Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

BERGAMO: ACCADEMIA CARRARA (1° Parte)

L’ACCADEMIA CARRARA è una pinacoteca situata a Bergamo. Il percorso espositivo, organizzato su due piani e sviluppato in 28 sale, si compone di oltre seicento opere esposte che ricoprono un arco cronologico di cinque secoli, dall’inizio del Quattrocento sino alla fine dell’Ottocento, toccando le principali scuole pittoriche italiane e la pittura d’oltralpe di Fiandre e Olanda. Il museo è affiancato dall’omonima accademia di belle arti. Nell’immagine in evidenza: Andrea Previtali: ”Madonna col Bambino tra i   santi  Gerolamo e Anna (Madonna Baglioni)”.

L’Accademia Carrara sorse alla fine del Settecento grazie alla generosità del lascito del conte Giacomo Carrara, la cui ricchissima raccolta di dipinti, disegni e stampe costituisce il nucleo primario dell’attuale pinacoteca. Accanto alla Galleria il conte bergamasco fece istituire anche la Scuola, con l’intenzione di creare un singolare connubio che permettesse agli studenti di affiancare allo studio e alla pratica anche l’osservazione dei modelli presenti nell’adiacente pinacoteca. La gestione delle due istituzioni venne affidata alla Commissarìa, un organismo composto da esponenti dell’aristocrazia della città di Bergamo. A differenza di molti musei civici italiani, nati in seguito alle soppressioni degli enti ecclesiastici e alla dispersione delle quadrerie aristocratiche, l’Accademia Carrara è soprattutto il risultato della generosità di privati, appassionati d’arte e collezionisti, che hanno lasciato al museo le loro raccolte, piccoli nuclei di oggetti d’arte o anche singole opere.

La raccolta più significativa è quella dei dipinti, che abbraccia un ampio arco cronologico, dal Rinascimento alla fine dell’Ottocento. Le sculture sono un gruppo numericamente circoscritto, ma di grande interesse, soprattutto quelle di età barocca. A dipinti e sculture, protagonisti del percorso di visita, si aggiungono una ricca raccolta di disegni e stampe e preziosi nuclei di arti decorative: bronzetti, medaglie, ventagli, porcellane, peltri, argenti e oreficerie. I fondi antichi dell’archivio e della biblioteca storica completano il patrimonio museale. Il patrimonio del museo conta in totale circa 1800 dipinti, più di 3000 disegni, oltre 8000 stampe. Oltre a quelli: sculture, mobili, oggetti di arti minori, una biblioteca storica con volumi già appartenuti a Giacomo Carrara e materiali legati all’Accademia di Belle Arti.

SALA 1

– Andrea MantegnaMadonna col Bambino

PisanelloRitratto di Lionello d’Este

– Giovanni d’AlemagnaSant’Apollonia privata dei denti|Sant’Apol-lonia Accecata

Vincenzo FoppaTre Crocifissi

SALA 2

– Giovanni BelliniRitratto di giovane uomo

– Antonello da MessinaMadonna col Bambino

– Giovanni Bellini, Madonna col Bambino (Madonna di Alzano)

– Vittore Carpaccio e bottega, Nascita di Maria

Bartolomeo Montagna (Bartolomeo Cincani), San Girolamo a Betlemme

SALA 3: – Franz von LenbachRitratto del senatore Giovanni Morelli

(Dopo) Giovanni d’ALEMAGNA: 1440 – 1445 circa – tavola/ pittura a tempera – 33,8 cm x 55,6 cm. SALA 1

(Dopo) Vincenzo FOPPA: Crocifissione (Tre crocifissi) – 1456 -Tempera su tavola – cm 68×38. SALA 1. L’opera è considerata la più antica manifestazione di un gusto di tipo rinascimentale in un autore lombardo. La scena sacra della Crocifissione, ambientata in un cupo paesaggio, è incorniciata da un arco classicheggiante con colonne, capitelli e medaglioni “all’antica”, che rimandano a un gusto di tipo padovano e mantegnesco. Lo sfondo, con il sentiero serpeggiante, la città e il castello, rimandano invece a un gusto di matrice tardogotica : ciò è evidente, ad esempio, nel fiabesco disporsi degli alberelli sul sentiero di campagna o nel capriccioso assemblaggio delle torri. Il gruppo dei tre crocifissi infine è caratterizzato da una disposizione tridimensionale, fondamentalmente corretta ma disegnata su base empirica, senza costruzione geometrica. L’attenzione alla luce e alla rifrazione ottica sui vari materiali è una caratteristica che divenne propria, nel corso del XV secolo, proprio dell’arte lombarda. Nel dipinto infatti si accendono improvvise fosforescenze, che toccano architetture e rocce: appaiono così luminescenti il terriccio ai piedi del Golgota, il monte, e i corpi dipinti con una straordinaria libertà pittorica.

(Dopo) Giovanni BELLINI: “Ritratto di giovane” SALA 2

(Dopo) Antonello da MESSINA: Madonna col Bambino” 1480 – Olio su tavola 
64,2 x 44,8 cm. SALA 2. È l’unica opera firmata e datata del figlio di Antonello, Jacobello da Messina, che alla morte del padre (1479) ereditò la bottega portando a termine le opere incompiute. Jacobello riprende le idee paterne nella forte costruzione tridimensionale dei volti, nello scorcio virtuosistico della mano che regge la tazza di vetro e infine nel paesaggio, descritto con una attenzione degna della pittura fiamminga. Sul cartiglio, l’iscrizione «non umano» allude al genio inimitabile del padre.

(Dopo) Giovanni BELLINI: “Madonna col Bambino   (Ma  donna di Alzano)” – 1485 – olio su tavola – 83×66 cm. SALA 2. Il gruppo sacro di Maria e Gesù Bambino è rappresentato come un busto in primo piano, sullo sfondo di un tessuto che pende verticalmente e che ricorda gli alti troni con baldacchino allora in voga nelle sacre conversazioni. Ai lati si apre un dolce paesaggio che si perde in lontananza, punteggiato da segni della presenza umana, con torri, castelli e figurette, tipici della produzione belliniana. Lo stacco rende più grandioso il gruppo sacro, grazie anche ai contrasti di campiture della ricca gamma cromatica. Madre e figlio sono avvolti, più ancora che dai gesti, dal dolce e partecipato sguardo di Maria verso il bambino, che varia la tradizionale distanza di sguardi delle opere precedenti. Il Bambino è sulle ginocchia della madre, come verrà ripreso in altri dipinti. Estremamente dolci sono i volti e i gesti, con particolare virtuosismo nel disegno della mani di Maria. La luce tersa e dorata, che esalta il vibrante impasto cromatico, deriva dalla lezione di Antonello da Messina e fece da apripista al colorismo tipicamente veneziano. In primo piano si trova un parapetto in marmo rosso dove, come di consueto, sta appeso un cartiglio con la firma dell’artista. Vi è appoggiato anche una pera, che può riferirsi al peccato originale, che viene pagato dal sacrificio di Gesù, o a un emblema della Vergine, derivato da testi sacri o inni. Questa Madonna è in genere ritenuta il prototipo di altre opere successive, come la Madonna dai Cherubini rossi o la Madonna degli Alberetti, entrambe alle Gallerie dell’Accademia di Venezia.

(Dopo) Vittore CARPACCIO e bottega: “Nascita di Maria” – 1502-04 circa – cm 126,8 x 129,1. SALA 2.  Appartiene a un ciclo di tele realizzato per la Scuola degli Albanesi a Venezia e ora diviso tra diversi musei. In un interno domestico Sant’Anna, madre di Maria, si riposa dopo il parto. La levatrice prepara il bagno per la neonata mentre l’anziano marito Gioacchino sorveglia un poco discosto. Il racconto è arricchito da dettagli simbolici: i coniglietti che rosicchiano una foglia di cavolo alludono alla verginità di Maria; la scritta in ebraico «Santo Santo Santo nel Cielo benedetto Colui che viene nel Nome del Signore» si collega al nome di Cristo inciso sullo stipite della porta.

(Dopo) Bartolomeo MONTAGNA (Bartolomeo Cincani): “San Girolamo a Betlemme”
1505-1510 – Tempera e olio su tela – cm 65,1 x 58. SALA 2.

(Dopo) Franz von LEANBACH: “Ritratto del Senatore Giovanni Morelli” – 1886 – dipinto olio  su tela – 125,5 x 90,2  cm. SALA 3.

SALA 4

– Benozzo GOZZOLIozzoli (Benozzo di Lese), Madonna col Bambino e angeli (Madonna dell’Umiltà); – Neroccio di Bartolomeo de’ LANDIMadonna col Bambino; – Francesco BOTTICINITobiolo e l’arcangelo Raffaele; – Sandro BOTTICELLI (Alessandro di Mariano Filipepi), Storie di Virginia; – Raffaello SANZIOSan Sebastiano.

SALA 5

– Lorenzo MONACOCristo in Pietà; – MAESTRO della Leggenda di Sant’OrsolaRitratto di giovane uomo; – Bonifacio BEMBO e Ambrogio BEMBOCarte da tarocco; – Bonifacio BEMBO e Ambrogio BEMBOCarte da tarocco.

SALE 6, 7, 8,

– Bonifacio BEMBO e Ambrogio BEMBOCarte da tarocco; – Marco BASAITIRitratto di gentiluomo in nero; – Andrea PREVITALIMadonna col Bambino tra i santi Gerolamo e Anna; – Francesco di Simone da SANTACROCESan Giovanni Battista | San Giacomo Maggiore | Sant’Alessandro; – Antonio BOSELLISan Lorenzo tra i santi Giovanni Battista e Barnaba

(Dopo) Benozzo GOZZOLI (Benozzo di Lese): “Madonna col Bambino e angeli (Madonna dell’Umiltà)” – 1440-1445 circa – cm 34,7 x 29,4. SALA 4. Maria, seduta su un pavimento di marmo, stringe teneramente il Bambino, mentre due angeli reggono un panno in broccato lavorato a fili d’oro. Il tappeto di gigli e rose sullo sfondo allude al motivo dell’”hortus conclusus”, il giardino recintato medievale simbolo della verginità di Maria. Benozzo Gozzoli si ispira qui alla tecnica preziosa del suo maestro, Beato Angelico, fornendo un’aristocratica interpretazione della Madonna dell’Umiltà, una iconografia molto diffusa nella pittura del Tre e del Quattrocento.

(Dopo) Neroccio di Bartolomeo de’ LANDI: “Madonna col Bambino”
1470-1475 circa – tempera e oro su tavola – cm 52,7 x 37,1. SALA 4.

(Dopo) Francesco BOTTICINI: “Tobiolo e l’arcangelo   Raffaele” – 1475/80 – tempera e olio su tavola 52 × 39 cm. SALA 4.

(Dopo) Sandro BOTTICELLI: “Storie di Virginia” – SALA 4. E’ un dipinto  conservato nell’Accademia Carra-ra di Bergamo. La tavola fa coppia con le Storie di Lucrezia all’Isabella Stewart Gardner Museum di Boston. I due pannelli facevano parte di una delle “spalliere” documentate verso il 1500 in casa Vespucci a Firenze (oggi palazzo Incontri). La scena ha come tema fondamentale l’onore violato, ispirato al racconto di Tito Livio: Virginia, dopo essere stata rapita da Marco Claudio (a sinistra), viene dichiarata schiava di Appio Claudio dai Decemviri (al centro). Il padre ed il marito della donna, però, dapprima chiedono clemenza, poi, per preservare l’onore della donna, la uccidono (a destra), il che innesca la rivolta dei Romani (al centro in primo piano). Si tratta di un tema di solito destinato a ambienti privati ad uso femminile, come le camere da letto. La scena è ambientata in una grandiosa architettura, riccamente decorata come nella Calunnia (altra opera della fase tarda) e probabilmente adombra anche il tema politico della liceità della rivolta contro la dittatura, legato alla situazione fiorentina di quegli anni, con la cacciata di Piero il Fatuo e l’instaurarsi della Repubblica savonaroliana.

(Dopo) Raffaello SANZIO: “San Sebastiano” – 1501/02; Olio su tavola – 43×34 cm; SALA 4. Il paesaggio e l’aspetto femmineo, dall’espressione dolcemente vacua di San Sebastiano risentono del Perugino, ma la mano emergente con la freccia, che segna la profondità, sono caratteristiche delle nuove ricerche del giovane Raffaello. Alcuni elementi fanno pensare a una conoscenza di Leonardo, che l’artista aveva avuto modo di vedere in alcuni brevi viaggi a Firenze prima del 1504, quando vi iniziò un soggiorno più lungo. La costruzione dell’immagine a ellissi incrociate è tutta raffaellesca. Notevole è la cura dei dettagli, dai ricami sugli abiti, alla catenella realisticamente intrecciata.

(Dopo) Pietro di Giovanni detto Lorenzo MONACO: “Cristo in Pietà” – 1405 – tempera su tavola – oro bulinato, punzonato  – 22,9 cm x 34,4 cm. SALA 5. La cornice in listello di legno risale al secolo XX. L’opera è stata manomessa nella sagoma, non si è in grado di stabilire se l’opera facesse parte di un complesso maggiore o fosse una piccola tavola devozionale, come si presenta ora.

(Dopo) MAESTRO della Leggenda di sant’Orsola: “Ritratto di giovane uomo” – 1480/85; olio su tavola – 44,9 x 37,7 cm. SALA 5.  Il ritratto è attribuito a un pittore anonimo, che prende il nome dalle storie dipinte di un grande polittico del Groeningemuseum di Bruges. L’impostazione a mezzo busto, la testa posta di tre quarti e il realismo analitico con cui sono delineati i particolari del volto e del paesaggio si ispirano alle opere di Hans Memling, un grande artista di origine tedesca attivo a Bruges.

(Dopo) Bartolomeo VENETO: “Madonna col Bambino” – 1505 – olio su  tavola – 47,3 x 38 cm. SALA 5. L’opera fu eseguita quando l’artista aveva da poco terminato il suo apprendistato nella bottega di Giovanni Bellini. La posa della Madonna e di Gesù Bambino e il paesaggio sullo sfondo, forse il Castello di Monselice nei pressi di Padova, derivano da modelli del maestro che gli allievi utilizzarono in diverse occasioni. Il disegno tagliente dei profili, la raffigurazione molto accurata delle architetture e del paesaggio immerso in una luce cristallina, lo splendore cromatico sono tipici della pittura di Bartolomeo Veneto.

(Dopo) Marco BASAITI:Ritratto di genti-luomo in nero” – 1521 –  16,8 x 21,3 cm.

(Dopo) Andrea PREVITALI: ”Madonna col Bambino tra i   santi  Gerolamo e Anna (Madonna Baglioni)” 1513 – olio su tavola – 87,5×119,6 cm. La tavola ha la composizione tipica della Madonna col Bambino posta tra due santi, nella forma creata da Giovanni Bellini verso il 1480, il Previtali probabilmente si ispirò alla Sacra conversazione Giovanelli. Le figure sono dipinte a mezzo busto. La Madonna sembra seguire con lo sguardo la lettura del libro che il Bambino seduto su di un cuscino sopra un velo trasparente, posto sulle sue gambe, tiene tra le mani. La medesima situazione il Previtali ce la propone nella tela Madonna con il Bambino leggente tra san Domenico e santa Marta di Betania. Con la sinistra regge un piede del piccolo Il Bambino che è raffi-gurato in una posizione scomoda: compie una torsione innaturale del busto per poter leggere un piccolo testo. La Vergine ha un grosso gioiello che lega il mantello, accanto a lei a destra l’immagine di una santa. La delicatezza dei lineamenti e della posizione delle mani in preghiera riprendono la pittura belliniana. A sinistra è un santo con il vangelo tra le mani. La tela è firmata ANDREAS.BER.PIN sulla borchia posta al centro della copertina del libro che il santo tiene in mano. La firma riporterebbe il lavoro al tempo in cui il Previtali lavorava a Venezia, o forse fu realizzata per una committenza veneziana quando l’artista era già a Bergamo, vi si ritrova infatti una vicinanza ai lavori del Bergognone in particolare per la santa posta a destra del dipinto, da cui si voglie la grande capacità dell’artista di catturare e rendere propri i lavori degli altri artisti. La tavola nella parte superiore è divisa in due parti, a destra un edificio classico devastato dall’usura del tempo, il Previtali, così come altri artisti, dipingeva parti decadenti per indicare come quel tempo fosse decadente sia per le guerre che imperversavano che per le nuove idee religiose che raggiungevano l’Italia, mentre la parte sinistra raffigura un paesaggio che si allontana dolcemente fino all’orizzonte, questa parte ha sicuramente aspetti che riprendono opere del Giorgione.

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