Il Giro delle Chiese

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ALATRI: DUOMO/CONCATTEDRALE di San PAOLO (FROSINONE)

La cattedrale (Duomo) è eretta al centro della spianata dell’acropoli di Alatri sui resti di un antico ierone (altare ernico) e di un tempio dedicato a Saturno. Notizie di un’antica cattedrale risalgono a prima del Mille, da documenti d’archivio si è a conoscenza di un capitolo della cattedrale nel 930. Sotto il pontificato di papa Innocenzo II (1130-1143) furono traslate ad Alatri le reliquie del martire papa Sisto I, ed in questa occasione l’antica cattedrale fu rinnovata; l’altare maggiore fu completato nel 1156. Ulteriori modifiche vennero fatte nei secoli XIII – XVIII e XIX secolo.

L‘Interno è a croce latina a 3 navate suddivisa da pilastri, con transetto sopraelevato. Oltre alle reliquie di papa Sisto, nella cattedrale sono custodite in fondo alla navata destra anche le reliquie del martire romano Alessandro, proveniente dalle catacombe di San Callisto, traslate ad Alatri nel 1640. Tra le opere d’arte custodite in chiesa, si devono annoverare:

– una copia della Crocifissione di Guido RENI;

– il volto di san Sisto in argento sbalzato e cesellato (1584);

– la Madonna del suffragio, gruppo ligneo eseguito nel 1639;

– la Pietà, nella sagrestia, del pittore seicentesco Girolamo TROPPA, di cui solo recente-mente si è accertata l’attribuzione.

– Tra il materiale artistico di pregio custodito nel luogo sacro vanno annoverati i reperti di un Pergamo cosmatesco risalente al 1222.

La chiesa conserva parte delle reliquie del patrono della città, San Sisto I papa; esse si trovano all’interno di un’antichissima urna di piombo, sul cui coperchio è incisa la scritta: «HIC RECONDITUM EST CORPUS XYSTI PP. PRIMI ET MARTIRIS». Nella cattedrale, inoltre, si conserva la reliquia del miracolo eucaristico avvenuto ad Alatri nel 1228. Per i credenti si tratterebbe di un’ostia trasformatasi miracolosamente in carne. Tale avvenimento, la cui veridicità venne riconosciuta dalla Chiesa cattolica tramite un mandatum papale inviato da Gregorio IX al vescovo Giovanni V (13 marzo 1228), viene altresì ricordato dai recenti affreschi presenti nelle cappelle laterali della chiesa. Una cappella della basilica ospita le spoglie della beata Maria Raffaella Cimatti: vi sono state trasferite il 27 marzo 2010 dalla chiesa di San Benedetto.

Sopra: sulla Volta

Sopra: VETRATE nell’ABSIDE

Il Miracolo dell’ostia incarnata, avvenuto ad Alatri nel 1228, è riconosciuto dalla Chiesa cattolica come uno dei quattro miracoli eucaristici principali (gli altri vengono riportati a Bolsena, Lanciano e Siena). Il documento in cui è meglio descritto l’avvenimento è la bolla inviata da Gregorio IX al vescovo diocesano Giovanni V, datata 13 marzo 1228 e nota come Fraternitatis Tuae. L’evento assunse un particolare valore simbolico poiché sarebbe avvenuto pochi anni dopo il Concilio Lateranense IV (1215), che aveva definito la dottrina della Transustanziazione. La storia, così come viene tramandata, è raffigurata su una serie di affreschi presenti nelle pareti laterali della cattedrale di Alatri: una giovane donna, istigata da una vecchia malefica, al momento di ricevere l’eucaristia trattenne nella bocca l’ostia consacrata, nascondendola poi in un panno per portarla a casa e consegnarla alla vecchia in un secondo momento. Nascosta l’ostia in un’arca per il pane, la giovane si recò a prenderla dopo tre giorni rinvenendo tuttavia, invece del pane, un pezzo di carne umana. Pentita per il suo gesto sacrilego, confessò l’accaduto e consegnò al vescovo il frammento di carne ancora sanguinante. La reliquia del miracolo è oggi conservata nella cappella a essa dedicata, nella navata destra della cattedrale di San Paolo ad Alatri.

Sopra: CONTROFACCIATA

Filippo BALBI (Napoli, 1806 – Alatri, 1890):“Incontro di San Giacomo con Santa Maria Salomé” 1865 – Olio su tela. La tela del pittore Filippo Balbi fa parte delle opere a carattere sacro dipinte su commissione durante il suo ritiro ad Alatri, dove egli soggiornò dal 1863 al 1890, anno della morte. L’opera di pregevole fattura, suggerita forse da un’altra tela ancora esistente nel patrimonio della Cattedrale, ci mostra San Giacomo che conversa con la madre, Santa Maria Salomé. Giacomo, che qui è ritratto con i suoi simboli di pellegrino (il lungo bastone e la conchiglia) fu il primo apostolo che subì il martirio nel 44 d.C. per mano di Erode Agrippa.

A Santiago di Compostela (Spagna) in onore di San Giacomo sorse un famoso santuario in onore di San Giacomo, meta fin dal Medioevo di un popolare pellegrinaggio, perché si credette al miracoloso ritrovamenti della sua tomba.

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