La Basilica di San LORENZO è uno dei principali luoghi di culto cattolici di Firenze, situata nell’omonima piazza nel centro storico della città. È una delle chiese che si contendono il titolo di più antica della città. Nei pressi della chiesa si tiene il turistico mercato di San Lorenzo. Fu fondata, secondo la tradizione, nel corso del IV secolo su un’altura nei pressi del corso (poi deviato) del Mugnone. Interessante il dissidio tra Donatello e Brunelleschi nella Sagrestia Vecchia. Nell’immagine in evidenza: Rosso Fiorentino, “Sposalizio della Vergine”.


Già nel 393 veniva consacrata come cattedrale cittadina al martire Lorenzo, alla presenza di sant’Ambrogio e di san Zanobi. La zona all’epoca era appena fuori dalle mura, come la maggior parte dei siti delle primitive basiliche cristiane nelle città romane. Il monticulus Sancti Laurentii oggi è occultato dalla gradinata che risale, nella sua sistemazione attuale, al 1912-1913. Della chiesa primitiva non resta pressoché niente. Tracce archeologiche frammentarie, non collegabili organicamente, sono venute alla luce qua e là sotto il pavimento della chiesa, nel corso di scavi negli anni sessanta e settanta del Novecento. Resti di abitazioni e botteghe costruiti a ridosso della chiesa furono rinvenuti nei lavori del 1912-1913. Con la soppressione ottocentesca degli enti religiosi, la biblioteca fu separata giuridicamente dal resto del complesso e venne creato il Museo delle Cappelle Medicee, di proprietà statale. Nel 1907 fu istituita l’Opera medicea laurenziana per la gestione e la salvaguardia della basilica. Dal 1º marzo 2001 per accedere alla chiesa è richiesto il pagamento di un biglietto che va all’Opera Laurenziana.
Nel luglio 2011 l’allora sindaco Matteo Renzi propose di completare la facciata della chiesa con il progetto di Michelangelo del 1515, da realizzare per il cinquecentenario, 2015. La proposta si rifaceva alle edificazioni ottocentesche di due delle principali chiese fiorentine: Santa Croce, la cui facciata fu realizzata tra il 1853 e il 1863, e Santa Maria del Fiore, realizzata tra il 1871 e il 1887. L’iniziativa, che avrebbe dovuto passare da un referendum popolare, non ebbe seguito. La Facciata di San Lorenzo è a capanna digradante, con pietra grezza a vista su cui si aprono tre portali centinati. Il fianco destro è in pietra liscia, decorato da un ordine di arcate cieche e lesene. Su questo lato si vede anche l’esterno della sagrestia Nuova di Michelangelo, dotata di cupoletta coperta a scaglie, conclusa da una lanterna con colon-nine marmoree. In alto, sopra il tiburio, è impostata la grande cupola della cappella dei Principi, coperta da embrici. Sul retro della chiesa (con accesso dal retro su piazza Madonna degli Aldobrandini) si apre la grandiosa cappella dei Principi, con la sua grande cupola che a Firenze è la seconda per grandezza dopo quella del duomo.

La CHIESA è a croce latina a tre navate, con cappelle laterali lungo le navi laterali e il transetto. All’incrocio dei bracci si trova una cupola. L’impianto, come in altre opere di Brunelleschi, si ispira ad altre opere della tradizione medievale fiorentina, come Santa Croce, Santa Maria Novella o Santa Trinità, ma a partire da questi modelli Brunelleschi prese spunto per qualcosa di più rigoroso, con esiti rivoluzionari. L’innovazione fondamentale sta nell’organizzazione degli spazi lungo l’asse mediano applicando un modulo (sia in pianta che in alzato), corrispondente alla dimensione di una campa-ta quadrata, con la base di 11 bracce fiorentine, circa lo stesso dello Spedale degli Innocenti (10 braccia fiorentine), edificato dal 1419.
L’uso del modulo regolare, con la conseguente ripetizione ritmica delle membrature architettoniche, definisce una scansione prospettica di grande chiarezza e suggestione. Le due navate laterali sono state definite come lo sviluppo simmetrico del loggiato dello spedale, applicato per la prima volta all’interno di una chiesa: anche qui infatti l’uso della campata quadrata e della volta a vela genera la sensazione di uno spazio scandito come una serie regolare di cubi immaginari sormontati da semisfere. In base ai rilievi, studi delle fondazioni, indagini d’archivio e a un disegno di Giuliano da Sangallo dell’inizio del XV secolo si è ricostruito che il progetto originale dovesse prevedere un giro di cappelle a pianta quadrata con volta a vela e abside sulla parete di fondo, che proseguisse anche in controfacciata e alle testate del transetto e del presbiterio, dove erano previste coppie di cappelle simmetriche su ciascuna estremità: un modello rivoluzionario, che l’architetto provò ad applicare anni dopo, con risultati più coerenti, nella basilica di Santo Spirito.

L‘Interno è estremamente luminoso, grazie alla serie di finestre ad arco che corre lungo il claristorio. Le colonne poggiano su corti plinti, hanno fusti lisci e terminano nell’innovativo “dado brunelleschiano“, composto dal capitello corinzio e da un pulvi-no cubico, composto da fregio con rilievi di protome angeliche e graticole di san Lorenzo. Le arcate della navata sono a tutto sesto, sovrastate da una cornice sporgente. Il soffitto della navata centrale è decorato a lacunari, con rosoni dorati su sfondo bianco, ma il progetto di Brunelleschi prevedeva una volta a botte, anche nel transetto, mentre le navate laterali sono coperte da volte a vela.
NAVATA DESTRA: In senso antiorario, da destra a sinistra, si incontrano innanzitutto le cappelle della navata destra. Nella 1° si trova il Martirio di san Sebastiano dell’Empoli, nella 2° lo Spo-salizio della Vergine (1523), capolavoro del manierismo toscano di Rosso Fiorentino, in cui Maria e Giuseppe sono i due giovani attori in una gioiosa festa popolata da vari invitati, dentro una composizione anticonvenzionale e con una stesura del colore particolarmente vivace. Sulla parete sinistra di questa cappella si trova anche la lastra tombale del musicista Francesco Landini (1397), tra i fondatori dell’Ars Nova. Nella 3° cappella San Lorenzo e le anime del Purgatorio di Niccolò Lapi, nella 4° l’Assun-ta di Michele di Ridolfo del Ghirlandaio. La 5° non ha opere di rilievo, la 6° l’Adorazione dei Magi di Girolamo Macchietti, la 7° pure non ha decorazioni degne di nota. Sulla parete al confine col transetto si trova il Ciborio del Sacramento di Desiderio da Settignano (1460 circa), opera copiatissima e citatissima, che si distingue per la sua delicatezza.

La Chiesa ha alla base una Pietà, sormontata da due angeli reggicandelabro; al centro il ciborio vero e proprio, incorniciato da uno scorcio prospettico di una chiesa popolata da angeli adoranti; in alto infine un Gesù Bambino benedicente, prototipo di un soggetto che ebbe vasta diffusione. Davanti ad esso si trova il Pulpito della Resurrezione, gemello del Pulpito della Passione sull’altro lato. Nati come semplici pannelli, assemblati in seguito nella forma attuale, sono le ultime opere del Donatello, in cui si coglie il suo spirito anticonformista e rivoluzionario fino all’estremo, portato avanti in un clima culturale ormai estraneo alle sue ricerche, dopo la sua lunga assenza in città di ritorno da Padova. Furono scolpiti in stile stiacciato con gli aiuti di Bertoldo di Giovanni e Bartolomeo Bellano nel 1460 circa. Il Pulpito di destra mostra la Discesa agli inferi, la Resurrezione e l’Ascensione, in un’unica scena suddivisa da simboliche “porte”, mentre altri episodi isolati sono le Marie al sepolcro, la Pentecoste e il Martirio di san Lorenzo. San Luca e il Cristo deriso invece sono opere lignee del 1616 e 1634 trattate a imitazione del bronzo e aggiunte solo dopo il riassemblaggio. Sul fregio, entro un medaglione retto da due centauri, si trova la firma dell’artista.

NAVATA SINISTRA: La parete della navata sinistra vicino al transetto è ornata da un grande affresco col Martirio di san Lorenzo di Agnolo Bronzino (1565-69), ricco di citazioni michelangiolesche. Davanti ad esso si trova l’altro pulpito di Donatello, quello della Passione, col capolavoro della scena della Deposizione. Sulla porta che dà sul chiostro si trova la cantoria per l’organo, già attribuita all’inizio del Novecento a Donatello, per le innegabili affinità con quella di Santa Maria del Fiore, di cui riprende lo schema architettonico e il fregio posto dietro a colonnine libere. In seguito la critica l’ha assegnata a maestranze di bottega, per la minore eleganza e libertà compositiva dei rilievi. Dovrebbe risalire agli anni 1460.
Nella cappella laterali si trovano, proseguendo in ordine antiorario, una pala di Pietro Annigoni (Cristo e San Giuseppe nella bottega), che a causa del fondo oro sembra un’opera più antica ma risale invece al 1964. Notevole è la resa della scena tra padre e figlio, permeata di familiare raccoglimento, con san Giuseppe che sembra affettuosamente consapevole del ruolo del figlio, suggerito anche dall’asse in legno in primo piano che forma una croce; segue la Crocifissione di sant’Acazio e dei suoi compagni di Giovan Antonio Sogliani; un Crocifisso ligneo di scuola tedesca affiancato da due Dolenti su tela di Lorenzo Lippi; una Madonna in trono tra i santi Lorenzo e Zanobi del 1877; la Crocifissione di Francesco Conti, proveniente da San Jacopo Soprarno e documentata al 1709; la Chiamata di san Matteo di Pietro Marchesini (1739 circa).
BRACCIO DESTRO del TRANETTO: La cappella destra contiene un frammento di un sarcofago antico, (oggi sul lato opposto, in un monumento seicentesco), sopra il quale si trova un affresco con una delicata Vergine, opera di Niccolò di Tommaso; all’altare un drammatico crocifisso in legno di sughero di Antonio del Pollaiolo. La cappella alla testata del transetto, dedicata al Santissimo Sacramento, ha una tela di San Zanobi di Fabrizio Boschi (fine del XVI secolo), e il monumento funebre di Carolina di Sassonia. Si tratta di un’opera eseguita dall’opificio delle Pietre Dure in commesso fiorentino nel 1857. Alla parete destra Natività coi santi Marco e Francesco della bottega del Ghirlandaio (Maestro del Tondo Borghese.
BRACCIO SINISTRO del TRANSETTO: La cappella alla testata del transetto è detta “dei Santi Cosma e Damiano” o “delle Reli-quie“. Sull’arcone di ingresso due affreschi attribuiti al Poccetti, i Santi Cosma e Damiano e San Carlo Borromeo e un altro prelato (datati 1611). L’altare è decorato da una Madonna col Bambino trecentesca (attribuito all’eponimo Maestro della Madonna di San Lorenzo), incorniciata da una tela coi Santi Lorenzo, Ambrogio e Zanobi di Francesco Conti (1714). Segue a sinistra la cappella Martelli. A parte il neorinascimentale monumento a Donatello (di Dario Guidotti e Raffaello Romanelli, 1896), dedicato allo scultore che è sepolto nella cripta, si trovano due importanti opere rinascimentali: il sarcofago della famiglia Martelli (1455 circa) del Donatello, e l’Annunciazione Mar-telli di Filippo Lippi (1450 circa), la prima pala rettangolare della basilica che poi fu presa a modello per tutte le altre. La predella con Storie di san Niccolò è forse estranea all’opera, e fu realizzata dal Lippi. Sopra l’altare un Crocifisso ligneo policromato del ‘400 e sulla parete sinistra la tela di Giuseppe Nicola Nasini con San Girolamo e l’angelo.
PRESBITERIO: La prima cappella da destra contiene alle pareti due monumenti funebri di Leopoldo Costoli e sull’altare una pala della seconda metà del Settecento con Sant’Anna che educa la Vergine. La cappella seguente non ha decorazioni di rilievo. La cupola all’incrocio dei bracci è decorata dalla Gloria dei santi fiorentini, un grande affresco di Vincenzo Meucci del 1742, nei pennacchi, Quattro padri della Chiesa dello stesso autore.
L’altare maggiore è in commesso di pietre dure, disegnato da Gaspare Maria Paolet-ti nel 1787, sormontato da un Crocifisso in marmo attribuito a Valerio Cioli. La forma mozza del coro, risale alla sistemazione che ne fece Gaetano Baccani nel 1860 dopo la parziale demolizione settecentesca. Davanti all’altare, una grata in bronzo tra i disegni geometrici del pavimento segna il luogo di sepoltura nella cripta sottostante di Cosimo de’ Medici, pater patriae. Si tratta di una collocazione assolutamente eccezionale per una sepoltura civile, che ricalca quella delle tombe dei santi o delle più preziose reliquie, e che testimonia lo straordinario prestigio della dinastia medicea nella basilica laurenziana.
Nella cappella successiva una teca in vetro contiene una Madonna col Bambino in legno attribuita a Giovanni Fetti – 1382. Sulla parete destra San Lorenzo tra i santi Stefano e Leonardo attribuito a Raffaellino del Garbo, e su quella sinistra la Natività coi santi Giuliano e Francesco di scuola del Ghirlandaio e del primo Cinquecento. Nell’ultima cappella una pala della bottega del Ghirlandaio (Sant’Antonio Abate in trono tra i santi Lorenzo e Giuliano e nella predella Storie dei tre santi) e un monumento di Giovanni Duprè dedicato a Berta Moltke Withfield, del 1864.

CAPPELLA dei PRINCIPI: è il mausoleo dei Granduchi di Toscana e delle loro famiglie ed è parte del complesso museale delle cappelle medicee di Firenze, ricavato da alcune aree della basilica di San Lorenzo. Lo sfarzoso ambiente ottagonale è largo 28 metri ed è sormontato dalla cupola di San Lorenzo, che raggiunge un’altezza di 59 metri, la seconda per maestosità in città dopo quella del Brunelleschi.
Lo sfarzoso ambiente ottagonale è largo 28 metri ed è sormontato dalla cupola di San Lorenzo, la seconda per maestosità in città dopo quella del Brunelleschi. Fu commissionato da Ferdinando I all’architetto Matteo Nigetti nel 1604, pare su disegno di Don Giovanni de’ Medici, fratello dello stesso granduca. Anche Bernardo Buontalenti intervenne nel progetto. Gli intarsi che decorano tutta la superficie della cappella sono stati creati con marmi scuri e pietre semipreziose, che creano un abbagliante effetto scenografico. Per la realizzazione di questa opera venne appositamente creato l’Opificio delle Pietre Dure, come laboratorio per l’arte del cosiddetto commesso fiorentino.
Nella zoccolatura, dove sono riprodotti gli stemmi delle sedici città toscane fedeli alla famiglia dei Medici, si fece uso di pietre semipreziose, madreperla, lapislazzuli e corallo. Le 8 nicchie avrebbero dovuto ospitare le statue di tutti i granduchi, anche se furono poi realizzate soltanto quelle per Ferdinando I e Ferdinando II, opere entra-mbe di Pietro Tacca, eseguite tra il 1626 ed il 1642. Al centro dell’atrio, nelle intenzioni dei committenti, doveva trovarsi il Santo Sepolcro, ma i vari tentativi di comprarlo o rubarlo a Gerusalemme fallirono. I sarcofaghi sono in realtà cenotafi vuoti e le vere spoglie dei granduchi e dei loro familiari fino a Anna Maria Luisa de’ Medici (ultima erede della dinastia, 1667-1743) sono conservati in semplici nicchie nascoste dietro le mura.



LA SAGRESTIA VECCHIA: Si trova nella basilica di San Lorenzo di Firenze ed è uno dei capolavori di Filippo Brunelleschi e dell’architettura del primo Rinascimento in generale. Vi ha lavorato con importanti contributi scultorei anche Donatello. Venne completata nell’architettura dal 1419 al 1428, mentre la decorazione scultorea è databile tra il 1428 e il 1443. L’opera, che è l’unica che il grande architetto abbia curato fino al termine dei lavori, è stata ritenuta il paradigma di purezza geometrica ed eleganza lineare del suo percorso di architetto, che contiene in nuce elementi sviluppati in seguito, come la pianta nella Cappella dei Pazzi o le tribune morte del Duomo di Firenze. La cappella, dedicata a San Giovanni Evangelista, è strutturata come uno spazio cubico, coperto da cupola emisferica a ombrello, ed è divisa in 12 spicchi da costoloni. Brunelleschi si trovò nella condizione di dover risolvere il rapporto fra spazi strutturalmente analoghi. Egli accostò due vani a base quadrata, ma di diversa altezza: la sacrestia vera e propria e la piccola scarsella dell’altare.
Il gioco coloristico della pietra grigia e dell’intonaco è ulteriormente esaltato dalla presenza degli stucchi dipinti: il fregio con i Cherubini e serafini, i tondi degli Evange-listi nelle pareti e quelli con le Storie di San Giovanni Evangelista nei pennacchi della cupola, opere di Donatello, autore anche dei battenti delle porte bronzee, con i Santi, Martiri, Apostoli e Padri della Chiesa. Il violento cromatismo e lo sperimentalismo esasperato delle opere di Donatello, anch’egli un protetto dei Medici, originarono un forte dissidio tra lo scultore ed il Brunelleschi, che lo accusò di voler distogliere l’attenzione dalle proporzioni architettoniche della cappella. Il dissidio fra due artisti, che erano stati una coppia affiatatissima per anni, portò poi all’esclusione di Donatello dalla decorazione di altre opere brunelleschiane come, ad esempio, la cappella dei Pazzi.
La perfetta fusione tra la rigorosità dell’architettura e la varietà della decorazione plastica ne fa “una delle creazioni più complete e coerenti del primo rinascimento fiorentino”. Gli affreschi della volta della cupola nell’abside raffigurano la situazione cosmologica del Sole e delle costellazioni, come appariva su Firenze la notte del 4 luglio del 1442. Si suppone che la volta celeste sia stata dipinta dall’eclettico pittore-decoratore Giuliano d’Arrigo, detto Pesello. Opera autografa del Verrocchio è il monumento funebre a Giovanni (1421-1463) e Piero de’ Medici, figli di Cosimo il Vecchio, commissionati nel 1472 dai figli dello stesso Piero, Lorenzo il Magnifico e Giuliano de’ Medici. Il busto di San Lorenzo è attribuito a Desiderio da Settignano. Al centro, sotto la tavola marmorea con intarsi circolari in porfido, si trova la tomba di Giovanni di Bicci de’ Medici e Piccarda Bueri di Andrea Cavalcanti (1434). Sulla parete sinistra della cappella, in un’apertura decorata da una grata bronzea, si trova il monumento funebre a Piero e Giovanni de’ Medici, del Verrocchio (1472), opera originalissima in marmi, bronzo e pietra serena, a cui si ispirarono numerose creazioni del Rinascimento fiorentino.


(Dopo) La SAGRESTIA NUOVA: E’ un ambiente della basilica di San Lorenzo di Firenze, tra i capolavori di Michelangelo come architetto e come scultore. Nata come pendant alla Sagrestia Vecchia di Brunelleschi e Donatello, oggi fa parte del complesso museale delle Cappelle Medicee. Edificata da Michelangelo a più riprese tra il 1521 ed il 1534, fa parte del progetto mediceo per avere una degna sepoltura per i membri della famiglia. Michelangelo partì dalla stessa pianta della Sacrestia del Brunelleschi e realizzò la nuova Sagrestia all’estremità destra del transetto, divise lo spazio in forme più complesse, con archi trionfali che si aprono su delle specie di absidi. Incassati nelle due pareti laterali realizzò i sepolcri monumentali dedicati a Giuliano Duca di Nemours e suo nipote Lorenzo Duca d’Urbino, per i quali scolpì tre sculture ciascuno:
le Allegorie del Tempo, adagiate sopra i sepolcri, e i ritratti soprastanti dei Duchi. Per la tomba di Giuliano de’ Medici, seduto in fiera postura, scelse il Giorno e la Notte; per quella di Lorenzo, in posa malinconica e pensierosa, il Crepuscolo e l’Aurora. Entrambe le statue guardano verso il centro della cappella dove Michelangelo realizzò e pose una Madonna con Gesù in grembo. Volgendo il loro sguardo alla rappresentazione sacra i duchi esprimono le inclinazioni religiose dell’artista, secondo il quale, quando le glorie terrene passano, solo la spiritualità e la religione riescono a dare sollievo alle inquietudini degli uomini. Completano il corredo le statue dei Santi Cosma e Damiano, opere di allievi di Michelangelo. Sotto l’altare sono sepolti anche Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano de’ Medici, per i quali non ci fu mai il tempo per costruire una sepoltura monumentale.




CONTROFACCIATA: Le decorazioni delle membrature architettoniche della basilica, con putti e motivi vegetali, sono opera delle botteghe di Antonio e Tommaso Rossellino, con l’aiuto di Pagno di Lapo Portigiani (seconda metà del XV secolo). La facciata interna è composta dalla Tribuna delle reliquie di Michelangelo (1531-1532), sormontata nel XIX secolo da un grande scudo con la croce sabauda a grisaille.
CRIPTA: Nella cripta di Bernardo Buontalenti sono sepolti circa cinquanta membri tra maggiori e minori della famiglia, mentre nella parte superiore, nella grande sala ottagonale sormontata da una cupola, vi sono i cenotafi (tombe vuote) monumentali dei granduchi di Toscana.
ORGANO Maggiore: Il secondo organo, quello più grandioso, è stato costruito nel 1864-1865 dalla celebre fabbrica d’organi dei Fratelli Serassi di Bergamo per volere del governo italiano. È posizionato nell’abside, in alto. Il sontuoso e imponente strumento si compone di tre tastiere di settanta tasti ciascuna e pedaliera dritta e 64 registri; la consolle è un capolavoro di ebanistica, con intagli finissimi e molto ornati. Il sistema di trasmissione è integralmente quello meccanico originale. A seguito di tale opera collocata da Giacomo Locatelli, tuttora ben conservata, il Re Vittorio Emanuele II nominò il signor Giacomo Serassi Cavaliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, e concesse alla ditta la facoltà di fregiare del Regio stemma l’insegna del suo stabilimento artistico industriale.





