La CERTOSA di Padula, o di San LORENZO, è una certosa situata a Padula, nel Vallo di Diano. Si tratta della prima certosa ad esser sorta in Campania, anticipando quella di San Martino a Napoli e di San Giacomo a Capri.

Occupando una superficie di 51.500 m² contando su tre chiostri, un giardino, un cortile ed una chiesa, la CERTOSA è uno dei più sontuosi complessi monumentali barocchi del sud Italia nonché la più grande certosa a livello nazionale e tra le maggiori d’Europa. Dal 1957 ospita il Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale e fu dichiarata nel 1998 patrimonio dell’umanità dall’UNESCO assieme ai vicini siti archeologici di Velia, Paestum, al Vallo di Diano e al parco nazionale del Cilento. Dal dicembre 2014 fa parte dei beni gestiti dal Polo museale della Campania. Nel 2017 ha fatto registrare 87.626 visitatori. I lavori alla certosa iniziarono per volere di Tommaso II Sanseverino, sotto la supervisione del priore della Certosa di Trisulti, il 28 gennaio 1306 sul sito di un preesistente cenobio. Il 17 aprile dello stesso anno, poi, il re Carlo II lo Zoppo ne confermò la fondazione. Per la sua bellezza, la Certosa è stata adoperata in numerose occasioni come set cinematografi-co. Tra i film qui realizzati sono da citare C’era una volta (1967) di Francesco Rosi con Sophia Loren ed Omar Sharif, ambientato nell’epoca della dominazione spagnola e in cui viene citata la famosa leggenda della frittata di mille uova, e Cavalli si nasce (1989) di Sergio Staino con David Riondino e Paolo Hendel ambientato in epoca borbonica.




L’ingresso alla certosa avviene dal lato orientale dove, varcata la porta d’ingresso, ci si immette in un ampio cortile a forma rettangolare chiuso a braccia da due corpi di fabbrica. Il cortile era un tempo il punto che più di ogni altro aveva contatto con l’esterno; su questo affacciavano infatti i siti di produzione del complesso: le speziere, le scuderie, le stalle, le lavanderie, i granai, la farmacia e le officine. L‘atrio è caratterizzato inoltre lungo la parete destra da una fontana di ignoto autore del Seicento, mentre in prossimità della scala di accesso, invece, ai due lati della facciata ci sono gli accessi ai giardini che circum-navigano il complesso. Fa infine parte delle aggiunte del XVIII secolo la torre degli Armigeri che insiste al vertice alto del cortile, lungo la cinta muraria esterna della certosa. La Facciata principale che dà accesso all’intero monastero risale al Cinquecento, seppur ci furono rimaneggiamenti in stile barocco nel corso del Settecento. Risalgono infatti al 1718 le quattro sculture entro altrettante nicchie eseguite da Domenico Antonio Vaccaro e raffiguranti, da sinistra a destra: San Bruno, San Paolo, San Pietro e San Lorenzo. I busti presenti al secondo piano ritraggono invece i quattro evangelisti, la Madonna e Sant’Anna, mentre ancora più in alto, è la scultura della Madonna al centro, con ai lati due putti e poi i busti della Religione e Perseveranza. Probabilmente i lavori settecenteschi alla facciata terminarono nel 1723, data riportata sotto la scritta Felix coefi porta posta ai piedi della scultura della Vergine in alto a tutto alla facciata.

FONTANA di autore ignoto. Decora il braccio destro della corte ed, è alta quanto la parete, la cui datazione risale al 3° decennio del XVIII secolo. E’ composta da una semplice scatola quadrangolare, articolata da lesene, aperta da un alveo arcuato. Al suo centro l’acqua funziona come una scultura mobile che si innalza e cade a cascata da una struttura piramidale. Due monumentali leoni decorano la base, mentre l’altezza è delimitata da una loggia barocca. Questa è sormontata da 3 statue dell’Ordine certosino con al centro quella di San Lorenzo.












CHIOSTRO della FORESTERIA (4): Entrati nell’edificio, si giunge ad una sala interamente affrescata da Francesco De Martino, pittore attivo nella certosa dopo il primo decennio del Settecento, che anticipa l’accesso al chiostro della Forestiera. Il chiostro risale ai rifacimenti cinquecenteschi: sono databili al 1561 infatti la fontana marmorea centrale, il portico e la loggia. L’architettura è molto vicina ai modi dell’architetto toscano Giovanni Antonio Dosio, questi molto attivo a Napoli e già operante nella certosa di San Martino. Il piano superiore, i cui ambienti servivano per ospitare le illustri personalità che soggior-navano nella certosa, è interamente affrescato da ignoto napoletano paesaggista con scene di Paesaggi. Tra i cicli di affreschi, una porta conduce alla cappella di Sant’Anna, caratterizzata da decorazioni in stucco settecentesco di gusto barocco siciliano. Il piano inferiore del chiostro è caratterizzato da sculture in gesso ottocentesche lungo il porticato raffiguranti: Madonna in gloria, San Giuseppe, San Bruno, San Lorenzo e San Michele Arcangelo. Risale ai primi del cinquecento invece la scultura in pietra della Madonna col Bambino. Si affaccia sul chiostro la torre dell’orologio, mentre altre porte al piano infe-riore conducono ad altri ambienti della certosa, come la cappella dei Morti, le ex celle dei monaci e la chiesa.









La CUCINA fu riadattata a tale destinazione solo sul finire della prima metà del Settecento, in contemporanea con i lavori di adeguamento del chiostro del Cimitero e degli ambienti a esso circostanti. L’elemento centrale che salta subito all’occhio è la grande cappa posta al centro, su una grande fornace centrale decorata alla base da mattonelle maiolicate. Sulla parete di fondo della sala è invece il grande affresco della Deposizione di Cristo datato 1650 e firmato “Anellus Maurus“, probabilmente un monaco. Tale testimonianza, così come la forma architettonica rettangolare della sala con volte a botte, esclude con quasi assoluta certezza che in quell’ambiente, almeno prima del 1742, anno in cui finirono i lavori di restauro di quell’ala del monastero, ci fosse una cucina. La sala era invece destinata molto più probabilmente a Capitolo o Refettorio della certosa. Alle spalle della cucina, delle scale conducono al seminterrato, dove ci sono le cantine in cui veniva conservato il vino, mentre all’esterno è il piccolo chiostro della cucina, dove una vasca in pietra al centro dello spazio era usata per far fermentare il vino prodotto dai monaci.





Il Chiostro del Cimitero risale alla prima metà del Settecento, probabilmente di Domenico Vaccaro, quando i lavori di ammoderna-mento trasformarono il vecchio cimitero dei conversi del 1552 in chiostro. Le pareti sotto il porticato sono ricche di targhe, lapidi, sculture, rilievi, iscrizioni ed edicole funerarie. Una porta conduce alla cappella del Fondatore, così chiamata in quanto custodisce il sepolcro di Tommaso Sanseverino, fondatore del monastero certosino. L’opera in questione appartiene alla cerchia di Diego De Siloé, scultore catalano del Cinquecento. Il Sanseverino è raffigurato nel monumento come un guerriero dormiente, sopra il sarcofago su cui è scolpito in alto lo stemma della famiglia e con attorno una cornice marmorea contenente una scultura della Madonna col Bambino. La postura con la quale è ritratto il nobile, “semigiacente” col capo sorretto da un braccio e gambe incrociate, è tipica del Rinascimento napoletano, divenuta dominante in città nel corso del primo Seicento grazie soprattutto a Michelangelo Naccherino e Giovan Domenico d’Auria.




