore, 19 d.C. ereditando il titolo onorifico di Germanicus che il senato aveva conferito al padre Druso maggiore, fratello di Tiberio, e ai suoi successori, in seguito alla campagna contro i Germani tra il 13 e 19 a.C. Nel 4 d.C viene adottato da Tiberio, per volontà di Augusto che voleva assicurarsi la successione dopo la morte dei figli adottivi. Germanico inizia la carriera militare sedando, tra il 7 e l’8 d.C., le rivolte in Dalmazia e in Pannonia. Nell’autunno del 14 d.C. Inizia le campagne contro i Germani che si concluderanno con successo. Viene quindi inviato in Oriente per sedare la sommossa guidata dal re Artabano II: al ritorno, in Siria, contrae una malattia sconosciuta. Muore ad Epidaphne vicino Antiochia nel 19 d.C..

La figura poggia il peso del corpo sulla gamba destra, mentre la sinistra è leggermente piegata al ginocchio. Ai piedi porta calzari di pelle mentre dalle spalle scende una leggera tunica di lino manicata. La figura indossa una lorica di tipo anatomico con spallacci, decorata da rilievi sia sul petto che sul dorso, mentre nella parte inferiore sono visibili una doppia serie di pteryges. La testa del personaggio è girata leggermente verso destra nella direzione del braccio destro sollevato nel gesto della adlocutio. Il braccio sinistro è piegato al gomito e tiene con la mano sinistra una lancia e le pieghe del mantello. Di particolare interesse ed anche bellezza è la ricca decorazione della corazza. La parte posteriore, molto rovinata, è decorata da due figure femminili con corta veste che sono intorno ad un candelabro. Di grande qualità è la decorazione della fronte della corazza. Appena sotto lo scollo è rappresentata a rilievo Scilla, che solleva il braccio destro nell’atto di gettare una grossa pietra. Al centro c’è la scena dell’agguato di Achille a Troilo. L’eroe greco, nudo, è raffigurato frontalmente, con la testa, coperta da un elmo attico. Con la sinistra sorregge uno scudo circolare, mentre il mantello scende dalla spalla, ed è visibile in parte davanti allo scudo e in parte sullo sfondo. Con la destra afferra per i capelli, nell’intento di disarcionarlo, il giovane Troilo che, nudo, coperto solo da alti calzari e da una clamide fermata al collo, cavalca un destriero che si solleva sulle zampe posteriori. Invano Troilo, alzando le braccia, tenta di difendersi. La scena è fiancheggiata da due vittorie alate entrambi in volo verso il centro ed è decorata in basso da motivi vegetali.

Dopo: Particolare della LORICA

(Sopra) CRISTO crocifisso tra i santi FIRMINA e OLIMPIADE: E’  un’opera di Livio Agresti. È stata dipinta utilizzando la tecnica della tempera su tavola nel 1557. In quest’opera sono raffigurati i martiri protettori di Amelia, Firmina e Olimpiade, ai lati di Cristo in croce. Alla base della croce si può ancora leggere parte di un’iscrizione “… fecit/1557” che, ci restituisce con certezza l’anno di realizzazione. Purtroppo oggi, il resto è andato perduto ma fortunatamente era ancora visibile nel 1872, quando Mariano Guardabassi, accademico perugino, riuscì a leggervi il nome dell’autore: Agrestus Forlivensis. In questo dipinto santa Firmina viene raffigurata con l’intento di donare a Cristo la città di Amelia, che si trovava nella sua mano. Santa Firmina nacque a Roma nel III secolo d.C. dal prefetto Calpurnio Pisone e sin da giovane si convertì alla religione Cristiana. Firmina non era il suo vero nome, ma le venne attribuito questo appellativo per essere rimasta ferma nella sua fede, anche quando venne ad Amelia e fu perseguitata da Diocleziano e Massimiano. Nonostante le minacce e le pressioni, rimase sempre fedele a Cristo, e questo fatto riuscì a far convertire anche un suo persecutore, il soldato Olimpiade il quale, infatti, subì il supplizio come Firmina. I resti di questi martiri vennero ritrovati dai cristiani di Amelia nell’870, e la cattedrale della città fu dedicata a loro.

(Sopra) Sant’ANTONIO Abate è un’opera di Piermatteo d’Amelia. Il santo nel dipinto è seduto su di un trono di marmo ed indossa un saio marrone e un’ampia cappa nera con il simbolo degli antoniani: il tau. Inoltre tiene nella mano sinistra il libro delle Sacre Scrittu-re. Sant’Antonio Abate è considerato, in Italia, il protettore degli animali domestici e degli infermi. Nel quadro troviamo altri simboli che lo contraddistinguono come ad esempio, il bastone con la campanella che annunciava l’arrivo degli antoniani e il porcellino il cui lardo veniva usato dai monaci per medicare il fuoco di Sant’An-tonio, oggi riconosciuto come Herpes zoster. Il primo che attribuì a questo dipinto il nome di Piermatteo d’Amelia fu lo Gnoli nel 1923. Nel 1992 venne trovato un documento del 1474 nell’Archivio di Stato di Terni, che conteneva un finanziamento concesso dal convento di San Giovanni ad Amelia per una tavola e un altare dedicati a Sant’Antonio Abate. Grazie a questo documento quindi, è stato possibile identificare con certezza l’opera come un dipinto di Piermatteo d’Amelia.

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