Il Giro delle Chiese

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BRINDISI: CHIESA di Santa MARIA ASSUNTA – OSTUNI

La Chiesa, edificata in pietra gentile tra il 1437 e il 1495, presenta la facciata in stile romanico-gotico fiorito che già preannunzia il Rinascimento, dominata dal rosone centrale raffigurante, lungo il perimetro, i 12 apostoli e al centro il Cristo Salvator Mundi. Nell’immagine in evidenza: Decorazione del soffitto della navata centrale.

L’inizio della costruzione si attribuisce al vescovo Nicola Arpone raffigurato, orante, ai piedi della Madonna in trono scolpita nella lunetta del portale centrale. Come detto l’edificio è costruito interamente in pietra ostunese, un calcare compatto bianchissimo che abbonda nei dintorni della città e merita di essere conosciuto e trasportato anche fuori perché, mentre cede docilmente alla pressione dello scalpello, è poi resistente agli agenti atmosferici in virtù d’una patina brunastra che formandosi col passar degli anni lo rende immune dall’erosione. Il monumento è degno di essere ammirato universalmente, assai più di quanto non sia, ed ha una semplicità di disegno e una purezza ed eleganza di linee di gran lunga superiori a quelle di qualunque altro edificio simile nella Regione. Ha una caratteristica facciata di tarde forme gotiche, tripartita da lesene. La parte centrale termina con un timpano formato da due archi inflessi, le ali con due mezze lunette; timpano e lunette hanno un coronamento di archetti trilobi a profilo seghettato su mensole scolpite, che si prolunga sui fianchi e attorno al transetto. La facciata è aperta da tre eleganti portali ogivali (nella lunetta di quello mediano un bassorilievo raffigura la Madonna col Bambino in gloria) sormontati ciascuno da un rosone, di cui quello centrale, notevolmente più grande, ha 24 raggi. Altri rosoni sono nelle testate del transetto.

Nella Lunetta del Portale centrale: Madonna col Bambino in gloria

L’interno, a croce latina a tre navate su poderosi colonnati in pietra con capitelli ionici, posti a sostegno di arcate a tutto sesto, è stato rifatto in epoca settecentesca, con soffitto piano dipinto e cappelle barocche (presso l’ingresso, rimane una colonna della costruzione primitiva). Plastiche membrature al di sopra delle arcate guidano lo sguardo verso l’ampio arco di trionfo che inquadra il transetto ad aula e il profondo presbiterio rettangolare , affiancato da due cappelle. Le navate laterali presentano un soffitto dipinto a finti lacunari, dipinto nel 1895 da Vito Lo ZUPPONE di Lecce. Al termine della navata sinistra è collocato un altare in legno del 1734 con busti dei santi Oronzo, Biagio e Agostino. Nell’abside vi è un coro in legno di noce riccamente intagliato (XVII secolo). Nella navata destra vi è il sepolcro del vescovo Filo (1720); nell’ultima cappella c’era una Madonna col Bambino e Santi, di Jacopo PALMA il Giovane (trafugata). L’Archivio capitolare possiede oltre 200 pergamene dal 1137.  Dal 1986 è concattedrale dell’arcidiocesi di Brindisi-Ostuni. Nel 2011 è stata insignita del titolo di basilica minore.

TELA dell’ASSUNTA: A decorazione dell’altare maggiore in legno venne posta la tela dell’Assunta che si conserva ancor oggi. La tela di autore ignoto, databile agli inizi del XVIII secolo, rappresenta la Morte e la Assunzione al cielo della Madonna se-condo canoni iconografici e compositivi ancora legati alla pittura cinquecentesca di ambito pugliese.

Di seguito: Soffitto della navata centrale Tre grandi teloni rivestono la copertura della navata centrale e del transetto. Nella navata centrale tre riquadri mistilinei contenenti scene della vita di Gesù: Gesù fra i dottori, Gesù caccia i profanatori dal Tempio, Gesù e l’adultera, si collocano all’interno di una estesa campitura con motivi naturalistici, inquadrata da membrature architettoniche e ghirlande floreali, pausate da medaglioni con immagini di sante, santi e dottori della chiesa. I dipinti, animati da una moltitudine di personaggi, dai gesti eloquenti e dalla mimica particolarmente comunicativa, trovano punti di riferimento con le articolate composizioni di Francesco De Mura pittore napoletano della seconda metà del XVIII secolo, di ascendenza solimenesca, la cui produzione in Puglia risulta abbastanza ampia.

Di seguito: Soffitto del transetto: Anche i teloni che occupano la volta del transetto: Martirio di San Biagio, Il miracolo del paralitico, La predicazione di Sant’Oronzo, riecheggiano lo stile della pittura di De Mura, attraverso l’interpretazione che ne dà il pittore leccese Oronzo Tiso, autore di alcune tele nelle cattedrali di Brindisi e Lecce. Per tali riferimenti la datazione delle opere può collocarsi nella seconda metà del 1700.

Le numerose modifiche apportate alle murature e agli spazi interni nel corso dei secoli, impediscono di risalire alla configurazione della chiesa primitiva sia per quanto riguarda l’impianto sia per la decorazione scultorea e pittorica posta a completamento dell’arredo liturgico. Altre opere risalenti alla veste decorativa della chiesa delle origini si possono individuare nella controfacciata. La statua del SALVATORE, in parte in pietra e in parte in gesso, posta in una nicchia a sinistra dell’ingresso, decorava in origine l’altare di giuspatronato della famiglia Martucci. Un fregio naturalistico a racemi e fogliami con segni zodiacali compresi tra il Cancro e lo Scorpione, si pone a contorno di questa cavità, contrassegnata da fondo azzurro, da tre teste di cherubini per lato e dalle fattezze antropomorfe del sole e della luna. Il Cristo in equilibrio stabile, additando la ferita sanguinante del costato e mostrando la piaga della mano sinistra si ricollega, in tale iconografia, alla diffusa allegoria quattrocentesca del sangue del Salvatore, secondo la quale veniva esaltata, con estremo realismo, la capacità redentrice della passione e della morte di Cristo.

L’affresco (Dopo) di grandi dimensioni si sovrappone a uno strato pittori-co sottostante probabilmente legato al personaggio cui fa riferimento la lunga iscrizione dedicatoria oggi poco leggibile. Questa ricorda l’istitutore del beneficio della Santa Croce, l’abate Riccardo de Lacu vissuto nella seconda metà del 1400, che i discendenti vollero far raffigurare inginocchiato nel margine inferiore del dipinto murale accanto all’emblema araldico della famiglia. La scena, dipinta nella seconda metà del XVI secolo, rappresenta il ritrovamento da parte dell’Imperatrice Elena, madre di Costantino, della Vera Croce tra le numerose accumulate sul monte Calvario. Sul lato destro dell’affresco all’interno di nicchie, sono ritratti in alto Santo Stefano, al centro forse Sant’Antonio da Padova e in basso Santa Caterina d’Alessandria.

La Seconda cappella, eretta in stile neoclassico nel XIX secolo è dedicata al Cuore di Gesù e si orna di una statua in cartapesta del 1833.

La Terza cappella (sotto) contiene l’altare dedicato a San Gaetano, fatto costruire da Carlo e Bartolomeo Petrarolo nel 1776 al posto dell’antico altare della metà del XVII. In stile rocaille, con elementi che perpetuano la tradizione del barocco, ravvisabile nelle colonne circondate da lingue di fuoco, l’altare risulta uno dei più interessanti della chiesa. Particolarmente significativa è la  tela, certo l’opera di maggiore pregio pittorico. Sebbene la data segnata sia quella del 1733, si deve ritenere la tela di poco anteriore al 1773. Autore è un importante pittore napoletano di ascendenza solimenesca, Domenico Antonio VACCARO (1678-1745), attivo nella prima metà del 1700. La tela rappresenta la Madonna con Bambino e i santi Gaetano e Filippo Neri. Prima del recente restauro il santo inginocchiato a destra della Madonna reggeva nella mano un cuore fiammeggiante, dando luogo alla identificazione con sant’Agostino. Una statuina di San Gaetano è posta sulla cimasa dell’altare.

Segue il Cappellone dell’Immacolata eretto nel 1857 dall’arci-vescovo Raffaele Ferri-gno ( 1856- 1865). Interessanti le statue in cartapesta di Santa Agnese di Raffaele Caretta di Lecce, e di Cristo Risorto statua ottocentesca in legno, donata dall’arcidiaco-no Teodoro Trinchera.

Nella testata del transetto destro  è collocata dal 1992 una grande te-la trasferita dal santuario collinare di Sant’Oronzo. Commissionata da Bartolomeo Zevallos, il cui stemma è in basso, il quadro rappresenta sant’Oronzo con paramenti vescovili, accompagnato da angeli; ai piedi del vescovo i frammenti della statua di Zeus alludono agli idoli pagani infranti dal credo cristiano, il fascio littorio con la scure insanguinata allo strumento del martirio. La tela databile alla prima metà del XVIII secolo riprende in maniera piuttosto pedissequa ma con po-vertà di mezzi espressivi, gli elementi compositivi dipinti nel più famoso quadro eseguito intorno al 1656 da Giovanni Andrea Coppola per il Duomo di Lecce.

La parete di fondo della cappella del transetto destro è arricchita da un altare ligneo in stile barocco degli inizi del 1700 con colonne tortili poste a divisione di nicchie che contengono i tre preziosi busti reliquiari ugualmente lignei dei santi patroni e protettori di Ostuni: San Biagio, Sant’Oronzo e Sant’Agostino. In onore di quest’ultimo santo si svolgeva una processione solenne alla quale partecipavano tutti gli ortolani. La struttura lignea si conclude, in alto, con una teletta rappresentante Sant’Irene nella cimasa. La santa festeggiata solennemente il 5 maggio, a partire dal 1724, proteggeva la città dai pericoli del temporale.

CAPPELLA della SS. TRINITA’: Fu eretta nel 1566 dalla confraternita omonima che si occupava della gestione dell’ospedale della città, fin dal XVII secolo. La teletta settecentesca posta sul fastigio della struttura lignea dell’altare, ne ricorda la dedicazione. Nel riquadro centrale è posto il dipinto murale della Madonna della Sanità, ricordato agli inizi del 1700 “cum cristallo magno ante, cornicibus deauratis circumdata cum panno serico ante cristallum predictum”. L’affresco è stato pesantemente ridipinto nel 1921, in un maldestro tentativo di restauro che ha decisamente alterato i lineamenti delle figure. Non di meno è possibile assegnarne l’esecuzione al XV secolo e porlo in rapporto con gli altri dipinti murali realizzati per il completamento decorativo interno della chiesa. L’altare in legno che decora questa cappella è simile nella forma e nello stile a quello della cappella dei Santi Protettori. Il recente restauro, ha fatto emergere le tinte originali e i preziosi intagli della macchina lignea, uno dei più antichi arredi liturgici conservati nella chiesa.

Il frammento pittorico che si osserva sulla parete della testata del transetto destro, è emerso durante i lavori di restauro degli anni Sessanta. Era collocato nella prima arcata della navata sinistra dove trovava posto la cappella gentilizia della famiglia Carducci. Il brano pittorico rappresenta Santa Caterina d’Alessandria, particolarmente venerata in Puglia e in Ostuni come attestano le due immagini presenti in questa chiesa. Protettrice delle ragazze in età da marito e degli studi filosofici, la martire cristiana è ritratta in trono e riecheggia nei tratti del volto, modi compositivi vicini alla pittura di Francesco Palvisino, attivo nella prima metà del XVI secolo.

CAPPELLONE del SACRAMENTO: Una robusta cancellata in ferro chiude lo spazioso cappellone del Sacramento, notevolmente amplia-to dall’arcivescovo Pietro Consiglio nel 1853, in luogo della cappella della Confraternitatis Sancti Corpo-ris Christi istituita nel 1560 dal vescovo Gian Carlo Bovi.

CAPPELLA CALCAGNI: La cappella successiva, anticamente di giuspatronato della famiglia Calcagni, ospita un classicheggiante altare in pietra decorato dalla tela della Presentazione al tempio di Maria con i santi Carlo Borromeo e Francesco; in basso a destra è ritratto il cantore Giovanni Calcagni che ordinò la tela nel 1612. L’intonazione veneta del dipinto tradisce tuttavia una certa durezza pittorica ascrivibile ad un esecutore di modesto livello, nel quale si potrebbe riconoscere Andrea Cunavi, domiciliato a Ostuni dal 1607, allievo, secondo la tradizione del più celebre maestro veneziano, Palma il giovane.

CAPPELLA di Sant’ANTONIO da PADOVA: Fu Marsilia, sorella del vescovo Pietro Bovio a commissionare nel 1548 la cappella, antica-mente decorata con “carte depictam de albo et de nigro depictam cum insignis familie de Bovio” e con una statua di Sant’Antonio. II vescovo Bisanzio Filo provvide al miglioramento della cappella, portato a compimento dal suo successore Cono Luchini dal Verme (1720- 1747) con la collocazione sull’altare della tela della Madonna con Bambino e sant’ Antonio, decisamente orientata verso la pittura napoletana della prima metà del XVIII secolo l’immagine, recentemente restaurata, restituisce nella dolcezza dei volti e nella devozionalità dei gesti la non trascurabile capacità esecutiva del suo ignoto autore.

CAPPELLA del CUORE di GESU’: La cappella, un tempo appar-tenuta alla nobile famiglia Bisantizzi e intitolata alla Pietà, per l’estinzione di questa famiglia, ha accolto successiva-mente il culto per il Cuore di Gesù. L’altare dalle attardate linee rocaille, è stato innalzato nel 1833 per iniziativa di alcuni devoti. La nicchia ospita la statua in cartapesta del “Cuore du Gesù”, documentata in chiesa già dal 1821. (da materiale diffuso all’interno della chiesa)

CAPPELLA della SACRA FAMIGLIA: Da pochi anni la cappella ospita il gruppo della “Sacra Famiglia”, compo-sto da statue con parti nude in legno montate su manichini vestiti, risalenti alla fine del XIX secolo. E’ dedicata anticamente a Santa Filomena e ora alla Sacra Famiglia per via di un gruppo statuario che vi compariva. Opera di notevole importanza artistica, sulla parete sinistra della cappella, è l’altorilievo funerario in pietra del vescovo Bisanzio Filo, realizzato nella metà del 1700 da Giuseppe GRECO, che si richiama, nella organizzazione dei vari elementi compositivi, alle barocche epigrafi commemorative che sono nel Duomo di Lecce.

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