Il Giro delle Chiese

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ROMA: MUSEI VATICANI (2° Parte)

Musei Vaticani sono il polo museale della Città del Vaticano, in Roma. Fondati da papa Giulio II nel XVI secolo, occupano gran parte del vasto cortile del Belvedere e sono una delle raccolte d’arte più grandi del mondo, dal momento che espongono l’enorme collezione di opere d’arte accumulata nei secoli dai papi: la Cappella Sistina e gli appartamenti papali affrescati da Michelangelo e Raffaello sono parte delle opere che i visitatori possono ammirare nel loro percorso. Benché i musei si trovino interamente in territorio vaticano, il loro ingresso si trova in territorio italiano, in viale Vaticano 6 a Roma. Nell’immagine in evidenza: Il gruppo scultoreo di Lacoonte e i suoi figli.

SALA XI (BAROCCI): La Sala accoglie gli artisti del tardo ‘500. Sono presenti pittori come Ludovico Carracci autore della Trinità con Cristo morto e Angeli che mostrano gli strumenti della Passione del 1590 circa, opera giunta dalla Collezione del cardinale Flavio Chigi e probabile cimasa di una pala d’altare o sopraporta di una sacrestia, e Giorgio Vasari con la Lapidazione di Santo Stefano, pala d’alta-re dalle dimensioni imponenti dipinta nel 1571 per la cappella di Santo Stefano situata nell’ala del Palazzo Pontificio fatta costruire da Pio V (1566-1572). Di Federico Barocci sono il Riposo durante la fuga in Egitto (noto come “Madonna delle ciliegie“) dipinto dal felice cromatismo identificato nell’opera commissionata all’artista dal perugino Simonetto Anastagi intorno al 1573, e l’Annunciazione, pala d’altare realizzata per la cappella di Francesco Maria II della Rovere, duca di Urbino, nella basilica di Loreto e datata intorno al 1584: tela ridipinta tuttavia in molte sue parti per riparare i danni subiti dai trasporti e dai malaccorti restauri. Sullo sfondo della scena sacra si ravvisa uno scorcio notturno del quartiere urbinate di Valbona e la fiancata occidentale del Palazzo Ducale.

SALA XII (CARAVAGGIO): La Sala, dalla particolare forma ottagonale, conserva importanti pitture a olio eseguite da artisti del primo periodo barocco. Tra le opere presenti la Crocifissione di san Pietro di Guido Reni, pala d’altare su tavola del 1605 commissionata dal cardinale Pietro Aldobrandini per la chiesa di San Paolo alle Tre Fontane; il Martirio di sant’Erasmo di Nicolas Poussin, pala realizzata nel 1629 per l’altare del transetto destro del-la basilica di San Pietro in Vaticano; la Comunione di San Gerolamo del Domenichino, olio su tela eseguito per la Congregazione di San Gerolamo della Carità dell’omonima chiesa in via Monserrato a Roma.

OPERE presenti in sala: – Caravaggio – Deposizione dalla croce; – Domenichino – Comunione di san Girolamo; – Guercino – Santa Maria Maddalena penitente; – Guercino – Incredulità di San Tommaso Nicolas Poussin – Martirio di sant’Erasmo; – Guido Reni – Crocifissione di san Pietro – Guido Reni – Madonna col Bambino e i Santi Tommaso e Girolamo (Pala Olivieri); – Guido Reni – San Matteo e l’angelo; – Andrea Sacchi – Visione di San Romualdo; – Andrea Sacchi – Messa di San Gregorio; – Jean Valentin – Martirio dei Santi Processo e Martiniano

SALA XIII (PIETRO da CORTONA) – OPERE presenti in sala:Pietro da Cortona – Visione di San Francesco; – Pietro da Cortona – Davide uccide il leone; – Pietro da Cortona – Davide uccide il gigante Golia; Orazio Gentileschi – Giuditta e l’ancella con la testa di Oloferne; – Nicolas Poussin – Vittoria di Gedeone sui Madianiti; – Guido Reni – La Fortuna trattenuta da Amore; Andrea Sacchi – Interno di Santa Maria in Vallicella: canonizzazione di San Filippo Neri; – Gerard Seghers e Jan Wildens – San Francesco Saverio; – Gerard Seghers e Jan Wildens – Sant’Ignazio di Loyola.

SALA XIV (Carlo MARATTA) – OPERE presenti in sala: – Carlo Maratta – Ritratto di Clemente IX; Giovan Battista Gaulli – Concerto di angeli; Giovan Battista Gaulli – Visione di San Francesco Saverio; Andrea Belvedere – Fiori e Frutta; Jacques Courtois – Battaglia; Andrea Camassei – San Pietro battezza i Santi Processo e Martiniano; Bartolomé Esteban Murillo – Martirio di San Pietro d’Arbues; Pietro Navarra (?) – Natura morta con elementi classici e frutta; – Pietro Navarra (?) – Natura morta con elementi classici e frutta; Giovanni Battista Salvi – Madonna con il Bambino; Daniel Seghers e Erasmus Quellinus il Giovane – Ghirlanda di fiori con la Madonna e il Bambino; Daniel Seghers e Hendrick van Balen – Ghirlanda di fiori con Sant’Ignazio; Daniel Seghers e Cornelis Schut I (?) – Ghirlanda di fiori con San Goswino martire; Daniel Seghers e Erasmus Quellinus il Giovane – Ghirlanda di fiori con “Ecce Homo”.

SALA XV (CRESPI):OPERE presenti in sala: Pompeo Batoni – San Giovanni Nepomuceno davanti alla Vergine; Pompeo Batoni – Ritratto di Pio VI; Sebastiano Conca – Deposizione; Sebastiano Conca – Cristo nell’orto; Sebastiano Conca – Miracolo di San Turibio di Lima; Giuseppe Maria Crespi – Sacra Famiglia; Giuseppe Maria Crespi – Ritratto di Benedetto XIV; – Donato Creti – Osservazioni astronomiche; Giovanni Battista Crosato – Madonna col Bambino con Sant’Antonio da Padova e un Santo Vescovo; Gaetano Gandolfi – Trionfo della Fede; Pier Leone Ghezzi – Martirio di San Clemente; Thomas Lawrence – Ritratto di Giorgio IV d’Inghilterra; Francesco Mancini – Riposo durante la fuga in Egitto; Francesco Mancini – Lotta fra Amore e Pan; Francesco Trevisani – Cristo e la Samaritana al pozzo.

(Sopra) Giuseppe Maria CRESPI: “Sacra famiglia” – 1712 – Olio su canvas (tela: tessuto con armatura in tela, dalla trama larga e grossolana) – cm 248×192. La tela è una delle opere più significative dell’artista. Al centro del quadro sono raffigurati la Madonna con il Bambino sulle ginocchia, alla sua sinistra Giovanni Battista, accanto a lui sant’Elisabetta e Zaccaria, e più in là Gioacchino; alla destra della Madonna, sant’Anna prepara la culla; in secondo piano è visibile san Giuseppe. Sulla fascia tolta dalla croce di Giovanni Battista, il Bambino Gesù legge la profezia della sua missione sacrificale: ecce agnus dei. Nel quadro regna un’atmosfera di tensione mistica, in cui tutti gli astanti vivono, ciascuno in maniera individuale, l’istante della rivelazione.

SALA XVI (WENZEL PETER) – OPERE presenti in sala: Wenzel Peter – Autoritratto – Combattimento di una zebra con un leopardo – Gufo con preda e paesaggio – Tigre – Combattimento di un leone con una tigre – Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre (Dopo) .

COLLEZIONE d’ARTE RELIGIOSA MODERNA: La Collezione d’arte religiosa moderna: raccoglie opere di artisti come Francis Bacon, Carlo Carrà, Marc Chagall, Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Venanzo Crocetti, Felice Mina, Paul Gauguin, Wassily Kandinsky, Henri Matisse e Vincent van Gogh. La Collezione d’arte religiosa moderna, o anche Collezione d’arte contemporanea, è una sezione dei Musei Vaticani, distribuita in 52 sale e salette nell’Appartamento Borgia del Palazzo Apostolico medievale, nei due piani delle “Salette Borgia” ed in alcuni spazi sotto la Cappella Sistina. La collezione ospita circa 8000 opere di quasi 250 artisti, tra cui:

(Dopo) Giorgio De CHIRICO: “Natività” – Olio su tela – Particolare. Giorgio De Chirico è di solito ricordato soprattutto per la sua pittura metafisica. Ma molto im-portanti sono anche le sue opere dedicate al sacro. Questa rappresentata è un particolare della Natività in cui compaiono alcuni tratti tipici del pittore: lo sfondo indefinito, i colori molto vari e il tempo sospeso.

MUSEO PIO – CLEMENTINO: Il Museo Pio-Clementino è il complesso più grande dei Musei Vaticani, sistemato nel Palazzetto del Belvedere. papa Clemente XIV fondò il museo vaticano Pio-Clementino nel 1771, e originariamente fu adibito alla raccolta di opere antiche e rinascimentali. Il museo e la sua collezione furono ampliati dal successore papa Pio VI. Oggi il museo ospita antiche sculture greche e romane. Il museo oggi è collocato in 12 sale, comprensive del Cortile Ottagono, e ospita importanti collezioni di epoca greca e romana. Il percorso standardizzato per la visita si svolge in senso opposto alla numerazione originaria delle sale, cominciando dalla Galleria dei Candelabri e dalla Sala della Biga, e proseguendo nei seguenti ambienti: XII – Vestibolo Quadrato; X – Gabinetto dell’Apoxyómenos; XI – Vestibolo; VIII – Cortile Ottagono, sul quale si affacciano: il gabinetto dell’Apollo (Apollo del Belvedere); il gabinetto del Laocoonte (Gruppo del Laocoonte); il gabinetto dell’Hermes; il gabinetto del Canova; IV – Sala degli Animali; V – Galleria delle Statue (Amazzone Mattei); VI – Sala dei Busti VII – Gabinetto delle Maschere (Afrodite Cnidia); III – Sala delle Muse (Torso del Belvedere) – II – Sala Rotonda (Ercole del Teatro di Pompeo, Era Barberini); I – Sala a Croce Greca.

(Sopra) Il gruppo scultoreo di LACOONTE e i suoi FIGLI, noto anche semplicemente come Gruppo del LACOONTE, è una scultura ellenistica della scuola rodia, in marmo (h 242 cm). E’ nel cortile Ottagono.

Il gruppo scultoreo di Laocoonte e i suoi figli, noto anche semplicemente come Gruppo del Laocoonte, raffigura il famoso episodio narrato nell’Eneide che mostra il sacerdote troiano Lacoonte e i suoi figli assaliti da serpenti marini. L’opera è probabilmente una copia romana della versione originale in bronzo. Plinio raccontava di aver visto una statua del Laocoonte nella casa dell’imperatore Tito, attribuendola a tre scultori provenienti da Rodi: Agesandro, Atenodoro e Polidoro. La statua fu trovata il 14 gennaio del 1506 scavando in una vigna sul colle Oppio di proprietà di Felice de Fredis, nelle vicinanze della Domus Aurea di Nerone: l’epitaffio sulla tomba di Felice de Fredis in Santa Maria in Aracoeli ricorda l’avvenimento. Allo scavo, di grandezza stupefacente secondo le cronache dell’epoca, assistettero di persona, tra gli altri, lo scultore e pittore Michelangelo e l’architetto Giuliano da Sangallo. Questi era stato inviato dal papa a valutare il ritrovamento, secondo la testimonianza di Francesco, giovane figlio di Giuliano (che, ormai anziano, ricorda l’episodio in una lettera del 1567). Secondo questa testimonianza fu proprio Giuliano da Sangallo a identificare i frammenti ancora parzialmente sepolti con la scultura citata da Plinio. Esistono comunque testimonianze coeve che danno la stessa identificazione della scultura appena rinvenuta.

Il gruppo statuario raffigura la fine di Laocoonte e dei suoi due figli Antifate e Timbreo mentre sono stritolati da due serpenti marini, come narrato nel ciclo epico della guerra di Troia, ripreso successivamente nell’Eneide da Virgilio, in cui è descritto l’episodio della vendetta di Atena, che desiderava la vittoria degli Achei, sul sacerdote troiano di Apollo, che cercò di opporsi all’ingresso del cavallo di Troia nella città. La sua posa è instabile perché nel tentativo di liberarsi dalla stretta dei serpenti, Laocoonte richiama tutta la sua forza, manifestando con la più alta intensità drammatica la sua sofferenza fisica e spirituale. I suoi arti e il suo corpo assumono una posa pluridirezionale e in torsione, che si slancia nello spazio. L’espressione dolorosa del suo viso unita al contesto e la scena danno una resa psicologica caricata, quasi teatrale, come tipico delle opere del “barocco ellenistico“. La resa del nudo mostra una consumata abilità, con l’enfatica torsione del busto che sottolinea lo sforzo e la tensione del protagonista. Il volto è tormentato da un’espressione pateticamente corrucciata. Il ritmo concitato si trasmette poi alle figure dei figli. I lineamenti stravolti del viso di Laocoonte, la sua corporatura massiccia si contrappongono alla fragilità e alla debolezza dei fanciulli che implorano, impotenti, l’aiuto paterno: la scena suscita commozione ed empatia nell’animo di chi guarda. La statua è composta da più parti distinte, mentre Plinio, in effetti, descrisse una scultura ricavata da un unico blocco marmoreo (ex uno lapide). Tale circostanza ha creato sempre molti dubbi di identificazione e attribuzione.

(Prima): PERSEO TRIONFANTE è una scultura in marmo, opera di Antonio CANOVA rea-lizzata tra il 1797 e il 1801. Misura in altezza 235cm. Dapprima l’opera doveva essere destinata a Giuseppe Bossi per il Foro Bonaparte a Milano; invece la statua fu acquistata da papa Pio VII nel 1802 e fu collocata in sostituzione all’Apollo del Belvedere, da cui Canova trasse l’ispirazione per la statua, portato dai francesi a Parigi fino al 1815. La statua rappresenta Perseo trionfante dopo aver tagliato la testa di Medusa, una delle tre Gorgoni. L’eroe è munito di un copricapo alato, dei sandali di Mercurio e del falcetto da questi regalatogli per decapitare Medusa. L’opera fu scolpita da Antonio Canova (1757-1822) nel giro di pochi mesi, tra la fine dell’anno 1800 e i primi mesi del 1801.

(Prima): L’ERCOLE del Teatro di Pompeo è una delle 2 statue di bronzo greco-romane a grandezza intera che ci sono giunte e che dimostrano la reazione degli scultori ellenistici e romani classicheggianti allo stile di Lisippo. L’altra è l’Ercole del Foro Boario. E’ una scultura in bronzo dorato, scoperta nel 1864 nei pressi del Teatro di Pompeo. Fu sepolta con cura sotto le piastrelle protettive, con inciso FCS (fulgor conditum summanium), indicando che era stato colpito da un fulmine ed era stato accuratamente sepolto sul posto. Si tratta di un bronzo romano classicheggiante dei primi anni del II secolo, che aderisce allo stesso canone delle proporzioni di Lisippo. La figura si appoggia leggermente sulla clava tenuta in verticale; la pelle del leone di Nemea è drappeggiato sul suo avambraccio sinistro. Mostra caratteristiche simili all’Ercole del Foro Boario: entrambe le sculture mostrano il chiasmo tipico dello stile di Lisippo, in cui il peso della figura è tutto su un piede. Anche se la loro muscolatura è esagerata, sono in netto contrasto con il barbuto, corpulento e forse più familiare Ercole Farnese. La statua si trova nellA sala rotonda.

MUSEO MISSIONARIO-ETNOLOGICO: venne fondato da Pio XI nel 1926, accoglie opere, in prevalenza di carattere religioso, provenienti da tutte le parti del mondo; è composto soprattutto da doni fatti al papa. La sua storia ha origine con la fine dell’Esposizione Universale Missionaria, che il Santo Padre Pio XI volle promuovere in occasione del Giubileo del 1925, Anno Santo a cui volle dare una profonda peculiarità missionaria. In ventiquattro padiglioni appositamente costruiti, per l’occasione, nei Giardini Vaticani venne documentata l’attività missionaria della Chiesa fin dalle origini. L’Esposizione ebbe un successo internazionale e la maggior parte degli oggetti in mostra dettero vita al Museo Missionario Etnologico, quando l’anno seguente Papa Pio XI decise di istituire questo museo per accogliere molte delle opere che erano state esposte e che in seguito erano state donate al pontefice. Il museo, istituito il 12 novembre 1926 con il motu proprio Quoniam tam, viene inaugurato nel dicembre dell’anno successivo. Inizialmente la sua sede era nel Palazzo del Laterano, poi, con Giovanni XXIII fu spostato nell’attuale sede, e nuovamente inaugurato con Paolo VI. Il museo accoglie, oltre agli oggetti delle culture extraeuropee provenienti dall’Esposizione Universale Missionaria, anche i doni fatti dalle congregazioni religiose missionarie o da privati ai diversi pontefici. Il museo custodisce, tra le altre opere, anche il museo borgiano, ossia il museo che ospitava gli oggetti raccolti dal Cardinale Stefano Borgia o donati dai missionari a Propaganda Fide, fin dalla sua fondazione nel 1622. Il museo è organizzato in 2 percorsi: il percorso aperto al pubblico, dove gli oggetti esposti sono suddivisi per aree geografiche; un secondo percorso, aperto solo su richiesta, dove è possibile ammirare e studiare gli altri oggetti non esposti al pubblico, ma organizzati sempre con lo stesso criterio geografico.

MUSEO GREGORIANO EGIZIO: Fa parte dei Musei Vaticani. Fondato da papa Gregorio XVI nel 1839, il museo ospita una vasta collezione di reperti dell’antico Egitto. Il materiale esposto comprende papiri, mummie, iscrizioni geroglifiche, il famoso Libro dei morti e la Collezione Grassi. La maggior parte del materiale proveniente dalla Villa d’Adriano, a Tivoli, ed è disposto su 9 sale, di cui le ultime due ospitano opere della Mesopotamia antica e dell’Assiria. – Sala I – Vi si trovano collezioni di oggetti e monumenti (stele, statue, oggetti diversi) con iscrizioni datanti dell’Antico Regno all’epoca cristiana. – Sala II – Sono esposti oggetti del culto funerario dell’antico Egitto. – Sala III – Vi è ricostruita parte della decorazione del Serapeum della Villa Adriana di Tivoli. – Sala IV – La sala raccoglie copie di statue e bassorilievi ad imitazione di originali egizi, ma scolpiti in Italia in epoca imperiale romana per decorare templi o luoghi sacri a Roma e dintorni.

MUSEO GREGORIANO ETRUSCO: Esso fu fondato da papa Gregorio XVI nel 1836 per raccogliere le opere che all’inizio dell’Ottocento venivano scoperte con scavi archeologici nelle città dell’Etruria che a quell’epoca erano parte dello Stato Pontificio. Con la scomparsa dello Stato della Chiesa cessarono le acquisizioni sul campo, mentre il museo si arricchì tramite acquisti o donazioni, tra cui quelle di Falcioni nel 1898, di Benedetto e Giacinto Guglielmi nel 1935 e 1987, e di Mario Astarita nel 1967. Il Museo è disposto su 22 sale ed accoglie opere e manufatti risalenti al IX-I secolo a.C. Esso si trova all’interno del Palazzetto di Innocenzo VIII (della fine del Quattrocento) e di un altro edificio del XVI secolo: in essi sono esposti affreschi di Federico BarocciFederico Zuccari e del Pomarancio.

(Dopo) MUSEO PIO CRISTIANO: Ospita opere dell’antichità cristiana, che fino al 1963 erano esposte nel palazzo del Laterano. Il museo venne fondato da Pio IX nel 1854, due anni dopo l’istituzione della Commissione di archeologia sacra, che aveva il compito di dirigere gli scavi nelle catacombe e tutelarne la conservazione; il museo doveva ospitare quei reperti la cui conservazione in loco era impossibile. Esso venne allestito a cura di Giuseppe Marchi e Giovanni Battista de Rossi. Il museo è composto di due grandi sezioni: la sezione che comprende i monumenti architettonici, scultorei e musivi; in essa si distingue in modo particolare la raccolta dei sarcofagi; e la sezione che raccoglie materiale epigrafico, suddiviso per età e soggetti; a causa del suo carattere specialistico, questa sezione è aperta solo agli studiosi, su richiesta.

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