Ulteriore Gruppo di Artisti in Abruzzo. Nell’immagine in evidenza: Francesco da Montereale, “Natività della Vergine”, capolavoro.

ERNESTO AURINI: Pittore, caricaturista, fotografo, cartellonista, ricco d’ispirazione e di fantasia, Ernesto Aurini, nato a Teramo il 3/5/1873 e morto a Chieti il 18/12/1947, rappresenta una delle presenze più vive e stimolanti del mondo artistico abruzzese. La sua fu un’arte senza mediazioni intellettualistiche, riflesso preciso del suo spirito e del suo carattere mantenutosi simpaticamente boulevardier e giovanilmente focoso ed irrequieto fino all’ultimo. Estranea ad accademie, cenacoli e scuole, la sua pittura, notevole per vivezza di colore, rapida e spontanea, è percorsa da un costante fremito lirico: dalla gioia del sole, del mare, della campagna, della donna abruzzese; è tutta imbevuta di linfa naturale e vi si respira il senso vivo e sano della vita che egli portò negli occhi e nel cuore: una pittura forse, talvolta, di sapore artigianale ma sempre caratterizzata da un intenso cromatismo, al di là di ogni considerazione di stile o di tendenza, di stile o di correnti. Idillica, vagamente bucolica all’inizio si espanderà in seguito in lavori di più ampio e differente impegno: affreschi, decorazioni musive, tele mitologiche, paesaggi, composizioni di soggetto storico e sacro e in quei deliziosi pastelli, tempere, acquerelli, tavolette, che, più che vendere, donava a parenti ed amici (quanta tenerezza e quanta grazia nei quadretti raffiguranti la figlia Vittoria bambina!).



Dopo: Alcune delle innumerevoli caricature pubblicate, dal 1903 al 1910, sul “Piccolo Sasso”, “Il Linguacciuto”, “Lo Stracciato”, “Il cittadino”: giornali umoristici teramani che, negli anni d’inizio secolo, con il maturare in provincia d’un gusto sapido e talvolta macchiettistico della stira socio-politica, rispecchiarono la vita cittadina nei suoi elementi più emblematici, nonostante le comprensibili difficoltà di stampa e i ristretti margini consentiti ad un genere che non ebbe nel complesso, in Abruzzo e fuori, la meritata fortuna.

Dopo: Cartellone pubblicitario composto e disegnato dall’Aurini per la rappresentazione dell’Aida di G. Verdi in occasione della Stagione Estiva Teramana 1903, presso il Teatro “Cetra” della città, la cui sala venne successivamente decorata dallo stesso Aurini, nel 1906. L’attività di cartellonista si protrasse per tutto il periodo della permanenza a Teramo dell’artista.

GENNARO DELLA MONICA: Gennaro Della Monica è stato un pittore italiano. Gennaro nacque nel 1836 a Teramo dove il padre Pasquale si era trasferito ad insegnare disegno nel locale Real Collegio, dopo essere stato espulso da Napoli come sospetto di appartenenza alla Carboneria.





FRANCESCO da MONTEREALE: Francesco di Paolo, meglio noto come Francesco da Montereale, è stato un pittore italiano, attivo in Abruzzo nel XVI secolo. Figlio dello scultore Paolo, realizzò un gran numero di dipinti all’Aquila compresa la Pala di Sant’Eusanio (sotto) conservata nel Museo Nazionale d’Abruzzo e considerata il suo capolavoro (1516)





RAFFAELLO PAGLIACCETTI: (Giulianova, 31 ottobre 1839 –1900) è stato uno scultore italiano. Insegnante all’Accademia delle Belle Arti di Firenze dal 1875 al 1900, fu autore del monumento a Vittorio Emanuele II d’Italia a Giulianova e delle decorazioni del duomo di Firenze. Nato “Raffaele”, poi cambierà il nome in Raffaello, ispirandosi al pittore urbinate, fu caposcuola del verismo toscano della seconda metà dell’Ottocento. Nacque da Andrea Pagliaccetti, commerciante, e Chiara Trifoni. Dotato di precoce talento artistico, sin da bambino era solito riprodurre in disegno tutto ciò che vedeva realizzare nella bottega paterna. Uno dei suoi disegni, la copia di una cartina geografica di Sebastopoli, fece sì che Raffaele fosse notato dal pittore giuliese Flaviano Bucci, il quale pagò le lezioni d’arte al ragazzo. Sotto al protezione del barone Gateano De Bartolomei di Giulianova, Raffaele fu iscritto all’Accademia di Roma nel 1855, seguendo poi l’Accademia di Francia, e poi quella di San Luca.

Insegnante all’Accademia delle Belle Arti di Firenze dal 1875 al 1900, fu autore del monumento a Vittorio Emanuele II d’Italia a Giulianova e delle decorazioni del duomo di Firenze Dello scultore Pagliaccetti vengono esposte in una sala dell’edificio scolastico appositamente allestita, 15 opere che, sparse in vari musei fiorentini, furono acquistate nel 1914 da Pasquale Ventili e donate in seguito agli Ospedali ed Istituti Riuniti di Teramo. Tra le opere, datate seconda metà del XIX sec., spiccano il “Garibaldi a Caprera”, il busto del “Generale Moltke” ed il noto “Vittorio Emanuele II”, commissionato dal Comune di Giulianova per ricordare lo storico passaggio del Re (15 ottobre 1860) che, varcato il Tronto, si avviava ad incontrare Garibaldi verso Napoli.






GUIDO COSTANZO: scultore, nasce a Ortona il 2 maggio 1892 da Gaetano e Maria Grazia Primavera, e muore a Roma il 3 aprile 1982. Proveniente da una famiglia di artigiani, è l’unico figlio al quale viene concessa l’opportunità di potersi dedicare agli studi anziché imparare il mestiere presso le botteghe artigiane del posto. Sostenuto da una forte propensione verso l’arte della scultura, dopo aver frequentato la Scuola di Disegno di Ortona, si trasferisce a Roma, per proseguire la sua formazione presso gli studi di vari scultori. Il talento di Guido viene presto apprezzato, come dimostra la lunga serie di incarichi, spesso pubblici, che gli verranno commissionati a partire dal 1925, anno in cui il Comune di Ortona gli affida la realizzazione di un Monumento ai Caduti per Piazza Vittoria (oggi Piazza Porta Caldari). Dopo avere eseguito i monumenti ai caduti per le città di Loreto Aprutino e di Archi, nel 1935 riceve l’incarico dall’Amministrazione Provinciale di Pescara di realizzare le 4 gigantesche statue che, sorrette da massicce semicolonne binate, troneggiano nella parte alta del palazzo del Governo del capoluogo.
(Dopo) Palazzo del Governo, Pescara. Sculture di Guido Costanzo che rappresentano: il Fiume, la Miniera, l’Agricoltura e il Mare


(Dopo) Ortona (CH) – Porta Caldari: Il monumento è costituito da un basamento in travertino struttu-rato su due livelli: un elemento quadrangolare più largo e un cippo, sul quale campeggiano tre formelle in bronzo e la scritta dedicatoria. L’artista, attraverso l’inserimento di un ricorso a pie-tre grezze, impiega due diversi stadi di lavorazione del marmo, esaltandone le proprietà chiaro-scurali. Il cippo è sormontato dalla figura del soldato rappresentato come un eroe antico che, incedendo sulla gamba destra, reca con sé un elemento vegetale probabilmente identificabile in un serto di olivo, simbolo di pace.





