Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

SASSARI: Un GIRO Per SASSARI (1° Parte)

SASSARI è un comune antica capitale del Giudicato di Torres e poi della repubblica sassarese, sede universitaria, arcivescovile e di sezione distaccata di corte d’appello, seconda città dell’isola per popolazione, Sassari fa parte di un’area metropolitana di circa 260.000 abitanti. La Scuola Professionale di Sassari è stata oggetto di gemellaggio, nell’ambito del progetto T-TEP (per iniziativa dei Proff. Antonio Sferrella, Armando Madeo e Pierluigi Sanna) con la mia Scuola Professionale Di Marzio-Michetti di Pescara. Nell’immagine in evidenza: Foto di Gruppo.

In base alla legge regionale del 4 febbraio 2016, n. 2, ha dato vita, insieme ad Alghero, alla rete metropolitana del Nord Sardegna che include anche i comuni di Castelsardo, Porto Torres, Sennor, Sorso, Valledoria e Stintino. Il territorio di Sassari è abitato dall’uomo sin dal periodo prenuragico come testimoniato dai resti di abitati neolitici, dalle numerose domus de janas, dai menhir e dal dolmen di San Bainzu Arca. Il monumento più importante ed enigmatico di quel periodo è però l’altare megalitico di Monte d’Accoddi, edificato dalle genti della cultura di Ozieri nel IV millennio a.C. e poi restaurato nel millennio successivo dalle popolazioni della cultura di Abealzu-Filigosa, che gli donarono il caratteristico aspetto a gradoni; il sito fu frequentato come luogo di sepoltura fino all’antica età del bronzo (cultura di Bonnanaro), quando era già in rovina, per poi essere abbandonato definitivamente.

(Dopo): La proclamazione della Repubblica sassarese (Il Consiglio della Repubblica sassarese), di Giuseppe SCIUTI, circa 1880. Palazzo della Provincia, Piazza d’Italia, Sassari.

FONTANA di ROSELLO: è un’architettura storica di Sassari, spesso identificata come simbolo della città; è collocata al centro della valle del Rosello, sovrastata dal ponte Rosello del periodo fascista, ed ai piedi del sempre omonimo quartiere di Monte Rosello. La fontana attraverso il significato allegorico riassume il fluire del tempo, simboleggiato dalle dodici bocche, chiamate cantaros e con la presenza di 4 statue raffiguranti le stagioni. Agli inizi del ‘600 la fontana del Rosello costituiva una novità nelle sue forme derivate dai modelli e temi tardo-rinascimentali, che ne fanno un monumento unico in tutta la Sardegna. La fonte di Gurusellu fin dall’età romana alimentava l’acquedotto che riforniva Turris Libisonis, l’attuale Porto Torres, ed era un punto di riferimento per i viaggiatori che attraversavano l’omonima porta. Nel 1795, durante i moti antifeudali, tre statue raffiguranti le stagioni vennero distrutte e nel 1828 ne furono collocate in sostituzione altre 4. L’unica statua originale superstite, quella dell’Estate, è ancora conservata presso il Palazzo Ducale di Sassari.

La FONTANA, costruita in stile tardo-rinascimentale, è strutturata su due parallelepipedi: l’inferiore, maggiore per dimensioni, è coronato da una cornice al di sotto della quale corre su tre lati l’iscrizione dedicatoria. Gli specchi dei 4 lati sono scompartiti da 16 riquadri rettangolari in materiale lapideo scuro che contrastano con il marmo bianco utilizzato per le restanti strutture. Otto di questi inquadrano inferiormente teste leonine dalle quali sgorga l’acqua, mentre altre 4 bocche di delfini sono collocate alla base delle statue raffiguranti le stagioni; esse sono rappresentate da un vecchio dormiente (l’Inverno); una fanciulla con ghirlanda fiorita (la Primavera); una donna con un fascio di spighe (l’Estate); un giovane Ercole con la pelle del leone ed una corona di pampini (l’Autunno). Sul coronamento del primo ordine sono state collocate, ai quattro spigoli, delle torrette merlate simboleggianti la città di Sassari, mentre altre due cilindriche mostrano scolpiti stemmi della casa d’Aragona, a bande verticali. Il secondo ordine, inferiore per dimensioni, anch’esso scompartito da riquadri rettangolari, ed è coronato da una cornice semplice sulla quale sono collocate altre quattro torrette agli spigoli e due arconi incrociati che sorreggono la statua equestre di San Gavino, martire turritano protettore della città di Sassari. La statua di una divinità fluviale si colloca sdraiata sul lato meridionale, rivolta alla città.

FRANCOBOLLO: Nel 1975 Eros Donnini realizza per le Poste Italiane la terza uscita della serie Fontane d’Italia: il terzetto è completato dalla fontana delle 99 cannelle di L’Aquila e dalla sorgente di piazza Fontana a Milano. La fontana di Rosello viene scelta come la più famosa fontana ornamentale della Sardegna, all’interno di una serie che con 21 francobolli andrà a rappresentare tutte le regioni d’Italia.

CATTEDRALe di San NICOLA: Comunemente chiamata Duomo o Primaziale, il tempio è sede della cattedra dell’arcivescovo metropolita dell’arcidiocesi di Sassari. Consacrata a san Nicola di Myra, la cattedrale è anche una chiesa parrocchiale della città.

L’esistenza di una chiesa dedicata a san Nicola a Sassari si fa risalire al XII secolo, essen-do citata in un documento monastico, il Condaghe di san Pietro di Silki, ma in realtà sorge su un preesistente edificio paleocristiano, i cui resti sono visibili sotto l’attua-le abside. Tale chiesa venne ricostruita nel XIII secolo in stile romanico pisano. La chiesa di San Nicola rimase l’unica parrocchiale di Sassari fino al 1278, anno in cui furono istituite altre parrocchie in città. Tra il 1435 e il 1518 la chiesa venne radicalmente rinnovata in stile gotico–catalano, in seguito al trasferimento della cattedra vescovile da Porto Torres a Sassari nel 1441, anno in cui la pieve di san Nicola venne innalzata al rango di cattedrale. Nel XVII secolo venne demolita la prima delle 3 campate del tempio, per problemi di stabilità. Tra il XVII e il XVIII secolo si edificò l’attuale facciata della catte-drale, in stile barocco. La cattedrale si presenta con un alto campanile, che si eleva sul fianco sinistro, la cui base, a canna quadrata, ornata da archetti pensili, bi-fore e monofore, costituisce quasi tutto ciò che resta dell’antica pieve romanica. Al di sopra, il campanile si innalza ancora con una snella torretta ottagonale fornita di cupola, aggiunta nel ‘700. Caratterizzano l’esterno del duomo anche la cupola semisferica e i doccioni, che sporgono lungo i fianchi, alcuni originali della ricostruzione gotica del quattro-cinquecento, altri rifatti in epoche successive. L’elemento però che più colpisce è il prospetto principale del tempio (alto più di 30 metri e il più imponente in Sardegna), in stile barocco, col suo trionfo di decorazioni. Tale facciata è distinta in 3 livelli: nel primo si apre un portico a tre archi a tutto sesto, nel secondo 3 nicchie riccamente ornate ospitano le statue dei 3 santi martiri turritani, nel terzo e ultimo si apre la nicchia con la statua di san Nicola. Chiude la facciata una scultura del Padreterno, all’apice del fastigio curvilineo.

(Dopo) INTERNO: Superato il portico, voltato a crociera stellata, si accede al duomo dal portale principale. L’interno è ampio, a una navata, divisa in due campate da arcate ogivali, su cui si impostano le volte, a crociera delineate da costoloni, erette in due fasi tra il 1430 e il 1505 in stile tardo-gotico catalano. Lateralmente si aprono 8 cappelle, 2 per campata, alle quali si accede attraverso archi a tutto sesto. A destra, all’altezza dell’ultima cappella, si trova il pulpito marmoreo, scolpito da Giuseppe Gaggini nel 1840 in forme neoclassiche; sul parapetto, semicircolare, sono rappresentati in bassorilievo i 4 evangelisti.

TRANSETTO: Oltre la seconda campata si innesta il transetto, al centro del quale, sopra un ampio ambiente qua-drangolare, si innalza la cupola semisferica, di gusto rinascimentale, su 4 pennacchi angolari, impostati su mensole con sopra scolpiti gli emblemi dei quattro evangelisti, di cui oggi rimane solo l’aquila di San Giovanni. Lungo il tamburo della cupola si aprono 16 bifore, di gusto gotico–catala-no, tra le quali alcune sono cieche. Nel transetto si aprono due Cappelle, in cui si trovano due imponenti altari marmorei.

– BRACCIO Destro: Nel Braccio destro si trova la Cappella del Santissimo SACRAMENTO, con un altare del XIX secolo, scolpito tra il 1818 e il 1820 da Francesco Orsolino e Giacomo Gaggini in forme tardobarocche, con qualche concessione al neoclassicismo; l’altare ospita una tela, rappresentante la Coena Domini, dipinta dal Marghinotti nel XIX secolo. Del gruppo scultoreo di questo altare facevano parte anche le due statue di santi vescovi, oggi collocate sulla controfacciata, in due nicchie. Sono importanti anche l’altare marmoreo dedicato a San Michele Arcangelo, quello dedicato ai Santi Cosma e Damiano (con una preziosa pala d’altare attribuita a Carlo Maratta) e la Cappella di San FILIPPO NERI, sede dell’omonima congregazione sacerdotale diocesana.

– BRACCIO Sinistro: Nel braccio sinistro si trova la Cappella intitolata a sant’ANNA, con l’altare del XVIII secolo. Il braccio sinistro del transetto ospita anche il gruppo scultoreo del Mausoleo di Placido Benedet-to di Savoia, conte di Moriana, opera marmorea di Felice Festa in stile neoclassico, del 1807. Un’altra Cappella ospita l’interessante dipinto della Madonna del Tempietto, realizzata nel 1626 dal pittore sassarese Diego Pinna. Sono anche interessanti i retabli delle Cappelle di Santa Lucia (con l’urna contenente le reliquie di santa Benedetta) e Sant’Eligio. Nella Cappella del Battistero si nota il dipinto di Vittorio Amedeo Rapous raffigurante Il Battesimo di Cristo.

PRESBITERIO e ABSIDE: Al centro del transetto, sotto la cupola, si trova il presbiterio. L’area presbiterale, nella sistemazione tardo seicentesca, è sopraelevata rispetto al piano dell’aula e chiusa da una balaustra in marmo. Dello stesso materiale sono i due leoni, posti ai lati della scala di accesso. La base della balaustra è decorata con bassorilievi raffiguranti i santi martiri turritani. In marmo è anche l’altare maggiore, del 1690, di gusto classico, caratterizzato da due coppie di colonne, con capitelli di ordine corinzio, reggenti una trabeazione, sopra il quale è un timpano spezzato con al centro un’edicola e la colomba raffigurante lo Spirito Santo. Sull’altare è esposta la tavola del XIV secolo, detta Madonna del Bosco, pregiato dipinto di scuola senese. Dietro l’altare si apre l’arco ogivale che immette nell’abside, costituita da due ambienti: il primo ambiente, a pianta quadrata, voltato a crociera gotica, originario della ricostruzione del XV e XVI secolo, il secondo ambiente, semicircolare, voltato a quarto di sfera, del XVIII secolo. L’abside ospita un interessante coro ligneo, intagliato da artigiani locali nel XVIII secolo. Sempre nel coro, un piccolo sacello, visibile sino agli ultimi restauri, ospitava le reliquie di Sant’Antioco di Torres (raffigurato in un medaglione sulla monumentale facciata e in un affresco interno), rinvenute nel 1614 in una elegante sepoltura presso quella dei tre santi patroni della Diocesi.

CHIESA di San PIETRO in SILKI: La Chiesa di San PIETRO di SILKI è uno dei più antichi luoghi di culto cattolici di Sassari. La chiesa, annessa al convento dei frati francescani, è ubicata in una zona periferica, a sud ovest del centro storico, e si affaccia su una vasta piazza accessibile da via delle Croci, traversa del viale San Pietro. Il tempio è sede del Gremio dei Massai Agricoltori. La fondazione della chiesa (nel sito di un antico villaggio chiamato Silki), in origine annessa a un’abazia di Benedettine, è compresa tra gli anni 1065 e 1082, stando al Libellus Judicum Turritanorum. Le testimonianze sul complesso monastico di Silki tra l’XI e il XIII secolo derivano dal Condaghe di San Pietro di Silki, documento redatto nel monastero. L’edificio venne riedificato in stile romanico nel XIII secolo, e a quest’epoca risalgono le poche parti della chiesa risparmiate dalle successive riedificazioni, effettuate tra il XV e il XVII secolo. Ufficialmente il monastero di Silki passò ai francescani (nello specifico i frati minori osservanti) nel 1467.

ESTERNO: San Pietro presenta una facciata seicentesca in stile classico, tripartita da quattro lesene e con tre aperture rettangolari (le due laterali sormontate da timpano) disposte lungo una cornice, nella zona mediana del prospetto. Il coronamento è a lunetta. Tramite un arco a tutto sesto, sormontato dallo stemma del cagliaritano Antonio Mereu (che finanziò il restauro della facciata con un lascito di 1.125 Lire nel 1677) si accede al portico che precede l’interno del tempio. Il piano superiore del portico ospita la cantoria.

INTERNO: E’ a pianta rettangolare, con quattro cappelle aperte sul lato sinistro e la cappella presbi-teriale rettangolare sul fondo. Alcuni tratti murari della aula mononavata risalgono alla fabbrica duecentesca, così come i primi due ordini del campanile, decorato esternamente da archetti pensili. L’attuale volta a botte della navata sostituì nel seicento le originarie capriate lignee. La 1° Cappella dopo l’ingresso, particolarmente sviluppata in profondità, è dedicata alla Madonna delle Grazie e venne edificata tra il 1472 e il 1478, in stile gotico-catalano, e ampliata nel XVII secolo. Il primo vano della cappella, il più antico, accessibile tramite un arco ogivale retto da pregevoli capitelli scolpiti, è voltato a crociera costolonata; i due vani successivi sono frutto degli ampliamenti seicenteschi. Sul fondo si trova un altare in marmi policromi. La cappella e di proprietà dell’antico Gremio dei Massai e ne ospita il suo antico candeliere che risale alla meta dell’Ottocento e tutti gli anni partecipa alla Faradda, una tradizionale discesa di grandi candelieri. Il presbiterio ospita il fastoso altare maggiore in legno dorato (XVIII secolo), ricco di simulacri, tra cui quello di san Pietro apostolo e della Madonna delle Grazie, che ha reso celebre il santuario per i miracoli e la fama.

L‘ORGANO a canne della chiesa è stato costruito nel XIX secolo dalla casa Tronci di Pistoia. A trasmissione integralmente meccanica, ha un’unica tastiera di 56 note con prima ottava cromatica estesa e pedaliera di 12 note costantemente unita al manuale. La cassa lignea, incorniciata fra due lesene corinzie, è riccamente decorata e presenta una mostra composta da 27 canne di principale disposte in cuspide con ali laterali.

(Sopra): Fastoso Altare Maggiore in legno dorato (XVIII secolo), ricco di simulacri, tra cui quello di san Pietro apostolo e della Madonna delle Grazie.

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