Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

CHIESA di San PIETRO APOSTOLO – RIPA TEATINA

La Chiesa di San Pietro Apostolo è la chiesa madre. Un capitello prova che la chiesa sorge su di un tempio pagano di Diana cacciatrice, che dominava l’acropoli di Ripa. Viene citata come chiesa parrocchiale nel 1308. Si conosce ben poco della chiesa primitiva, abbiamo qualche idea dell’edi-ficio esistente prima della profonda trasformazione del XVII secolo. Nel 1685 la chiesa fu chiusa per dar via all’ampliamento per esigenze liturgiche e la funzione di parrocchia fu delegata alla Chiesa di Santa Maria delle Fonti, ora di San Rocco inaugurata nel 1896. Nel 1699 fu di nuovo agibile la Chiesa di san Pietro Apostolo, lo testimonia la data sopra il portale. La Chiesa ha un atrio e 3 navate.  La chiesa è abbellita con le opere di Carlo PIAZZOLI, Donato TEODORO e Ludo-vico De MAJO come vediamo in seguito.

La CHIESA di San PIETRO APOSTOLO è la chiesa madre. Un capitello prova che la chiesa sorge su di un tempio pagano di Diana cacciatrice, che dominava l’acropoli di Ripa. Viene citata come chiesa parrocchiale nel 1308. Si conosce ben poco della chiesa primitiva, abbiamo qualche idea dell’edificio esistente prima della profonda trasformazione del XVII secolo. Nel 1685 la chiesa fu chiusa per dar via all’amplia-mento per esigenze liturgiche e la funzione di parrocchia fu delegata alla Chiesa di Santa Maria delle Fonti, ora di San Rocco inaugurata nel 1896. Nel 1699 fu di nuovo agibile la Chiesa di san Pietro Apostolo, lo testimonia la data sopra il portale. La Chiesa ha un atrio e 3 navate. Nei pressi del fiume Alento c’era una piccola Chiesa detta di santa Maria d’Alento, che nel secolo XVII era già in rovina. I coniugi Lucrezia e Vincenzo, temendo la distruzione della Chiesa per lo straripamento del fiume, staccarono il quadro della Madonna e l’affidarono al parroco di Ripa nel 1685. Il quadro (di scuola napoletana di fine XVI secolo), alto 150 cm e largo 100 cm, raffigura la Madonna col Bambino in grembo nudo, in atto di slanciarsi tra le braccia di San Giustino, con San Tommaso e San Vito che tiene in mano il cagnolino. Il 22 marzo 1728 la Madonna del quadro sudava sangue per cui fu portata nella chiesa di San Pietro e deposta ai piedi dell’Altare di San Giustino. E’ stupefacente che dopo oltre 200 anni sono ancora visibili le gocce di sangue che la tradizione attribuisce al miracolo. L’evento prodigioso tra l’altro rinvigorì le casse della Chiesa che servirono a farla diventare un gioiello di arte barocca. Il quadro prese il posto di San Giustino sull’altare.

L’esterno della chiesa si presenta con una facciata a salienti mancante del lato sinistro, con il campanile che ne è parte integrante. Proprio la torre campanaria risale a un’antica torre di avvistamento, integrata nell’edificio del tempio durante il grande restauro del XVII secolo. Al di sopra di essa è presente l’orologio, originariamente installato nel 1743. Sul portale principale è presente una piccola bifora. La cuspide del campanile termina con un crocifisso. All’interno la chiesa si presenta divisa con 3 navate, presbiterio, arco trionfale, abside e un atrio. La chiesa è abbellita con le opere di Carlo PIAZZOLI, Donato TEODORO e Ludovico De MAJO come vediamo in seguito. Fino alla seconda metà del XVIII secolo la chiesa non disponeva ancora di una sagrestia, a causa del terreno che aveva una forma che rendeva difficoltoso l’espansione dell’edificio religioso. In quel periodo cominciarono però i lavori per dotare la chiesa di questo locale, occupando anche una parte del palazzo della famiglia Briganti, situato in prossimità del tempio (e oggi divenuto casa canonica). La difficoltà maggiore consisteva nel collegare la nuova stanza con l’abside, e per ovviare al problema si decise di costruire un arco, sul quale realizzare poi il corridoio di collegamento. La volta della sagrestia fu affrescata dal Teodoro. Nella parte centrale dell’arco trionfale dell’edificio è presente lo stemma del comune di Ripa Teati-na sormontato dalla corona araldica, simbolo del titolo di baronia posseduto dall’universitas ripese. Lo stesso stemma è riprodotto due volte sull’altare della Madonna del Rosario. La presenza dell’emblema cittadino in un luogo religioso è dovuta al fatto che l’università (intesa come comune) di Ripa Teatina possedeva il diritto di giuspatronato sulla chiesa di San Pietro Apostolo, con tre diversi privilegi: il primo era l’onore, dunque l’obbligo per i rettori di recitare particolari preghiere per la salute spirituale e per il benessere delle grandi famiglie del paese (le quali avevano posti privilegiati all’interno del tempio); il secondo era la pensione, ovvero il sostentamento in caso di caduta in miseria dei patroni; il terzo privilegio era la presentazione dei rettori, che doveva avvenire entro un certo tempo determinato dalla vacanza.

Nel 1739 fu chiamato il pittore Ludovico De MAJO di Caserta, allievo di Francesco Solimena,  al quale furono commissionate le 3 grandi tele del presbiterio-abside (XVIII secolo). Al centro dell’abside dipinge “San Pietro riceve le chiavi da Gesù” (8), 256×134 cm (Matteo 16,19). Il quadro rappresenta dietro le nuvole le colline degradanti verso il mare proprie del panorama ripese. Sul lato sx del presbiterio c’è la tela de “il Transito di San Giuseppe” (9) (Vangelo apocrifo): al moribondo Gesù indica il cielo che nel frattempo si apre alla colomba (Spirito Santo), mentre Maria prega. Dietro Maria si vede l’Arcangelo Michele mentre ai piedi del letto prega Gabriele. A dx del presbiterio c’è la tela “la deposizione” (10): in primo piano c’è il corpo di Gesù adagiato sulle ginocchia di Maria Addolorata con la spada conficcata nel cuore, in modo originale De Majo inserisce i paesaggi al di sopra e al di sotto del dipinto.

Decorazioni a stucco e Statue:

CARLO PIAZZOLI, già allievo di Giovan Battista Gianni, stuccatore comasco molto attivo nel chietino, arrivò a Ripa nel 1730 e lavorò con la sua squadra alla realizzazione degli stucchi della Chiesa Madre fino novembre 1971. Piazzoli riconsegnò una chiesa luminosa e ricca di pregevoli elementi architettonici. Ogni altare è arricchito di bassorilievi. Sull’Arco trionfale (13) si trova il pannello dell’Ultima Cena; sugli archi della navata centrale si trovano 4 episodi dell’Antico Testamento; nella loggetta del coro c’è la scena di Maria, sorella di Mosè che esce dall’accampamento suonando il cembalo. In fondo alle 3 navate, nel presbiterio spiccano le statue dei Santi protettori. Nel presbiterio San Pietro e San Paolo; ai lati dell’Altare (18) San Lorenzo e santo Stefano; nella navata sx ai lati della Madonna del Rosario (19) (Madonna del Popolo), quelle di San Domenico e San Tommaso.

Condividi questo articolo con altri appassionati 

Scopri le meraviglie

scegli un comune da visitare

E scopri le chiese, i musei e i luoghi meravigliosi che ogni territorio ti offre. Vai alla ricerca per Comuni >>