La Cattedrale della Santa Croce (Cathédrale Sainte-Croix) è il principale luogo di cul-to cattolico di Orléans, nel dipartimento del Loiret. La chiesa, sede del vescovo di Orléans, è monumento storico di Francia dal 1862. E’ un vero tesoro della città, oltre che per la sua splendida facciata, Sainte-Croix si distingue per la collezione di vetrate e per la sua collezione basata su Giovanna d’Arco, la mitica figura del XV secolo che salvò la Francia dal giogo inglese durante la Guerra dei 100 anni. Nell’immagine in evidenza: Giovanna D’Arco.

La cattedrale vanta una bellissima iconografia della famosa eroina della storia francese, oltre ad altri incredibili segreti. E infine, ma non meno importante, rimarrà stupito dalla ricchezza di dettagli, opere d’arte e aneddoti che la cattedrale ha da offrire. Sebbene la Cattedrale di Sainte-Croix sia una tappa fondamentale del pellegrinaggio a Santiago de Compostela perché ospita le reliquie della croce di Cristo, oggi è soprattutto famosa per aver accolto Giovanna d’Arco. E’ una delle cattedrali reali di Francia, avendo ospitato le incoronazioni di diversi re (Carlo II, Roberto II e Luigi VI). Soprattutto tutti i re di Francia, da Enrico IV a Carlo X, sono stati coinvolti nella sua costruzione. La Cattedrale di Orléans è famosa anche per aver impiegato due secoli per essere ricostruita. Vero portabandiera del “gotico moderno”. Ci si immerge nella storia di Giovanna d’ Arco attraverso i numerosi elementi (vetrate, sta-tue, stemmi) a lei dedicati. Percorrendo le varie cappelle del deambulatorio si scoprono le tante curiosità che nascondono. E’ da ammirare le magnifiche rose del transetto. La facciata laterale: Oltre alla struttura perfettamente tagliata, si nota un sole scintillante al centro della rosa. È un omaggio a Luigi XIV, soprannominato il Re Sole, che regnò dal 1643 al 1715, quando Sainte-Croix fu ricostruita. Ha persino avuto un’influenza diretta sulla scelta della pianta, ad esempio chiedendo che venisse eretta una guglia. E se si osservano le lettere d’oro sul quadrante, si può leggere il motto del re: Nec pluribus impar (come nessun altro). L’ha data a se stesso per parlare del suo potere. Quando ci si trova all’interno della chiesa, entraiamo nel transetto occidentale per vedere questa rosa sul lato anteriore. Si vedrà raggi di fiamma rossi e gialli che la attraversano come un tramonto incandescente.
(Dopo) FACCIATA Occidentale: Quattro livelli spiccano in orizzontale osserviamo bene: i portali, i loro timpani, le rose e la galleria tra-forata che unisce le due torri. I tre portali hanno fregi in pietra fine-mente cesellati che li incorniciano. Sul timpano del portale principale, abbiamo notato due cherubini appollaiati sulle nuvole, che reggono una corona reale. Proprio sopra, tre magnifiche rose si ergono con orgoglio, con la caratteristica unica di non avere finestre! Riccamente decorata, la facciata è ornata da una quarantina di statue (opera di alcuni dei più grandi scultori del XVIII secolo, tra cui Jean-Antoine Houdon e Augustin Pajou).


(Dopo) Le TORRI: Raggiungendo un’altezza di 86 me-tri, le due torri possono essere viste da tre livelli diversi: Il primo piano è tutto volute, spirali e fiamme! Si può anche vedere che è dotato di tende sonore: una sorta di tettoia con lame inclinate per proteggere le campane dalla pioggia e reindirizzare il suono verso il basso. Il secondo piano è estremamente delicato. Gli esili colonnati sembra-vano sospesi nell’aria e quasi si temeva che potessero volare via al minimo soffio di vento! Infine, l’ultimo piano è sormontato da un’elegante corona in pietra che solleva il peso complessivo dell’edificio. Questa galleria aerea è un invito a volgersi verso il cielo. In cima alle torri, si può vedere una serie di otto angeli, ognuno dei quali porta degli strumenti.




(Dopo): All’ingresso della catte-drale si vede un grande blocco di pietra sul piazzale con l’iscrizione: Lato A: “Era una ra-gazza buona, semplice e dolce. A volte la vedevo occuparsi delle greggi del padre“. Lato B: “La voce mi dice che mi affretto a venire e che toglierò l’assedio posto a Orléans“. Questo monumento a Giovanna d’Arco, creato da Raymond Martin nel 1980 (racconta il famo-so episodio delle voci che si dice abbia sentito).





(Dopo) VETRATE: Le vetrate nella parte superiore del coro. Posate da Guillaume Loyseau tra il 1620 e il 1622, sono bianche, come era di moda all’epoca. Notevole è il contrasto tra le vetrate pure e quelle colorate al centro del coro. Sono opera di Julien-Léopold Lobin, il cui lavoro iniziò nel 1855 e fu completato dal figlio nel 1870. I medaglioni illustrano scene della Passione di Cristo ed eventi memorabili relativi alla storia della Croce.

(Dopo): In esso si osservano magnifici stalli (sedie riservate al clero), allineati dietro l’altare. Sopra di essi si trovano 21 medaglioni di quercia splendidamente intagliati. Rappresentano le scene principali della vita di Gesù, ideali per la meditazione durante la preghiera. Commissionati da Luigi XIV, furono creati da Jules Degoullons (uno dei decoratori di Versailles e degli stalli di Notre Dame de Paris) tra il 1702 e il 1706.

(Dopo): Le pale d’altare in quercia: situata nel transetto sud, la pala del Coro Sacro raffigura scene della narrazione della Passione. Di fronte, nel transetto nord, si trova la pala d’altare della Vergine, che raffigura scene come il matrimonio di Maria e Giuseppe, l’Annunciazione della nascita di Gesù e la scena della Natività.



CAPPELLA di GIOVANNA D’ARCO: Non appena si entrati nella navata, si è sbalorditi dall’immensità della stanza! I suoi pilastri si innalzano senza soluzione di continuità fino alle volte e raggiungono un’altezza di 32 metri. Non sarebbe potuto desiderare una cornice migliore per accogliere la fiammata di Giovanna d’Arco, che viene menzionata fin dall’inizio nello stemma multicolore, ognuno si riferisce ai propri compagni d’armi durante la guerra.
VETRATE: Nell’ala ovest si possono ammirare le prime 5 vetrate dedicate alla vita de La Pucelle d’Orléans. Furono commissionati da Monseigneur Dupanloup, Vescovo di Orléans, che ebbe un ruolo importante nel riconoscimento della santità di Giovanna d’Arco (in particolare, scrisse una lettera a Papa Pio IX e creò il dossier per la sua canonizzazione). Realizzate dai laboratori Lobin e completate nel 1897, raffigurano Giovanna d’Arco con diversi volti in stile Art Nouveau. A volte pia (quando sente voci angeliche che la invitano a difendere la Francia), a volte combattiva e infine martirizzata con la famosa scena del rogo (finestra 10). Ci siamo poi recati al corridoio per ammirare il resto della serie, e ci è piaciuta molto la vetrata n. 8 (qui sotto). Intitolata “Come avvenne che Giovanna fu danneggiata dal tradimento degli inglesi”, questa vetrata racconta l’episodio del 23 maggio 1430, quando Giovanna fu intrappolata a Compiègne. Guardi il contrasto tra gli aggressori in rosso e Giovanna d’Arco, che sembra impassibile nella sua corazza gialla, in sella al suo maestoso cavallo blu. Sembrano dominare i soldati che si agitano intorno a loro. La realtà fu meno gloriosa: fu gettata a terra e poi rinchiusa nella fortezza costruita da Philippe Auguste, presso la Tour de Bouvreuil a Rouen.

CAPPELLA di GIOVANNA D’ARCO: Nel deambulatorio è la prima cappella. Dedicato a Giovanna d’Arco: – Una statua di André Vermare che mostra la Pulzella alla conquista dopo l’assedio di Orléans nel 1429. – Un bassorilievo sull’altare che raffigura Giovanna dopo la sua vittoria a Fort des Tourelles. -Una vetrata creata da Pierre Carron nel 2000, con la parte blu che rappresenta il cavallo di Giovanna e la parte rossa che rappresenta la pira e le sue fiamme. – Infine, noterà una statua di marmo bianco inginocchiata davanti ad essa. Fu Monsignor Touchet, Vescovo di Orléans, a consacrare la cappella nel 1926. C’è anche una targa che commemora i morti della Prima Guerra Mondiale.

Le 13 cappelle del Chevet (Abside): Dopo la sacrestia, tornando all’ambulatorio in direzione opposta si ammira più dettagliatamente le 13 cappelle che compongono il Chevet. Fanno eco a un santo attraverso un’esposizione di dipinti, vetrate e statue. Ogni cappella ha una volta rivestita di stelle e del monogramma del santo. Notevole la cappella dedicata a San Yves (1253-1303), sacerdote, giurista e patrono dei magistrati. In questa cappella interesante è la vetrata di Pierre Carron che raffigura un ostensorio, il pezzo d’argento che contiene l’ostia. Anche se si tratta di un oggetto, è trattato con precisione e valorizzato dai colori vivaci. L’occhio è immediatamente attratto da questo giallo luminoso, che calma il blu elettrico dello sfondo. Si può anche apprezzare il gioco di texture (tessitura), dai riflessi dei gioielli alle piume degli angeli che indossano la corona di spine di Cristo. Infine, due dipinti di Jacques de Létin (1597-1661) incorniciano la vetrata, con il trasporto della croce a sinistra e la scena della crocifissione a destra.

(Dopo) GRANDE ORGANO: proviene dall’abbazia di Saint-Benoît-sur-Loire, scambiato con quello della cattedrale nel 1822. Presto rinnovato, subì interventi nel 1831 e poi ancora nel 1880 da parte di Cavaillé-Coll, che lo trasformò in un organo romantico. Dopo altri interventi minori, lo strumento venne rinnovato per l’ultima volta da Bernard Hurvy a partire dal 2004 e rimesso in funzione nel settembre 2007.


(Dopo): La Via Crucis: situata nelle navate laterali che costeggiano la navata centrale, è una serie di altorilievi che raffigurano la vita di Cristo. Fu progettato da Clovis Monceau (1827-1892).

(Dopo) La SACRESTIA: una stanza in cui sono conservati vari oggetti di culto, che onora anche la figura di Giovanna d’Arco. Qui, sebbene conservi le sue caratteristiche di guerriera, siamo stati sorpresi di scoprire una rappresentazione femminilizzata di Giovanna d’Arco, con capelli lunghi, un viso pacifico e occhi fiduciosi.

(Dopo): La cattedrale contiene reliquie della Croce su cui fu crocifisso Gesù, da cui il nome Sainte-Croix. La storia narra che fu scoperta a Gerusalemme intorno all’anno 327, da Sant’Elena, madre dell’imperatore romano Costantino I. Queste reliquie possono essere ammirate in una vetrina nella sacrestia, che espone anche altri pezzi di argenteria, come croci vescovili e anelli, trovati nelle tombe medievali. Questa sala contiene anche diversi dipinti della Passione di Cristo.




