Il Giro delle Chiese

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CALTANISSETTA: Le VARE

Le Vare di Caltanissetta sono 16 imponenti gruppi scultorei in legno e cartapesta, realizzati tra il 1883 e il 1902 da Francesco (padre) e Vincenzo (figlio) Biangardi, che sfilano il Giovedì Santo per le vie del centro storico. Rappresentano la Passione di Cristo ed esprimono una forte tradizione popolare e religiosa. Nell’immagine in evidenza: Settimana Santa 2015 a Caltanissetta.

Le Vare di Caltanissetta sono 16 imponenti gruppi scultorei in legno e cartapesta, realizzati tra il 1883 e il 1902 da Francesco (padre) e Vincenzo (figlio) Biangardi, che sfilano il Giovedì Santo per le vie del centro storico. Rappresentano la Passione di Cristo ed esprimono una forte tradizione popolare e religiosa:

– Processione: Si svolge il Giovedì Santo, con gruppi raffiguranti scene come l’Ultima Cena, la Crocifissione e la Pietà.

– Realizzazione: Create dal maestro napoletano Francesco Biangardi e figlio, sono decorate con fiori e luci.

– Ruolo delle Corporazioni: Ogni vara è affidata ad antiche corporazioni o associazioni cittadine (panificatori, marmisti, macellai, ecc.)

Storia: Originariamente portate a spalla, dagli anni ’60 sono montate su ruote a cau-sa del peso e dimensioni.

– Le Varicedde: Il mercoledì santo sfilano 19 gruppi più piccoli, riproduzioni delle Vare principali.

(Dopo) ULTIMA CENA: Francesco e Vincenzo BIANGARDI: Il gruppo statuario, fedele riproduzione del dipinto di Leonardo da Vinci realizzato per il convento  di Santa Maria delle Grazie in Milano, è composto da 13 personaggi atti a raffigurare il momento in cui Cristo annuncia  l’imminente tradimento. Particolarmente indovinate sono le espressioni degli apostoli che, stringendo tra le mani il sacchetto con i 30 denari, aggrotta le ciglia premeditando  il tradimento.

(Sopra): Il gruppo statuario, realizzato nel 1885, è la trasfigurazione plastica della celebre pittura muraria realizzata da Leonardo da Vinci tra il 1495 e il 1498. La riproduzione, degli scultori Francesco e Vincenzo Biangardi, risulta fedelissima in ogni sua parte, fatta eccezione per il tavolo, che sul simulacro si presenta di forma differente.

In occasione dell’Esposizione Universale di Milano (Expo 2015), il gruppo statuario dell’Ultima Cena, di proprietà del ceto dei panettieri e fornai, è stato esposto, dal 25 al 31 ottobre, presso l’area Cluster Bio Mediterraneo. Le sculture che compongono il simulacro hanno raggiunto Milano, opportunamente imballate,  ed hanno affascinato migliaia di spettatori suscitando grande emozione fra gli stessi, i quali hanno avuto la possibilità di conoscere questo straordinario patrimonio, che da secoli interpreta fede e devozione del popolo nisseno.

(Sopra) ORAZIONE nell’ORTO: Autori – Francesco e Vincenzo Biangardi – 1884 – Committenza – Pastai – Ceto di appartenenza – Pastai e Mugnai. L’opera, composta da due sole immagini, raffigura Gesù in ginocchio ai piedi di un ulivo, posto in occasione della processione, il cui sguardo, volto al cielo in atto di adorazione e preghiera, manifesta tutta la divina rassegnazione. Fra i rami dell’ulivo si libra un angelo, dal soave volto, il quale porge al Cristo il calice della consolazione.

(Sopra) CATTURA: Autori – Francesco e Vincenzo Biangardi – 1884 – Committenza – Ortolani – Ceto di appartenenza – Ortolani eredi Biagio e Calogero Giunta. Il simulacro rappresenta il momento in cui Gesù è catturato dalla frotta capitanata da Giuda, che si appresta a baciare Gesù, segnale convenuto per indicarlo ai soldati nascosti dietro i rami di un ulivo, posto in occasione della processione. Dietro a Gesù un giudice, dall’espressione feroce, stringe tra le mani una fune con la quale si accinge a legare il Nazzareno.

(Sopra) SINEDRIO: Autori – Francesco e Vincenzo Biangardi – 1886 – Committenza – Zolfatai Miniera Juncio Testasecca – Ceto di appartenenza – Comune di Caltanissetta. Il gruppo statuario, comprende dodici personaggi, atti a rappresentare il Consiglio Supremo di Israele, riunito dal Sommo Sacerdote Caifas, che siede, al centro della scena, sotto un ricco baldacchino. Sulla destra , scortato da un soldato, spicca l’immagine del Cristo nel cui volto si evince la rassegnazione della volontà divina. Il gruppo comprendeva origina-riamente ben 21 personaggi. Nel 1900, tuttavia, è dato incarico a Francesco Biangardi rendere la Vara più piccola e pertanto più leggera, in modo sa favorirne il trasporto a spalla. Lo scultore, quindi, elimina dalla scena ben 9 sculture e ridimensiona notevolmente la base (baiardo).

Alle 6 del mattino del 12 novembre 1881, nella miniero Juncio Gessolungo sezione Calafato, mentre 120 minatori si accingono a raggiungere i propri cantieri di lavoro percorrendo la galleria “Piana”, un violento incendio, cagionato dallo scoppio di grisou prodotto dalla fiamma di una lampada ad acetilene (carburo di calcio), investe un gruppo di operai uccidendone 69 tra cui 19 “carusi” (di età compresa tra i 7 e i 14 anni), 9 dei quali rimasti senza nome. I superstiti, in segno di gratitudine a Dio, decidono di prendere nuovamente parte alla processione del giovedì santo, commissionando nel 1883, per la modica cifra di lire 900, una nuova “vara” agli scultori napoletani Biangardi raffigurante la Veronica.

(Sopra) FLAGELLAZIONE: Autori – Allievi di Francesco Biangardi – XX secolo – Committenza – Zolfatai Miniera Juncio Gessolungo – Ceto di appartenenza – Fratelli Cervellione. Al centro Gesù, legato alla colonna, nonostante il martirio a cui è sottoposto, esprime una dignitosa rassegnazione. Ai lati due flagellatori, i cui movimenti esprimono l’evidente rabbia, sono intenti a colpire il Cristo, mentre in basso  sulla sinistra un terzo aguzzino, posto in ginocchio, è intento a intrecciare una corona di spine.

(Sopra) ECCE HOMO: Autori – Francesco Biangardi – 1892 – Committenza – Pizzicagnoli e fruttivendoli – Ceto di appartenenza – Commissionari ortofutticoli. L’opera raffigura il momento in cui Pilato mostra al popolo dalla terrazza del pretorio il flagellato Gesù. Ai piedi della scalinata, che si suppone porti al suddetto palazzo, stanno diversi personaggi in rappresentanza del popolo, i quali non mostrano, nei loro gesti, alcun segno di pietà e di commiserazione. Colpisce maggiormente l’uomo seduto sui gradini, uno dei flagellatori, che divorato dalla rabbia, si morde le dita per la smania di avere tra le mani il condannato.

(Sopra) CONDANNA: Autori – Francesco Biangardi – 1902 – Committenza – Zolfatai miniera Trabonella – Ceto di appartenenza – L’unione tipografi. Il gruppo statuario è l’ultimo in ordine di tempo ad esser realizzato dallo scultore Biangardi. La scena mostra sotto un ricco tosello Pilato in atto di lavarsi le mani, mentre un membro del tribunale, posto in piedi, legge la condanna di crocifissione. Sulla sinistra, scortato da due soldati, è posto il Cristo, in attesa della iniqua sentenza, nel cui sguardo si palesa la rassegnazione.

(Sopra) Il CIRENEO: Autori – Francesco e Vincenzo Biangardi – 1886 – Committenza – Gessai – Ceto di appartenenza – Gessai eredi Cannarozzo. Restauro effettuato nel 2003. Il simulacro è composto da 4 personaggi, atti a raffigurare il pietoso gesto di Simone di Cirene, il quale, tornato stanco dalla campagna, è obbligato ad aiutare Gesù a trasportare la pesante croce. Commovente è la figura del Cristo che, con divina sottomissione, si avvia lungo la via dolorosa, mentre alle sue spalle un giudeo, dall’indovinata espressione di rabbia, continua senza sosta a percuoterlo.

(Sopra) VERONICA: Autori – Francesco e Vincenzo Biangardi – 1883 – Committenza – Zolfatai Miniera Juncio Gessolungo – Ceto di appartenenza – Associazione Laicale Lega San Michele Arcangelo. E’ il primo gruppo realizzato dai Biangardi a seguito del disastro occorso nella miniera di Gessolungo il 12 novembre 1881. La scena raffigura il commovente incontro di Gesù con la pietosa Veronica, la quale, colta da compassione, asciuga, con un velo, il santo volto grondante di sangue, che rimane impresso sul candido tessuto.

(Sopra) CALVARIO: Autore – Francesco Biangardi – 1891 – Committenza – Macellai – Ceto di appartenenza – Unione macellai. La scena di questo gruppo si svolge sulla cima del Golgota dove Gesù è crocifisso. Ai piedi della croce, la Vergine Maria, Maria di Cleofe, l’apostolo prediletto Giovanni e Maria Maddalena, che in un impeto di disperazione abbraccia la croce, rivolgono i loro sguardi al Cristo, che sanguinante pende dall’alto della croce.

(Sopra) DEPOSIZIONE dalla CROCE: Autori – Francesco e Vincenzo Biangardi – 1885 – Committenza – Zolfatai Miniera Juncio Tumminelli – Ceto di appartenenza – Famiglia Pietro D’Oro. A giudizio di tutti è il capolavoro dei Biangardi, poiché gli stessi hanno saputo egregiamente tradurre in forma plastica il concetto del pittore fiammingo Pier Paolo Rubens. Otto personaggi sono intenti nell’uffizio di deporre Gesù dalla croce, fra i quali figurano Giuseppe e Nicodemo, che, sospesi sui pioli delle scale, sorreggono l’esamine spoglia del Cristo la quale si accinge ad essere affidata   nelle mani delle pie donne: Maria di Cleofe, Maria Maddalena e la straziata Vergine madre.

(Sopra) PIETA’: Autori – Francesco e Vincenzo Biangardi – 1888 – Committenza – Borghesi – Ceto di appartenenza – Banca di credito cooperativo “San Michele”. L’opera, formata da 4 personaggi, trasmette visivamente l’angoscia e lo strazio del momento. Il corpo di Gesù, schiodato dalla croce, è stato delicatamente posto tra le braccia della Vergine Maria, la quale, ricolma di dolore, con affetto materno guarda quel corpo straziato. A destra Giovanni, il prediletto tra i 12 apostoli, impietrito dall’immensa angoscia, piange in silenzio, mentre Maria Maddalena, con tenerezza, prende fra le sue la mano del Maestro.

(Sopra) CONDOTTA al SEPOLCRO: Autori – Scuola napoletana – 1853 – Committenza – Congregazione della Candelora – Ceto di appartenenza – Unione muratori. Il simulacro costruito a Napoli da un ignoto scultore è il più antico fra i 16 che oggi prendono parte alla processione. La scena raffigura il momento in cui il corpo di Gesù è trasportato al sepolcro da Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e l’Apostolo Giovanni, i quali, assorti dal pietoso atto, fissano i loro sguardi sul corpo martoriato del Nazareno. Indovinato è l’abbandono cadaverico del Cristo, specialmente per il braccio che pende penzoloni dalla sacra sindone. Completano il gruppo dei dolenti la Maddalena e la Vergine Madre che, spossata dalla sofferenza, rivolge al cielo gli occhi.

(Sopra) SACRA URNA: Autori – Francesco Biangardi – 1892 – Committenza – Clero e civili – Ceto di appartenenza – Clero Nisseno e devoti Sacra Urna. Il simulacro è un lavoro pregiato in legno con cornici trapezoidali in cui figurano, intrecciati con accuratezza d’arte, teste di serafini, fogli d’acanto, fiori e frutta di varie forme, ricoperte con foglie in oro zecchino. Sulla sommità si erge un angelo che, librandosi in volo su una nuvoletta d’argento, stringe fra le mani un nastro riportando le parole del profeta IsaiaIl suo sepolcro sarà glorioso”. All’interno, sul ricco letto di velluto rosso con ricami in oro, giace il Cristo morto coperto da un sottilissimo velo di tulle bianco.

(Sopra) ADDOLORATA: Autore – Francesco Biangardi – 1973 – Committenza – Mugnai, sensali, bettolieri – Ceto di appartenenza – Unione autotraspostatori. Il simulacro originariamente costituito d 2 personaggi presenta, sui piedi della croce, la Vergine Maria e un serafino, sceso a confortarla, intorno ai quali, sparsi sul monte, erano posti i simboli della Passione. Nei primi del ‘900 a causa di un incendio il gruppo andò quasi completamente distrutto ad eccezione del mezzobusto dell’Addolorata e dell’Angelo (oggi presso il Museo Diocesano). Nel 1973 lo scultore Giuseppe Emma di San Cataldo inglobò le parti risparmiate dall’incendio nella nuova immagine, che mostra, nello sguardo rivolto verso il cielo, il profondo patimento e l’ubbidienza al disegno divino.

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