Il Giro delle Chiese

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Un Breve GIRO Per PIANELLA – PESCARA

La leggenda vuole che la figlia della Regina Giovanna, perse la sua pianella (la scarpetta) girando il regno con la madre. Fu proprio quella ciabatta a dare il nome all’attuale città. Altre fonti, decisamente più attendibili, attribuiscono al nome della città una sorta di evoluzione, iniziata dal nome dell’antica fortificazione Castrun Planellae, risalente all’anno 1500, la quale fu eretta in me-moria del luogotenente Cristiano Pellegrini (1313-1340), passando poi per le varie Plenina, Plenilia, fino ad arrivare all’attuale Pianella. Nell’immagine in evidenza: Sebastiano di Cola del Merlo: Polittico.

PIANELLA, antico centro dei Vestini, è un di 8.600 abitanti della provincia di Pescara. È il quinto comune più grande della provincia di Pescara per estensione territoriale, e il settimo per numero di residenti. Dista 14,8 km da Pescara e 8,5 km da Chieti. Dal 22 maggio 2006 fa parte del circuito delle Città Slow al quale aderiscono le città che accettano di allargare la filosofia di Slow Food al governo delle città, applicando i concetti dell’ecogastronomia alla pratica del vivere quotidiano.

Dopo: A Sinistra PORTA d’ingresso al Centro Storico (Antica Porta o di San Silvestro); A Destra Arco di San Silvestro.

(Dopo) ARCO DI San SILVESTRO: è una delle porte antiche della città. A causa dell’espansione urbana ha perso oggi la sua funzione di chiusura delle mura. Centralmente all’arco vi è una nicchia con un busto di San Silvestro che dà il nome alla porta.

(Dopo) PALAZZO DE CARO: Risale al 1625, in passato fu sede del Municipio. Il monumentale portale reca la data del palazzo e un’iscrizione con la storia dell’edificio. Sulla sommità è presente lo stemma della città: una torre a merli e una pianella. La facciata è scandita da modanature che percorrono il prospetto principale.

Dopo: MONUMENTO ai CADUTI della Prima Guerra Mondiale, costituito da una lapide in marmo con Vittoria Alata in bronzo, opera di Nicola ANTINO, posta nel 1922 sulla facciata di Palazzo De Caro in Piazza della Vittoria. Nel 1999 è stata aggiunta, ai piedi della Vittoria Alata, l’opera Soldato morente di Ireneo JANNI.

(Dopo) Bernardino di Cola del Merlo, Seba-stiano da Casentino: POLITTICO di San LEONARDO PIANELLA. Copia al 1° piano del Palazzo ComuNale (1487) (esposto attualmente presso il Castello Piccolomini di Celano). Tempera su tavole in cornici intagliate e dorate. 

(Prima) POLITTICO: Il polittico, attribuito dal Matthiae e dal Moretti a Bernardino di Cola del Merlo, non è riconducibile, secondo gli studi più recenti condotti dal Cannatà, a tale pittore, di cui comunque non sarebbe pervenuta alcuna opera certa. Secondo il Cannatà questo ignoto artista “unisce stilemi umbro marchigiani a scoperti signorellismi“ Tuttavia secondo Lucia Arbace l’opera sarebbe riconducibile a un artista che certamente era entrato in contatto con la cultura umbra attraverso le grandi committenze romane coeve e riconduce come data post quem il 1487, anno in cui Ferrante I d’Ara-gona, re di Napoli, dona la città di Pianella al conte di San Valentino, Orso Orsini detto Organtino, un esponente di una delle più potenti famiglie romane. Non si hanno di Bernardino molte notizie certe ed è ricordato solo in due documenti del  1504 e 1506. Le uniche notizie certe di Bernardino le ricaviamo da alcuni documenti che testimoniano la sua attività a L’Aquila come pittore tra il 1504 e 1506, in funzione di collaboratore di Saturnino Gatti, di cui probabilmente fu allievo.

Da queste carte veniamo a sapere anche la provenienza di Bernardino da Civita di Penna, cioè Penne. Nessun altro documento riporta successivamente il nome del pittore, che comunque dovette essere di un certo livello. La sua unica opera finora attribuitagli con certezza, il grande Polittico di San Leonardo – realizzato certamente a cavallo tra il XV e il XVI secolo – mostra numerosi richiami alle opere di Raffaello e Perugino. Il polittico, un tempo nella chiesa di san Leonardo a Pianella, è oggi nella sala 21 del Museo nazionale d’Abruzzo? Dai documenti aquilani risulta che Bernardino fu anche scultore, ma di questa sua attività non ci rimane più nulla, anche se nel Bernardinus Pinnensis che firma la cosiddetta Madonna Marcotullio, del Museo Civico-Diocesano di Penne si vuole riconoscere la sua mano. Nuovi studi attribuiscono a Bernardino di Cola due opere conservate ad Atri: l’affresco di Santa Lucia, nella chiesa di San Nicola e la statua di San Giuseppe, nel Museo Capitolare.

Descrizione. Al centro vi è rappresentata la Vergine, seduta su uno scranno ligneo dallo schienale azzurro profondo che interrompe il fondo in oro. La giovane Madonna, dall’incarnato pallido, ha lineamenti perfetti che richiamano la delicata proporzione dei volti del Perugino. Lunghi capelli dorati cadono morbidi sulle spalle, appena annodati dietro la nuca con un velo d’oro appena visibile, annodato sul petto. Il Bambino siede sulle ginocchia della madre, sorretto dalle sue mani. Il Bambino, paffuto, rivolge il suo sguardo oltre. Alla dx della Vergine, come proteso verso il Bambino, L’Arcangelo Gabrie-le, con il giglio nelle mani e le ali spiegate, appena visibili nello spazio appena inquadrato dalla finta monofora lignea, sorveglia la scena. Al suo fianco è raffigurato San Bonaven-tura, con la mitra impreziosita di pietre preziose e oro. Le mani sono coperte da guanti bianchi; in una regge il pastorale, mentre con l’altra indica alla sua dx.

Dalla lunga barba bianca, avvolto in un manto rosato gonfio di panneggi, afferma con la sua presenza, un legame tra l’opera e l’ordine francescano, peraltro vicino alla famiglia Orsini. Infatti la sua storia vuole che da bambino fosse stato guarito da San Francesco in persona. Divenuto francescano, dopo aver a lungo studiato a Parigi divenne un importante teologo e riferimento per la Chiesa, tanto da essere annoverato tra i suoi Dottori. Fu l’autore della biografia di San Francesco, a cui si ispirò Giotto in Assisi. Specularmente, a sx della Vergine, vi è raffigurato San Michele nell’atto di trafiggere un piccolo demone nero. Quest’ultimo non è rappresentato dal drago, ma da un essere con il volto dalle sembianze umane e le zampe caprine. L’Arcangelo, costretto nell’armatura, stringe la lancia, ma senza impeto, con facile naturalezza compie la sua azione. Misurato nei suoi gesti, schiude le ali e guarda davanti a sé mentre il vento solleva i lunghi ricci sulle spalle.

(Prima): Questa chiesa domina la Piazza Garibaldi ed è attigua al Palaz-zo Municipale. La struttura muraria è dello stile tardo ro-manico a cui si sono aggiunte sovrapposizioni rinascimentali e barocche. La facciata, chiusa alla sommità da un timpano semicircolare, è formata da lesene di stile tuscanico in laterizio intonacato che si sviluppano e si snodano verticalmente ai lati; l’ampio portale rettangolare è sormontato da un arco trionfale che racchiude la nicchia con la sta-tua, in terracotta, di San Domenico con il cane. Sulla sinistra svetta la torre dell’orologio con una doppia lanterna (cella campa-naria) recisa in senso verticale; la cupola a forma di croce greca, è incorporata nel tetto, mentre il campanile termina con quattro semicerchi verticali che reg-gono l’emisfero. Anticamente la cupola terminava a forma di pagoda quadrangolare a 2  piani e il campanile svettava con una lanterna e una cupola ogivale alla cui sommità erano poste una pietra sferica ed una croce ferrea.

L’interno è in stile rococò ed è decorato con stucchi settecenteschi; sia a destra che a sinistra sfilano 3 altari: entrando a destra si incontra l’altare di Pietro Martire. Detto altare appartiene alla famiglia dei Conti Verrotti. Successivamente vi è l’altare di San Domenico Soriano ai cui lati vi sono due medaglie raffiguranti San Francesco di Paola, San Emidio, mentre in alto è rappresentato San Giuseppe. Il terzo altare di destra oggi è completamente vuoto ed era dedicato a San Vincenzo Ferreri. Sul lato sinistro invece troviamo l’altare della presentazione al Tempio con medaglia raffigurante il Bambino Gesù; Poi s’incontra l’altare di San Domenico con Santa Caterina da Siena ed intorno vi sono tre medaglie raffiguranti i Misteri del Rosario. Il terzo altare a sinistra è spoglio; in alto vi è una medaglia raffigurante Santa Cecilia che suona il piano o cembalo. Le 6 pale d’altare settecentesche sono di Nicola Maria Rossi.

(Sopra) INTERNO: Sull’altare maggiore, in stucco barocco e disposto a ripiani cromatici, si trova il tabernacolo ligneo, tutto intarsiato, di pregevole fattura barocca; le pale d’altare sono del pittore abruzzese Salvatore De Rocco che le dipinse tra la fine del 1700 e inizi dell’800. Nel 2011 tutte le pale d’altare, escluse quelle della cappella col patronato dei Conti Verrotti, restaurate in precedenza, sono state oggetto di un pregevole lavoro di restauro riportandole all’antico splendore. La Chiesa di San Domenico, dopo il sisma è divenuta la chiesa parrocchiale di Pianella, fino alla riapertura della parrocchiale S.Antonio Abate, essendo stata la prima ad essere stata restaurata e rimessa in funzione. Fonti: “Pianella Sacra” del Prof. Vittorio Morelli.

FACCIATA: Chiesa tardo-barocca del XVI secolo, all‘esterno si notano le numerose linee verticali che slanciano il fabbricato; la facciata nel complesso risulta indubbiamente di stampo settecentesco. All’interno la chiesa presenta una sola navata, 7 altari e 6 cappelle. Qui viene custodita la statua della Madonna del Carmine, patrona dei carmelitani di Pianella, che viene portata in processione il 16 luglio. Anche questa chiesa è rimasta inagibile dopo il 6 aprile 2009.

L‘Interno della chiesa si presenta nella classica spazialità barocca, con l’apparato decorativo affidato alla fantasia degli stucchi di scuola napoletana, nelle volte, nella cupola e nelle sei cappelle laterali, incorniciate da lesene di ordine corinzio. Una alta trabeazione continua corre lungo tutte le pareti laterali e separa le lesene e gli archi delle cappelle dall’imposta dei grandi archi superiori di sostegno alle volte. Sul colore giallo-ocra, uniforme, emergono le pale d’altare nelle sei cappelle laterali. Nei pressi dell’altare maggiore, sulla parete di destra, vi è un importante affresco raffigurante la Madonna delle Grazie che protegge col manto i fedeli. Esiste anche una statua dedicata alla Madonna del Carmine, della scuola di Ortisei del XX secolo. All’interno vi sono elementi d’arredo ed alcuni dipinti restaurati nel 2006 da ditta specializzata che oggi rischiano di deteriorarsi nuovamente in modo grave.

(Dopo) CAPPELLA di Santa LUCIA: E’ all’ingresso di Pianella venendo da Pescara. Questa cappella è di proprietà dei Marchesi di Casalincontrada De Felici. Qui vengono contenuti i corpi di 2 nobili di Pianella e il quadro delle Anime Sante che viene portato in processione la domenica dopo il Corpus Domini. Viene custodito anche il quadro di Santa Lucia (La statua di S. Lucia è conservata dalla famiglia Cipriani di cui ne è proprietaria. La Chiesa è agibile.

(Dopo: CAPPELLA Gentilizia dei SABUCCHI, Cappella privata di Santa Maria delle Grazie: Questa cappella è della famiglia Sabucchi. In questa cappella viene conservata la stuata della Madonna delle Grazie e un quadro raffigurante la Madonna delle Grazie con alle sue spalle la città di Pianella. La Madonna delle Grazie viene portata in processione il 1 e 2 luglio. La Chiesa è agibile.

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