Il Giro delle Chiese

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FIRENZE: BASILICA di Santo SPIRITO e CHIESA di Santa MARIA del CARMINE

La Basilica di Santo SPIRITO è una delle principali basiliche della città di Firenze. È situata nel quartiere dell’Oltrarno, la parte sud del centro storico, e con la sua semplice facciata domina la piazza omonima. La Chiesa di Santa MARIA del CARMINE è un luogo di culto cattolico di Firenze che domina l’omonima piazza nel quartiere di Oltrarno. È famosa per ospitare il ciclo di affreschi della Cappella Brancacci, opera fondamentale dell’arte rinascimentale, decorata da Masaccio e Masolino (e in seguito completata da Filippino Lippi). Nell’immagine in evidenza: Cappella Corsini.

La Basilica fu costruita sui resti del duecentesco convento agostiniano distrutto da un incendio nel 1371. Ha la dignità di basilica minore. Intorno al 1434 la costruzione di una nuova basilica venne affidata a Filippo Brunelleschi, che aveva già lavorato, in Oltrarno, a San Jacopo e Santa Felicita. Dopo una lunga progettazione l’edificio venne iniziato nel 1444 e fu l’ultima grande opera del maestro. Dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1446, il cantiere passò nel 1452 nelle mani di tre seguaci del maestro, Antonio Manetti, Giovanni da Gaiole e Salvi d’Andrea.

I continuatori seguirono a grandi linee il progetto del maestro, ma non compresero a fondo la sua originalità, apportando numerose modifiche anche sostanziali, che stempera-rono gli elementi più radicali secondo soluzioni più di compromesso, in linea col gusto dell’epoca. Nel 1471 un grave incendio distrusse i codici e molte opere d’arte della chiesa medievale. Salvi d’Andrea realizzò la cupola dal 1479 al 1481 e la facciata interna dal 1483 al 1487. Consacrata nel 1481, la basilica poteva dirsi conclusa nel 1487. Al 1489 risale la sagrestia di Giuliano da Sangallo. Dopo il 1492 fu ricovero per l’esule Michelangelo, che qui poté studiare l’anatomia dei cadaveri. Per ringraziamento lasciò il Crocifisso oggi in sagrestia. Il campanile, alto 70 metri, è opera di Baccio d’Agnolo, iniziato nel 1503 e terminato solo nel 1570.

Le tre navate (con la centrale ampia il doppio di quelle laterali), sono separate da colonne in pietra serena con capitelli corinzi e pulvini che reggono arcate a tutto sesto e volte a vela. Esse si prolungano idealmente anche nei bracci del transetto e nel capocroce, creando un camminamento continuo lungo tutto il perimetro (con l’eccezione della controfacciata) che aveva come precedenti il Duomo di Pisa e quello di Siena. Ma in Santo Spirito il distacco dalla tradizione gotica si approfondisce e diviene definitivo. Il modulo della campata di undici braccia fiorentine arriva a definire ogni parte della chiesa.

Ad ogni campata corrisponde una cappella laterale composta da una nicchia semicircolare, che è alta quanto la navata laterale e profonda 1/2 del modulo, creando nell’insieme un effetto dinamico dell’articolazione dei volumi molto più vivo che in San Lorenzo, dove le cappelle laterali sono rese schematiche dalla griglia delle para-ste e delle cornici orizzontali superiori. Al centro dei bracci si trova l’altare maggiore, fulcro di tutta l’architettura, sormontato da cupola.  La luce evidenzia il ritmo arioso ed elegante degli spazi, entrando in maniera graduale attraverso le differenti aperture, più ampie nel cleristorio della navata centrale e dagli oculi della cupola. Le navate laterali si trovano così ad essere più scure, dirigendo l’occhio inevitabilmente verso il nodo luminoso: l’altare centrale.

L‘Interno misura 97 metri, largo 32 e 58 alla crociera. Il soffitto della navata centrale, con cassettoni dipinti risale al XIX secolo. All’interno della navata i capitelli decorati del primo ordine di pilastri sono scolpiti con singolare maestria: alcuni sono di Andrea Sansovino. La facciata interna conserva la vetrata del ‘400 con la Pentecoste realizzata su disegno del Perugino. L’altare maggiore è coperto dal ciborio con cupola a traforo e recinto marmoreo di Giovanni Caccini, realizzato tra il 1599 e il 1607 con la collaborazione di Gherardo Silvani e di Agostino Ubaldini. L’apparato decorativo è in stile barocco ed è caratterizzato da una notevole complessità, con intarsi in pietre dure, sculture marmoree, bronzi, stalli intagliati e scolpiti. I due candelabri anteriori sono di Cosimo Merlini (1708). La chiesa possiede ben 38 altari laterali (più due absidiole analoghe in corrispondenza dell’ingresso della sagrestia e sul lato opposto, per un totale di 40), decorati da un ricchissimo corredo di tesori e opere d’arte.

NAVAT DESTRA: Nella navata destra si incontrano, dall’ingresso verso il transetto: – Altare con la Disputa dell’Immacolata Concezione di Pier Francesco Fo-schi (1544-1546), opera tipica dell’arte controriformata, dotata di predella dove sono ritratti committenti. – Copia della Pietà Vaticana di Nanni di Baccio Bigio (1545) sull’altare, tra decorazioni marmoree tra cui un bassorilievo di Cristo e la Veronica, in alto, di Emilio Santarelli (1832), – Statua lignea policroma di San Nicola da Tolentino attribuita a Nanni Ungaro, forse su modello di Jacopo Sansovino; ai lati due Angeli del Franciabigio, racchiusi in una struttura del 1706. – Pala di Gesù che scaccia i mercanti dal Tempio di Giovanni Stradano, firmato e datato 1572. – Pala dell’Incoronazione di Maria tra i santi Agostino e Monica di Alessandro Gherardini (1694). – Absidiola vuota. – Cappella Petrini-Arrighi: pala del Martirio di Santo Stefano (1602 circa) del Passignano, autore anche dell’altare marmoreo. – Cappella Della Palla-Portinari: stucchi e statua marmorea di Giovanni Baratta con Raffaele e Tobiolo (1698).

NAVATA SINISTRA: Nella navata sinistra si incontrano, dall’ingresso verso il transetto: – Pala della Resurrezione di Pier Francesco Foschi (1537). – Copia del Cristo della Minerva di Michelangelo di Taddeo Landini (1579). – Pala del Beato Giovanni da San Facondo che salva un giovane di Giuseppe Nicola Nasini (1691). – Pala di San Tommaso di Villanova che distribuisce le elemosine di Rutilio Manetti (1625). – Pala con Madonna, sant’Anna e altri santi di Michele di Ridolfo del Ghirlandaio. – Sotto l’organo, accesso al vestibolo della sagrestia del Cronaca su progetto di Giuliano da Sangallo, con il Crocifisso di Michelangelo. – Copia da Rosso Fiorentino della Madonna e santi, di Francesco Petrucci; in alto vetrata quattrocentesca. – Pala della Madonna in trono e santi della scuola di Fra Bartolomeo tra i busti di Giovan Battista Cavalcanti (sinistra) e Tommaso Cavalcanti (destra) di Giovan Angelo Montorsoli.

(Prima) IL CROCIFISSO di MICHELANGELO: Michelangelo fu ospitato nel convento di Santo Spirito nel 1492 a 17 anni, dove, con la complicità del priore, ebbe la possibilità di scorticare i cadaveri provenienti dall’ospedale del convento per studiarne l’anatomia: proprio grazie a questa esperienza che Michelangelo diventò insuperabile nel rappresentare il corpo umano in ogni suo più piccolo dettaglio. Come ringraziamento dell’ospitalità il giovane artista scolpì il crocifisso ligneo, che oggi è disposto nella collocazione originaria nella sagrestia di Santo Spirito dopo essere stato esposto per un secolo circa nel museo di Casa Buonarroti.

(Prima) CROCIFISSO: Cristo è rappresentato in Croce nella totale nudità, in posizione sofferente, col capo reclinato verso sinistra e le gambe con le ginocchia piegate e unite, leggermente direzionate a destra, generando un’innovativa rotazione a serpentina e una netta spinta verso l’alto. Tale rotazione non è un esercizio di stile, ma è evocata da una riflessione sulla posizione delle gambe, con quella sinistra sopra la destra per effetto della sovrapposizione dei piedi all’inchiodatura. Da ciò deriva anche l’innovativa rotazione del bacino, che arriva a rendere visibili i glutei a uno sguardo da sinistra, valorizzando anche la veduta laterale. Il modellato, nonostante la precisa resa anatomica, è morbido e attento ai dettagli più delicati, come la resa dei soffici capelli e dei peli del pube.

Si tratta di caratteristiche ben diverse dalla “terribilità” ed eroismo delle opere più celebri dell’artista, ma a ben guar-dare non mancano le analogie con sculture vicine. Ad esempio la forma e la posizione del capo è molto simile a quello della Madonna nella Pietà vaticana: lo stesso motivo della torsione e della spinta verso l’alto si ritrovano in molti dei capolavori futuri. Il corpo di Cristo è composto e piuttosto gracile, indifeso e fragile davanti al dramma del martirio e della morte. La Croce lignea non è originale, ma venne aggiunta probabilmente al momento della ridipintura, tra il XVIII e la prima metà del XIX secolo. Il titulus crucis è invece originale, sebbene venne riappeso al rovescio: infatti la triplice scritta, in ebraico, greco e latino è scritta da destra verso sinistra, in ossequio alla tradizione delle reliquia del titulus con-servata nella basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma e ispezionato nel 1492, spargendosi la notizia immediatamente fino a Firenze.

La SAGRESTIA: In fondo al lato sinistro si accede al vestibolo, che conserva un pregevole soffitto a cassettoni realizzato da Andrea Sansovino nel 1491. La sacrestia adiacente al vestibolo è stata iniziata da Giuliano da Sangallo nel 1489 a pianta ottagonale. Venne portata a termine dal Cronaca. Conserva il dipinto devozionale di Alessandro Allori San Fiacre che risana gli infermi (1596), un santo francese collegabile alla committenza di Cristina di Lorena, consorte di Ferdinando I de’ Medici. Qui si trova anche il Crocifisso, opera giovanile di Michelangelo.

(Prima) Il CHIOSTRO dei MORTI: Dal vestibolo della Sagrestia, tramite una gradinata, si può scendere al primo chiostro, detto Chiostro dei Morti per la grande quantità di lapidi che ne affollano le pareti. Fu ricostruito attorno al 1620 dagli architetti Giulio Parigi e Alfonso Parigi il giovane. È di forma quadrata, con 7 arcate a tutto sesto su ciascun lato, sostenute da massicci pilastri squadrati, che si prolungano al piano superiore in lesene inquadranti le finestre in successione. Ad ogni arcata corrisponde una lunetta decorata nel ‘700 da vari artisti (Cosimo Ulivelli, Pier Maria Baldi, Atanasio Bimbacci, Paolo Gismondi, Stefano Cascetti, Giovanni Bagnoli ecc.), alcune datate e firmate, con le Storie della vita di santi agostiniani. Le lunette sono solo in parte restaurate, altre versano in uno stato di conservazione molto precario. Adiacente alla sagrestia si trova la Sala Capitolare, incorniciata sul fronte del chiostro dalle figure della Fede e della Speranza, datate, sopra la porta, al 1682. Sul lato sud si trova il vecchio Refettorio, oggi sede della Fondazione Romano del Cenacolo di Santo Spirito.

Il CHIOSTRO GRANDE degli AMMANNATI: Il Chiostro Grande, che ha un’entrata separata da piazza Santo Spirito, fu realizzato tra il 1564 ed il 1569 da Bartolomeo Ammannati. Egli, a partire dalle fondamenta di edifici preesistenti, si affiancò a quello precedente (poi rifatto nel 1620) per una medesima grandezza, formando un rettangolo contenente due quadrati con un lato in comune, secondo un impianto regolare che non ha eguali in Firenze.

Prima: L’architetto fu influenzato dallo stile del classicismo come testimoniano le colonne in stile dorico, le triplici arcate a tutto sesto alternate alle architravi che importavano per la prima volta il motivo della serliana in un’architettura conventuale, e i pilastri angolari che inglobano le colonne. Venne usata la volta a botte incrociata con la volta a crociera in corrispondenza degli archi centrali e degli angoli. Gli elementi strutturali, le cornici e i marcapiano sono in pietra serena che risalta sugli intonaci bianchi creando, assieme alle aperture degli archi, un vivace effetto chiaroscurale. Oggi è sede dal 2007 del Centro Documentale di Firenze, ente militare nato dalla riconfigurazione del Distretto Militare, che aveva sede in questa caserma (intitolata a Francesco Ferrucci) dal 1º gennaio 1871.

Sul lato est, quello in comune con il Chiostro dei Morti, si trova il Refettorio Nuovo, della fine del Cinquecento, preceduto da un Antirefettorio con lunette affrescate e un Sant’Agostino sulla volta di Bernardino Poccetti (1606). Il Refettorio venne diviso in due ambienti nel XIX secolo ed è decorato in quella che fu la parete di fondo, dalle Tre Cene del Poccetti, e nelle lunette confinanti con il Battesimo di san Dionigi l’Aeropagita e il Battesimo di sant’Agostino, sempre dello stesso autore, coadiuvato da aiuti di bottega. Dal chiostro si accede anche alla più trecentesca cappella Corsini di Santo Spirito.

Il TERZO CHIOSTRO: Un terzo, piccolo chiostro quadrato si trova a sud del chiostro dell’Ammannati: è lastricato e presenta colonne doriche che sostengono archi a tutto sesto.

La CHIESA di Santa MARIA del CARMINE è un luogo di culto cattolico di Firenze che domina l’omonima piazza nel quartiere di Oltrarno. È famosa per ospitare il ciclo di affreschi della Cappella Brancacci, opera fondamentale dell’arte rinascimentale, decorata da Masaccio e Masolino (e in seguito completata da Filippino Lippi). Sorse nel 1268 come parte di un convento carmelitano ancora oggi esistente. I lavori ebbero termine nel 1476. L‘Interno della chiesa è, sin dall’origine, a navata unica con pianta a croce latina (m. 82×15, per un’altezza della cupola di 35). La navata presenta per ogni parte cinque cappelle laterali con altari, decorate da stucchi e pale dipinte. Tra queste cappelle si trovano i confessionali e le porte in noce che danno accesso al chiostro e alle altre cappelle e ambienti del convento.

Alla ristrutturazione settecentesca risalgono le pitture del soffitto: le quadrature con architetture illusionistiche sono di Domenico Stagi, mentre le scene figurate ad affresco della navata (Ascensione di Cristo) e della cupola (La Trinità e la Vergine in gloria fra i santi dell’Antico e Nuovo Testamento) sono opera di Giuseppe Romei. Nelle cappelle sul lato destro spiccano i dipinti della Crocifissione di Giorgio Vasari (1560, terzo altare), la Visitazione di Aurelio Lomi (1595 circa) e i Funerali di sant’Alessio di Bernardino Monaldi. In quelle sul lato sinistro si trovano (dalla controfacciata): Adorazione dei Magi di Gre-gorio Pagani (firmata e datata 1603), Annunciazione di Bernardino Poccetti (firmata e datata 1601), Natività di Francesco Gambaccini (1782 circa), Centurione di Cafarnao che impetra da Cristo la guarigione del figlio di Giovanni Maria Butteri e Santa Maria Maddalena de’ Pazzi ricoperta dal velo della Madonna di Giuseppe Fabbrini (1782 circa).

CAPPELLA MAGGIORE: La Cappella Maggiore custodisce il monumentale altare in marmi colorati, bronzo e pietre dure. Sotto la mensa si trovano le spoglie del beato Angiolo Mazzinghi. All’interno del coro si trova il monumento funebre in marmo a Pier Soderini, opera di Benedetto da Rovezzano (eseguita nel 1512-1513, prima della morte del Soderini nel 1522), tra le rare testimonianze superstiti della chiesa cinquecentesca. Il badalone (grande leggio monumentale posto al centro del coro nelle chiese o nei monasteri) dietro l’altare è di Domenico Atticciati (1594 circa) e proviene dalla Certosa del Galluzzo. A ridosso della parete di fondo, al di sopra della cantoria, si trova l’organo a canne Contucci, caratterizzato da una monumentale cassa lignea decorata barocca.

(Prima) CAPPELLA BRANCACCI: si trova all’estremità del transetto destro. Fu miracolosamente salva dall’incendio e fu risparmiata dalla ristrutturazione grazie all’intervento attivo di una nobildonna fiorentina che strenuamente si oppose alla copertura degli affreschi. Conserva il ciclo di affreschi di Masaccio e Masolino, indicato come il punto d’inizio del nuovo stile rinascimentale in pittura. Completata da Filippino Lippi, fu studiata e ammirata dalle generazioni dei maggiori artisti fiorentini: Michelangelo per esempio eseguì alcune copie delle parti dipinte da Masaccio. Vi si trova anche la duecente-sca Madonna del Popolo.

(Dopo) CAPPELLA CORSINI: La famiglia Corsini nel 1675 fece edificare nel transetto sinistro della chiesa del Carmine una cappella dedicata al santo di famiglia Sant’Andrea Corsini, vescovo di Fiesole nel XIV secolo e appena canonizzato nel 1629. Fu chiamato l’architetto Pier Francesco Silvani che scelse uno stile barocco allora di gran moda a Roma, inaugurando questo stile a Firenze. Fu affrescata nella cupoletta da Luca Giorda-no nel 1682 con la Gloria di Sant’Andrea Corsini e decorata da stucchi di Giovan Battista Foggini (Sant’Andrea Corsini e la Battaglia d’Anghiari, la Messa di Sant’Andrea e l’Apoteosi di Sant’Andrea Corsini del 1676-83). Anche questa struttura fu miracolosamente risparmiata dall’incendio di un secolo dopo. L’elaborato soffitto in stile rococò è stato affrescato da Giovanni Domenico Ferretti.

CAPPELLA del CROCIFISSO della Provvidenza: Si trova nel braccio sinistro del transetto, decorata tra il 1771 e il 1782 dagli stucchi di Domenico e Girolamo Ruschi e dagli affreschi di Agostino Rosi. Sull’altare, nel tabernacolo di Giuseppe Piamontini del 1740, si trova un Crocifisso dipinto su carta ritenuto miracoloso. L’opera è composta assieme a una Ma-donna in stile bizantino e un Padre Eterno entro una cornice con dodici angeli adoranti, dipinti nello stile di Botticelli. Le pareti sono decorate da pale sul tema della Santa Croce, che alludono appunto al crocifisso miracoloso. A destra si trova il Rinvenimento della Croce, copia della tavola di Gregorio Pagani distrutta nell’incendio, mentre a sinistra l’Esaltazione della Vera Croce di Gesualdo Ferri.

ALTRE CAPPELLE nel TRANSETTO: L’altra cappella del transetto sinistro, davanti alla Cap-pella del Crocifisso e accanto alla Cappella Corsini, presenta una pala d’altare di Gian Domenico Ferretti con la Deposizione (1758 circa). Gli affreschi sulla cupoletta sono opera coeva di Giuseppe Romei, con il Re Melchidesec che offre pane e vino ad Abramo. Qui, sugli sguanci laterali della parete, si trovavano anticamente gli affreschi perduti del San Paolo di Masaccio e del San Pietro di Masolino (1424 circa).

Nel transetto destro, oltre alla Cappella Brancacci, si trovano la CAPPELLA NERLI, con stucchi del 1780 e la pala di Sant’Anna, la Vergine e il Bambino della scuola di Andrea del Sarto, e un’altra CAPPELLA che unificò tre antiche cappelle gotiche, dove oggi si trova un altare con decorazione a stucco di Domenico e Giuliano Ruschi e affreschi di un certo Cipriano Lensi, oltre alla tela con il Beato Bonagiunta Manetti dell’Antella di Francesco Gambacciani.

SAGRESTIA: La sagrestia è un altro degli ambienti sopravvissuti all’incendio, con l’antica struttura architettonica gotica, risalente al 1394. Vi si conservano alle pareti gli affreschi con Storie di santa Cecilia, attribuite a Lippo d’Andrea (1400 circa). Le lunette sulle due porte sono affrescate con una Pietà e una Madonna col Bambino vicine allo stile di Agnolo Gadd. Anche le vetrate sono originali e sono decorate con gli stemmi dei Serragli e dei Corsini. La pala dell’altare è una Crocifissione alla maniera di Jacopo del Sellaio, con predella raffigurante le Storie di sant’Andrea. Sopra un mobile alla parete destra si trova un busto di Santa Maria Maddalena dei Pazzi di Dante Sodini (1908). I dipinti appesi sono il polittico con la Madonna col Bambino e santi attribuito a Andrea Bonaiuti, il Martirio di san Jacopo di Lorenzo Lippi (1641) e, di lato, Andrea Corsini che guarisce un cieco di Bernar-dino Poccetti (1600 circa). Il bancone in noce al centro della stanza è del 1660, mentre la cattedra vescovile di sant’Andrea Corsini, accanto alla porta, venne eseguita verso il 1629 quando venne canonizzato.

(Dopo) Il CONVENTO: L’ampio complesso attiguo alla chiesa fu anch’esso soggetto nel corso dei secoli a numerose distruzioni e ricostruzioni, fino all’alluvione del 1966, tanto che risulta ormai difficile ricostruirne gli originali contorni. Molte confraternite sia laiche che religiose si stabilirono nei locali del convento, in particolare si ricorda la compagnia di Sant’Agnese, composta da vedove che curavano l’allestimento di periodiche rappresentazioni teatrali di argomento sacro che attiravano moltissimi spettatori da tutta la città.

Si accede al convento dalla porta a destra della facciata della chiesa. Nell’androne coperto da volta a botte si trova, appeso sopra l’arco del chiostro, un tondo dipinto con la Vergine in atto di donare lo scapolare a san Simone Stock di Giuseppe Romei. Il Chiostro risale al 1597-1612 ed è a pianta quadrata, con arcate a tutto sesto poggianti su colonne in pietra serena, mentre al primo piano esiste una loggia architravata. Le lunette sono decorate da affreschi sei-settecenteschi di vari autori. Alcune, restaurate, sono esposte nella sala capitolare, duecentesca. Anticamente su una di queste lunette si trovava il perduto affresco della Sagra di Masaccio (1423-1424 circa). Nel chiostro si trovano vari stemmi di famiglie dell’Oltrarno, monumenti funebri e un busto del matematico carmelitano Giuliano Ristori da Prato. La sala del Cenacolo deve il suo nome alla monumentale Ultima Cena di Alessandro Allori, del 1582, dove compaiono anche, alle due estremità, l’autoritratto dell’Allori (a sinistra) e il ritratto del committente (a destra).

Qui sono stati collocati anche alcuni frammenti affreschi staccati con Storie della Passione, Annunciazione e Santi a monocromo, di ignoto autore fiorentino della fine del Trecento, che provengono dalla Compagnia di San Niccolò. La sala della Colonna ha un affresco della bottega di Paolo Schiavo con un Crocifisso e carmelitani, oltre a una raccolta di affreschi staccati frammentari del Tre-Quattrocento, provenienti dal chiostro e dall’antica chiesa, tra i quali spiccano le Storie della vita di San Girolamo di Gherardo Starnina, una Madonna in trono e santi attribuita a Pietro Nelli (1385) e il Conferimento della regola del Carmelo, opera giovanile di Filippo Lippi anteriore al 1431. Il 2°refettorio è affrescato con la Cena in casa di Simone Fariseo di Giovan Battista Vanni (1645 circa) e qui sono raccolti anche alcuni affreschi staccati provenienti dalla cappella Nerli raffiguranti Storie della Passione di Cristo attribuiti a Lippo d’Andrea …

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