Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

SALERNO: CERTOSA di PADULA o di San LORENZO (2° PARTE)

La CERTOSA di Padula, o di San LORENZO, è una certosa situata a Padula, nel Vallo di Diano. Si tratta della prima certosa ad esser sorta in Campania, anticipando quella di San Martino a Napoli e di San Giacomo a Capri. Nell’immagine in evidenza: ”Nozze di Cana” di Francesco D‘ELIA.

REFETTORIO: Dal chiostro si ha accesso inoltre anche al refettorio. Questo risale alle aggiunte settecentesche della certosa, probabilmente edificato tra il 1438 e 1742, di forma rettangolare e caratterizzato da mobilia lignea dell’epoca, da un affresco ritraente le Nozze di Cana, databile al 1749 ed eseguito da Francesco D’Elia, da un pulpito sorretto da un’aquila con due bassorilievi raffiguranti il Martirio di san Lorenzo e la Morte di san Bruno; infine, la sala ha un pavimento in marmi policromi, mentre alle pareti laterali, spazi bianchi comprovano l’assenza di alcuni dipinti trafugati durante la soppressione del periodo francese. Adiacente alla sala è il chiostro del Refettorio, piccolo ma prezioso in quanto rappresenta un ulteriore lascito dell’originario impianto trecentesco del complesso. Lungo il porticato la pavimentazione in terracotta è caratterizzata da una “fetta” in maioliche raffiguranti la scena mitologica di Esculapio che nutre il serpente, molto probabilmente proveniente da altro luogo del monastero andato distrutto. Sempre dal chiostro del Cimitero, infine, si giunge alla cucina del monastero dalla quale poi si sviluppano altri ambienti.

Alla Biblioteca si accede percorrendo il corridoio che porta al chiostro grande e, proprio in prossimità dello stesso, accedendo ad una porta sulla sinistra immediatamente dopo l’ingresso all’appartamento del priore. A quel punto, tramite una piccola scala elicoidale in pietra della metà Quattrocento, compiendo circa un giro e mezzo, si arriva dinanzi al portale d’entrata su cui insiste nel timpano la scritta Da sapienti occasionem et addetur ei sapientía (offri al saggio l’occasione e la sua sapienza crescerà). La biblioteca conservava fino ai furti avvenuti immediatamente dopo il restauro del regno borbonico del 1811 circa 20.000 volumi. Di questi oggi solo un decimo è conservato ancora nella certosa, il resto è disperso o conservato nella biblioteca Nazionale di Napoli. La volta della sala è decorata da una grande tela di Leonardo Olivieri, datata 1763 e raffigurante l’Aurora col suo carro, il Giudizio Universale e l’Allegoria della scienza. Altre decorazioni a fresco lungo le pareti sono di Filippo Pascale del 1769, mentre il pavimento maiolicato settecentesco è opera di Donato e Giuseppe Massa, artigiani già attivi al chiostro maiolicato di Santa Chiara a Napoli.

Sopra: Nicola MALINCONICO, “San Bruno consegna la regola ai monaci Certosini” – Olio su tela.

Dopo: Nicola MALINCONICO, “Apparizione di san Lorenzo ad alcuni monaci Certosini” – Olio su tela.

L’appartamento del PRIORE si sviluppa nelle circa dieci sale che si sviluppano verso sud del complesso, la cui porta d’ingresso precede di poco quella della scala elicoidale che conduce alla biblioteca. Nelle sale che lo compongono sono conservate alcune testimonianze settecentesche della certosa, come la cappella San Michele Arcangelo, decorata da stucchi, mobilia ed affreschi barocchi del Settecento. Ad Alessio D’Elia sono attribuiti i cicli sulla volta e nelle pareti ritraenti l’Immacolata e Storie di San Michele. Le sale ospitano altresì il Museo archeologico provinciale della Lucania occidentale, nato nel 1957 con lo scopo di accogliere i reperti archeologici rinvenuti in quella zona geografica. L’appartamento consta anche di un chiostro del XVIII secolo che si sviluppa alla fine delle camere, alle spalle delle celle dei certosini, sul lato meridionale del chiostro grande, e che collega direttamente la certosa con i giardini a sud del complesso monastico. Il chiostro, di forma rettangolare allungata, è caratterizzato da una loggia con soffitto cassettato e con affreschi alle pareti ritraenti Paesaggi, attribuiti a Domenico Gargiulo, mentre in fondo in una nicchia è la scultura in pietra della Madonna col Bambino che sovrasta una fontana, a destra invece, di fronte al cancello che dà ai giardini, un’altra fontana settecentesca decora la parete.

SCALONE ELLITTICO (19): Sul lato estremo occidentale del complesso, risalente all’ultimo quarto del Settecento, è il monumentale scalone ellittico. Chiuso all’esterno da una torre ottagonale, lo scalone conduce al primo piano del chiostro grande, utilizzato dai monaci di clausura per la loro “passeggiata settimanale”. Nei documenti del 1763 di Thomas Salmon l’opera non viene citata, mentre ciò avviene per la prima volta nel 1779, dunque è entro questo arco temporale che si fa collocare l’edificazione dello scalone. L’opera è frutto di Gaetano Barba, architetto allievo di Luigi Vanvitelli che operò dagli anni settanta del Settecento in certosa per compiere la galleria al primo piano del chiostro grande. Probabilmente il progetto è invece di Ferdinando Sanfelice, maestro napoletano ideatore di questo tipo di architettura a doppia rampa. Il materiale usato per l’opera, secondo fonti dell’epoca costata ben 64.000 ducati, è la pietra di Padula. Al centro dello scalone è lo stemma della certosa di San Lorenzo: mitria vescovile (il priore era comunque un vescovo), la corona di marchese, il bastone pastorale vescovile, il simbolo di san lorenzo (la graticola) ed infine la fiaccola, che rivolta verso l’alto avrebbe significato anni di buon augurio, rivolta verso il basso, anni di miseria. Salendo lo scalone, la torre ottagonale che lo chiude dall’esterno è caratterizzato da sette finestroni aperti verso il giardino all’italiana, di rifacimento settecentesco che utilizzavano i monaci di clausura per le loro uscite durante le festività. Da qui, infine, si sviluppa tutta l’area verde che circonda le mura esterne del complesso.

PARCO e GIARDINI: I giardini della certosa si sviluppano tutti intorno al complesso, rientranti comunque nei confini delimitati dalle mura esterne. Alle spalle dello scalone monumentale, è il desertum, giardino all’italiana settecentesco usato dai monaci di clausura e dal priore durante le loro uscite esterne, per i monaci consentite solo durante le festività. Probabilmente è il sentiero più antico del parco, fatto durante l’espansionismo settecentesco, anche se originariamente era caratterizzato da più viali e da frutteti e vigneti. Quando i monaci di clausura non potevano usufruire dello spazio, allora questo così come quelli circostanti erano usati dai monaci conversi (dunque non di clausura) che li utilizzavano per le loro attività commerciali con l’esterno. Nei giardini sono collocate alcune edicole sacre, fontane ed una cappella dedicata a Maddalena.

Il CHIOSTRO GRANDE, opera iniziata alla fine del Cinquecento e finita nella prima metà del Seicento, la parte inferiore, e in quella del Settecento, nella parte superiore. Si tratta di uno degli elementi di maggior spicco sotto il profilo architettonico e artistico della certosa, fungente da punto di congiunzione tra la zona di clausura del monastero e quella più “rivolta all’esterno”. Il chiostro (104 × 150 m) conta due ordini di portici su un totale di 84 pilastri, con volta ad arco a tutto sesto, sopra le quali sono i bassorilievi raffiguranti i Padri fondatori degli ordini religiosi, Santi ed Angeli. Al piano superiore è la passeggiata settimanale che facevano i padri quando uscivano dalla clausura, mentre al piano inferiore, ci sono gli ambienti in cui vivevano i monaci in clausura. Le celle dei monaci certosini di clausura sono in totale 26, ognuna delle quali è costituita da 3 o 4 stanze più una loggia che si apre su un piccolo giardino. Tra esse, sono lungo le pareti del porticato delle finestrine grazie alle quali veniva portato il cibo ai monaci di clausura. Inoltre sempre lungo le mura del porticato del chiostro sono collocate diverse decorazioni in stucco e una fontana dello scultore locale Andrea Carrara, in prossimità della porta che conduce alla biblioteca. Quattro vie tagliano a croce il giardino, al cui centro è collocata una fontana del 1640. Sul versante orientale invece è il cimitero dei monaci, recintato da una balaustra sulla quale sono scolpiti teschi ed altri simboli di morte; il cimitero è datato 1729 e fu eseguito su un progetto anteriore di Cosimo Fanzago, sostituendo probabilmente nell’uso quello del chiostro del Cimitero della certosa.

Di matrice michelangiolesca, esso infatti richiama quello della basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, il chiostro è vasto circa 15.000 m² (5.000 in più di quello romano) tanto da renderlo il più grande del mondo. Seppur derivante dalle aggiunte cinquecentesche del complesso, esso mostra prevalentemente caratteristiche derivanti dai lavori di restauro avvitati nel corso della prima metà del XVII secolo. I lavori sono attribuiti a Cosimo Fanzago ed alla sua bottega, in particolar modo per quanto riguarda il pavimento in pietra, il porticato al pian terreno e il cimitero dei Padri, realizzato quest’ultimo nel corso del Settecento (quindi a morte avvenuta del Fanzago, di cui rimane quindi il progetto) e che riconduce a quello della certosa di San Martino di Napoli che, seppur postuma alla certosa di San Lorenzo, è stata evidentemente d’ispirazione per l’assetto decorativo cimiteriale del chiostro grande visto che la datazione dello stesso nella certosa napoletana è anteriore a quella di Padula. Sul lato opposto dell’ingresso principale al chiostro, infine, è la monumentale scala ellittica.

Condividi questo articolo con altri appassionati 

Scopri le meraviglie

scegli un comune da visitare

E scopri le chiese, i musei e i luoghi meravigliosi che ogni territorio ti offre. Vai alla ricerca per Comuni >>