Il Giro delle Chiese

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AREZZO: MONTERCHI

E’ un comune di 1.736 abitanti della provincia di Arezzo, nell’alta Valtiberina. Dal 1927 al 1939 fece parte della provincia di Perugia, in Umbria, per poi fare ritorno sotto Arezzo a seguito delle proteste della popolazione. Il paese è noto in modo particolare per la Madonna del parto, il celebre affresco di Piero della Francesca dipinto tra il 1455 e il 1465 in onore di sua madre, Romana di Perino da Monterchi, originaria del posto. L’affresco, destinato in origine alla Cappella di Santa Maria di Momentana, è conservato attualmente nel Museo della Madonna del Parto di Piero della Francesca.

La Vergine non possiede attributi regali, non ha alcun libro in mano ed è colta nel gesto di puntare una mano sul fianco per sorreggere il peso del ventre. L’interesse di Piero per le simmetrie è particolarmente evidente in quest’opera, dove i due angeli che tengono i lembi del tendone discosti sono stati dipinti sulla base di un medesimo cartone rovesciato. Nei loro abiti e nelle ali i colori sono alternati: manto verde, ali e calzari bruni per quello di sinistra, viceversa per quello di destra. Gli angeli guardano verso lo spettatore, richiamando la sua attenzione, come se stessero spalancando un sipario proprio per lui. La Madonna è in piedi, leggermente ricurva per il ventre gonfio, che ac-carezza con una mano, mentre con l’altra si dà sostegno all’altezza dei fianchi. Come nella Maria Maddalena sempre di Piero, lo sguardo è ab-bassato, come per dare un tono nobile e austero, e il ritratto incede su una dolce bellezza giovanile, sottolineata dalla postura fiera del collo e la fronte alta e nobile (secondo la moda del tempo che voleva le attaccature dei capelli rasate o bruciate con una candela). L’ambientazione nella tenda ha come precedente la scena del Sogno di Costantino negli affreschi aretini e compare anche in numerosi esempi prima di Piero della Francesca.

La forma geometrica del tendaggio enfatizza volumetricamente i personaggi e la spazialità del dipinto, inoltre, da un punto di vista teologico, offre riparo e protezione come il ventre di Maria per Gesù: non è casuale che la veste della Vergine sia slacciata all’altezza del ventre rotondeggiante, come dischiusi sono i lati della tenda. Maurizio Calvesi lesse nella tenda una precisa illustrazione del tabernacolo dell’Arca dell’Alleanza, così come è descritto nell’Esodo in questo modo Ma-ria sarebbe la nuova Arca dell’Alleanza, il cui pegno è Gesù. Per altri il padiglione rappresenta la chiesa e la Madonna, nel suo particolare stato, simboleggia il tabernacolo eucaristico in quanto contiene il corpo di Cristo. Thomas Martone, tenendo conto di un brano della Lettera agli Ebrei, e del fatto che la manna dell’Esodo è prefigurazione del corpo eucaristico del Cristo, scrisse che Piero, collocando la Vergine all’interno di una tenda formata con i materiali di quella dell’Antico Testamento, alludeva chiaramente alla natura eucaristica del corpo di Cristo contenuto nella Madonna-Ecclesia, che, come la manna, può essere vista solo con gli occhi della fede. Pertanto Martone rigetta quelle ipotesi che collegano l’affresco di Monterchi ad antichi riti pagani di fertilità o lo associano a un certo tipo di devozione pietistica, riservata alle donne incinte. Il motivo della damascatura a melograni, presente anche nella veste di re Salomo-ne nell’affresco della Leggenda della Vera Croce, rimanda simbolicamente alla fertilità, alla nobiltà della Vergine e alla Passione di Cristo. L’interno è invece foderato con una morbida trapuntatura. (Le Storie della Vera Croce costituiscono un ciclo di affreschi conservato nella cappella maggiore della basilica di San Francesco ad Arezzo. Iniziato da Bicci di Lorenzo, venne dipinto soprattutto da Piero della Francesca, tra il 1452 e il 1466, che ne fece uno dei capolavori di tutta la pittura rinascimentale.) La Basilica di San Francesco, scrigno di uno dei capolavori assoluti dell’arte italiana, custodisce uno dei cicli pittorici rinascimentali più famosi e conosciuti in tutto il mondo, la Leggenda della Vera Croce di Piero della Francesca.

La tenda risulta appartenere a una tipologia a tronco di cono sorretto da pali nascosti tra i due rivestimenti: quello interno, comunemente considerato in pelliccia di vaio (ottenuta cucendo assieme le pelli di un particolare tipo di scoiattolo caratterizzato dalla pancia bianca e dalla schiena grigio argento, facilmente riconoscibile per un disegno modulare dal motivo bicromo simile a scaglie stilizzate) e quello esterno in prezioso broccato rosso.

La ricostruzione tridimensionale mostra un forte rigore geometrico nella disposizione spaziale delle figure: La MADONNA si trova perfettamente al centro della tenda e i due Angeli, con i piedi allineati sulle diagonali, sono orientati in modo tale da formare un angolo di 45° rispetto all’asse centrale della tenda.

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