Il Pavimento del Duomo di Siena è uno dei più vasti e pregiati esempi di un complesso di tarsie marmoree, un progetto decorativo che è durato cinque secoli, dal Trecento all’Ottocento. Nell’immagine in evidenza: Giovanni di Stefano ”Ermete Trismegisto”.

Il Pavimento del Duomo di Siena è uno dei più vasti e pregiati esempi di un complesso di tarsie marmoree, un progetto decorativo che è durato cinque secoli, dal Trecento all’Ottocento. Come per la fabbrica della cattedrale, anche il pavimento si intreccia indissolubilmente con la storia stessa della città e della sua arte: per questo nei secoli i senesi non hanno lesinato risorse per la sua creazione prima e per la sua conservazione poi. Composto da più di sessanta scene, è generalmente coperto nelle zone di maggior frequentazione da fogli di masonite, tranne una volta all’anno, per circa due mesi, tra la fine di agosto e la fine di ottobre. La tradizione vuole che l’invenzione della decorazione marmorea spetti al caposcuola della pittura senese Duccio di Buoninsegna, anche se non esiste alcuna prova documentaria di ciò. Le più antiche testimonianze legano l’inizio dei lavori al pavimento a un periodo successivo, verso il 1369, quando sono ricordati dei pagamenti ad artefici pressoché sconosciuti (Antonio di Brunaccio, Sano di Marco, Francesco di ser Antonio) per la realizzazione dei primi episodi figurati nel pavimento. In via ipotetica si crede che le prime rappresentazioni possano essere legate a riquadri della navata centrale come la Ruota della Fortuna e la Lupa senese circondata dai simboli delle città alleate (del 1373), poi completamente rifatti nei secoli successivi. Per trovare una notizia certa su un pannello ancora oggi identificabile si deve attendere il 13 marzo 1406, quando vennero pagati un certo Marchese di Adamo da Como e i suoi aiuti per l’esecuzione di una “ruota” davanti alla porta della sagrestia, ovvero del tondo raffigurante la Fortezza (che pure venne completamente rifatto nel 1839).































CRIPTA del DUOMO di SIENA: La cripta del Duomo di Siena è un complesso di archeologia medievale, situato sotto la cattedrale e riscoperto solo nel 1999. Contiene una serie di affreschi duecenteschi che furono sigillati pochi decenni dopo la loro stesura, per questo si presentano oggi con colori straordinariamente brillanti, facendone pressoché un unicum nella storia dell’arte. Il nome di “cripta” è puramente evocativo: si ritiene che esista un’altra cripta della cattedrale, quella originaria, sotto la cupola, in locali tuttavia ancora oggi inaccessibili per il rischio di problemi di statica. In questo ambiente è stato ritrovato un ciclo di affreschi riferibile alla fine del Duecento. Sono in corso studi per la datazione e attribuzione di questi affreschi. Veri e propri inediti, queste Storie bibliche di grande qualità, dilateranno la conoscenza della pittura murale del Duecento e apporteranno una fondamentale testimonianza sull’origine e lo sviluppo della scuola senese. Le scene sono organizzate su due registri, quello superiore dedicato all’Antico Testamento, quello inferiore al Nuovo, tra cui spiccano le tre Storie della Passione composte dalla Crocifissione, la Deposizione dalla croce e la Sepoltura di Cristo. Il colore particolarmente vivace, conservatosi grazie alle particolari condizioni del sito, si dispone oltre che sugli affreschi anche su colonne, pilastri, capitelli e mensole, decorati a motivi geometrici o vegetali, testimoniando quel gusto per la policromia tipicamente pre-rinascimentale.




