La cattedrale venne costruita in stile romanico nell’XI secolo ed in seguito più volte modificata, con diverse aggiunte barocche. Il campanile, di grande valore storico ed artistico, è un’importante testimonianza della fusione bizantino-normanna del periodo. Il duomo ha un quadriportico formato da colonne romane di spoglio, l’unico esempio italia-no insieme a quello di San Clemente a Roma. La Cripta è ricca di marmi policromi e affreschi barocchi che custodiscono le spoglie di San Matteo Apostolo. Nell’immagine in evidenza: Interno della Cripta.

CAPPELLA Congrega di San GIUSEPPE (22): Concessa nel 1722 alla Congrega di San Giuseppe, presenta un altare in marmi policromi, un dipinto su tela raffigurante il “Transito di san Giuseppe” iconografia molto in uso negli edifici della controriforma. Il dipinto porta la firma di Matteo CHIARELLI, artista attivo nel salernitano nella 2° metà del XVIII secolo. All’interno della cappella è collocata la statua lignea di Sant’Antonio da Padova, originariamente sistemata nella cappella precedente e riconducibile al XVII seco-lo. Sulla destra si apre una piccola sagrestia.

FONTE BATTESIMALE: Più piccola delle altre cappelle, come la corrispondente della navata destra, fu eretta nel 1717. Conserva il Fonte Battesimale, realizzato dallo scultore Alfonso BALZICO nel 1854. L’opera si presenta con una struttura ottagonale in commesso marmoreo composta da una vasca con copertura, di cui la parte più interessante è data dal gruppo scultoreo raffigurante il “Battesimo di Gesù”. Il Battistero sostituì la vasca di granito, oggi al centro dell’Atrio (2), che fungeva da fonte battesimale.






CAPPELLA MAZZA o di San GENNARO: La cappella fu realizzata nel 1717 da Virginio OGNA, su progetto di Ferdinando SANFELICE. Fu completata alla morte di questo ultimo da Domenico GUARINO nel 1725 che realizzò la cona marmorea. Si presenta più stretta delle altre in quanto in origine costituiva il vano di snodo per l’accesso al Campanile ed al lungo corridoio cimiteriale detto “terra santa”. Sull’altare in marmi policromi è collocato il dipinto raffigurante San Gennaro del 1725, opera di Francesco SOLIMENA.


CAPPELLA MAZZA DE VICARIIS (26): Fondata agli inizi del XVI secolo trovava posto nella navata sx. Fu ricomposta nella navata dx nel XVIII secolo a seguito di lavori. L’altare in marmo, di impostazione rinasci-mentale, è scolpito a bassorilievo con cornice decorata con fregi e grottesche. Alla base una predella con una serie di pannelli raffiguranti “La passione di Cristo” del XVI secolo, completa l’arredo scultoreo. Sovrasta l’altare un dipinto di Gioacchino VITELLI del 1814 raffigurante “L’Adorazione dei Magi” con al di sopra un ovale con “Sant’Elena”. L’opera viene commissionata per sostituire l’originale dipinto su tavola di Andrea SABATINI, requisito da Ferdinando II e trasferito al Museo di Capodimonte di Na-poli. Alle pareti sono visibili lapidi con la storia della cappella e i nomi dei defunti qui sepolti. Sulla parete sx è collocato il monu-mento funebre del canonico Biagio De Vica-riis del 1731 con, sul pavimento, lo stemma gentilizio.


CAPPELLA POERIO: La Cappella fu fatta edificare a proprie spese dall’Arcivescovo Bonaventura Poerio nel 1716. Vi sono i monumenti funebri di prelati salernitani. Sulla balaustra marmorea vi sono decorati gli stemmi del Poerio e un suo ritratto di Virginio OGNA è visibile nella pare-te sx databile al 1714, con alla base 2 leoncini in marmo del XI-XII secolo. Sopra l’altare in marmi policromi, in una grande nicchia decorata risalta la statua del Redentore del XIX se-colo.


CAPPELLA della TRINITA’ o delle RELIQUIE: In questa cappella vi sono custodite le reliquie di Santa Lucia da Caltagirone. In un piccolo ovale al di sopra della grande teca è collocato un dipinto del ‘700 raffigurante la SS. Trinità in ricordo dell’antica denominazio-ne. Particolari le reliquie in argento di fattura del ‘700 e il mezzobusto in legno meccato (meccatura è una doratura eseguita con una foglia d’argento anzichè d’oro) con la testa ricoperta da lamine d’argento di san Pietro Anagnino, realizzato nel 1739 dagli argentieri napoletani Filippo D’URSO e Domenico MANZONE. Della medesima fattura è anche il reliquiario di santo Stefano. Sul lato sx della cappella è collocato il monumento funebre in bronzo dell’Arcivescovo Demetrio Moscato.

(dopo) CAPPELLA del PEZZO o del SS. ROSARIO (29): La cappella in origine intitolata alla Madonna del Rosario, viene poi dedicata nel 1724 alla Madonna Addolorata la cui raffigurazione è data da una scultura manichino, collocata sull’altare, della fine del ‘600. A ricordo dell’originaria destina-zione, alla sommità della cona è stato sistemato un dipinto su tela raffigurante la Madonna del Rosario, che richiama nella fattura e nell’iconografia lo stile di Francesco SOLIMENA. La cona marmorea è stata realizzata nel 1733 dal maestro napoletano Giuseppe BASTELLI. Interessanti le sculture a mezzo busto dei monumenti funebri a Pietro Del Pezzo (1733) e del fratello Antonio (1759).



CAPPELLA della CALCE o della PURIFICAZIONE (30): La Cappella venne fondata nel 1719 dall’Arcivescovo Bonaventura Poerio con il patrizio salernitano Andrea Della Calce proprietario dell’altare. Viene detta Cappella della Purificazione per il soggetto della tela eseguita e firmata nel XVIII secolo da Matteo CHIARELLI. L’intera struttura marmorea del-l’altare, della balaustra e della cona del 1741, è opera del mae-stro napoletano Giuseppe BASTELLI. Sulla dx si apre una piccola sagrestia che conserva ancora l’an-tico pavimento in maiolica. Sem-pre sulla dx recenti restauri hanno messo in luce, in una intercape-dine del muro affreschi databili al XIV-XV secolo raffiguranti La Vergi-ne, il Bambino e Sant’Antonio Abate, e tracce dell’originaria struttura.


CAPPELLA del TESORO:
Dalla sagrestia si accede alla Cappella del tesoro, con un notevole soffitto affrescato e raffigurante il cosiddetto Paradiso salernitano (a causa della presenza, in primo piano, dei Santi legati alla città: Matteo, Fortunato, Gaio, Ante, Bonosio, Grammazio…) opera del pittore Filippo Pennino. Nella cappella vengono conservate, tra gli altri cimeli, le statue in argento del santo patrono, di papa Gregorio VII, dei Santissimi Martiri Salernitani e la statua in legno massiccio di San Giuseppe, oltre a numerosi ostensori e reliquiari (tra cui spicca quello del Braccio di San Matteo). Ogni 21 settembre le statue vengono portate in una processione che si conclude con la caratteristica corsa salendo lo scalone principale della Cattedrale.

(dopo) AVORI SALERNITANI: Sempre dalla sagrestia si ha accesso al complesso dell’ex seminario che attualmente ospita il Museo diocesano; in esso sono conservati numerosi reperti tra cui sculture, pale d’altare e frammenti decorativi provenienti dalla Cattedrale. Inoltre nel museo sono esposti gli Avori Salernitani: tessere decorate su avorio e raffiguranti scene del Vecchio e del Nuovo Testamento, che una volta decoravano l’antico altare della Cattedrale.


Di grande valore artistico è la CRIPTA che custodisce le spoglie mortali di San Matteo. La leggenda della traslazione vuole che le reliquie siano state portate a Salerno da Gisulfo I nel X secolo ed in seguito nel 1081, quando fu costruita la nuova cattedrale dedicata all’evangelista, furono deposte nella cripta destinata a custodirle. Agli inizi del XVII secolo la cripta fu restaurata in stile barocco su progetto dell’architetto Domenico Fontana e del figlio Giulio. La cripta ospita anche i resti dei Santissimi Martiri Salernitani Fortunato, Gaio, Ante e Felice, e le reliquie dei Santi Confessori. Sulla tomba di san Matteo, seminterrata, troneggia una statua bronzea e bifronte del medesimo, opera del 1605 dello scultore Michelangelo Naccherino. Tutti gli affreschi del soffitto sono opera del pittore tardo-manierista Belisa-rio Corenzio e raffigurano scene del Vangelo di Matteo, oltre ad alcuni episodi di storia salernitana (quali L’assedio della città da parte dei francesi). I marmi che racchiudono le antiche colonne e le pareti sono della metà del Settecento e sono opera del marmista napoletano Francesco Ragozzino; sulle pareti ci sono 20 statue raffiguranti San Giovanni Battista e i primi santi vescovi di Salerno.











(Prima) ALTARE di San MATTEO: La tomba di San Matteo è al centro della cripta, e rappresenta il Sancta Sanctorum. Si trova esattamente sotto l’altare maggiore della soprastante Cattedrale, è seminterrata, ed è costituita da un ampio baldacchino marmoreo recante gli stemmi dei Borbone, sul quale troneggia una statua bronzea e bifronte dell’Evangelista nell’atto di scrivere, opera del 1605 dello scultore Michelangelo Naccherino. Immediatamente sotto di essa, in una celletta, è racchiusa la scatola in cui si raccoglieva la “Manna di San Matteo“. Ai lati dell’altare, vi sono 8 candelabri dorati che furono donati all’inizio dell’Ottocento dalla Scuola medica salernitana. La tomba vera e propria è raggiungibile mediante una scala aperta solo nel dopoguerra, e visibile da una finestrella circolare: ha un assetto molto semplice, rappresentato da una lastra marmorea con frammenti decorativi bizantini, sotto la quale sono conservate le due urne con i resti. Su una colonnina rivestita in rame, visibile sul fondo della lastra, si raccoglieva la “Manna di San Matteo“.











