Il Giro delle Chiese

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RAVENNA: BASILICA di San VITALE

Si ispirò alla Basilica di san Vitale, Carlo Magno quando decise di costruire la Cappella Palatina ad Aquisgrana, simbolo del potere del sacro Romano impero. San Vitale costruita tra il 525 e il 547 è infatti un edificio eccezionale che rompe gli schemi tradizionali ravennati della basilica a 3 navate e costituisce il capolavoro dell’architettura bizantina, dove si fondono i modi architettonici orientali e le esperienze occidentali e dove architettura e decorazione musiva si compenetrano l’una con l’altra in maniera inscindibile. Nell’immagine in evidenza: Teodora.

La BASILICA è un organismo a impianto ottagonale sormontato da una cupola slanciata, sostenuta da 8 pilastri con esedre. Di derivazione orientale i matronei, i pastofori (membri di un collegio di sacerdoti mendicanti egizi), le colonne, i capitelli e i pulvini (blocchi posti sopra il capitello per sostenere archi o volte), mentre di origine occidentale sono il nartece a forcipe, le torri scalari, il tamburo e la tecnica costruttiva della cupola realizzata con tubi fittili. Lo spazio interno è caratterizzato da un forte verticalismo e dalla decorazione musiva che trasfigura, esaltata dalla luce, la spazialità dell’edificio. Il programma iconografico si incentra su 2 temi principali: l’Eucarestia (con la raffigurazione dell’Agnello mistico, le scene del Vecchio testamento e quelle di offerta) e la Redenzione dell’uomo (con le figure di Profeti, Apostoli, Evangelisti). A questi si aggiungono i 2 pannelli imperiali con Teodora e Giustiniano e la loro corte.

E’ un capolavoro esemplare dell’arte paleocristiana e dell’Impero romano d’oriente, o bizantina. Nell’ottobre del 1960, papa Giovanni XXIII la elevò alla dignità di basilica minore. Dal 1996, l’edificio di culto è inserito nella lista italiana patrimonio dell’umanità dall’UNESCO, quale parte del sito seriale “Monumenti paleocristiani di Ravenna”.  L’edificio, capolavoro dell’architettura ravennate, combina elementi architetto-nici romani (la cupola intradossata, la forma dei portali, le torri) con elementi costruttivi bizantini (l’abside poligonale, i capitelli, la costruzione in mattoni).

ESTERNO: Dalla forma geometrica ottagonale del nucleo principale emergono altri corpi di fabbrica altrettanto rigorosamente definiti: il tiburio sopraelevato, anch’esso ottagonale, e l’abside, che, secondo l’uso locale, è poligonale all’esterno, semicircolare all’interno e affiancata da altri piccoli ambienti (detti pastoforia, pròthesis e diacònicon). Si accede all’interno attraverso due porte: una in asse, l’altra, invece, obliqua rispetto all’abside. Di conseguenza, anche il nartece, invece di essere tangente al lato frontale dell’ottagono, si dispone in modo obliquo, toccando un angolo del perimetro. Viene così a mancare quel rapporto rettilineo fra ingresso e abside, che rende evidente la forma dell’edificio cristiano.

INTERNO: Nel passaggio dall’uno all’altro si trovano delle esedre, traforate da un doppio ordine di arcatelle e racchiuse entro grandi archi sostenuti da pilastri angolari, che producono un’espansione radiale in più direzioni. Su essi si imposta la cupola, che è di elevazione maggiore a quelle di simili chiese orientali.

Il punto focale della decorazione musiva è situato nella zona presbiteriale. Sull’estradosso dell’arco absidale due angeli in volo reggono un clipeo cristologico solare, ai lati sono le Gerusalemme e Betlemme celesti. Sul catino è il Cristo Pantocratore, assiso su un Globo azzurro, tra due arcangeli con il Rotolo dai sette sigilli in una mano, mentre in altra mano porge la corona trionfale a San Vitale che avanza da sinistra con le mani ricoperte dalla sua ricchissima clamide, mentre il protovescovo Ecclesio, sulla destra, è presente con il modello della chiesa da lui fondata. San Vitale si credeva morto e sepolto a Ravenna (invece era morto a Bologna nel 393). Nell’intradosso dell’arco alcune cornucopie intrecciate culminano in un altro clipeo cristologico. Oltre ai celeberrimi mosaici, completano la decorazione interna i marmi policromi, gli stucchi e le balaustre del matroneo, traforate finemente. Sui pulvini sono raffigurate sagome zoomorfe e la Croce. È un’esperienza mistica quella che si vive osservando i giochi di luce che si creano, un effetto che doveva essere maggiore quando la basilica era ancora interamente ricoperta di mosaici.

Sulla volta crociera del presbiterio quattro angeli sostengono un clipeo con l’Agnus Dei (un tema già utilizzato a Ravenna nella Cappella Arci-vescovile) immersi fra girali abitati, cioè popolati in questo caso da fiori stilizzati. Nell’intradosso dell’arco trionfale si snodano clipei con il Cristo e gli Apostoli. Ai lati del presbiterio si aprono due coppie di tri-fore, su ciascuna delle quali è presente una lunetta che ospita mosaici con i sacrifici di Abele e Melchisedec (a destra) e una scena in due tempi che rappresenta l’Ospitalità di Abramo ai tre angeli e il Sacrificio di Isacco (a sinistra). Le lunette sono sormontate ciascuna da una nuova rap-presentazione di due angeli in volo che reggono un clipeo con il Mono- gramma cristologico, e nei pennacchi di risulta esterni alle lu-nette sono le immagini di Geremia e Mosè (a destra) e, sovrapposti, Mosè che custodisce il gregge di Ietro e Mosè che si appresta a togliersi i calzari prima di entrare nel Roveto Ardente; e Isaia e Mosè (a destra), e Mosè che sale sul Monte Sinai per ricevere le Tavole della Legge. Nell’ordine superiore si apre da ciascun lato una nuova trifora più stretta, con i simboli degli Evangelisti (Matteo e Marco a destra, Giovanni e Luca a sinistra).

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