Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

TODI: Un Breve GIRO Per TODI (PERUGIA)

Todi è una città collinare dell’Umbria. Gli edifici medievali che incorniciano la centrale Piazza del Popolo sono il Palazzo del Popolo e il Palazzo del Capitano. Quest’ultimo ospita il Museo archeologico e la Pinacoteca comunale. Sotto la piazza sono conservate 2 cisterne romane, parte di una serie di tunnel e pozzi sotterranei risalenti al II secolo a. C.. Sorge su un colle alto 411 m s.l.m. che si affaccia sulla media valle del Tevere. Il territorio comunale, fra i più vasti della regione Umbria, è per lo più collinare ed è composto da una miriade di piccoli insediamenti.. Nell’immagine in evidenza: TODI.

Todi è un comune italiano di 16. 300 abitanti circa della provincia di Perugia. Sorge su un colle alto 411 m s.l.m. (la sede del Comune è però situata a 400 m s.l.m.) che si affaccia sulla media valle del Tevere. Il territorio comunale, fra i più vasti della regione Umbria, è per lo più collinare ed è composto da una miriade di piccoli insediamenti. Nella valle Tiberina si colloca al 2º posto per numero di abitanti dopo Marsciano. I centri principali, oltre alla città di Todi, sono Pantalla e la zona di Ponterio – Pian di Porto, che comprende anche l’area industriale della città. Fu fondata tra l’VIII ed il VII secolo a.C. dagli Umbri su un colle situato sulla riva sinistra del Tevere, a breve distanza dal territorio abitato dagli Etruschi, col nome di Tutere, che significa “Città di confine”. Secondo la leggenda, inizialmente la città doveva essere costruita ai piedi del colle ma la tovaglia con cui i fondatori stavano facendo colazione fu presa da un’aquila che, volando, la lasciò cadere sulla cima del colle. Questo accadimento venne interpretato come un segno degli dei, così i fondatori decisero di spostarsi e costruire la città in cima al colle. Si sviluppò soprattutto fra il V e il IV secolo a.C., ricevendo forti influenze etrusche o venendo probabilmente essa stessa annessa dagli etruschi, secondo quanto tramandatoci dallo storico Stefano di Bisanzio. Nel III secolo a.C. iniziò il processo di romanizzazione pur nel rispetto delle autonomie locali fra cui il diritto di coniare moneta propria. Ottenne la cittadinanza romana (dopo l’89 a.C.) con l’ascrizione alla tribù Clustumina, col nome di  Colonia Julia Fida Tuder.

Sopra: PALAZZO dei PRIORI. Fondato, in stile gotico, contestualmente ai vicini palazzi del Capitano e del Popolo, si erge nel lato di fronte al Duomo. Subì un ampliamento fra il 1334 ed il 1347. La facciata ha due ordine di finestre eseguite nel 1513 in stile rinascimentale con arcate a tutto sesto. In alto e verso sinistra è collocato un bronzo di Giovanni di Gigliaccio del 1339 raffigurante l’Aquila di Todi. La torre, a base trapezoidale, fu eretta fra il 1369 ed il 1385. Gli interni custodiscono la Sala delle Udienze, decorata da diversi affreschi del XIV secolo. Oggi è sede della Pretura.

Sotto: PALAZZO del CAPITANO. La facciata, interamente in pietra bianca, è costituita da 3 ordini: nel primo vi è un portico a due arcate a tutto sesto, nel secondo 3 trifore cuspidate e nel terzo quattro trifore coperte da archi a tutto sesto. Fra il secondo ed il terzo ordine è sita una campana. La scala d’accesso dalla piazza è in comune con quella del palazzo del Popolo. I due edifici sono sede del municipio e del museo civico. Il palazzo del Capitano è arretrato rispetto al palazzo del Popolo e ha un ponderoso porticato terreno, un primo piano con 3 eleganti trifore gotiche sormontate da cuspidi, e un secondo con 4 trifore. Una grande scala esterna (di fronte si vedono medioevali segnate nel muro) conduce al primo piano dei due palazzi:in cima ad essa, a sinistra, si accede alla Sala del Capitano del Popolo, con importanti avanzi di affreschi del XIII e XIV. A destra si va al salone del museo lapidario: vi si conservano numerosi oggetti provenienti dagli scavi condotti nella zona di Todi.

(Dopo) PALAZZO del POPOLO: Nel 1213 venne ampliato verso la piazza mentre nel 1228  venne unificato con l’adiacente palazzo del Capitano ed alzato di un piano. L’edificio è stato oggetto alla fine del XIX secolo di interventi di restauro diretti da Giuseppe Sacconi e Getulio Ceci che han-no portato alla creazione della merlatura sovrastante la struttura. La facciata ha a piano terra un portico di modesta altezza mentre negli altri due piani sono siti due ordini di polifere. La torre campanaria è del 1523. I due edifici sono sede del Municipio e del Museo civico.

La Concattedrale della Santissima ANNUNZIATA è il luogo di culto cattolico più importante di Todi, concattedrale della diocesi di Orvieto-Todi. Si trova in Piazza del Popolo ed è anche conosciuta con l’appellativo di Duomo. La chiesa venne edificata nel XIII secolo su un’area dove sorgeva un edificio di epoca romana. Fu quasi completamente distrutta da un incendio nel 1190. Fu completata nel XIV secolo e rimaneggiata più volte. La cattedrale si trova in cima ad una scalinata. In cima alle scale ci sono 2 ter-razze. La facciata risale al XIII secolo ma fu oggetto di diverse modifiche, l’ulti-ma nel ‘500. Il pregevole rosone centrale venne iniziato nel 1515 e fu compiuto sotto il vescovo Billioti fra il 1517 ed il 1523. Le sue vetrate non sono originarie e risalgono ai lavori di restauro ottocenteschi. Il portale maggiore, con arcata a sesto acuto, ha un portone di Antonio Bencivenni del 1521 ed è costituito da quattro pannelli superiori (raffiguranti l’Annunziata, l’Arcangelo Gabriele, San Pietro e San Paolo) e sei pannelli inferiori aggiunti nel 1639. Alla destra della facciata si erge la torre campanaria, del XIV secolo. All’interno, la concat-tedrale presenta una struttura a croce latina. La chiesa è suddivisa in 4 navate, con tre navate di maggiori dimensioni e la quarta affiancata alla navata di destra. Ci sono due file di archi a tutto sesto sorretti da colonne con ca-pitelli corinzi. Sia la navata maggiore, sia le due navate laterali, sono coperte con capriate lignee a vista. Il transetto, invece, è coperto con volta a crociera.

Sopra: Il portale maggiore, con arcata a sesto acuto, ha un portone di Antonio BENCIVENNI del 1521 ed è costituito da 4 pannelli superiori (raffiguranti l’Annunziata, l’Arcangelo Gabriele, San Pietro e San Paolo) e sei pannelli inferiori aggiunti nel 1639.

All’inizio della navata esterna destra c’è la fonte battesimale, realizzata da Piero di Moricone da Lugano nel 1507. Nell’interno, sulla controfacciata, è un affresco di Ferraù Fenzoni detto “il Faenzone” raffigurante il Giudizio Universale, opera eseguita nel 1596, che prende spunto dal Giudizio Universale di Michelangelo nella Cappella Sistina. Il superbo coro ligneo fu realizzato tra il 1521 ed il 1530 da Antonio Bencivenga e da suo figlio Sebastiano. Nell’abside è sito un crocifisso dipinto su tavola, risalente alla metà del Duecento mentre a sinistra del presbiterio è sita la Cappella Cesi, voluta dal vescovo Angelo Cesi ha nella volta degli affreschi del Faenzone del 1599. Dello stesso autore è anche il dipinto sito sull’altare della cappella. La cripta accoglie tre sculture che precedentemente erano site sulla facciata ed attribuite a Giovanni Pisano ed al Rubeus oltre alla Madonna lignea col Bambino, la Sedes Sapientiae, fino a qualche tempo fa conservata e venerata nella chiesa di Santa Maria in Camuccia. Lungo il corridoio che fiancheggia il lato sinistro del duomo e accessibile dalla scalinata che conduce alla cripta è presente una esposizione di arte sacra e del Tesoro della Cattedrale.

Le notizie sulla costruzione di tale Chiesa risultano antecedenti al 1198, anno in cui Innocenzo III consacrò un altare a san Cassiano nell’interno di tale chiesa, pertanto la chiesa risulta essere paleo-cristiana, come testimoniano i leoni sul portale d’ingresso, due oggetti chiamati pulvini trasformati in acquasantiere. Nel giugno del 1292 la chiesa venne trasformata in stile gotico, lavori alacri interrotti solamente durante la peste del 1348 per essere ripresi dopo la riformanza comunale del 1405 che imponeva una tassa del 2% di tutti gli ingressi e transiti viari interni alla città allo scopo di finanziare di nuovo ulteriori interventi sulla ristruttura-zione e ricostruzione della chiesa di San Fortunato.

I nuovi incaricati ai lavori furono gli architetti Giovanni Santuccio di Firenzuola col nipote Bartolo. Comunque, soltanto nella prima meta del ‘400 fu terminata solo la parte inferiore della facciata. L’interno è a tre navate di uguale altezza, secondo la tipologia dell’Hallenkirche, ciascuna con un ingresso dalla facciata e portoni abbelliti da bassorilievi istoriati raffiguranti santi, profeti biblici e ornamenti floristici (la vite a rappresentare il bene, il fico a rappresentare il male). Dalle due navate si susseguono 13 cap-pelle ornate di affreschi e statue, tra cui spicca l’affresco della Madonna con Bambino e due angeli di Masolino da Panicale, sito nella quarta cappella. Il coro absidale è del 1590, creato da Antonio Maffei da Gubbio. Nella cripta sita sotto l’altare, i cui due accessi si aprono ai lati dell’altare, vi è un mausoleo con le spoglie di santi tra cui San Cassiano. Inizialmente il sacello era per Jacopone da Todi, come da volontà del Vescovo Angelo Cesi, il quale beato di Todi era stato sepolto però dal 1432 nella sagrestia di questa stessa cattedrale. Successivamente, il Ferraù da Faenza, detto il Faenzone, fece un affresco su di un muro della cripta raffigurante il volto di Jacopone ispirandosi ad una pittura antecedente. Davanti alla chiesa si prospetta un piazzale con declivio e giardino in cui si dipartono delle rampe di scale per l’accesso alla chiesa dalla strada principale.

(Sopra): Chiesa di San Carlo e Sant’Ilario, le prime notizie della chiesa risalgono al 1112, in un elenco che il conte tudertino Guazza diede all’Abbazia di Farfa. Nel 1623 appartenne alla compagnia di San Carlo. La facciata è in stile romanico umbro, così come la facciata della cattedrale di Piazza del Popolo, con cinque dentellature orizzontali simil-coronamento. Il rosone, ad otto colonne a raggiera che si uniscono in un anello perfettamente sito nel centro del rosone stesso, creando 8 coni con la punta mozzata, è centrale, posto nel XII secolo sulla facciata; nella lunetta sopra l’ingresso si possono ammirare i resti di un affresco raffigurante san Carlo, mediante un gradino si accede all’interno suddiviso tra spazio per fedeli e spazio sacerdotale. Altri 4 gradini fanno accedere al presbiterio, con altare centrale con lastra principale di travertino; a sinistra dell’altare vi è un affresco di probabile fattura dello Spagna.

Il Tempio di Santa MARIA della Consolazione è un importante luogo di culto cattolico di Todi, che si trova all’esterno delle mura duecentesche della città. Opera architettonica di importanza internazionale, è considerato uno degli edifici simbolo dell’architettura rinascimentale. La sua costruzione cominciò nel 1508 per concludersi dopo cent’anni. Per chi proviene da Orvieto, la chiesa è visibile in lontananza prima di entrare nella città. La sua architettura classica si contrappone a quella del centro storico, di carattere medievale. Il tempio resta ancor oggi in posizione relativamente periferica. Questo rende evidente il fatto che per Santa Maria della Consolazione è stato introdotto un principio innovativo di urbanistica, per certi versi paragonabile a quello medievale della Basilica di San Pietro a Roma (anch’essa fuori dalle mura). Comunque, è soprattutto a partire dall’epoca del Rinascimento che edifici del genere vengono collocati al di fuori delle mura di cinta, secondo le teorie architettoniche proposte da Leon Battista Alberti. Spesso la città medievale non disponeva più di aree edificabili all’interno delle mura e i comuni trovavano nei luoghi esterni la possibilità di creare soluzioni urbanistiche nuove e svincolate dai canoni di spazio e di forma imposti dagli edifici circostanti.

ESTERNO: L’edificio è a pianta centrale, a forma di croce greca: un blocco base a pianta quadrata è costruito tra quattro massicci pilastri angolari; intorno al blocco centrale si raggruppano quattro absidi che formano i bracci della croce e che delineano gran parte del perimetro del tempio. Vista da fuori, la chiesa è decorata da un doppio ordine corinzio di delicate lesene. La successione delle piccole finestre, disegnate da Valentino Martelli, è ritmata dall’alternarsi di frontoni triangolari e curvi. Le quattro absidi sono capeggiate da altrettante semicupole che circondano alla base la grande terrazza quadrata, intorno alla quale furono applicate quattro aquile realizzate da Antonio Rosignoli tra il 1601 e il 1604; esse simboleggiano il potente comune di Todi. Con la sua balaustra, la terrazza sovrasta il grande blocco a pianta quadrata. Dalla terrazza si solleva una grande cupola a tamburo, che corona con la sua lanterna l’intero edificio, alto 72 metri. In concordanza con la teoria architettonica rinascimentale, la visione d’insieme del tempio rende chiaramente visibili poche forme geometriche essenziali: quadrato, triangolo, cerchio, cilindro, sfera.

Il progetto ricorda da vicino quello originale della Basilica di San Pietro a Roma, per la quale Bramante prevedeva, all’epoca, una chiesa a pianta centrale come nel caso di questo tempio. Date le minori dimensioni di Santa Maria della Consolazione, è facile capire come mai il progetto di Todi andò in porto più facilmente di quello di San Pietro, caratterizzato da continui ripensamenti e compromessi che avrebbero comportato tra l’altro la rinuncia all’impianto a croce greca così caro all’architettura rinascimentale. La scelta venne invece perseguita con coerenza per la chiesa di Todi. La pianta centrale andava così pienamente incontro agli ideali dell’epoca: perfezione, massimo equilibrio possibile tra le parti ed unità dello spazio. A queste considerazioni di natura stilistica si contrapponevano degli svantaggi pratici: un problema spesso irrisolto stava nel fatto che in questi edifici non era chiara l’assegnazione di un posto ideale agli altari e alla comunità dei fedeli. Sistemare uno degli elementi principali della chiesa in uno dei 4 bracci della croce non poteva infatti che disturbare la simmetria nel suo insieme. Per esempio, non era evidente dove sistemare la sacrestia, sicché nel 1613 (sei anni dopo il completamento) ne fu aggiunta una esterna che si appoggiava al lato nord, ma questo danneggiava sensibilmente l’armonia esteriore dell’insieme. La sacrestia venne quindi abbattuta, seppure dopo molto tempo, nel 1862 (in occasione dell’unificazione dello stato italiano).

Dal punto di vista geometrico non era neanche evidente da che parte sistemare l’immagine di Maria, dato che i 4 bracci della croce si equi-valevano (almeno in teoria). Il problema venne risolto creando a nord un’abside a pianta semicircolare che si distingueva dalle altre tre, di forma poligonale. Vista dal lato, la chiesa risulta dunque lievemente asimmetrica ed è nell’abside circolare che venne sistemata l’immagine della Madonna con il bambino. Essa si trova ancor oggi al suo sito originario, in corri-spondenza dell’imponente altare maggiore. L’antica credenza di guarigioni miracolose è sopravvissuta fino al giorno d’oggi. Le absidi di est, sud ed ovest, quelle poligonali, sono alleggerite all’interno da 4 nicchie ciascuna. Ciascuna di esse ospita la statua di uno dei 12 apostoli. Orizzontalmente, vi è una divisione data da un doppio ordine di lesene (che però non ricalca affatto le proporzioni date all’esterno). Nella chiesa si trova inoltre una statua in legno di una delle personalità tuderti di maggior spicco, papa Martino I, vissuto nel settimo secolo d.C.. La luce proviene da fonti situate a diversi livelli di altezza tutt’intorno all’edificio. Questa disposizione sottolinea in maniera ideale l’unità spaziale della costruzione.

(Dopo) ORGANO a CANNE di PINCHI: Nell’abside laterale sinistra vi è l’organo a canne Pinchi, opus 439, inaugurato nel  2008. Lo strumento è a trasmissione mista, meccanica per i manuali e il pedale ed elettrica per i registri e le combinazioni, e la sua consolle è a finestra, con due tastiere e pedaliera. L’organo conta 21 registri, per un totale di 1516 canne.

(Sopra) Chiesa di Santa MARIA in Camuccia: La necessità di una chiesa molto grande per ospitare tutti i fedeli, data l’eccessiva pendenza del terreno su cui venne edificata, si vide l’obbligatorietà di erigerla su 2 piani. Nel 1393 ospitò una congregazione di domenicani, i quali lasciarono delle impronte nella chiesa, tra cui un affresco della Madonna nel piano inferiore, così come nel piano superiore ampliandolo. La facciata ha forma quadrata, mentre l’interno è ad unica navata con tre cappelle su ogni lato. Nell’interno vi è una statua della Madonna con bambino benedicente nota come Sedes Sapientiae. La testa della vergine non è originale è del XVI secolo. Quella del Bambino è barocca.

Sopra: La chiesa del Santissimo Crocifisso si trova fuori dalle mura della città, nei pressi di Porta Romana. Inizialmente in loco era presente una Maestà con un’immagine del crocifisso (da cui il nome), ma venne chiamata anche “delle Forche” perché nel Medioevo, nei pressi della chiesa si trovavano delle forche per le condanne a morte. La devozione per la Maestà del Crocifisso aumentò di importanza, la curia ordinò la rimozione del patibolo e la costruzione di una chiesa, iniziata nel 1587. Dopo varie modifiche del progetto iniziale approntato dall’architetto perugino Valentino Martelli, si passò dall’originale pianta circolare a quella attuale a croce greca (progetto dell’architetto milanese Domenico Bianchi) con sopraelevazione a tamburo a tetto rotondo culminante con una piccola lanterna. Dal 1594 i lavori vennero diretti dall’orvietano Ippolito Scalza e successivamente sospesi nel 1610. La copertura fu possibile solo nel 1740, dopo la ripresa dei lavori. L’aspetto esterno della chiesa è quello classico del romanico rurale umbro. La pianta è a croce greca con cupola, non conforme al progetto originario. Il laterizio si armonizza elegantemente con pietra locale adoperata nelle decorazioni interne ed esterne. I quattro bracci esterni si elevano con classica linearità, divisi in due piani da una ricca trabeazione. Lo spazio libero che circonda il tempio ne evidenzia fortemente la mole architettonica. Al suo interno sono presenti tele del XVII secolo di Giovanni Baglioni e di Andrea Polinori.

Collevalenza è una frazione del comune di Todi. È nota per il Santuario dell’Amore Misericordioso dove è sepolta Madre Speranza. Nel loro insieme gli edifici religiosi del santuario sono una delle più significative espressioni di architettura sacra della seconda metà del XX secolo; si tratta di un imponente complesso dotato di moderne strutture recettive inserite in una serie di costruzioni disposte sui versanti di una collina. Il nucleo centrale è costituito dalla grande chiesa, consacrata nel 1962, opera dell’architetto spagnolo Julio Lafuente, e dalla cappella dell’Amo-re Misericordioso voluta da madre Speranza nel 1955. Questa, che costituisce il punto di partenza di tutto il complesso, venne eletta a santuario nel 1959. A lato del santuario, nei pressi del pozzo voluto dalla fondatrice, si trovano la fonte e le piscine presso cui l’ammalato è invitato a dissetarsi e a bagnarsi. Presso il santuario vi è una Casa del pellegrino e una per il clero infermo.

Il 18 agosto 1951, Madre SPERANZA, fondatrice delle Ancelle dell’Amore misericordioso o anche nota come Speranza di Gesù Alhama Valera, si stabilì nel piccolo paese di Collevalenza, a sud-est di Todi. A Roma, solo tre giorni prima, aveva fondato i Figli dell’Amore Misericordioso, ramo maschile della sua Famiglia religiosa. Qui comprese di dover costruire nei pressi dell’abitato un santuario dedicato all’Amore misericordioso di Dio. Il progetto del santuario venne affidato all’architetto spagnolo Julio Lafuente e la costruzione del complesso venne avviata nell’anno 1953. Nel 1965, terminata la chiesa superiore, essa venne solennemente consacrata dal cardinale Alfredo Ottaviani, mentre il resto del complesso fu concluso nel 1974. Il 22 novembre 1981, papa Giovanni Paolo II ha visitato il santuario celebrando una Messa ed elevandolo alla dignità di basilica minore. Alla morte di Speranza di Gesù Alhama Valera (8 febbraio 1983), il suo corpo è stato tumulato nella cripta della chiesa. Dal 6 aprile 2013, vigilia della Domenica in albis, festa della Divina Misericordia, nel santuario si trova stabilmente una reliquia di Giovanni Paolo II, costituita da un frammento di tela bagnato del sangue del santo.

La BASILICA è preceduta da una lunga scalinata e presenta una facciata piana con la parte inferiore caratterizzata da un portico costituito da una pensilina alquanto sporgente e la parte superiore da un’ampia vetrata. Alla destra della basilica sorge l’alta torre campanaria con la parte terminale cruciforme. L’interno della chiesa è a navata unica con 6 cappelle per lato; queste ultime sono costituite da cilindri per metà inseriti all’interno della navata stessa; il paramento murario è con mattoncini a vista. La navata presenta una copertura con soffitto piano in cemento con un tiburio conico in corrispondenza del presbiterio. L’area presbiterale, rialzata di alcuni gradini rispetto al resto della chiesa, è interamente in marmo bianco ed ospita al centro l’altare maggiore con dietro la sede, a sinistra l’ambone e a destra, su una colonnina, il tabernacolo. La CRIPTA della basilica ricalca la struttura della chiesa superiore. Dedicata a Maria Mediatrice, ospita alle spalle dell’altare, il quale è sovrastato da una bassa cupola musiva, la tomba di Madre Speranza. Fa parte del santuario anche la chiesa del Crocifisso, con pianta a croce latina, caratterizzata dal soffitto in legno di larix sibirica (larice russo) e dal pregevole Crocifisso collocato sopra l’altare, scultura del 1930, nel quale Madre Speranza di Gesù volle sottolineare l’Amore di Gesù nei confronti degli uomini.

Condividi questo articolo con altri appassionati 

Scopri le meraviglie

scegli un comune da visitare

E scopri le chiese, i musei e i luoghi meravigliosi che ogni territorio ti offre. Vai alla ricerca per Comuni >>