E’ dedicata a Maria Santissima Annunziata, ma è comunemente attribuita al culto di Santa Venera, la patrona. L’impianto originale risale al XV secolo ed è stato rimaneggiato nei secoli successivi. All’interno si trovano opere di Pietro Paolo Vasta, Antonio Filocamo, Giuseppe Sciuti, Francesco Patané, Vito D’Anna e Giacinto Platania. La Chiesa è a croce latina, a tre navate e, dopo l’erezione della diocesi, è stata congiunta nel 1874-1878 da un cavalcavia al Palazzo vescovile a nord, progettato dall’architetto Carlo Cocuccio, operazione urbanistica singolare che unisce due proprietà sostanzialmente private sovrastando la via pubblica. Il complesso di cattedrale, palazzo vescovile, edifici ecclesiastici su via Genuardi e loro corti interne congiunte alla basilica dei santi Pietro e Paolo costituisce una vera e propria cittadella. Di notevole pregio, su via Genuardi, è l’atrio che immette nel complesso. Nell’immagine in evidenza: Nozze di Cana (1737), braccio sinistro del Transetto.

Il prospetto venne realizzato a partire dal XVII secolo. Il gruppo scultorio nel nicchione sopra il portale marmoreo, rappresentante l’Annunciazione, fu realizzato nella bottega messinese di Placido Blandamonte nel 1668 – 1672, portato per mare fino a Santa Maria La Scala e da qui trainato ad Aci per le impervie salite. I due campanili svettanti ai lati della facciata, pur identici, non sono coevi. Il campanile a destra del prospetto, che richiama stilemi gotico-normanni, di cui si hanno notizie dal 1544, ha seguito tutte le vicende costruttive della chiesa ed ebbe anche funzione di torre d’avvistamento. Il campanile del lato nord, a sinistra, il rosone, la loggia a colonnine e le restanti decorazioni del prospetto sono invece in stile neogotico, realizzati nel 1887-1889 su progetto di Sebastiano Ittar (ma non è da escludere il contributo dell’architetto Paolo Pantellaro) con modifiche di Giovan Battista Filippo Basile (padre del maestro del li-berty siciliano Ernesto Basile). La cupola, iniziata nel 1655, fu completata solo nel 1732, su progetto dell’arch. Paolo Amico. L’interno è stato modificato nello stile predominante nel XVIII secolo, anche in seguito al terremoti del 1693 e del 1783. In un ambiente della controfacciata, a sinistra, è esposto il fercolo che accoglie il simulacro di Santa Venera di Girolamo Carnazza con l’orafo Mario D’Angelo nel 1660, di argento cesellato. L’opera fu portata a termine un secolo dopo da Vito Blandano. Addossato al pilastro accanto al transetto, a destra, è posto un elegante pulpito ligneo ottocentesco.





ABSIDE Centrale: Il Presbiterio balaustrato è rialzato e raccordato al pavimento dell’aula da una scalinata di sette gradini. Sul lato sinistro si staglia la cattedra vescovile. Sull’altare maggiore in marmo rosso di Taormina, è collocata la tela raffigurante l’Annunciazione realizzata dal pittore messinese Antonio FILOCAMO nel 1711. Gli affreschi che decorano le pareti dell’abside sono opera di Paolo, Gaetano e Antonio FILOCAMO. I quadroni raccontano episodi della vita di Maria, da sinistra: il Riposo durante la fuga in Egitto, lo Sposalizio della Vergine, la Presentazione di Gesù al tempio, la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Visita di Maria a Santa Elisabetta, la Presentazione di Maria al tempio e Gesù tra i dottori del tempio. Nel catino absidale, pure dei FILOCAMO, è rappresentata l’Assunzione di Maria al cielo, nella volta l’Incoronazione di Maria tra Angeli e Santi. Nel primo sono riconoscibili personaggi dell’Antico Testamento: Davide con l’arpa, Mosè con le tavole della Legge, Isaia con la fiamma, Aronne con l’incensiere e Giosuè con lo scudo ornato da un sole. Nel secondo gruppo sono presenti le sante vergini Tecla e Caterina d’Alessandria e Santa Venera, Sant’Agata, Santa Lucia e Santa Rosalia. Nella parete sinistra si identificano San Sebastiano e San Giovanni Battista, a destra i fondatori dei diversi ordini religiosi. Fanno da cornice schiere di angeli, in alto la Santissima Trinità. Coro disposto lungo le pareti laterali del presbiterio, organo.


CUPOLA: Pennacchi di sostegno della cupola: i Quattro Evangelisti, del VASTA, nel periodo compreso tra il 1736 e il 1739. Tamburo della cupola: di Francesco Mancini ARDIZZONE i 4 riquadri. L’artista affrescò pure i primi quattro pennacchi, a destra e a sinistra, tra gli archi-volti della navata centrale; Francesco PATANE’ è autore dei sei rimanenti.

AFFRESCHI della VOLTA della Navata Centrale: La volta della navata centrale, decorata da Giuseppe SCIUTI nel 1907 con l’aiuto del discepolo Primo Panciroli è scandita dalle scene raffigu-ranti l’Orchestra degli Angeli, il Coro delle Vergini, la Gloria degli Angeli portanti i simboli di Santa Venera, l’Annuncia-zione, la Fede, l’Eterno Padre con Profeti (di tali episodi la Pinacoteca Zelantea custodisce i disegni preparatori). Nella navata centrale, a destra, è posto un elegante pulpito ligneo ottocentesco.

NAVATA Destra: – Prima campata: Altare di Nostra Signora del Rosario. Vi è custodito il dipinto raffigurante la Vergine del Rosario ritratta con esponenti dell’Ordine domenicano e francescano: a sinistra Santa Caterina da Siena e San Domenico di Guzmán, a destra San Francesco d’Assisi e Sant’Antonio di Padova, e ancora Sant’Agata, opera del messinese Antonio CATALANO il Vecchio. Dono documentati come corona al dipinto i 15 medaglioni raffiguranti i misteri del rosario. Sulla parete destra è addossato un monumento funebre. – Seconda campata: Altare dell’Angelo Custode. Sull’altare è custodito il dipinto raffigurante l’Angelo Custode del 1630, opera di Antonio e Giacinto PLATANIA. – Terza campata: Varco laterale destro. Sulla parasta sinistra è collocato un monumento funebre. – Quarta campata: Altare della Natività. Sull’altare è custodito il dipinto raffigurante l’Adorazione dei Pastori, opera di Pietro Paolo VASTA. – Quinta campata: Altare del Battesimo. Sull’altare è custodito il dipinto raffigurante il Battesimo di Gesù ritratto con San Giovanni Battista, Santa Venera e San Nicola di Bari, olio su tela, opera di Pietro Paolo VASTA.
(dopo) Qui e dopo: NAVATA Destra. Prima campata: Altare di Nostra Signora del Rosario. Vi è custodito il dipinto raffigurante la Vergine del Rosario ritratta con esponenti dell’Ordine domenicano e francescano.

(Dopo) Seconda Campata: Altare dell’Angelo Custode. Sull’altare è custodito il dipinto raffigurante l’Angelo Custode del 1630, opera di Antonio e Giacinto PLATANIA.




NAVATA Sinistra: – Prima campata: Altare di San Tommaso Apostolo. Sopra l’altare è custodito il dipinto raffigurante l’Incredulità di San Tommaso ritratto con Santa Maria Maddale-na, opera di Giacinto PLATANIA. Sulla parete sinistra è incastonato un monumento funebre. – Seconda campata: Altare di Sant’Antonio di Padova. Sopra l’altare è custodito il dipinto raffigurante Sant’Antonio di Padova, opera di Giacinto PLATANIA. – Terza campata: Varco laterale sinistro. Sulla parasta sinistra è incastonato un monumento funebre. – Quarta campata: Altare di Sant’Anna. Sopra l’altare è custodito il dipinto raffigurante Maria Bambina ritratta con Sant’Anna e San Gioacchino, opera di Pietro Paolo VASTA. – Quinta campata: Altare dell’Immacolata Concezione. Sopra l’altare è custodito il dipinto raffigurante Maria Immacolata, opera di Antonino BONACCORSI. In corrispondenza del pilastro destro è collocato un busto.





(Dopo) TRANSETTO, Braccio sinistro: Varco per la sacrestia con affreschi parietali in due grandi medaglioni raffiguranti l’Uccisione di Abele, il Sacrificio di Isacco di Pietro Paolo VASTA. La parete accoglie i monumenti funebri di alcuni vescovi legati alla storia della città, Ottavio Branciforte e Salvatore Russo. A differenza di quest’ultimo, costituito di una semplice epigrafe, pur applicata su un trompe l’oeil a forma di monumento dipinto nel ‘700 da P.P. VASTA, quello del Branciforte, eretto nel 1659 (di autore ignoto) in una nicchia ad arcosolio poco profonda, ha aggraziate sculture culminanti nel ritratto del prelato dipinto da Giacinto PLATANIA non in abiti religiosi. Nella volta, Glorificazione dell’Agnello Mistico; nella lunetta Nozze di Cana (1737), entrambi del VASTA. Permangono nel transetto piccole zone con pitture slavate di Venerando Costanzo detto il Varbazza.


(Dopo) ABSIDE Destra: C’erano gli affreschi eseguiti nel 1689 da Baldassare GRASSO, pitture e struttura commissionate dalla Confraternita degli Agonizzanti rovinate dal terremoto del 1693. Nella cassa dell’altare è esposto in una singolare scheletofania un non meglio identificato san Clemente, proveniente dalla catacomba di Pretestato donato nel 1788.






