Teramo è un comune italiano, capoluogo dell’omonima provincia in Abruzzo. La città ha origini molto antiche, riconducibili ai Piceni e ai Pretuzi, che dominavano fino al III secolo a.C. l’area di Aprutium, da cui il termine “Abruzzo”, prima del dominio romano. Nel nucleo antico di Teramo, di forma regolare, vi sono importanti resti del periodo preromano, romano e medievale.


Teramo: La città ha origini piuttosto antiche, riconducibili ai Piceni e i Pretuzi, che dominavano fino al III secolo a.C., prima del dominio romano, l’area di Aprutium, da cui il termine “Abruzzo”. Successivamente nel primo Medioevo, dal tardo XIII secolo sotto gli Angioini al XV secolo sotto gli Aragonesi, Teramo fu capitale di un distretto autonomo, rappresentato da famiglie locali quali i Melatino, in rivalità con il ducato di Atri, decadendo poi a capoluogo del distretto dell’Abruzzo Ultra, giustizierato fondato nel 1233 da Federico II di Svevia. Tra il Settecento e l’Ottocento, Teramo fu un notevole centro culturale, con personalità come Melchiorre Delfico e Francesco Savini. La città vanta un grande patrimonio artistico, incominciando dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta (XII secolo), che troneggia nella piazza Orsini, ricavata dallo smantellamento dell’anfiteatro romano e dal teatro del I secolo, testimonianze di una viva economia dell’antica Urbs Interamnia. Oltre ai due monumenti romani, sono state rinvenute varie domus e resti repubblicani ed imperiali. Di recente, malgrado pesanti modifiche urbanistiche negli anni 60, sono state rinvenute talune opere del passato romano nel Largo Sant’Anna, assieme al recupero della storica Cattedrale di Santa Maria Aprutiensis (oggi Sant’Anna dei Pompetti).

Borgo Medioevale: Situato sul piccolo colle di San Venanzio, poco distante da piazza Garibaldi, il (iniziato nel 1889 e terminato nel 1917) fu realizzato dall’artista teramano Gennaro Della Monica, da cui ha mutuato il nome. L’opera principale, che spicca fra gli altri fabbricati, è il Castello vero e proprio, situato nell’area più elevata del complesso. La costruzione ha un aspetto in parte neogotico, in parte moresco e in parte derivato da un miscuglio di stili che ne caratterizzano spiccatamente l’aspetto. Il complesso si compone di tre edifici secondari che, insieme al corpo maggiore, formano un vero e proprio borgo medioevale, organizzato in castello e case civili con merlature e giardini terrazzati. Il castello fu eretto sopra l’antica chiesa di San Venanzio, di cui sono stati riutilizzati materiali decorativi. L’interno è ricco di affreschi che ritraggono paesaggi campestri e non, opere di Della Monica, che vi dimorò fino alla fine. Il complesso maggiore è preceduto da un ingresso da finto ponte levatoio con torretta di controllo e arco maggiore. La struttura ha pianta rettangolare composta nella facciata da tre parti divise da pilastroni; da sinistra alla base ci sono due arcate gotiche cieche con una nicchia centrale decorata da statua, sormontata da un finestrone centrale a bifora con balconata, affiancato da altre nicchie con statue, a loro volta sormontate da ulteriori nicchie, per terminare con la sommità ornata da merlature. La porzione centrale alla base ha un portale romanico-gotico con lunetta ornata da un bassorilievo, sormontata nell’asse centrale da una finestra bifora, mentre nella porzione di destra, nel medesimo livello, tre finestre bifore gotiche ornano il prospetto. Anche l’interno è molto ricco di decorazioni decadenti, che dimostrano la conoscenza di Della Monica del gusto dei castelli gotici e delle cattedrali inglesi e francesi. Dopo la morte di Della Monica, nel 1917, il castello restò di proprietà dei suoi eredi, che in parte lo abitarono e in parte lo posero in locazione. Vincenzo Bindi, studioso di architettura medioevale abruzzese, propose l’acquisizione del sito da parte del comune di Teramo per destinarlo a museo civico. La proposta però venne accantonata, e iniziò un periodo di lento degrado della struttura, che ebbe il picco negli anni ’60, quando il sito, un tempo situato fuori dal contesto edilizio urbano, venne soffocato da strutture moderne, che ne oscurarono l’antico impatto paesaggistico.


La Piazza dei Martiri della libertà, un tempo nota come piazza Vittorio Emanuele II, è una piazza della città di Teramo. «Teramo venne, dopo i borghi e i lumi della valle; entrativi a notte, quando già vi passeggiavano gli ufficiali del presidio e della tutela con tutta la gente, e dal bar della piazza, sotto il bel portico, s’intravedeva in un elisio di luce a girar manopole d’ebano il garzone a tutto vapore, d’attorno la cattedrale nichelata degli espressi…». Sita nel cuore del centro storico, sull’asse viario principale formato dai corsi San Giorgio, De Michetti e Cerulli, insieme all’adiacente piazza Orsini è il vero centro della vita cittadina: oltre ad essere il punto nevralgico dello “struscio” serale, è sede, nel corso dell’anno, di numerose manifestazioni culturali, musicali e sportive. In essa si affacciano edifici storici e monumentali quali:
– Cattedrale: intitolata a santa Maria Assunta, è una delle opere artistiche di maggior pregio della città; edificata intorno al 1158, la cattedrale è dotata di due facciate, una delle quali si affaccia su piazza Martiri della libertà. Negli anni ’60 furono demolite delle case basse che occupavano tutto il lato dell’ingresso.
– Palazzo vescovile: edificio risalente al XIII secolo ma rifatto da vescovo Silverio Piccolomini nel XV secolo, un tempo collegato alla cattedrale attraverso l’arco di Monsignore del XVIII sec., demolito nel 1968; presenta una facciata con loggia medioevale su piazza Martiri della libertà ed eleganti portici duecenteschi nella parte posteriore, in piazza Orsini.
– Seminario diocesano: imponente complesso eretto su quello che nel 1597 era il convento di Santa Caterina, a sua volta posizionato a ridosso dei ruderi dell’anfiteatro romano, di cui permangono i resti nella zona dell’ex orto del seminario stesso.

ALTRE PIAZZE:
Piazza Orsini: questa piazza ha cambiato spesso nome nel corso degli anni: inizialmente era conosciuta come Piazza del Mercato in seguito al costume cittadino che la voleva come uno dei luoghi principali per la compravendita di merci; successivamente divenne Piazza del Municipio per la presenza di uno degli edifici principali della piazza, il municipio appunto che, nonostante le varie trasformazioni, ha mantenuto la sua originaria ubicazione; in seguito divenne Piazza Cavour e, alla fine del secondo conflitto mondiale, assunse l’attuale denominazione. Oltre al palazzo Civico, in questa piazza spiccano inoltre la facciata principale della Cattedrale di Santa Maria Assunta, con la sua mole imponente e con il suo alto campanile, gli eleganti portici del palazzo Vescovile e la caratteristica Fontana dei Due Leoni.
– Largo Melatini: a metà tra Corso De Michetti e Corso Cerulli (chiamato dai teramani “Corso vecchio”) si apre l’elegante largo Melatini dove sono presenti importanti edifici storici quali la chiesa di Sant’Antonio (XIII secolo), l’antica chiesetta di San Luca, i Portici Savini e il medioevale palazzo dei Melatino, recentemente restaurato.
– Piazza Dante Alighieri: altro luogo importante è piazza Dante Alighieri, nella quale si trovano il Liceo Classico, fondato nel 1813 e dedicato al filosofo Melchiorre Delfico e la trecentesca chiesa della Misericordia, oggi Casa del Mutilato.
– Largo Madonna delle Grazie: in questa piazza, sita nelle immediate vicinanze di Porta Reale, sono presenti notevoli testimonianze della storia di Teramo: il Santuario della Madonna delle Grazie, imponente edificio religioso risalente al XII secolo ed un sito archeologico con i resti di un’antica domus romana e di un impianto industriale. A tutto ciò fa da cornice naturale un’area verde intitolata al cantautore teramano Ivan Graziani.
– Piazza San Francesco, dove si affaccia il vecchio Ospedale Psichiatrico. Uno dei principali snodi cittadini: la circonvallazione Ragusa collega la zona di Piazza Garibaldi alla zona della Madonna delle Grazie. Qui vi è anche il terminal dei pullman e gli uffici comunali.


CHIESA di Sant’AGOSTINO: Nota dalle fonti sin dal XIV secolo quando venne fondata insieme al convento, la chiesa si presenta nella veste di un restauro corposo del 1876, progettato dall’ar-chitetto LUPI. L’interno è a navata unica, presso l’altare c’è una tela del XVIII secolo raffigurante la “Madonna della Cintola” con i santi agostiniani (tra i quali Santa Monica, Sant’Agostino e San Gregorio). Nella cappella maggiore ottocentesca sono presenti presso la cupola affreschi neoclassici e sette tele settecentesche che raffigurano scene di vita della Vergine, insieme alla pregiata tela dell’Assunzione del 1741. L’ex convento conserva ancora l’aspetto originario con il chiostro, dove si trovano affreschi rinascimentali della vita del santo. Nel 1792 fu trasformato in prigione e poi divenne sede dei carabinieri. Dalla chiesa provengono due pregiate opere: il “polittico di Jacobello del FIORE“, conservato nel Duomo, e un affresco della Madonna col Bambino di Giacomo da CAMPLI, oggi conservato nella Pinacoteca Civica. La facciata della chiesa rispecchia lo stile eclettico ottocentesco, che lascia trasparire la presenza di un rosone probabilmente, visibile nell’oculo colmato centrale. Scandita da paraste ioniche nel primo settore maggiore, e da una cornice marcapiano, sopra il portale mostra un grande bassorilievo con lo stemma degli Agostiniani.


Il TEATRO ROMANO di Teramo è situato nel centro storico della città abruzzese, tra via Teatro Antico e via Luigi Paris, nelle vicinanze del Duomo e a pochi metri dall’Anfiteatro romano di Teramo. Il complesso architettonico trovò la sua ubica-zione nella porzione del tessuto urbano occidentale dell’antica Interamnia.



FONTANA dei Due LEONI:
Realizzata dallo scultore Pasquale Morganti verso la fine del XIX secolo, fu posta a decorazione di un pilastro nel loggiato del palazzo Municipale in piazza Orsini e si compone di un gruppo scultoreo di due leoni tra rocce che rappresentano i due fiumi che racchiudono il centro storico di Teramo, il Tordino ed il Vezzola. Tra i due leoni sgorga l’acqua che si raccoglie in un catino ovale, posto sopra altre rocce e rialzato di due gradini. In alto, sopra le rocce, sono collocati lo stemma della città e una lapide con la seguente iscrizione: «Eterno amore di libertà contro bieca ferocia tedesca nel tradimento dei capi fuggiaschi il 25-26-27 settembre 1943 a Bosco Martese nella vittoria e nel martirio gli insorti del teramano nuovamente affermarono monito a tiranni e a servi popolo e comune posero il 25 settembre 1952»

FONTE della NOCE: L’impianto della fontana è stato costruito in epoca medievale e destinato alla distribu-zione dell’acqua potabile. Nel corso del tempo, fino agli anni Trenta del periodo interbellico, ha contribuito a soddisfare il fabbisogno idrico della zona nord della città, quando l’acqua corrente non era ancora stata condotta all’interno delle abitazioni. È stato utilizzato, inoltre, anche come lavatoio pubblico ed abbeveratoio. La fonte prende la denominazione “della Noce” per la presenza delle innumerevoli piante di noce che vi sono nelle sue vicinanze che, con i loro arbusti e le loro chiome, ne caratterizzano l’ambiente circostante. Si trova notizia di un’opera di restauro della fonte, per assicurarne la conservazione, negli Annali civili del Regno delle due Sicilie dell’anno 1835. Fonte della Noce dispone le sue semplici ed essenziali linee architettoniche su un’ampia ed ariosa area rettangolare delimitata da tre alte pareti in muratura, erette con pietre e laterizi, disposte a “ C “. Il quarto lato è perimetrato da un basso muretto dotato di apertura che ne consente l’accesso. La sua struttura, costruita prevalentemente in pietra, è composta complessiva-mente da due abbeveratoi, un lavatoio e un bacino circolare ornato da una fascia baccellata che prende acqua da un semplice, piccolo rosone. Il luogo è noto e ricordato anche nelle vicende storiche teramane poiché fu visitato dalla regina Giovanna di Trastámara, più nota come Giovanna d’Aragona, principessa della corona d’Aragona e regina consorte, poi vedova, del re Ferdinando I di Napoli. La sovrana, nel mese di luglio dell’anno 1514, trascorse cinque giorni nella città di Teramo per acquisirne il possesso.

ALTRE FONTANE:
– Fonte del Latte: antico fontanile posto sul sentiero che dal Vezzola risaliva verso le frazioni più alte del comune teramano, noto perché la sua acqua aumentava la produzione di latte nelle puerpere.
– Fontana Grande di Piazza Garibaldi (non più esistente): costruita nel 1936, fu quasi completamente smantellata negli anni ’40 e solo negli anni 2000 fu definitivamente demolita.
– Sfera di Mastrodascio: fontana costruita da Silvio Mastrodascio, un tempo collocata a piazza Garibaldi in sostituzione della vecchia fontana fino al 2008, quando fu rimossa per realizzare l’Ipogeo. Tuttavia nel 2011 la fontana viene collocata nella rotonda di Porta Romana.
– Fontana di “Picette”: in origine chiamata la fonte “a lo Trocco”. Offriva acqua potabile derivandola da una grossa sorgiva di Villa Mosca che compiva un lungo percorso e arrivava fino alla fontana attualmente situata a viale Crispi.
– Fontana delle Piccine (non più esistente): opera di fine ottocento dello scultore e pittore teramano Luigi Cavacchioli (1856-1936), gli viene commissionata da una signora americana desiderosa di far immortalare nella pietra il suo giunonico seno.
La fontana viene collocata in via Carducci (già Vico De’ Ponti e Vico Del Burro), sotto un arco del giardino Delfico; durante il periodo della guerra è chiusa da una cortina di mattoni, abbattuta successivamente dal popolo desideroso di riportare alla luce la fontana. Infine viene definitivamente demolita con la distruzione del giardino alla fine degli anni Cinquanta.
– Fontana delle “Grasselle” (non più esistente): fontana circolare costruita in Piazza Vittorio Emanuele (oggi Piazza Martiri della Libertà) poco dopo l’apertura del nuovo acquedotto (1898), ribattezzata sprezzantemente fontana “delle grasselle” (cioè delle ranocchie) dal cronista del “Centrale” Luigi Medori, che condusse la battaglia d’opinione pubblica che portò al suo smantellamento nel 1903.




Chiesa di Santa CATERINA: E’ un luogo di culto cattolico che si trova nel centro storico della città di Teramo, in Abruzzo, ed apre la sua facciata alla fine d’un vicolo, con omonima denomi-nazione, stretto, appartato e lastricato da ciottoli di fiume, lungo Corso Cerulli. La chiesa è una cappella privata appartenente alla locale famiglia Castelli ed è aperta ai fedeli solo pochi giorni all’anno per la celebrazione dei tridui che precedono il 25 novembre, ricorrenza della festa calendariale della martire d’Alessandria. L’edificio religioso è considerato tra i più antichi e, per le sue modeste dimensioni, è anche annoverato tra le chiese più piccole della cittadina abruzzese. Custodisce al suo interno altari di notevoli dimensioni, rispetto alle proporzioni modeste del vano sa-cro, arricchiti da opere d’arte di buona fattura. Il culto della santa, decapitata dopo che la ruota dentata che doveva stritolarla si inceppò, è molto sentito e, come scrive Luigi Ponziani: «ancor oggi fa vivere tra i teramani l’antica confidenza con la vergine d’Alessandria». È diffuso e legato principalmente alla devozione popolare delle ragazze in età da marito che fanno “girare la ruota”, compiendo il gesto di percorrere con il dito il cerchio disegnato della ruota scolpita nella lapide posta sul muro a destra dell’ingresso, mentre rivolgono le loro richieste. Altre fanno girare, mediante una manovella, la ruota di legno di noce, ricoperta da un cerchio di ferro dentato, che si trova vicino alla statua che ritrae la martire. Le giovani rivolgendo le loro preghiere chiedono un felice matrimonio, le sterili richiedono la gravidanza, le partorienti un felice esito del parto.





Chiesa di Sant‘ANNA dei POMPETTI: La Chiesa (pare del VI secolo) o dè Pompetti si trova nella città di Teramo, nel cuore del centro storico ed archeologico di piazza Sant’Anna. L’edificio religioso, addossato al bastione della Torre Bruciata, è molto vicino alla chiesa di Santa Caterina. Entrambe le chiese in origine facevano parte del complesso dell’Antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis ed ora appartengono alla locale parrocchia della chiesa di Sant’Antonio. La costruzione si compone di quanto è sopravvissuto ed è stato conservato del corpo di fabbrica dell‘antica Cattedrale. Questa identificazione dell’attuale struttura con una porzione del primo centro liturgico e spirituale della città è stata svelata dagli scavi e dagli studi che Francesco Savini condusse nell’area archeologica dall’anno 1896 e che si protrassero fino ai primi anni del XX secolo. Dal 1902 è stata inclusa nell’elenco dei Monumenti nazionali italiani. La chiesa attuale ha modeste dimensioni, è interamente costruita in pietra e laterizi, la facciata è aperta dal modesto ingresso e si completa del campanile a vela che si alza sulla destra del prospetto. La parete longitudinale di sinistra mostra le ghiere di 3 archi tompagnati e due finestre. Nell’arco centrale si trova un secondo ingresso. Queste aperture aggiunte tra l’XI ed il XII secolo, murate in età moderna, appartenevano ad un atrio affrescato di cui resta il dipinto del sottarco centrale. La prima costruzione che fu elevata sull’area del sito dell’attuale Sant’Anna fu una domus romana. Nel periodo bizantino sui ruderi della casa fu eretta la prima chiesa ossia l’Antica cattedrale di Santa Maria Aprutiensis, di maggiori dimensioni rispetto alla costruzione attuale che è solo una porzione della fabbrica originaria. La distruzione dell’incendio appiccato alla città dal conte di Loritello ed il successivo reimpiego dei materiali super-stiti utilizzati per la costruzione del duomo di Teramo impediscono una puntuale comprensione di quali fossero le caratteristiche architettoniche dello stabile.














