Caramanico Terme è un comune italiano di 1.904 abitanti della provincia di Pescara in Abruzzo. Fa parte della comunità montana della Majella e del Morrone della quale è anche sede. Il centro è noto per la ricchezza artistica e per la ex presenza delle “terme di Caramanico” inoltre è incluso nel gruppo dei borghi più belli d’Italia. Il paese è situato nel tipico ambiente appenninico. Nell’immagine in evidenza: Lunetta del portale della Collegiata di Santa Maria Maggiore, “Incoronazione della Vergine“.

Altimetricamente si sviluppa passando dalla macchia mediterranea fino a 700 m, passando al bosco misto 800 m, alla faggeta 1500 m, fino all’ambiente, detto lunare, dei pianori culminali della Majella. Il territorio comunale è completamente inserito nel Parco nazionale della Majella, inoltre insiste la riserva naturale “Valle dell’Orfento“, istituita prima del Parco. Il nucleo storico del paese è situato sulla confluenza dei fiumi Orta e Orfento, le cui valli caratterizzano l’intero territorio. La valle dell’Orfento, una delle prime aree protette d’Abruzzo, è percorsa da numerosi sentieri escursionistici per tutta la sua lunghezza, eccezion fatta per la sommità, dove dalla cascata della Sfischia il corso d’acqua ha origine: quest’area è una riserva integrale assolutamente incontaminata dalla presenza umana. Le origini del nome vengono individuate, secondo la tradizione nel “Chronicon Casauriense“, dal riferimento, intorno al X secolo, a Caro, un monaco francese dell’abbazia casauriense, consanguineo dell’imperatore Ludovico II; onde da Caro Monaco, Cara-manico. Al di là delle leggende, l’origine viene collegata al longobardo Arimannia, insediamento di soldati a carattere strategico (nome ipotetico latinizzato Hariman-nicum).






La Chiesa di Santa Maria Maggiore o Santa Maria Assunta: E’ costruita nel centro di Caramanico interamente in pietra locale, rivela caratteri romanico-gotici del XV sec. E’ a pianta rettangolare con abside rettilinea, ha facciata a salienti, e l’abside posteriore semicircolare. La parete terminale, su Corso Bernardi, è arricchita da ornamenti scultorei di vario tipo con sculture di apostoli, pellegrini e cantori. Interessante notare gli strumenti musicali quattrocenteschi, liuto e ghironda. A fianco la torre campanaria a 4 zone con archetti intrecciati, finestra ogivale, finestra circolare, insegne nobiliari, si affaccia sulla via è una torre in pietra con grande cella campanaria, e una cuspide piramidale aggiunta nel XIX secolo. La Chiesa di Santa Maria Maggiore è attualmente chiusa al pubblico a causa del cedimento del “monaco” nelle volte, verificatosi nella notte del 18 gennaio 2017 e dovuto al peso eccessivo dell’eccezionale nevicata. E’ in fase di restauro.

(Dopo) CHIESA della SS. TRINITA’ (vedi altrove): Posta accanto l’entrata laterale della chiesa collegiata di Caramanico. Risale al XVIII secolo, anche se l’architrave a timpano triangolare del portale, con stemma centrale, pare essere più remoto. La chiesa ha un aspetto molto semplice, dentro accoglie una nicchia con la statua di San Filippo Neri (dove?).


Ex CHIESA di San DOMENICO o San TOMMASO D’AQUINO: Pregevole chiesa dei Padri Domenicani (XIII secolo), situata nella parte centrale di Caramanico, in via Vittorio Emanuele. La chiesa appartenne sino al XVIII secolo ai padri Domenicani, quando il monastero fu soppresso, e dedicato ad altri usi, oggi si conserva ancora in parte, posto a strapiombo sulla strada che costeggia il paese, ossia via Umberto I. Attualmente la chiesa è sconsacrata, adibita ad auditorium per mostre ed eventi, ma l’interno si conserva ancora molto bene, in un impianto semplice, a navata unica rettangolare, con volta a botte lunettata, trabea-zione, e paraste che dividono i lati con le nicchie dove c’erano i santi. L’insieme interno è neoclassico, rifatto dopo il sisma del 1706, l’esterno invece si presenta molto ornato, conservando lo stile gotico trecentesco, tanto da essere paragonato per interesse artistico alla collegiata di Santa Maria Maggiore.
L’esterno ha la facciata quadrata, con il portale centrale gotico ad arco ogivale, a doppia strombatura, con le colonne tortili ed a spina di pesce, e doppia fila laterale di colonne decorate da capitelli compositi. La lunetta doveva essere affrescata. Lo sovrasta ancora il rosone centrale a raggiera, anch’esso decorato da doppia fascia di cerchia colonnata a spina di pesce, mentre la raggiera presenta eleganti intarsi di pietra. Un secondo portale, che ricorda quello della chiesa di San Francesco in Guardiagrele, è affacciato su via Vittorio Emanuele, ed è più elaborato dell’altro, decorato da ghimberga superiore in pietra concia, e arco ogivale ornato da colonne tortili. Si conserva parte di un affresco rinascimentale sulla lunetta. Non si esclude che l’ordine di finestre attuale sia posticcio, rifatto sopra quello originale, di cui è possibile ammirare un esempio sul retro, una bifora manomessa dagli interventi settecenteschi, e un’altra bifora murata. Nel piazzale retrostante si accede all’ex convento, in stile settecentesco, con ordine regolare di finestre e portale architravato, da cui si accede al giardino dell’ex chiostro, oppure sulla sinistra agli ex appartamenti. Di interesse soprattutto il portale di ingresso, con la cornice in pietra bianca, e chiave di volta ornata da uno stemma.








(Prima) Chiesa e convento dei Cappuccini – San Lorenzo: Si trova nella periferia nord-ovest di Caramanico, nella località San Lorenzo. Il convento fu fondato nel 1590 sopra la cappella di San Lorenzo, vi si celebrarono i capitoli provinciali del 1627, 1632, 1796 e 1821, in seguito fu soppresso con le leggi piemontesi. Nel 1866 fu riacquistato dai Cappuccini, e riconsacrato nel 1901, tornando in piena attività solo negli anni ’60. In quest’occasione si sono svolti dei lavori di restauro, piuttosto compromettenti per la storica struttura, che hanno rovinato la facciata, rendendola moderna, il chiostro del convento invece è stato ripristinato, seguendo il modello originale, nel 1985. Il convento è una casa di accoglienza per gruppi giovanili, famiglie, comunità, essendo un ambiente favorevole alle esigenze dello spirito, nonché per sacerdoti e religiosi che vanno a Caramanico per le cure termali. Dell’antica chiesa dei Cappuccini rimangono il tabernacolo ligneo del 1728, posto sul presbiterio, un pregevole paliotto in cuoio e la pala dell’altare maggiore, opera di Silvestro Buono (1598) ritraente la Gloria di San Lorenzo. Aveva anche altari laterali, ma nel 1740 sono stati ricollocati in varie chiese a Sulmona. La facciata è una imitazione di quella che doveva essere sino al XIX secolo, è a salienti, terminazione a spioventi, rosone centrale ad oculo, e nartece porticato che immette all’ingresso vero e proprio.
(Dopo) CHIESA di San MAURIZIO: Ultima chiesa nella zona in discesa di via San Maurizio, è connessa alle mura del borgo, risalente forse al XIII-XIV secolo, ma ricostruita nel XVIII secolo, con l’aggiunta di due navate a quella centrale. Conserva il pavimento in pietra, l’altare maggiore con il Trittico della Madonna col Bambino tra santi, mentre l’esterno ha il carattere barocco di metà Settecento, realizzato in conci di pietra, portale archi-travato ad ogiva, unico elemento della storica chiesa, e il campanile a torre.







Le TERME di CARAMANICO: Erano usate già dal 1576, quando Padre Serafino Razzi scrisse di una sorgente del fiume, detta Zolfarina, che guariva malattie dei bronchi. Le terme tuttavia furono costruite solo nel 1836, un capannone rudimentale attorno il fiume. Successivamente nel 1901, con la fama delle terme curative, fu inaugurato il vero e proprio complesso termale. A causa della 2° guerra mondiale, lo stabilimento andò in crisi, ma già negli anni ’50 gli imprenditori abruzzesi si interessarono alla valorizzazione del turismo montano, ricostruendo città come Roccaraso e Castel di Sangro, e finanziando anche l’ampliamento in chiave moderna dello stabilimento termale. Da allora a oggi lo stabilimento è in forte crescita economica. Il giardino prospiciente la struttura è decorato da un fontanile del XVIII secolo con mascheroni.

(Dopo) FONTE delle TERME: Realizzata nel 1927 da Nicola D’Antino sul viale, è molto semplice, è a muro, in pietra calcarea, e in semplici motivi geometrici mostra una vasca in cui sgorga l’acqua dalla cannella rotonda.

AREE NATURALI: La valle del Luco (o piano del Luco) è un’area naturale in cui lo scorrere dell’acqua del fiume Orta ha causato nel corso dei secoli la formazione delle cosiddette Marmitte dei Giganti presso le rapide di Santa Lucia attraverso l’erosione delle rocce calcaree. Rapide e torri rocciose si trovano tra le frazioni di San Tommaso di Caramanico Terme e Musellaro di Bolognano.



