La storia di Castiglione Messer Raimondo affonda le sue radici in epoca pre-romana. Il toponimo deriva dal latino Medioevale castellio-onis diminutivo di castellum ossia piccolo castello ed equi-vale a fortezza, paese cinto di mura. A riprova degli antichissimi insediamenti, a circa 3 kilometri di distanza dal centro abitato in direzione sud-est, in località Colle San Giorgio, sono stati rinvenuti i resti di un tempio italico pre-romano con frammenti di statue che ne ornavano il frontale e copiosi resti fittili. Attualmente i resti dell’antico luogo di culto si confondono con la struttura della chiesa medievale di Santa Maria ad Luquianum.

La storia di Castiglione Messer Raimondo affonda le sue radici in epoca pre-romana. Il toponimo deriva dal latino Medioevale ca–stellio-onis diminutivo di castellum ossia piccolo castello ed e-quivale a fortezza, paese cinto di mura. La successiva integrazione della denominazione con “Me-ser Raimondo” si deve all‘identificazione del feudo con Raimondo Caldora che ne divenne propri-etario nel 1414. Fin dal periodo italico Castiglione costituì un insediamento importante, edificato al confine tra il territorio Vestino e quello Pretuzio, per il controllo della vallata del fiume Fino. A ri-prova degli antichissimi insediamenti, a circa 3 kilometri di distanza dal centro abitato in direzione sud-est, in località Colle San Giorgio, sono stati rinvenuti i resti di un tempio italico pre-romano con frammenti di statue che ne ornavano il frontale e copiosi resti fittili. Attualmente i resti dell’an-tico luogo di culto si confondono con la struttura della chiesa medievale di Santa Ma- ria ad Luquianum.
















Sul vicino Colle San Giorgio su cui sono le tracce più antiche del territorio, nel piccolo Borgo Santa Maria è la Chiesa di Santa MARIA dello SPINO. Sorta probabilmente sui ruderi di un tempio romano, è l’antica chiesa del Monastero benedettino di Santa Maria a Luquiano o Luquianum o Lucusanum; il nome è la probabile contrazione di “Lucus Dianae”, ossia “bosco dedicato alla divinità romana Diana”. La chiesa, presso cui sono i resti di una torre medievale, è evidentemente molto antica, visto che uno dei suoi restauri avvenne a cavallo dei secoli XIII-XIV, ed è detta “dello spino” perché una cre-denza locale vuole che la Madonna sia apparsa in quel luogo tra i rovi, tra gli spini. La facciata è a coronamento orizzontale e in essa si apre un portale ad ogiva. Sulla sua sommità sinistra si alza un piccolo campanile a vela per una campana. L’interno, costituito da un’unica aula, ha copertura con capriate lignee a vista. Una lastra di pietra bianca poggiata su un capitello corinzio di marmo bianco risalente presumibilmente al VI secolo viene utilizzata come altare. Forse entrambe appartenevano ad una vicina villa romana e succes-sivamente utilizzate per il Monastero. Sulla parete dietro l’altare c’è un quadro che raffigura in alto La Madonna con il Bambino tra due Angeli, ed in basso S. Michele con la spada sguainata contro il diavolo mentre S. Giuseppe prega rivolto verso la Madonna.








Ad una estremità del borgo, in prossimità della vetta della collina, è la Chiesa di San PIETRO, la parrocchiale. Eretta nel XII secolo, è stata ricostruita negli anni tra il 1735 ed il 1780, soprattutto con il contributo economico della famiglia Pincelli. Ha copertura a capanna e sulla semplice facciata a coronamento orizzontale si aprono un portale ad architrave piano e, più in alto, una finestra rettangolare. L’antico porta-le è stato rimesso in opera sul fianco destro dell’edificio; sul suo archi-trave è inciso “Hoc opus fecit fieri Angelus Pincelli” e lì accanto è rimessa in opera una mattonella che reca la data 1571. Al di sopra del portale è un rilievo raffigurante S. Pietro e su di esso si legge la data 1735. Su ognuno dei lati lunghi della chiesa si aprono tre finestre con profonde strombature e nella parete posteriore si innesta una torre campanaria a base quadrata che termina con una guglia. L’interno, a vano unico, si presenta in veste settecentesca, con 5 altari lungo le pareti. Questi sono dedicati alla S.Croce, alla Madonna del Rosario, a S.Carlo Borromeo, alle Anime Sante (o Suffragio) e a S. Filippo Neri.


Fuori della cerchia muraria è la Chiesa della MADONNA del CARMINE, costruita nel 1868 su una precedente cappella, come ex-voto per avere la Madonna del Carmelo “prontamente liberato” il paese dalla terribile peste del 1855. Ha copertura a capanna ed è sopraelevata di alcuni gradini rispetto al piano stradale. Sulla facciata sormontata da timpano e delimitata da lesene laterali, si apre un semplice portale ad architrave piano e al di sopra di questo è una finestra rotonda, un oculo, incorniciata in laterizio. In corrispondenza della parete posteriore si erge un piccolo campanile a vela in laterizio per una campana. L’interno, che ancora presenta lesioni sul soffitto a seguito del terremoto aquilano del 6 aprile 2009, è ad aula unica divisa in tre campate. In una di queste è la zona presbiteriale, sollevata di un gradino rispetto al resto. Nel 2007 è stata ristrutturata, sono state rinforzate le fondazioni e la struttura ed è stata rifatta la copertura esterna.



