L’originaria basilica romanica, i cui resti sono ancora visibili nella parete absidale, fu costruita da Ruggero I d’Altavilla sopra un impianto termale del 2° sec d.C. e aperta al culto nel 1098. L’edificio ha subito attraverso i secoli diversi rimaneggiamenti soprattutto a causa dei terremoti del 1169 e 1693, fino ad assumere l’attuale configurazione esterna ed interna agli inizi del XX secolo. Nell’immagine in evidenza: Paliotto d’Altare.

Il prospetto principale è stato realizzato (1733-1761) dall’arch. Giambattista VACCARINI Nella Cappella, dentro il sacello, sono conservate, da circa 9 secoli, le reliquie di Sant’A-GATA Martire, che nell’anno 251 diede la bella testimonianza della fede cristiana durante la persecuzione dell’imperatore romano Decio. Si accede al sagrato attraverso una breve scalinata in marmo che culmina in una cancellata in ferro battuto ornata con 10 santi in bronzo. Il sagrato è diviso dalla piazza del Duomo da una balaustra in pietra bianca ornata con cinque grandi statue di santi in marmo di Carrara.
L’Esterno della cattedrale è caratterizzato dalla facciata, la quale presenta evidenti analogie con la coeva facciata di Biagio Amico per Sant’Anna a Palermo. Il prospetto è a tre ordini compositi in stile corinzio, e attico completamente in marmo di Carrara. Il 1° ordine è costituito da 6 colonne di granito di fattura antica provenienti forse dal Teatro romano, sormontate dallo stemma della nobile famiglia Galletti cui apparteneva il vescovo Pietro Galletti. Il 2° ordine ha anch’esso 6 colonne meno grandi e due piccole poste ai lati dell’ampio finestrone centrale. Tutti gli ordini sono adornati con statue marmoree di sant’Agata al centro sulla porta centrale, sant’Euplio a dx e san Berillo a sx. Le due grandi finestre ovali ai lati sono accompagnate dai due acronimi riferiti alle frasi legate al culto della Santa: MSSHDEPL e NOPAQVIE.


Il Portone principale (1736) in legno è costituito da trentadue formelle, finemente scolpite, illustranti partendo dall’alto a sinistra: – nel 1° registro sono i tre armoriali del vescovo Ansgerio, di papa Urbano II e di Ruggero I di Sicilia con relative didascalie in quanto i tre protagonisti della fondazione della cattedrale, mentre chiude la serie la riproduzione di un rapace in volo oltre le nubi in tempesta con la didascalia aera imbes quae transcreditur; – nel 2° registro sono rappresentati gli armoriali dei corrispettivi protagonisti della ricostruzione della cattedrale (rispettivamente vescovo, papa e sovrano), ossia Pietro Galletti, Papa Clemente XII e Carlo III di Spagna con relative didascalie, chiude la serie lo stemma di Catania con la didascalia dei motti civici; il 3° registro rappresenta 4 attributi della diocesi e rispettive didascalie, ossia un volatile nel nido mentre lede il proprio petto per sfamare i propri pulcini (simile all’icona cristiana del pellicano; il motto è charitas omnia suffert), un uomo barbuto schiacciato da un vulcano alle cui spalle si erge la croce della Risurrezione a cui l’uomo è incatenato per la caviglia (la posa della figura ricorda iconograficamente Atlante, ma si rifà al mito di Tifeo; il motto è subiacet imperio), un albero battuto dai venti (due paffuti volti soffianti) da cui cadono diverse foglie (il motto è solum sicca convellunt) e infine un volatile al rogo in una pira il cui motto è spes sancta crociata nescit; – l’ultimo registro rappresenta gli attributi della patrona di Sant’Agata e sono un altare su sono posati una spada delle tenaglie e una corda schiacciate da un piatto su cui sono i seni della santa (il motto è urbis praesidium et munimen), una fornace da cui fuoriescono vampate di fuoco e sovrastata dai seni coronati e dal cuore in fiamme (il motto è inestinguibilis amor), un messale aperto con la dicitura noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est che sovrasta i simboli imperiali (corona e scettro) capovolti (il motto è impietas pietate refellitur), chiude infine un arcobaleno che sovrasta una tavola con le ali spiegate su cui è l’acronimo M.S.S./H.D./et/P.L. (chiaramente indicante la tavola angelica della tradizione; il motto è foedus eternum). Ai lati della porta centrale, su due alti supporti, sono poste le statue in marmo di san Pietro e san Paolo.






ALTARE MAGGIORE (1) (Abside Centrale: Oltre la crociera, la navata centrale termina con una profonda abside normanna, coperta con volta a botte ogivale e terminante con una parete semicircolare. Mentre esternamente essa presenta ancora l’antico paramento murario in pietra lavica dell’Etna, all’interno è decorata da un ciclo di affreschi opera del pittore romano Gio-vanni Battista CPRRADINI commissionati da Innocenzo Massimo e risalenti al 1628; l’opera è incentrata sui santi patroni della città di Catania, nei quadroni del catino absidale San Berillo, Sant’Eu-plio, Santo Stefano protomartire (raf-figurato con Ponziano, Fabiano e Cornelio) e Sant’Agata, la cui “Incoronazione” è raffigurata al centro della calotta absidale. Testimonianze dell‘epoca normanna sono le due colonne che sorreggono l’arco absidale e la mono-fora ogivale, chiusa da una vetrata moderna e posta in posizione centrale.







All’interno dell’abside trova luogo la CRIPTA normanna sotterranea e il Presbiterio, preceduto da una rampa di scale che lo delimita sulla parte anteriore; esso ospita, in posizione avanzata, i moderni altare maggio-re (1) e ambone (2), realizzati nel 2000; l’antico altare neoclassico in marmi policromi si trova nella Cappella della Madonna del Rosario con accesso nel transetto di destra. Lungo le pareti dell’abside, invece, si trova il pregevole coro ligneo barocco, realizzato dallo scultore napoletano Scipione di GUIDO alla fine del XVI secolo, comprendente anche la cattedra (4) all’estremità destra, il cui ordine superiore è costituito da 34 stalli. Negli stalli in bassorilievo sono riprodotte scene raffiguranti la vita, il martirio di Sant’Agata e i momenti della traslazione delle reliquie da Costantinopoli a Catania. Opera commissionata dal vescovo Giovanni Corrionero e perfezionata da Giandomenico Rebiba. L’attuale altare in bronzo “versus populum” commissionato dal vescovo Luigi Bommarito allo scultore Dino Cunsolo insieme all’ambone (2) e al porta cero pasquale (3), sostituisce il primitivo altare collocato attualmente nella “Cappella della Vergine” del transetto destro.


NAVATA Destra: Le sopraelevazioni degli altari presenti in entrambe le navate, sono costituite da opere pittoriche caratterizzate da monumentali cornici in stile barocco di legno scolpito e dorato. La ricostruzione post terremoto del Val di Noto del 1693 determina l’uniformità degli stili e delle forme pur mantenendo un elevato carattere di magnificenza e opulenza. Pochi dipinti tra i capolavori esposti, hanno superato indenni il disastroso evento sismico, gran parte del patrimonio artistico attuale, in particolare il ciclo fiammingo, è dovuto al mecenatismo attuato da illuminati prelati.
– 1° Campata: Fonte battesimale. Fusto con vasca ottagonale in marmo rosso coperto da cupolino ligneo sormontato dall’Agnus Dei, sulla parete l’affresco raffigurante San Giovanni Battista e il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, opera di Giovanni Tuccari del 1728. L’ambiente ricavato in una nicchia dal pavimento rialzato è delimitato da una artistica cancellata.
– 2° Campata: Altare dedicato a Santa Febronia, dipinto Martirio di Santa Febronia, opera di Guglielmo Borremans del 1730 commissionata da Pietro Galletti in omaggio alla Patrona di Patti, cittadina precedente sede dell’apostolato del vescovo. Tutte le opere del pittore fiammingo sono realizzate durante il soggiorno catanese dell’artista nel 1730 per l’abbelli-mento del tempio nuovamente ricostruito. Di fronte all’altare, addossata ad uno dei 12i pilastri che separano la navata da quella centrale, è collocato il monumento funebre del musicista catanese Vincenzo Bellini la cui salma fu traslata il 23 ottobre 1876 dal cimitero parigino di Père-Lachaise. Le sculture realizzate in marmo di Carrara e bronzo sono opera di Giovanni Battista Tassara, la targa reca inciso l’incipit dell’aria de La sonnambula.



AGATA VIENE TORTURATA AL SENO: “Empio, crudele e disumano tiranno, non ti vergogni di strappare ad una donna le sorgenti della vita da cui prendesti alimento al petto di tua madre?. Ma io ho altre mammelle intatte nell’intimo dell’anima mia con le quali nutro tutti i miei sentimenti.” (Passio Agathae, 8)
Tomba di Vincenzo BELLINI (dopo): Il corpo del musicista venne traslato a Catania da Parigi nel 1896. Tassa-ra è stato uno scultore, patriota e soldato gari-baldino componente del-la spedizione dei Mille nonché un militante del socialismo italiano italia-no. L’iscrizione sulla lapi-de della Tomba di Bellini riporta l’incipit dell’aria de La sonnambula: “Ah! non credea mirarti / Sì presto estinto, o fiore“.

– 3° Campata: Altare dedicato a Santa Rosalia, dipinto Gloria di Santa Rosalia di Guglielmo Borremans del 1730, opera commissionata da Pietro Galletti in omaggio alla Patrona di Palermo.
– 4° Campata: Cappella altare dedicato al Sacro Cuore di Gesù, statua Sacro Cuore di Gesù.
– 5° Campata: Altare dedicato a Sant’Antonio da Padova, dipinto Sant’An-tonio da Padova opera di Guglielmo Borremans del 1730. Addossato al pilastro il monumento sepolcrale del vescovo Emilio Ferrais, opera dello scultore Pietro Pappalardo.
– 6° Campata: Altare dedicato alla Sacra Famiglia, dipinto Sacra Famiglia o-pera di Pietro Abbadessa. Dirimpetto a questo altare, addossato al pilastro, è collocato il monumento funebre di Domenico Orlando morto nel 1839.
– 7° Campata: Altare dedicato a Santa Maria, dipinto Maria Corredentri-ce opera di Emanuele Di Giovanni del 1961. Sotto la mensa riposa Giuseppe Benedetto Dusmet. Addossato al pilastro il cenotafio del Cardinale, monumento funebre fino alla beatificazione, opera di Filadelfo Fichera.


S. EUPIO (dopo): Un antico documento, storicamente attendibile, ci narra la passione, la condanna a morte per decapitazione del giovane catanese Euplio. Trovandosi nel tribunale di Catania gridò ad alta voce: “Io sono cristiano, desidero morire per il nome di Cristo” e mostrò i libri cristiani che erano sttai proibiti dall’imperatore Diocleziano. Convocato dal governatore della città, Calviniano, lesse un brano del libro che aveva con sé: “Felici quelli che soffrono persecuzione per la giustizia, poiché di essi è il regno dei cieli”. Torturato, Euplio si segnò con il segno della Croce e confermò la sua fede: “Quello che ho confessato, lo confesso ancora sono cristiano e leggo le divine Scritture”. Calviniano compì ancora un tentativo per distoglierlo dalla fede cristiana e indurlo ad adorare gli dei. Euplio confermò: “Io adoro il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo … . I tuoi sforzi sono vani, io sono cristiano”. Euplio venne condannato alla decapitazione: era il 12 agosto 304. La comunità cristiana si prese cura del suo corpo e ne ha tramandato la memoria.





