MADRID è la capitale e la città più popolosa della Spagna. Inoltre È il centro politico della Spagna, ospitando la sede del governo e la residenza del re. La conurbazione di Madrid è la quarta col maggiore PIL nell’Unione Europea e la sua influenza nella politica, nella educazione, nella scienza e nelle arti contribuisce al suo status di una delle principali città globali del mondo; grazie al suo rendimento economico, all’elevato standard di vita e alle dimensioni del suo mercato. Nell’immagine in evidenza: Interno della Chiesa di San FRANCESCO il Grande – Madrid.

Segue dalla 3° Parte.



La Basilica reale di San Francesco il Grande è un importante luogo di culto cattolico di Madrid. Domina il lato occidentale della Plaza de San Francisco e appartiene al convento francescano di Gesù e Maria. La basilica fu costruita in stile tardobarocco, con un influsso già neoclassico, nella seconda metà del XVIII secolo, a partire da un progetto di Francisco Cabezas, sviluppato da Antonio Pló e portato a termine da Francesco Sabatini. L’edificio si distingue per la sua cupola, la più grande di Spagna e che, al momento della sua costruzione (1761) era anche la quarta più grande fra le cupole a pianta circolare della cristianità; per la sua sontuosa decorazione interna, realizzata in stile eclettico alla fine del XIX secolo; per la sua pinacoteca, rappresentativa della pittura spagnola fra il XVII e XIX secolo, con quadri di Zurbarán e Goya. La basilica di San Francesco il Grande ha pianta centrale e circolare, con vestibolo e abside. La copertura è realizzata mediante una grande cupola, affiancata da sei cupole minori. Questi elementi trovano corrispondenza nello spazio interno del tempio, caratterizzato da un’ampia rotonda e da sei piccole cappelle, tre su ciascun lato. La cappella maggiore è nell’abside e domina tutto l’insieme. I materiali di costruzione combinano blocchi di granito, impiegato soprattutto nella facciata principale, e mattone intonacato. La cupola di San Francesco il Grande misura 33 metri di diametro e 58 metri di altezza (72 metri dal suolo). E’ coronata da una lanterna circolare, sormontata da una guglia e da una croce di ferro battuto. La facciata principale è opera di Francesco Sabatini, che concepì un disegno pienamente tardobarocco già di gusto neoclassico. Presenta due corpi.
In quello inferiore si trovano tre archi a tutto sesto, sostenuti da pilastri dorici. L’ordine ionico domina il secondo corpo, costituito da tre vetrate architravate. Ha un frontonr triangolare sopra la parte centrale e da una balaustrata sui fianchi. Vestibolo: Le opere più notevoli del sono le 7 porte che danno ingresso alla rotonda, che furono intagliate in noce nel XIX secolo. Si devono ad Agustín Mustieles, che utilizzò modelli di Antonio Varela, e vi sono rappresentate differenti scene bibliche. Fra i rilievi si possono citare quelli delle tre porte centrali, con un Cristo crocifisso con la Fede e la Speranza ai suoi piedi e sui due lati, i due ladroni del Calvario. La Rotonda ha una pavimentazione in marmi policromi. Ha una decorazione sontuosa, i principali valori artistici si concentrano nelle pitture murali della cupola, risultato dei restauri dell’ultimo terzo del XIX secolo, opera di Antonio Cánovas del Castillo. La Cappella maggiore si trova nell’abside. Fino al restauro della fine del XIX secolo, era dominata da una tela di Francisco Bayeu, che rappresenta l’Apparizione di Gesù e Maria a San Francesco d’Assisi. Il quadro si trova ora nel coro. La cappella è decorata con 5 grandi pitture murali, incorniciate da 4 pilastri, con angoli dorati. Sono opera di Manuel Domínguez e di Alejandro Ferrant e raffigurano differenti episodi della vita di san Francesco d’Assisi. La volta è decorata con pitture di José Marcelo Contreras, su fondo dorato. Le sei cappelle secondarie sono disposte simmetricamente, tre sul lato settentrionale della rotonda e tre sul lato meridionale. Sono separate dal grande spazio circolare da pilastri, che sostengono archi a tutto sesto. Ciascuna cappella laterale è sormontata da una piccola cupola, dotata della relativa lanterna: replica di dimensione ridotta della copertura della rotonda centrale. Sono recintate con cancelli di ferro, realizzati nel 1884 da Juan González.











(Prima) Nella pag. precedente a sinistra: “La predicazione di San Bernardino da Siena ad Alfonso V di Aragona”, di Francisco de Goya, nella cappella omonima.
(Dopo): “San Bonaventura riceve la visita di San Tommaso d’Aquino”, di Francisco de Zurbarán.


Nel quartiere Moncloa si trova una chicca artistica: l’eremo dedicato a Sant’Antonio da Padova. In verità, gli eremi sono due, gemelli, posti uno accanto all’altro. Se da fuori le due chiesette sono molto simili, a fare la differenza è l’interno. Una delle due, utilizzata regolarmente per le funzioni religiose, non desta particolare interesse, mentre l’altra è un vero gioiello. A renderla unica sono gli affreschi che la mano di Francisco Goya ha impresso sulle sue pareti e la sua cupola. È questa ovviamente, delle due, la cappella da includere nella visita turistica di Madrid. Al suo interno troviamo anche la tomba del pittore: per questo motivo l’eremo è chiamato anche Pantheon di Goya. La tomba dell’artista porta con sé due curiosità. Lo scheletro di Goya non ha il teschio, perché probabilmente fu preso per effettuarvi analisi di frenologia, l’antica teoria pseudoscientifica usata per determinare carattere, personalità e tendenze di una persona dalla forma del cranio. La seconda curiosità è che assieme a Goya è sepolto il suo amico Martìn Miguel de Goicoechea. Nel 1899 la salma venne riesumata dalla sua tomba a Bordeaux (dove Goya era morto) per essere portata in Spagna. Allo stesso tempo venne riesumata e trasportata anche quella del suo consuocero ed amico Martìn Miguel de Goicoechea. La paura di mescolare le ossa dell’uno e dell’altro, portò alla decisione di seppellirli insieme a San Antonio de la Florida.






Francisco José de GOYA y Lucientes (Fuendetodos, 30/03/1746 – Borde-aux, 16/04/1828) è stato un pittore e incisore spagnolo. I suoi dipinti, i suoi disegni e le sue incisioni riflettevano gli sconvolgimenti storici in corso e influenzarono i più importanti pittori coevi e del secolo successivo. Goya è spesso indicato come l’ultimo degli antichi maestri e il primo dei moderni. Sotto: “Maja desnuda” – Olio su tela – 1790/1800 – 97×180 – Museo del Prado Madrid.


Il tempio di DEBOD era situato nella piccola località omonima, sulle rive del Nilo, vicino alla prima cateratta, nella Bassa Nubia, il «paese dell’oro», nel sud dell’Egitto, molto vicino al punto dove il Nilo supera il Tropico del Cancro. Il tempio di Debod fu un regalo dell’Egitto alla Spagna (1968), come ricompensa per l’aiuto spagnolo, in risposta all’appello internazionale dell’UNESCO per salvare i templi della Nubia, principalmente quello di Abu Simbel, in pericolo per la costruzione della diga di Assuan.





