Il Giro delle Chiese

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DUOMO di TERAMO

Il Duomo, avente rango di basilica cattedrale  è intitolato a Santa Maria Assunta e sorge nel cuore del centro storico. Lo stile architettonico è  romanico, gotico, barocco (cappella di San Berardo). Il Portale è firmato dall’artista Diodato ROMANO e risale al 1332; esso presenta, oltre alle decorazioni a mosaico, pregevoli sculture tra le quali vanno menzionate quelle di Nicola da GUARDIAGRELE. Nell’interno della cattedrale si individuano due stili: quello romanico, nella parte iniziale, e quello gotico, della prima metà del Trecento, nella parte retrostante. Notevole è il polittico (dipinto su tavola – XV secolo, nella Cappella del Sacro Cuore) di Jacobello del FIORE.

Il DUOMO di TERAMO, di architettura romanica, avente rango di basilica cattedrale  ai sensi del diritto canonico e intitolato a Santa Maria Assunta, sorge nel cuore del centro storico, sull’asse viario principale definito dall’allineamento del corso San Giorgio, del  corso Cerulli e del corso De Michetti. Lo stile architettonico è  romanico, gotico, barocco (cappella di San Berardo). In seguito alla distruzione della basilica paleocristiana di Sancta Maria Aprutiensis, ad opera del conte Roberto di Loretello, il vescovo Guido II fece ricostruire, nel 1158, la cattedrale a circa cento passi di distanza dalla precedente, nell’area vicino all’anfiteatro romano. Completata nel 1176, nei secoli successivi il duomo di Teramo ha conosciuto varie trasformazioni: ingrandito fra il 1317 e il 1335, con restauri nel XV secolo, poi trasformato all’interno in forme barocche nel 1739, infine ripristinato nella sua forma originaria nel 1932 e 1969. Così com’è oggi, essa risulta dall’unione di due chiese, delle quali la più recente funge da abside alla più antica, mentre i due bracci del transetto sono ridotti l’uno a cappella, l’altro a sagrestia monumentale. «La Cattedrale di Teramo è una delle cose più singolari, più composite e insieme più schiette, che possegga l’arte italiana, si trova nel cuore del centro storico ed è intitolata a Santa Maria Assunta e a San Berardo. La Facciata, in pietra e mattoni, è quadrata con un ricco Portale cosmatesco. L’alta guglia gotica che lo corona slanciandosi al di sopra del cornicione, crea una dimensione nuova e rendono affatto inedita questa singolare facciata. Il Portale è firmato dall’artista Diodato ROMANO e risale al 1332; esso presenta, oltre alle decorazioni a mosaico, pregevoli sculture tra le quali vanno menzionate quelle di Nicola da GUARDIAGRELE rappresentanti l’arcangelo Gabriele e l’Annunziata. La facciata è coronata da una merlatura, insolita per un edificio religioso, che simboleggia il potere spirituale e quello temporale, entrambi detenuti dal vescovo locale che rivestiva la carica di vescovo-conte. La Porta lignea intagliata è una riproduzione ottocentesca di quella originale del Cinquecento. Sopra il portale si possono osservare gli stemmi a scudo e di colore rosso, della città di Teramo, Atri e del vescovo Nicolò degli Arcioni, grazie al quale la cattedrale venne ampliata (stile gotico e facciata). Ai lati dell’ampia scalinata sono 4 leoni in pietra che, verosimilmente, dovevano essere impiegati come basi di colonne di un colonnato. Sul fianco destro della cattedrale sono inseriti dei rilievi in calcare con armi di epoca romana, da attribuire ad un monumento funerario.

La TORRE del Duomo di Teramo è alta circa 50 metri. Essa mostra successivi interventi costruttivi: la parte inferiore è stata realizzata tra il XII e il XIII secolo da Guido II, poi nel XIV secolo la parte intermedia da Niccolò degli Arcioni ed infine nel XV secolo l’elaborato coronamen-to ottagonale dell’architetto lombardo Antonio da LODI (1493) che ha realizzato anche i campanili di Atri, Campli e Corropoli. Posta in corrispondenza dell’innesto tra la parte di Guido II e quella di Niccolò degli Arcioni, la torre è interamente divisa in moduli sovrapposti segnati da cornici marcapiano. Sul terzo e sul quarto modulo sono poste finestre a bifora, mentre il quinto e il sesto ospitano le celle campanarie. Al di sopra della seconda cella campanaria, Antonio da LODI realizzò una terrazza di copertura, munita ai quattro angoli di torrette decorate con lo stesso motivo ornamentale presente nella cornice di sostegno alla terrazza medesima. Al centro di essa, quindi, innalzò il prisma ottagonale sormontato dalla piramide di coronamento, al di sopra della quale furono installate la sfera metallica e la banderuola. Il prisma è dotato, su ogni faccia, di un doppio ordine di aperture: bifore al primo livello ed oculi circondati da decorazioni policrome al secondo. Sulla torre era conservata, sino al 7 ottobre 2011, la vecchia sirena antiaerea comunale della città.

CAMPANE: La torre possiede diverse campane, ognuna di esse caratterizzata da un differente peso, una differente datazione ed una differente nota musicale. La campana maggiore, detta Aprutina, è opera dell’artefice teramano Attone di RUGGERO. L’Aprutina suona in occa-sione delle maggiori solennità religiose e, in concerto con tutte le altre campane della torre, in occasione della ricorrenza del patrono, san Berardo che ricade il 19 dicembre.

La facciata, in pietra e mattoni, è quadrata con un ricco portale cosmatesco. L’alta guglia gotica che lo corona slanciandosi al di sopra del cornicione, crea una dimensione nuova e rendono affatto inedita questa singolare facciata. Ai lati dell’ampia scalinata sono 4 leoni in pietra che, verosimil-mente, dovevano essere impiegati come basi di colonne di un colonnato

INTERNO:

Nell’interno della cattedrale si individuano due stili: quello romanico, nella parte iniziale, e quello gotico, della prima metà del Trecento, nella parte retrostante; le due fasi costruttive sono infatti intuibili dal diverso allineamento delle stesse. Il soffitto ligneo è variamente decorato. L’altare maggiore (8-10), posto nella navata centrale, è decorato dal Paliotto di Nicola da GUARDIA-GRELE (su di esso sono riportate le date di inizio e di fine della lavorazione: 1433-1448), costituito da 35 formelle d’argento a sbalzo e smaltate, che narrano la vita di Gesù. Altre opere di pregio sono conservate nella Cappella del  Sacro CUORE (20), che ha mantenuto lo stile barocco: si tratta del polittico di Jacobello del FIORE (circa 1434-1438), in cui è rappresentata la città di Teramo, e di una statua lignea della Vergine col bambino, risalente al XIII secolo. In seguito a lavori di restauro, durati circa tre anni, il Duomo è stato riaperto al culto nel settembre del 2007. Nel corso dei lavori, sotto la pavimentazione, sono stati ritrovati e resi visibili al pubblico la Cripta, intitolata a San Berardo, e un cunicolo che dalla cripta stessa si dirige verso Piazza Martiri della Libertà. Sotto il pavimento, sono stati inoltre rinvenuti, nella parte prossima all’ingresso principale, resti di ulteriori costruzioni precedenti all’impianto della cattedrale. Sulla facciata posteriore della cattedrale è stato inoltre inserito un pregevole pannello scultoreo bronzeo, scolpito a basso rilievo, opera dell’artista Venanzo CROCETTI, e raffigurante “L’Annunciazione”. Anche la sagrestia conserva un bellissimo altare ligneo con tele dell’artista polacco Sebastiano MAJEWSKI, un quadro del pittore teramano Giuseppe BONOLIS (1800-1860). L’interno è nudo e sobrio: le colonne provengono da antichi templi pagani, le volte hanno la potenza delle cose migliori del Medioevo, il tabernacolo, di gusto romanico, protegge l’opera d’arte più preziosa della chiesa: il celebre paliotto, di cui sopra. Il Duomo di Teramo, avente rango di basilica minore, così elevata con decreto di papa Pio XII del 30 maggio 1955, intitolato a santa Maria Assunta, sorge nel cuore del centro storico, sull’asse viario principale definito dall’allineamento del corso San Giorgio, del corso Cerulli e del corso De Michetti. Con regio decreto 21 novembre 1940 n. 1746 è stato dichiarato monumento nazionale.

PALIOTTO di Nicola da GUARDIAGRELE: È costituito da trentacinque lamine d’argento sbalzate e cesellate, fissate in quattro file orizzontali su un supporto di legno, e raccordate tra loro agli angoli da 22 tessere romboidali a smalto traslucido vivacemente colorate. Il tutto è racchiuso in una cornice d’argento che, secondo un’iscrizione, risale al ad un restauro del 1734. La formella centrale è di doppia grandezza, reca un Cristo Redentore ed è affiancata dagli evangelisti e da 4 dottori della Chiesa, l’ultima scena rappresenta san Francesco che riceve le stimmate mentre le altre narrano la vita di Gesù dall’Annunciazione alla Pentecoste.

Bassorilievi di Ulderico CONTI: “Due stazioni della Via CRUCIS”.

Il Polittico del Duomo di Teramo, firmato da Jacobello del FIORE, è una delle opere d’arte più pregevoli della cattedrale di Teramo. Il polittico è un capolavoro dell’artista veneziano, di stile tardo gotico, ed è la sua ultima opera: infatti il pittore, che intorno al 1425-30 si era recato dalle Marche in Abruzzo dove aveva realizzato alcune opere per lo Stato di Atri (attuale Provincia di Teramo), prima di tornare a Venezia ove poi sarebbe morto, si fermò a Teramo perché gli Agostiniani che abitavano nel convento di Sant’Agostino gli commissionarono un grande polittico composto da 16 tavole da collocare sull’altare maggiore della loro chiesa. Nel ‘700 il Vescovo della diocesi di Teramo decise di modificare l’interno del duomo in stile barocco e vi collocò alcune opere provenienti da chiese abbandonate o quasi sempre chiuse. Tra queste anche il polittico di Jacobello del Fiore, dal momento che la chiesa di Sant’Agostino non era più abitata dai monaci. Il polittico, da allora, venne conosciuto come Polittico del Duomo e fu collocato nella cappella laterale dedicata a San Berardo, patrono della città. Durante gli imponenti lavori di restauro ad pristinum condotti nel secolo scorso, le decorazioni barocche vennero interamente rimos-se e gran parte delle opere decorative fu riportata nelle sedi originarie. Solamente la cappella di San Berardo venne mantenuta in stile barocco. Il polittico è costituito da 16 tavole a fondo oro disposte su 2 file, il tutto incorniciato da una ricca carpenteria lignea dipinta in oro, di chiaro stampo gotico, con decorazioni vegetali, profeti ed Evangelisti nei pinnacoli. La carpenteria fu realizzata nello stesso periodo del polittico da uno scultore abruzzese con influenze tedesche. La rappresentazione centrale è un Cristo che incorona la Vergine. Al di sotto è raffigurata la città di Teramo, com’era all’epoca, racchiusa tra i due fiumi che formano una Y; questa immagine, nel tempo, è divenuta uno dei simboli della città ed ancora oggi è richiamata nel logo dell’Università di Teramo.

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