Il Giro delle Chiese

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SCULTURA in ABRUZZO – Prima Parte

Il presente post illustra un breve compendio, sicuramente non esaustivo, del-la storia della scultura in Abruzzo, dalle origini a oggi. Nell’immagine in evidenza: Ambone o Pupito dell’Abbazia di San Clemente a Casauria.

Prima: Questa superba scultura costituiva un raro  esempio di statua lignea della Vergine con Bambino inserita in un tabernacolo a sportelli istoriati. Si tratta di una tipologia di manufatto di grande prestigio, una vera e propria macchina liturgica, che implica una relazione strettissima tra pittura e scultura. Purtroppo l’opera, a seguito di un furto avvenuto nel 1979, quando si conservava ancora nella Chiesa di provenienza, è stata mutilata degli sportelli istoriati con scene della vita di Gesù, che ne costituivano parte integrante e qualificante. E’ stata recuperata, per ora, la sola tavoletta con La Presentazione al Tempio.

Prima: Risale al XII secolo. Risulta evidente un’impronta di matrice gotica. La Madonna indossa un velo che le copre il capo ed un manto, entrambi dorati; a questi si affianca una veste di colore scuro con una delicata decorazione. Il Bambino è vestito con una tunica rossa con disegni di tonalità più scure. Sorreggono con la ma-no destra lo stesso globo.

Prima: Questo straordinario documento della ricchezza economica e culturale del monachesimo me-dioevale proviene da una abbazia che sorgeva ai piedi del versante settentrionale del Gran sasso, oggi distrutta. La Vergine ha un volto di fanciulla gentile e sorridente. Sotto la pesante corona, un tempo impreziosita da pietre inca-stonate, la capigliatuira è raccolta in lunghis-sime trecce, annodate e avvolte in almeno 4 giri attorno al capo. Gli zoccoli da contadina e la veste a campana paiono ancorare saldamente la figura alla terra. Il Bambino Gesù, intagliato in un blocco distinto, indossa le vesti ricercate e solenni degli imperatori romani.

Prima: La figura della Vergine è ricavata da un unico blocco, con le parti sporgenti realizzate separatamente e successivamente ricomposte con una tecnica a incastro.  Sul retro è visibile, chiuso da una tavoletta, l’incavo scavato nel tronco per liberarlo dal nucleo, allo scopo di ridurre al minimo le variazioni di volume conseguenti a variazioni di microclima e diminuire il peso. Il legno è rivestito di un sottile panno, che crea una superficie elastica e ruvida, idonea ad accogliere lo strato di preparazione in gesso e colla, sul quale è ste-sa la pittura. La perdita della policromia dei volti, dovuta a vecchi interventi di rimodellazione e ridipintura, ha lasciato a nudo il colore scuro della pregiata essenza di ciliegio.

Prima: L’autore, primo artista abruzzese conosciuto col proprio nome storico, è documentato tra il 1271 e il 1296 nella natia Roccamorice, dove fu in relazione con Pietro Angelerio (papa Clemente V) eseguendo le prime commissioni artistiche per la congregazione da lui fondata. Il Bambino benedice alla latina e con la mano sx regge un volume aperto  su cui si legge delle parole del Vangelo di Giovanni: “Ego sum lux Mundi qui sequitur” (Io sono la luce del mondo, chi segue me non camminerà nelle tenebre …)

Prima: Fu realizzato dalla bottega di Nicodemo, Roberto e Ruggero dopo la morte di Leonate nel 1182, e ha collegamenti stilistici con quello di San Pelino a Corfinio  del 1188, con quello di San Liberatore e con quello dell’Abbazia di Santa Maria in Valle Porclaneta. È composto da 4 colonne che sostengono la cassa quadrangolare, i capitelli hanno decorazioni a foglie con legami alla scultura della Terra Santa. L’architrave è animata da un motivo a  girale che mostra effetti di prospettiva e chiaro scuro. Nei plutei emergono grossi rosoni tipici del repertorio abruzzese, da cui si sviluppano tralci con fiori e frutta. I rilievi del lettorino (leggio) hanno un’aquila e un leone che con  gli artigli sorreggono un libro, ossia sono i simboli degli Evangelisti San Marco e San Giovanni Evangelista col Vangelo. L’Ambone è giudicato tra i più superbi tra i 32 presenti in Abruzzo. Probabilmente costruito dalle maestranze chiamate dall’Abate Leonate verso il 1176. L’Ambone poggia su colonne aventi capitelli ornati di palme, simbolo del martirio e della vita eterna. L’iscrizione sull’architrave esorta il predicatore ad una regola di vita coerente con quello che va esponendo: lateralmente spiccano 3 grandi fiori ad altissimo rilievo, in cui il rosone mostra di essere giunto al più alto grado decorativo. Nella parte frontale, sotto il leggio, una’aquila poggia gli artigli su un libro che a sua volta sormonta un leone.

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