Il Giro delle Chiese

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DUOMO dei Santi VALENTINO e DAMIANO – San VALENTINO in ABRUZZO CITERIORE (PESCARA)

La cattedrale, opera rinnovata dal Vanvitelli, o da un suo allievo, fu sconvolta dal terremoto del 1915, come riportato sulla lapide, posta nel 1945, sita nel portico, che così recita: «facciata arch. Antonino Liberi, esecutore Giuseppe Maranca – 1916/1926, a interesse del sac. Domenico Coia a coronamento della mole vanvitelliana sconvolta dal terremoto del 1915». Da notare sono i due campanili, che assieme alla facciata formano un unico blocco di testata, caratteristica rara ma presente in altre chiese d’Abruzzo più o meno importanti.

La cattedrale, opera rinnovata dal Vanvitelli, o da un suo allievo, fu sconvolta dal terremoto del 1915, come riportato sulla lapide, posta nel 1945, sita nel portico, che così recita: «facciata arch. Antonino Liberi, esecutore Giuseppe Maranca – 1916/1926, a interesse del sac. Domenico Coia a coronamento della mole vanvitelliana sconvolta dal terremoto del 1915». La chiesa, di impianto settecentesco, in rovina, come da documentazione già nel 1771, fu ricostruita, tra gli anni 1777 e 1791, su un presunto  progetto del VANVITELLI, peraltro mai documentato; un rinnovo ad opera e su progetto di Antonino LIBERI è stato eseguito nel decennio che va dal 1916 al 1926. Per il restauro della Chiesa, Liberi, elaborò un progetto che prevedeva la costruzione di una facciata, progetto che poi è andato perduto, ma di cui resta il disegno essenziale della gran-de finestra semicircolare. Nel 1931 la facciata fu completata con la realizzazione della 2° torre campanaria mentre nel 1933, un successivo movimento tellurico provocò nuovi danni all’ intero fabbricato. L’interno, ad unica navata con cupola, è impreziosito dalla ricca decorazione affidata nel 1795 al comasco Alessandro TERZANI (stuccatore del barocco in Abruzzo) e conclusa negli anni negli anni 1844-46. Peculiarità dell’ impianto architettonico sono i due campanili, che assieme alla facciata formano un unico blocco di testata;  i due campanili, dopo una zoccolatura in pietra da taglio si dipartono da questa con bugnati ad angolo, sempre in pietra, sui due  lati, che si fermano ad una cornice a sporgere composta di metope  triglifi , alternati da motivi scultorei di carattere Sacro, che reggono , appunto, la cornice che continua pure nella parte della facciata. E’ possibile notare come ci sia una forte differenza fra la possanza architettonica dell’intero prospetto, appesantito dalla stessa composizione della facciata, piena di elementi stilistici, e la leggerezza dell’ interno, aggraziata dall’esilità degli stucchi, che assieme alla cupola e al complesso degli arredi fissi della Sacra aula, mantiene un certo decoro stilistico che può considerarsi barocco. Rappresenta un singolare e riuscito esempio di commistione stilistica.

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