Visitiamo le zone turistiche di PEIO, PASSO del TONALE e PONTE di LEGNO. Nell’immagine in evidenza: Ponte di Legno.





La Chiesa di San Giorgio è un luogo di culto cattolico di Peio Paese dell’arcidiocesi di Trento. Anticamente era intitolata ai Santi Giorgio e Lazzaro. Il 23 aprile di ogni anno la comunità festeggia il santo titolare. La piccola chiesa si presenta con orientamento ad est, con la facciata avente un’unica apertura architravata e due piccole finestre laterali. Le modifica apportate all’edificio nel tempo hanno conferito alla struttura poca regolarità ma una piacevole andatura movimentata. L’interno è a due navate separate da colonne di cui quella a sinistra di minore dimensioni. Ogni navata è composta da tre campate divise da lesene. La navata sinistra presenta tre finestre lunette che danno luce all’aula. L’aula maggiore ha lateralmente la cappella anticamente di sant’Antonio illuminata da quattro finestre. Il presbiterio rialzato da due gradini è preceduto da un arco trionfale a sesto acuto. Lo spazio dell’abside presenta due bifore e un’apertura circolare. L’edificio ha volte reticolare sulla navata maggiore, e a crociera nella navata sinistra e nella prima navata maggiore.
La torre campanaria (dopo), edificata alla fine del XV secolo è posta lateralmente al fabbricato terminante con una cuspide a piramide e la cella campanaria con una grande apertura modificata nel 1859 con la rimozione delle bifore quattrocentesche. Il lato a nord del campanile presenta il grande affresco di San Cristoforo. Il santo è raffigurato con il Bambino che tiene il mondo tra le mani, sulla spalla, trattenuto per i piedi, inserito in una cornice che presenta la raffigurazione di sant’Agostino, sant’Ambrogio, nonché i blasoni delle famiglie Caldesio e Hinderbach, e le immagini raffiguranti il vizio e la virtù, chiaro prosieguo dell’affresco che era sulla parte superiore e quasi perduto che raffigurava l’immagine della Morte o forse di Saturno che tiene nella mano sinistra la clessidra del tempo e nella destra la falce. Gli affreschi sarebbero attribuibili ai fratelli bergamaschi Giovanni e Battista Baschenis. La cella campanaria ha quattro campane, tre furono requisite durante il primo conflitto mondiale, vennero quindi sostituite con altre nuove nel 1922 e con l’aggiunta di una quinta campana a opera della fonderia di Giuseppe Brighenti di Bologna.




Le principali frazioni di PEIO, Cogolo, Celledizzo, Celentino e Comasine sono ricche di piccoli segreti che la zona nasconde, come gli altari lignei di Pejo, gli affreschi della chiesa dei SS. Filippo e Giacomo a Cogolo, Palazzo Migazzi e la chiesa di Celentino. Tra le altre frazioni che compongono il comune di Pejo troviamo anche Strombiano e Pejo Fonti, sede della stazione per cure termali, le Terme di Pejo, nonché polo turistico attrezzato con nuovissimi impianti di risalita e piste da sci che si snodano ai piedi del Monte Vioz. La sede municipale del comune di Pejo si trova a Cogolo, centro culturale, economico e politico della valle di Pejo. A Cogolo è stato realizzato anche il centro visitatori del Parco Nazionale dello Stelvio, che si estende su tutto il paradiso naturale dell’Ortles-Cevedale. Pejo è nota per le sue acque minerali. Lo stabilimento termale, a circa 1.400 metri di altitudine nel Parco Nazionale dello Stelvio, cura malattie respiratorie, circolatorie, reumatiche, dermatologiche, offrendo inoltre trattamenti estetici. Le acque sgorgano fresche, pure e limpide da tre sorgenti: la Fonte Alpina, l’Antica Fonte e la Nuova Fonte. Chi ama lo sport trova a Pejo moltissimi percorsi ed itinerari: nel gruppo del Cevedale, nel Parco Nazionale dello Stelvio, presso i biotopi della Catena Rossa, ai laghi Lungo, Pian Palù, delle Marmotte, Covel e Careser. D’inverno si può praticare lo sci nelle strutture della Val di Sole. A poca distanza da Pejo si trovano anche le aree sciistiche del Passo Tonale e di Folgarida Marilleva.

La Chiesa dedicata ai Santi Filippo e Giacomo antecedente al XIV secolo, nel corso del tempo ha subito numerose ricostruzioni a causa di incendi e ingrandimenti. Vicino si trova il Palazzo Migazzi. Il paese ospita la sede dell’imbottigliamento dell‘acqua Pejo, attiva dal 1952, che utilizza l’acqua minerale che sgorga da una sorgente posta a circa 1400 metri di altitudine nel centro turistico di Peio Fonti, ai piedi del gruppo montuoso dell’Ortles-Cevedale. Uscendo dal paese, in direzione Malga Mare, possiamo visitare la centrale idroelettrica di Pònt. Questa centrale sfrutta l’acqua proveniente dai laghi in quota Pian Palù e Careser. Questi ultimi due sono facilmente raggiungibile mediante percorsi escursionistici ben segnalati. Il percorso per arrivare al primo, situato a circa 1800 metri, parte dal rifugio Fontanino; mentre arriviamo al secondo partendo da Malga Mare (2000 metri) attraverso un sentiero diretto oppure seguendo il noto percorso ad anello “Giro dei Laghi” che sale fino al Rifugio Larcher al Cevedale situato a 2600 metri, per poi proseguire un itinerario in quota che porta fino al Lago del Careser che si trova a 2600 metri.




Il Paese di Celledizzo (Celletitium) è adagiato in leggera pendenza su un conoide alluvionale; nei prati antistanti si notano i grossi massi portati dalla valanga del 1888. Il termine Celledizzo dovrebbe essere toponimo di origine romana, derivato dal latino «cella»: nei documenti medievali il termine indica sia “minima unità territoriale” che “dispensa per i cibi – deposito dei prodotti dei campi” e dall’XI secolo anche “chiesetta, cappella”. Caratteristici dell’abitato sono i numerosi rustici con avvolti aperti e grandi travature lignee. Lungo la prima strada di accesso al paese si trova la vecchia segheria, accanto alla quale è presente la piccola tettoia del “travai“, un tempo utilizzata per la cura degli zoccoli bovini. La chiesa è collocata in posizione dominante, con sagrato e cimitero delimitati da un muraglione; per costruire il grosso campanile, a torre, con balaustra e pinnacoli sommitali, venne accorciata la cappella di Sant’Antonio. Della chiesetta, detta “basèrga”, rimane solo l’antica abside con pregevoli affreschi attribuiti ai fratelli Giovanni e Battista Baschenis (1473). La chiesa è dedicata ai Santi Fabiano e Sebastiano ed è attestata nel 1320, anche se avrebbe origini più antiche, in quanto matrice di tutte le cappelle della Valletta. L’attuale edificio risale al 1500 e conserva accanto alla stretta entrata laterale, una bella edicola in pietra finemente lavorata. L’interno ha un’unica navata con volte costolonate; accoglie 4 altari, il maggiore in marmo policromo. Le relative quattro ancone sono in legno dorato ed intagliato: tre sono opere del Lenner. La Via Crucis dipinta è di Giuseppe Craffonara. All’interno del paese sono presenti anche numerose fontane, che permettevano di soddisfare i bisogni della comunità e in passato erano luogo di ritrovo e aggregazione.

La Chiesa dei Santi Fabiano e Sebastiano è la parrocchiale di Cellediz-zo, frazione di Peio in Trentino. Fa parte della zona pastorale delle Valli del Noce nell’arcidiocesi di Trento e risale al XIV secolo. La prima citazione del luogo di culto si trova in un documento del 1319. Durante il XV secolo quell’originale chiesa venne riedificata ed ampliata e nel 1409 venne elevata a dignità curaziale della pieve di Malè, la chiesa di Santa Maria Assunta. Tra gli anni trenta e cinquanta vennero realizzati vari interventi conservativi che riguardarono l’altare maggiore, le nuove vetrate, lo zoccolo esterno e il restauro della torre. Il lavoro di adeguamento liturgico venne realizzato nel 1969. Al centro del presbiterio fu posta la mensa rivolta al popolo ottenuta dal parziale smembramento dell’altare maggiore storico mentre la custodia eucaristica è stata mantenuta nel suo tabernacolo originale. Le balaustre sono state rimosse. Il fonte battesimale storico è stato spostato in avanti, accanto all’arco santo, alla sua destra.La navata interna è unica e suddivisa in tre campate. Il presbiterio è leggermente rialzato. La pala d’altare di sinistra è pregevole e raffigura la Deposizione mentre la Via Crucis è attribuita al pittore rivano Giuseppe Craffonara.





Il PASSO del TONALE (1884 m s.l.m.) è un valico alpino delle Alpi Retiche meridionali che separa le Alpi dell’Ortles a nord dalle Alpi dell’Adamello e della Presanella a sud, mettendo in comunicazione la val di Sole ad est (Vermiglio) con l’Alta Valle Camonica (Ponte di Legno) ad ovest. Situato sul confine amministrativo fra la provincia di Brescia e la provincia di Trento, fino al 1918 rappresentava il confine tra Regno d’Italia e Impero austro-ungarico. Il passo del Tonale è stato scalato molte volte dal Giro d’Italia fin dal 1933. La salita presenta difficoltà non elevate da entrambi i versanti: da Ponte di Legno è lunga 12 km con una pendenza massima dell’8.4%, da Fucine sono 15 km con pendenza massima dell’8.8%.



PONTE di LEGNO è un comune di 1.760 abitanti circa della provincia di Brescia in Lombardia. Situato all’estremità settentrionale della Val Camonica, è collegato tramite il Passo di Gavia (Santa Caterina Valfurva, Bormio ..) alla provincia di Sondrio e tramite il Passo del Tonale con la provincia di Trento. L’abitato principale è situato ad un’altitudine di 1260 metri sul livello del mare. L’abitato trae il suo nome dal “ponte” sul torrente Frigidolfo, dove gravitava il centro storico, oggi Piazza XXVII Settembre, nome a ricordo della data del bombardamento austriaco del 1917. L’attributo di Legno deriva da una sovra interpretazione dell’antico toponimo del luogo: Dalegno.

L’attuale parrocchiale venne costruita nel 1685 e consacrata nel 1864. Nei primi anni del XX secolo l’interno dell’edificio fu decorato; la chiesa, danneggiata durante la prima guerra mondiale, venne in seguito ristrutturata. Nel 1980 il tetto subì un intervento di restauro. Il 14 aprile 1989, in seguito alla riorganizzazione territoriale della diocesi e alla soppressione del vicariato di Ponte di Legno, la chiesa entrò a far parte della zona pastorale dell’Alta Val Camonica. La facciata della chiesa, che è a capanna, è caratterizzata dalla presenza di una finestra e di cinque quadranti contenenti altrettanti affreschi. Opere di pregio conservate all’interno sono: l’altare maggiore, costruito da Giovan Battista e Domenico Ramus, l’organo, realizzato nel 1843 dalla ditta Mottironi, e un polittico della bottega dell’Olivieri.






