Il Giro delle Chiese

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San VAENTINO in ABRUZZO CITERIORE: UN Breve GIRO Per San VALENTINO – PESCARA

Il borgo di San Valentino in Abruzzo Citeriore domina la valle del fiume Pescara e sorge nel comprensorio montano della Majella e del Morrone. Il centro abitato di San Valentino in Abruzzo si sviluppa intorno al nucleo storico originario al cui interno domina il castello, risalente alla fondazione del paese (1006). Una parte del territorio del borgo è caratterizzata da gradinate che si aprono in suggestivi slarghi, caratteristici del Sei-Settecento, e si sviluppano attorno alle chiese, ai palazzi e alle case storiche. Nell’immagine in evidenza: Statua della fontana di Sansone, in ghisa di fine ‘800, acquistata dal Comune nel 1886

Il centro abitato di San Valentino in Abruzzo si sviluppa intorno al nucleo sto-rico originario al cui interno domina il castello, risalente alla fondazione del paese (1006). Una parte del territorio del borgo è caratterizzata da gradinate che si aprono in suggestivi  slarghi, caratteristici del Sei-Settecento, e si sviluppano attorno alle chiese, ai palazzi e  alle case storiche. Le testimonianze archeologiche rinvenute nel territorio del borgo testi-moniano le antiche frequentazioni della zona. San Valentino in Abruzzo vede la sua nascita nel 1006 col ruolo di fortificazione contro gli attacchi dei barbari. A partire dal XII secolo San Valentino fu feudo dei Normanni Conti di Manop-pello, degli Acquaviva di Atri, della famiglia Orsini, e dei della Tolfa. Nel 1583 la contea di San Valentino entrò a far parte dello Stato Farnesiano. Tra le ricchezze architettoniche del Borgo Autentico di San Valentino in Abruzzo Citeriore, meritano una giusta menzione le numerose chiese che raccontano la storia e la cultura popolare del piccolo Comune. Il Duomo di San Valentino, opera rinnovata dal Vanvitelli, o da un suo allievo, fu sconvolta dal terremoto del 1915: presenta la sua peculiarità nei due campanili, che assieme alla facciata formano un unico blocco di testata.

(Dopo) CASTELLO FARNESE (1006): Costruzione medievale fortificata trasformata in residenza nobiliare dal 1500 al 1600. Ha una bella corte interna con caratteri architettonici di spicco. Peccato  per la frammentazione della proprietà e dell’ultimo crollo della porta e delle mura perimetrale nel terremoto del 1984.

(Dopo) CHIESA di Sant’ANTONIO ABATE (XVII secolo): La Chiesa di Sant’ANTONIO Abate, del 1715, presenta una facciata barocca a 2 ordini, timpano curvilineo e piccolo campanile a vela. L’interno, con pianta a croce greca, è ricco di capitelli ionici, rosette, stucchi e riquadri tipicamente barocchi. Sulla sommità si trova una cupola molto bassa con una croce in stucco e delle stelle. Si segnalano il pavimento lapideo originale, la copertura a botte e, appunto, la cupola ribassata. Sull’altare maggiore è posto un tabernacolo ligneo opera di artigiani detti “maestri marangoni”, cioè falegnami ebanisti, di origine veneta, che tra il sei-settecento costituirono quasi una scuola d’arte non solo in Abruzzo ma in quasi tutte le regioni d’Italia. All’interno, un piccolo organo a canne a tre campate delimitate da lesene scanalate, di scuola napoletana (sec. XVIII) posto sulla cantoria in controfacciata. Il portale è riccamente decorato con rilievi in pietra locale. Sull’architrave si può notare un’iscrizione latina D. ANTONII ABBATI DICATUM GLORUS A MDCCXV di carattere sacro. Tra i dipinti:  Vergine Immacolata tra i santi Nicola di Bari e Antonio di Padova (Marino Franchi 1848?), Sant’Alfonso Maria de’ Liguori (Marchiani 1849), Santo francescano, Transito di San Giuseppe (Tito Orlando 1849), una conocchia di figura maschile e una conocchia di figura femminile. Attualmente, la chiesa è chiusa con ordinanza sindacale per i gravi danni strutturali riportati dopo il sisma del 2009.

(Prima) CHIESA di San DONATO: La Chiesa è posta in un avvallamento del terreno, la facciata presenta pochissimi valori architettonici, se non un portale molto semplice, una finestra semicircolare, una cornice orizzontale composta di semplici “pinci” e la pendenza del tetto a due falde. L’interno della chiesa si presenta invece di gran lunga più interessante, ad una sola navata con un abside semicircolare ed altari laterali, il tutto completato da elementi decorativi a stucco che riempiono i pochi spazi rimasti vuoti da finestrature e altari a nicchia. Nella parete di destra è posto un pulpito ligneo, fresco di restauro, che denota una interessante lavorazione artigianale; mentre nella parete di controfacciata c’ è un organo montato su una struttura in muratura composta di due colonne con archi ribassati.

(Prima) CHIESA della MADONNA della CROCE: E’ una costruzione rurale che si trova nei pressi di un bivio stradale, un antico tratturo, come lo è la chiesa stessa, e documentato dalle finestra quadrate ad altezza d’uomo che permettevano, allo stesso tempo di partecipare alla funzione religiosa e di dare un occhio al gregge; ulteriore testimonianza è il portale dalle linee semplicissime, dalla finestra superiore e dalla linea terminale della cornice composta da una semicurva e definita da un piccolo campanile a vela. L’interno è monoaula, con tetto a vista; vi si trovano una serie di statue dei Santi Pietro e Paolo e due altari anch’essi con statue, ben definiti nei loro particolari.

(Dopo) CHIESA di San NICOLA da TOLENTINO: Fondata nel 1596, era sorta con il nome di S. Maria delle Grazie. In passato fu convento degli Agostiniani ed ebbe probabilmente come allievo del Chiostro lo stesso San Nicola da Tolentino. La chiesa si presenta con una facciata intonacata che ha nella sua parte anteriore una scalinata che accede al piano di calpestio attraverso un semplice portale in pietra con un sovrastante fregio a stucco dipinto. L’ interno è ad una sola navata, con volte a botte, presenta cappelle late-rali classicheggianti con colonne corinzie, architrave e fregio ornato da fasce e foglioline intagliate ed un altare barocco. Nella parete retrofacciata vi è inoltre un antico organo protetto da un parapetto sostenuto da pilastri, pregevole opera settecentesca finemente intagliata, con dorature dalle eleganti linee sinuose, che insieme alla presenza di altari laterali, di valida esecuzione, definiscono la struttura in maniera onorevole.

(Prima) CHIESA di San ROCCO: E’ un classico esempio di architettura religiosa del tratturo o rurale, edificata in varie zone e riconoscibile per la semplicità degli elementi architettonici compone la facciata e gli interni. La posizione della chiesa è sopraelevata, su una minuscola collinetta, quasi ad essere punto di riferimento e richiamo per la popolazione rurale o pastorale di transito. Si tratta di un edificio del XVI-XVII sec., è costruito con un tetto a capanna e contiene un portale in pietra. Un campanile a vela ad una luce, e due finestre simmetriche al portale, con cornici in pietra completano la visone stilistica della chiesa. L’interno contiene, nella parete absidale piana, un altare a stucco, contornato da due nicchie simmetriche, mentre l’altare centrale composto nelle linee classiche di colonne scanalate, a stucco viene definito nella parte superiore da, da tracce della presenza di un timpano, anche se non è comprensibile se curvo o lineare in quanto non più esistente.

(Dopo) MUSEO dei FOSSILI e delle AMBRE: Inaugurato nel 2004 in un palazzo settecentesco della Villa Delfina Olivieri De Cambaceres, alle porte del paese, conserva vari fossili del territorio abruzzese, risalenti anche a 500 milioni di anni fa. Molto del materiale proviene anche da varie collezioni private Santoni Tanfi e Coccato Antonucci. Il museo si divide in due sale: quella paleontologica dei fossili e quella delle ambre.

(Dopo) FONTANA della VENERE GIULIA (all’ingresso del centro storico):

Un ampio bacino circolare in pietra funge da supporto per questa fontana monu-mentale impreziosita da eleganti sculture: fra tutte la statua femminile che molto probabilmente rappresenta una ninfa posta sulla sommità detta impropria-mente Venere di Giulia Farnese (La Bella), figura appartenente alla nota casata romana che attraverso Margarita d’Austria acquistò nel 1583 il paese di San Valentino. Le restanti sculture consistono in 3 statue di amorini inginocchiati, collocati nella fascia centrale, e nei mascheroni leonini dalle cui bocche fuoriesce l’acqua a getto continuo. La fontana proviene da una fonderia francese ed è databile alla fine dell’800, la Val d’Osne. Col tempo l’officina si è allora riciclata nella ghisa meccanica e idraulica e ha chiuso i battenti nel 1986/1987. I fabbricati e gli altoforni esistono ancora, ma l’officina è diroccata.
In Abruzzo, a Pratola Peligna e a Ortona dei Marsi, ci sono due fontane provenienti dalla stessa fonderia (ma di diversa tipologia) che sono state acquistate nel 1889.

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