Il Giro delle Chiese

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SALERNO: DUOMO / Cattedrale di Santa MARIA degli ANGELI, San MATTEO e San GREGORIO VII (1° Parte)

                   

La cattedrale venne costruita in stile romanico nell’XI secolo ed in seguito più volte modificata, con diverse aggiunte barocche. Il campanile, di grande valore storico ed artistico, è un’importante testimonianza della fusione bizantino-normanna del periodo. Il duomo ha un quadriportico formato da colonne romane di spoglio, l’unico esempio italia-no insieme a quello di San Clemente a Roma. La Cripta è ricca di marmi policromi e affreschi barocchi che custodiscono le spoglie di San Matteo Apostolo. Nell’immagine in evidenza: Paliotto.

Il Duomo di Salerno fu costruito tra il 1080 ed il 1085 dopo la conquista della città da parte di Roberto il Guiscardo. La forma della chiesa, come doveva essere, non fu scelta dal Guiscardo ma, certamente, da Alfano I, arcivescovo di Salerno e monaco benedettino, assiduo frequentatore dell’Abbazia di Montecassino per la quale elaborò i versi dei tituli che accompagnavano la decorazione delle pareti. Alfano ispirò la forma e la pianta proprio alla chiesa cassinese fatta edificare da Desiderio fra il 1066 e il 1071. Quest’ultimo, nell’ambito di un recupero della tradizione cristiana, aveva preso a modello la basilica del suo predecessore aggiornata sulle novità carolingie, per cui inserì il transetto triabsidato, che nell’architettura altomedievale dell’Italia centro-Meridionale era assolutamente inesistente. I rapporti tra Salerno e Montecassino furono individuati con i restauri degli anni prima della guerra.

Il Campanile è composto di 4 cubi e termina con un tiburio a cupola. La sua composizione risponde ad una precisa esigenza statica in quanto i primi due piani, indubbiamente più pesanti, sono in travertino e costituiscono una solida base di sostegno. Gli altri due piani sono in blocchetti di laterizio, certamente più leggeri. Tutti i piani sono alleggeriti da ampie bifore che scaricano i pesi lateralmente sugli angoli. La torretta costituisce la parte più interessante con la decorazione a 12 archi a tutto sesto intrecciati con alternanza regolare di diversi materiali policromi. Tale decorazione contribuisce ad un’ambientazione culturale propria dell’area salernitano-amalfitana. La cupoletta è demarcata da una fascia con stelle a sei punte. Le forme del campanile, inoltre, rimandano a precise simbologie bibliche. I piani sono tre, numero equivalente ai livelli dell’universo secondo le Sacre Scritture; inoltre, la forma cubica vuol ricordare la loro fisicità. La torretta, invece, ha una forma circolare che nella bibbia equivale all’elemento ultraterreno; la parete esterna è percorsa da dodici colonnine (quanti sono gli apostoli) che reggono la fascia stellata a sei punte (stella ebraica) che è la raffigurazione del paradiso. In cima a tutto vi è la cupola, la cui perfetta forma sferica rappresenta Dio. All’interno del campanile, dopo il terremoto del 1980 che ha indebolito la struttura, è stata colata una grande struttura in cemento armato che parte dal fondo del campanile fino ad arrivare al terzo piano, dove sono alloggiate le due campane più grandi e più pesanti, che assorbe le vibrazioni causate dal loro movimento a distesa; in questo modo il campanile è isolato dalle oscillazioni.

Il Duomo è preceduto da una Facciata barocca e dalla scalinata annessa. Dell’antico prospetto resta il portale, detto Porta dei Leoni a causa di 2 statue ai lati degli stipiti raffiguranti un leone (simbolo della forza) e una leonessa con un leoncino (simbolo della carità). Sull’architrave, scolpita ad imitazione di un portale romano, una scritta ricorda a chi entra l’alleanza tra i principati di Salerno e di Capua. Il fregio, raffigurante una pianta di vite (rimando al salvifico Sangue di Cristo) presenta altre decorazioni animali: una scimmia (simbolo dell’eresia) e una colomba che becca i datteri (simbolo dell’anima che si pasce dei piaceri ultraterreni). Nella lunetta al di sopra del fregio, un affresco seicentesco (che ha sostituito un deteriorato mosaico del 1290) raffigura San Matteo che scrive il vangelo ispirato dall’angelo, che alcuni vogliono sia opera di Angelo Solimena (padre del più celebre Francesco). In generale, la decorazione scultorea di tutta la cattedrale è caratterizzata da una forte presenza di animali: a partire dall’ingresso, in basso, vi troviamo un leone e una leonessa che allatta il suo piccolo, simboli della potenza e della carità della chiesa; in alto, l’architrave raffigura oltre al traliccio di vite, i datteri beccati dagli uccelli, un’allusione al nutrimento spirituale dell’anima ed inoltre, la scimmia ed il leone posti agli estremi che simboleggiano, rispettivamente, l’eresia e la verità della chiesa; ma anche all’interno propone elementi decorativi con animali propri del patrimonio medievale: leoncini, cavalli, centauri.

QUADRIPORTICO: Il portale della facciata immette ad un ampio atrio, unico esempio italiano, insieme a quello della basilica di Sant’Ambrogio, di quadriportico romanico. L’atrio è circondato da un colonnato (che era un’ideale continuazione verso l’esterno delle navate interne) le cui colonne provengono dal vicino Foro Romano di piazza Conforti, sormontate da archi a tutto sesto decorati con intarsi di pietra vulcanica sulle lesene e ai pennacchi. Splendido è il loggiato soprastante a bifore e pentafore, considerato il punto d’inizio della cosiddetta Architettura mediterranea. Al centro dell’atrio esisteva una fontana monolitica in granito egiziano che piacque a Re Ferdinando IV di Borbone e nel 1820 fu portata a Napoli nella Villa Reale, attualmente villa comunale, dov’è tuttora, soprannominata popolarmente “la fontana delle Paparelle“. La fontana attuale è un vecchio fonte battesimale. Tra il campanile e la facciata, nel ‘700 fu aggiunto un altro corpo di fabbrica usando materiale di spoglio romanico: è il cosiddetto “Auditorium di Santa Caterina“, comprendente, al pianterreno ed accessibile direttamente dalla strada, la “Sala San Lazzaro”, nella quale nel periodo natalizio è esposto un pregevole e moderno Presepe dipinto, opera del pittore locale Mario Carotenuto. Nel quadriportico, infine, una lapide ricorda che qui fu una sede della Scuola medica salernitana, e che qui san Tommaso d’Aquino insegnò teologia. Nel portico sono presenti alcuni sepolcri ricavati da sarcofagi romani riutilizzati.

Sull’Atrio o Quadriportico si apre la Porta in Bronzo della chiesa, fusa a Costantinopoli nel 1099 e donata alla città dai due coniugi Landolfo e Guisana Butrumile. Anche se attualmente la porta ha un colorito verdastro tipico del bronzo antico, una volta era ricoperta in oro ed argento. Presso la stessa porta, sono incisi su una lapide quattro versi di una poesia che Gabriele D’Annunzio dedicò alla Cattedrale. Ai lati della porta di bronzo vi sono preghiere a San Matteo in caratteri armeni e greci, e solo recentemente decifrate.

La Chiesa è un edificio massiccio, a tre navate (ma probabilmente in origine erano cinque) di cui quella centrale è sormontata da una volta a botte ad incannucciata, mentre il tran-setto (9) pre-senta delle capriate in legno (rifatte negli anni cinquanta). Sebbene all’inter-no domini uno stile seicentesco, sono state rinvenute tracce dei trascorsi medioevali ed in una delle navate laterali è possibile ammirare affreschi di scuola giottesca che emergono dalla più recente muratura. Nella parte terminale della navata si inserisce un coro ligneo delimitato da 2 amboni sorretti da colonnine tipicamen-te bizantine decorate con un intarsio di pietre policrome. Essi sono, rispettivamen-te, del 1180 (ambone Guarna – 11) e del 1195 (ambone D’Ajello – 1O).

Sulla destra vi è l’ambone detto D’AJELLO (10) del 1195 (sopra) perché la sua donazione è attribuita alla famiglia dell’arcivescovo Niccolò D‘Ajello. Se l’attribuzione è incerta, evidente appare l’affinità stilistica con l’ambone Guarna, con il muro di recinzione e con il cero pasquale, il che fa ipotizzare una contemporaneità di esecuzione nella seconda metà del XII secolo. L’ambone è a pianta rettangolare su dodici colonne a fusto liscio con capitelli in cui si ripetono più motivi ornamentali. Sui pannelli a mosaico si ritrova il motivo del disco inserito in una cornice a spirale. I capitelli del colonnato, soprattutto quelli con figure di uccelli, protomi e cornucopie, sono in stretto collegamento con quelli di analogo soggetto, ma di fattura meno raffinata, del chiostro di Monreale. Accanto all’ambone maggiore, c’è la colonna del cero pasquale, presso la quale sorgeva l’antica iconostasi, demolita nell’800 e sulla quale probabilmente erano posti i celebri Avori Salernitani. I pavimenti del coro, del presbiterio e del transetto sono anch’essi realizzati con motivi di tessere policrome; furono anch’essi eseguiti su ordine dell’arcivescovo Guglielmo da Ravenna, nella prima metà del XII secolo. In fondo troneggia l’altare (12) de-corato con paliotti d’argento e, al centro dell’abside (13), è sita la cattedra vescovile che si dice sia appartenuta al vescovo Alfano.

Dopo: MOSAICO originale in Controfacciata con San Matteo benedicente col Vangelo.

Dei Mosaici, tutti rifatti nel 1954 (anno millenario della traslazione delle reliquie di san Matteo), degni di nota poiché originali sono quelli della navata destra nonché quello della controfacciata, raffigurante San Matteo benedicente col Vangelo. La decorazione originale dell‘Abside, andata in progressiva rovina nei secoli, di cui restano pochi frammenti sull’arco trionfale (un’aquila, simbolo di San Giovanni Evangelista; un angelo, simbolo di San Matteo e fasci di fiori), fu rivestita di nuovi mosaici dai mosaicisti della scuola di Ravenna, appunto, tra il 1954 e il 1956. L’abside maggiore presenta in alto, fra un’aureola di luce, la Vergine Immacolata; ai lati San Gregorio VII e l’Arcivescovo Alfano I; ai piedi il Duca Roberto il Guiscardo in atto di offrire la Cattedrale e la moglie Sichelgaita in atteggiamento di preghiera. In secondo piano tutti i papi della Riforma Cattolica che Salerno ebbe ad ospitare. Un’iscrizione dell’Arcivescovo Demetrio Moscato, messa sull’orlo dei bellissimi e preziosi marmi che delimitano il mosaico della parte inferiore, raccomanda San Matteo di difendere sempre Salerno, perché il popolo salernitano con il suo benamato Vescovo hanno rinnovato verso di lui l’amore di sempre, nel primo millenario della traslazione del suo Beato Corpo in Salerno. Alla base del catino absidale rivestito di marmi, sono i resti della cattedra di Gregorio VII, ritrovata durante i restauri del 1932.

L’abside della navata destra (sopra) fu detta Cappella dei Crociati, perché durante la visita di Papa Urbano II, fu istituita una confraternita che si proponeva di raccogliere soldati e fondi per la liberazione del Santo Sepolcro. Fu fatta costruire e rivestire di mosaici (1258), dal grande salernitano Giovanni da Procida. Il mosaico al centro della cappella rappresenta San Matteo in trono; al di sopra San Michele Arcangelo, ai lati San Lorenzo, Giacomo, Fortunato e Giovanni. Ai piedi di San Matteo si vede, in piccolissime proporzioni, la figura di Giovanni da Procida. Sotto l’altare è presente l’urna del papa Gregorio VII che morì in esilio a Salerno a causa della lotta per le investiture. La preziosa teca, che ha subito recentemente un restauro (da anni Gregorio VII è stato “trasferito” in un sarcofago romano, per ordine di monsignor Carucci che definì “pupazzo” ciò che era in mostra nella teca in cristallo e argento), fu realizzata nel 1954 su commissione dell’arma-tore salernitano Antonio D’Amico che ne fece dono alla cattedrale. Sullo scrigno d’argento sono riportate in latino le ultime parole del pontefice: «Amai la giustizia ed odiai l’iniquità perciò muoio in esilio». Alle pareti della cappella ci sono due affreschi datati 1722, probabilmente commissionati dall’arcivescovo Poerio che raffigurano: quello a destra l’ingresso di Gregorio VII in Salerno, l’altro a sinistra, Gregorio VII che consegna le insegne cardinalizie ai canonici di Salerno.

(dopo) Monumento funebre di Margherita di Durazzo (1422). Tra le altre tombe, quella di Ruggero Borsa, figlio di Roberto il Guiscardo, e la tomba della regina Margherita di Durazzo, nella navata di sx; quest’ultima, opera dello scultore Antonio Baboccio da Piperno, è doppiamente particolare sia perché ha tracce ben conservate della colorazione originaria, sia per la sua forma a letto baldacchino (giacché originariamente era posta al centro di una cappella del soppresso convento di Sant’Antonio, e vi si poteva girare intorno). Nei pressi dell’altare del Santissimo è collocata la tomba dell’arcivescovo mons. Nicola Monterisi.

CAPPELLA di San FRANCESCO di PAOLA: Fondata nel 1722 dal canonico Francesco Di Donato, la cui sepoltura è ai piedi dell’Altare, e consacrata A San Francesco di Paola. Il Santo viene rappresentato nella cona dell’altare nel momento dell’Ascensione in Gloria. A metà del secolo XIX, la cappella passò di proprietà della famiglia Della Corte. Una iscrizione posta in basso sul dipinto, ricorda un restauro del 1857 operato dai nuovi proprie-tari. Il dipinto, inserito in una ricca cornice in stucchi policromi, rea-lizzato quasi sicuramente nel 3° decennio del secolo XVIII, rimanda alla cerchia degli allievi di Paolo De MATTEIS.

(dopo) CAPPELLA Santa MARIA Degli Angeli o DE RUGGIERO (19): Appartenente alla potente famiglia dei De Ruggiero, era dedicata a San Nicola in carcere. Fu consacrata nel 1742. Sull’Altare è ricavata una nicchia affrescata realizzata agli inizi del XIX secolo, dove è collocata la monumentale scultura lignea (Santa MARIA degli Angeli) del XIV secolo, che proveniente dall’abside maggiore, costituisce un raro esempio di arte scultorea tardo manierista. Sulla parete di sx è scolpito in marmo un piccolo monumento funebre risalente ai primi anni del ‘600, che ricorda Giovanni Francesco De Ruggiero e la sua giovane figlia morti nel 1600 a pochi anni di distanza. Al di sotto vi è la sepoltura del Marchese Giuseppe Valva.

(dopo) CAPPELLA PINTO: Eretta per concessione della famiglia Pinto nel 1708, è arricchita da un pregevole altare in marmi policromi realizzato dal maestro lapicida Virginio OGNA. Le numerose lapidi poste alle pareti, insieme a quella del pavimento antistante la Cappella sul lato sx, ricordano le sepolture dei componenti della famiglia. Completa l’altare il dipinto su tela raffigurante “L’Immacolata con i Santi Filippo Neri e Michele Arcange-lo”, attribuito a Michele RICCIARDI, artista attivo in tutta la metà del secolo XVIII, soprattutto in Irpinia e in parte del salernitano. Lo stemma in basso appartiene alla famiglia Pinto.

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