Chiesa di San Lorenzo: una porta trecentesca in Cedro del Libano, decorata con scene di vita di San Lorenzo e con l’Annuncio a Maria, dà accesso alla Chiesa. Sala delle Campane: la sala è il cuore della zona cenobbica della Certosa che disimpegna quattro spazi di grande importanza nella vita dei monaci (la Chiesa, il Tesoro, il Capitolo dei Padri e il Chiostro del Cimitero Antico. Nell’immagine in evidenza: Affresco nella Sala delle Campane.




CHIESA di San LORENZO: La porta monumentale d’ingresso è una delle rare testimonianze trecentesche della certosa; essa infatti risale al 1374, secondo alcuni di Antonio Baboccio da Piperno, e presenta bassorilievi lignei sulla Vita di San Lorenzo e sull’Annunciazione. La cornice in pietra che la decora invece risale al Cinquecento. L’interno è a navata unica, con archi ogivali e volte a crociera affrescate da Michele Ragolia nel 1686 con Storie del Vecchio Testamento. Le decorazioni interne sono tipiche del barocco napoletano, con stucchi dorati, pavimenti maiolicati e altari marmorei. I dipinti che ornavano la chiesa, tra i cui autori figurano Luca Giordano, Giacomo Farelli, Francesco Solimena e Paolo De Matteis, furono portati via durante il “decennio francese”, dunque a questo evento si deve il bianco che caratterizza gran parte delle mura del luogo. All’ingresso è il coro dei conversi, con intarsi lignei di Giovanni Gallo del 1507 ritraenti nello schienale, nel sedile e nell’inginocchiatoio, rispettivamente: Santi, Paesaggi e Ar-chitetture. Successivamente un muro taglia trasversale il coro separandolo dall’altro dei padri e dalla zona absidale. Sulla destra si aprono in successione 4 cappelle del ‘700 che permettono di aggirare la parete conducendo così alla parte anteriore. Ancora prima di queste è però la sala del Capitolo dei conversi, dove è esposto il cinquecentesco trono del Priore. Le cappelle sono, in successione verso il presbiterio: – la cappella di San Giovanni Battista, – la cappella dell’Ecce Homo, – la cappella del Crocifisso,- la cappella delle Sante Reliquie.



CORO dei PADRI (sopra): Di fronte all’altare maggiore, in direzione verso la controfacciata, c’è il Coro dei padri, caratterizzato anch’esso da intarsi lignei cinquecenteschi con 36 scene del Nuovo Testamento sullo schienale, altrettante 36 scene di Santi e eremiti sul sedile e 28 scene di Martiri databili al 1503 sull’inginocchiatoio. L’altare maggiore, a cui hanno lavorato Bartolomeo Ghetti, Antonio Fontana e Giovan Domenico Vinaccia, è di stucco lucido, incrostato di madreperle. Alle pareti dell’abside ci sono dipinti della metà Ottocento di Salvatore Brancaccio che hanno sostituito quelli trafugati: a destra San Bruno, a sinistra Martirio di San Lorenzo, al centro Madonna col Bambino tra san Bruno e san Lorenzo. Alle spalle dell’altare maggiore c’è l’accesso alla sacrestia. La sala è rettangolare, con volte a botte; lungo le pareti c’è mobilia del 1686 mentre sull’altare maggiore un ciborio attribuito a Giacomo Del Duca, che lo avrebbe eseguito su committenza dei certosini di Padula tra il 1572 e 1574. Inviato a Napoli all’inizio dell’Ottocento, è ritornato nel suo luogo di origine solo nel 1988.





SALA delle CAMPANE, del CAPITOLO e del TESORO: (6-7-8) Da una porta alla sinistra dell’abside, si giunge alla sala delle campane, nella quale vi sono tre fori nella volta, che un tempo vedevano il passaggio al loro interno delle funi delle campane. Dalla sala tre porte (esclusa quella che conduce alla chiesa) danno accesso ad altrettanti ambienti: alla sala del Capitolo, alla sala del tesoro ed al chiostro del Cimitero antico.

















