Piero di Benedetto de’ Franceschi, noto comunemente come Piero della Francesca è stato un pittore e matematico italiano. Tra le personalità più emblematiche del Rinascimento italiano, fu un esponente della seconda generazione di pittori-umanisti. Nell’immagine in evidenza: “Annunciazione” dal Polittico di Sant’Antonio

Piero nacque da Benedetto de’ Franceschi, ricco uomo di commercio di tessuti, e da Romana di Pierino da Monterchi, nobildonna di famiglia umbra, a Sansepolcro (che allora si chiamava “Borgo Sansepolcro”) in un anno imprecisato tra il 1406 e il 1416. Le sue opere sono mirabilmente sospese tra arte, geometria e complesso sistema di lettura a più livelli, dove confluiscono questioni teologiche e filosofiche. Riuscì ad armonizzare, nella vita quanto nelle opere, i valori intellettuali e spirituali del suo tempo, condensando molteplici influssi e mediando tra tradizione e modernità, tra religiosità e nuove affermazioni dell’Umanesimo, tra razionalità ed estetica. La sua opera fece da cerniera tra la prospettiva geometrica brunelleschiana, la plasticità di Masaccio, la luce altissima che schiarisce le ombre e intride i colori di Beato Angelico e Domenico Veneziano, la descrizione precisa e attenta alla realtà dei fiamminghi. Probabilmente la sua formazione avvenne a Borgo Sansepolcro, cittadina di frontiera culturale, tra le influenze fiorentine, senesi e apporti umbri. Il primo artista col quale collaborò fu Antonio di Anghiari, attivo a Sansepolcro e ivi abitante. Sul finire del 1437 lavora nell’odierna Basilica Cattedrale. Nel 1439 è documentato per la prima volta a Firenze, dove forse era avvenuta la sua vera formazione, forse già intorno dal 1435. Il 7 settembre infatti è citato tra gli aiutanti di Domenico Veneziano negli affreschi, oggi perduti, delle Storie della Vergine nel coro della chiesa di Sant’Egidio. Con Domenico aveva forse già collaborato a Perugia nel 1437-1438 e i due lavorarono anche a Loreto Marche, nella chiesa di Santa Maria, dove iniziarono ad affrescare «un’opera nella volta della sagrestia; ma perché, temendo di peste, la lasciarono imperfetta, ella fu poi finita da Luca da Cortona, discepolo di Piero». La prima sua opera che ci è conservata è la Madonna col Bambino attribuita per la prima volta a Piero nel 1942 che sifa risalire agli anni 1435-1440, durante i quali Piero era ancora collaboratore di Domenico Veneziano. Nel 1451 fu a Rimini, chiamato da Sigismondo Pandolfo Malatesta a lavorare al Tempio Malatestiano dove lasciò l’affresco votivo monumentale con San Sigismondo e Sigismondo Pandolfo Malatesta. Qui probabilmente poté conoscere Leon Battista Alberti, e da qui si spostò ancora ad Ancona, Pesaro e Bologna.









POLITTICO della MISERICORDIA:
Nel 1442 Piero risultava nuovamente abitante a Borgo Sansepolcro dove era uno dei “consiglieri popolari” nel consiglio comunale. L’11 gennaio 1445 ricevette dalla locale Confraternita della Misericordia la commissione di un polittico per l’altare della loro chiesa: il contratto prevedeva il compimento dell’opera in 3 anni e la sua completa autografia, oltre all’obbligo di controllare ed eventualmente restaurare il dipinto nei dieci anni successivi. In realtà, la stesura del polittico si protrasse, con intervento di un allievo non identificato, per più di 15 anni. Nel XVII secolo il polittico fu scomposto, con perdita dell’originaria cornice, poi trasferito nella chiesa di San Rocco; dal 1901 è conservato nella Pinacoteca comunale. Il polittico si compone di 15 tavole: il registro principale è composto di tre scomparti raffiguranti i santi Sebastiano e Giovanni Battista, la Madonna della Misericordia e i santi Giovanni Evangelista e Bernardino da Siena; nel 2° registro sono, al centro, la Crocifissione, ai lati San Romualdo, l’Angelo annunciante, l’Annunciata e San Francesco. Sono presenti anche le fasce dipinte dei pilastri laterali, con le raffigurazioni di sei santi e di due stemmi della Confraternita della Misericordia, probabilmente opera di uno sconosciuto allievo; 5 tavolette costituiscono la predella, attribuite al pittore camaldolese Giuliano AMIDEI, forse anche appartenenti a un polittico diverso. Nelle prime tavole (San Sebastiano, San Giovanni Battista) le figure rammentano la gravità pesante e fisica di Masaccio, mentre il San Bernardino da Siena, raffigurato con l’aureola, pone un importante termi-ne post quem, poiché venne proclamato santo solo nel 1450. Al centro, come detto, si trova la Madonna della Misericordia, una rappresentazione della Vergine Maria che apre il mantello per dare riparo e protezione alle persone che la venerano, derivata dalla consuetudine medievale della “protezione del mantello“, che le nobildonne altolocate potevano con-cedere a perseguitati e bisognosi d’aiuto. I fedeli sono più piccoli e sono disposti a semicerchi, 4 per parte (uomini a sinistra e donne a destra), lasciando un ideale posto al centro per l’osservatore. Tra di essi si vede un confratello incappucciato, un ricco notabile vestito di rosso e, secondo tradizione, l’uomo voltato verso lo spettatore accanto alla veste di Maria sarebbe un autoritratto del pittore











Il Polittico di Sant’Antonio: Il registro principale mostra la Vergine in trono col Bambino, al di sotto di una nicchia marmorea con cupoletta a cassettoni. Il Bambino è benedicente e reca in mano un fiore rosso, prefigurazione del sangue della Passione. La posizione della Vergine, leggermente curva, e la solida fisicità del Bambino sembrano un omaggio all’arte di Masaccio, in particolare alla Madonna in trono con Bambino del Polittico di Pisa. Ai lati si trovano 2 santi per lato, appoggiati su un gradino marmoreo. A sx sono presenti i Santi Antonio da Padova e Giovanni Battista, il 1° riconoscibile dal saio francescano e dal libro che ricorda la sua familiarità con le Scritture, il 2° dalla capigliatura corvina, la barba, il vestito da eremita nel deserto, il bastone e il gesto che indica Gesù Bambino, come nel polittico della Misericordia. A dx si incontrano invece i Santi Francesco d’Assisi ed Elisabetta di Turingia: il primo mostra inequivocabilmente le stimmate e tiene in mano una croce incastonata di pietre come nella Pala di Brera; la seconda santa era figlia di Andrea II d’Ungheria e la sua leggenda narra che ella era solita portare del pane nascosto nel grembo ai bisognosi, contravvenendo a un divieto paterno, finché non venne scoperta da una guardia che le impose di mostrare il contenuto del grembo, ma miracolosamente ne uscirono solo rose. Sotto i tre pannelli principali si trovano altrettanti riquadri con medaglioni al centro, ma solo quelli alle estremità sono decorati da pitture, poiché quello centrale, adibito a contenere il Santissimo Sacramento, è stato rovinato e usurato col tempo andandosi a sbiadire e poi a scomparire la pittura. A sinistra si trova la mezza figura di Santa Chiara, con l’abito delle Clarisse, il libro e il giglio della purezza, a destra Sant’Agata, con in mano un piatto coi seni che le vennero amputati durante il martirio, simboleggiato dal ramo di palma che tiene nell’altra mano. Particolare interesse rivestono i tre pannelli della predella, poiché sono gli unici riquadri di questo genere attribuibili a Piero della Francesca, sebbene con aiuti di assistenti. Da sx si trova-no: Sant’Antonio resuscita un bambino, San Francesco riceve le stimmate e Sant’Elisabetta di Turingia salva un ragazzo caduto in un pozzo.

La cimasa è occupata dalla straordinaria Annunciazione, ambientata in una magnifica scatola prospettica. A sinistra si trova l’Angelo e a destra la Vergine al di sotto di un loggiato, mentre tra i due si aprono gli archi di un altro braccio del loggiato, che fuggono in prospettiva centrale, creando un lontano sfondamento prospettico che calamita l’occhio dello spettatore. La Vergine è colta nel mo-mento dell’humiliatio, quando accetta il compito divino, mentre i raggi stanno raggiungendola dalla colomba dello Spirito Santo, posta in un quadrato di cielo in alto a sinistra. La sua collocazione nello spazio è molto complicata: guardando la sua testa essa sembra di fronte all’arco che la inquadra, guardando ai piedi inve-ce si scopre come in realtà sia sotto la loggia; inoltre una ricostruzione in pianta dell’ambiente architettonico della scena ha dimostrato come sulla linea visuale tra l’Angelo e Maria si trovi una colonna (basta notare la griglia del pavimento e la sua corrispondenza con le colonne). La scena è inoltre inondata di una luce ultraterrena, direzionata da sinistra a destra, ma che assorbe le ombre delle colonne del loggiato al centro, le quali sfumano sul pavimento. La parte sinistra dell’ambientazione mostra un giardino al centro di un chiostro conventuale, una citazione dell’hortus conclusus che simboleggia la verginità di Maria. Il salto stilistico tra l’Annunciazione e i pannelli inferiori ha fatto anche pensare che la prima sia frutto di un’aggiunta successiva.





Il Polittico della Misericordia è un’opera, tecnica mista (olio, tempera e fondo oro su tavola) su tavola (273×330 cm), di Piero della Francesca, realizzata tra il 1445 e il 1462, e conservata nel Museo civico di Sansepolcro. Nel 1442 Piero risultava abitantedi nuovo a Borgo Sansepolcro, sua città natale, dove era uno dei “consiglieri popolari” nel consiglio comunale. L’11 gennaio 1445 ricevette dalla locale Confraternita della Misericordia la commissione di un polittico per l’altare della loro chiesa: il contratto prevedeva il compimento dell’opera in tre anni e la sua completa autografia, oltre all’obbli-go di controllare, ed eventualmente restaurare, il dipinto nei dieci anni successivi. Il Polittico della Misericordia è, grazie a questo contratto, la prima opera documentata di Piero della Francesca che ci sia pervenuta. L’opera si protrasse per circa 15 anni. Alcuni documenti fanno dedurre che la parte preponderante dell’opera sia stata eseguita dopo il 1459. La presenza di ‘‘San Bernardino da Siena” con l’aureola pone un importante termine post quem, poiché venne proclamato santo nel 1450. Nel XVII secolo il polittico fu scomposto, con la perdita dell’originaria cornice; si riuscì però ad evitare la dispersione dei pannelli. Trasferito poi nella chiesa di San Rocco, dal 1901 è conservato nella Pinacoteca comunale. Il polittico si compone di 23 tavole (5 maggiori, 5 della cimasa, 5 della predella e 4 scomparti su ciascun pilastrino, di cui quello inferiore occupato semplicemente dallo stemma della confraternita), in parte di mano di assistenti. La Madonna della Misericordia: Al centro si trova la Madonna della Misericordia, la Vergine Maria apre il mantello per dare riparo e protezione alle persone che la venerano, derivata dalla consuetudine medievale della “protezione del mantello“, che le nobildonne altolocate potevano con-cedere a perseguitati e bisognosi d’aiuto. I fedeli sono gerarchicamente più piccoli e sono disposti a semicerchi, 4 per parte (uomini a sx e donne a dx), lasciando un ideale posto al centro per l’osservatore. Tra di essi si vede un confratello incappucciato, un ricco notabile vestito di rosso e, secondo una lunga e plausibile tradizione, l’uomo voltato verso lo spettatore accanto alla veste di Maria sarebbe un autoritratto del pittore. La Madonna poggia su una base organizzata prospetticamente, che richiama l’attenzione sulla figura centrale. Ben evidente è l’interesse di Piero per la geometria, nell’accumularsi di forme regolari, quali il cilindro del mantello, il tronco di cono dell’aureola e la corona della Vergine.



