La CONCATTEDRALE di San GIOVANNI, situata nell’omonima via, venne costruita per volere dei cavalieri appena dopo il loro insediamento; essa fu realizzata da Girolamo Cassaro in pochi anni, (1573-1577) grazie ai fondi resi disponibili, e una volta ultimata fu eletta a concattedrale assieme alla Cattedrale di San Paolo a Medina. Al suo interno conserva opere di CARAVAGGIO. Nell’immagine in evidenza: “La Decollazione di GIOVANNI BATTISTA“.

La CATTEDRALE è stata adibita per oltre 200 anni a chiesa conventuale dell’Ordine dei Cavalieri di S. Giovanni. I cavalieri erano nobili provenienti dalle più importanti casate europee e proteggevano la fede cattolica e l’Europa dagli attacchi dei turchi Ottomani, furono loro a donare opere di grande valore artistico che impreziosirono la cattedrale facendone l’espressione artistica più alta e maestosa dell’alto barocco. Nell’oratorio si trovano due dipinti di CARAVAGGIO il più importante, anche perché l’unico firmato dall’artista, è la Decollazione di san Giovanni Battista (se ne può vedere la firma ai bordi della macchia di sangue sotto il collo di Giovanni Battista). L’altra tela è il San Girolamo scrivente. L’intero soffitto è stato affrescato da Mattia PRETI, conosciuto come il “Cavaliere calabrese“, seguace di Caravaggio a Napoli e originario di Taverna, un comune della Sila catanzarese in cui ha sede un importante museo dedicato al pittore. Sulla FACCIATA l’originale della monumentale scultura bronzea raffigurante l’immagine di Cristo Salva-tore fu commissionato ad Alessandro ALGARDI, noto scultore barocco bolognese attivo a Roma. Il manufatto giunse a Malta nell’agosto 1639 per essere installato sul prospetto della chiesa del Salvatore affacciato sul Grand Harbour. In origine la figura reggeva con una mano un globo, mentre l’altra era atteggiata in gesto benedicente nei confronti di chi prendeva il mare o rientrava sulla terraferma. Una copia è stata collocata nel timpano della facciata, l’originale restaurato per preservarne lo stato di conservazione, è esposto all’interno del Museo. Nella CONTROFACCIATA, nel passaggio dalla sacrestia a sinistra, all’oratorio ubicato a destra, ai lati del portale sono collocati il mausoleo del Grande Maestro Marc’Antonio Zondadari e il Fonte Battesimale proveniente dalla chiesa di Sant’Antonio Abate detta della Vittoria, dell’Ordine gero-solimitano. Completano l’ambiente due acquasantiere in marmo nero di Venezia del 1641, manufatti donati dal Cavaliere Alessandro Zambeccari.

La Facciata è costituita da una parte centrale su 2 livelli parzialmente sormontata da timpano con croce di Malta sulla sommità, delimitata da torri campanarie aggettanti. I 3 corpi rea-lizzati in conci di pietra locale sono caratterizzati da lesene e paraste angolari convesse con ordini segnati da cornici marcapiano. I campanili presentano un terzo ordine sormontato da cupola, le celle campanarie sommitali mostrano grandi monofore per l’al-loggiamento delle campa-ne e balaustre sommitali. Finestrelle e bifore segnano simmetricamente l’intero prospetto, la torre destra reca tre quadranti per segnalare il giorno settimanale, l’ora e i minuti, un’ulteriore piccola torretta campanaria la distingue dalla torre diametralmente opposta. Due nicchie incorniciano l’ingresso principale formato da 2 colonne tuscaniche che reggono la loggia-balcone incassata in una nicchia ad arco, luogo deputato alla presentazione del Gran Maestro neoeletto. Appena sotto la mensola di calpestio e sopra l’arco del portale sono incastonati 3 stemmi e 2 iscrizioni marmoree rispettivamente: del promotore del progetto Gran Maestro Jean de la Cassiere, del vescovo deputato alla consacrazione Ludovico de Torres e la terza dei Cavalieri Ospitalieri, Ordine committente.

INTERNO: Il soffitto è stato affrescato da Mattia PRETI, conosciuto come il “Cavaliere calabrese“, seguace di Caravaggio a Napoli e originario di Taverna, un comune della Sila catanzarese in cui ha sede un importante museo dedicato al pittore. La decorazione della volta commissionata dai grandi maestri dell’Ordine Rafael e Nicolas Cotoner è il frutto dell’arte di Mattia PRETI che la affrescò impiegando la tecnica della pittura ad olio direttamente su pietra, sfruttando la porosità della globigerina maltese. Impiegò cinque anni per affrescare, nelle sei sezioni di volta, i diciotto episodi ispirati alla vita di San Giovanni il Battista.



INTERNO: L’impianto dell’edificio è a pianta basilicale con una navata principale larga 15 metri per una lunghezza di 53 metri, due laterali sostenute da dodici pilastri. Lungo entrambi i lati sono dislocate le dieci cappelle intercomunicanti, otto di esse sono dedicate alle principali nazionalità e lingue parlate dei Cavalieri. Gli ambienti delle comunità francesi, italiane, tedesche e aragonesi, essendo quest’ultime le più numerose e importanti si trovano più vicino all’altare e manifestano la magnifi-cenza dei rispettivi stati. La decorazione della volta commissionata dai grandi maestri dell’Ordi-ne Rafael e Nicolas Cotoner è il frutto dell’arte di Mattia PRETI che la affrescò impiegando la tecnica della pittura ad olio direttamente su pietra, sfruttando la porosità della globigerina malte-se. Impiegò cinque anni per affrescare, nelle sei sezioni di volta, i diciotto episodi ispirati alla vita di San Giovanni il Battista. Lo stesso artista è autore di molti dipinti e affreschi sparsi nei svariati ambienti. La grande navata centrale presenta decorazioni sontuose, un pavimento costituito da un’ininterrotta sequenza di oltre 400 pietre tombali in marmi policromi ove lo stesso pittore riposa sotto una di esse. Gli episodi salienti della vita del Battista si riassumono: Annuncio della nascita del Battista, Zaccaria uscito dal tempio perde la parola, Zaccaria riferisce ad Elisabetta l’annuncio dell’angelo, Visitazione della Vergine a Sant’Elisabetta, Soggiorno della Vergine Maria da Sant’Elisabetta, Nascita di Giovanni, Circoncisione di Giovanni Battista, Elisabetta chiama il suo bambino Giovanni, Conferma del nome da parte di Zaccaria, Giovanni nel deserto, Le predicazioni di Giovanni nel deserto, Il Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, Giovanni Battista rivela la sua missione, Giovanni rende la sua testimonianza a Gesù, La cattura e prigionia di Giovanni, Salomè e la Danza dei Sette Veli, La decapitazione del Battista, La vendetta di Erodiade. Il Trionfo dell’Ordine di San Giovanni nel lunettone, Santa Elisabetta e San Zaccaria nella controfacciata completano il vasto ciclo realizzato negli anni 1661 – 1666.

L‘ALTARE MAGGIORE, dono del gran maestro Gregorio Carafa, è opera degli artisti-ti Lorenzo GAFA’ e Giovanni BRACCIO, il manufatto intarsiato in marmi policromi pregiati, pietre dure, lapislazzuli e decorato con inserti in metallo argentati e dorati, presenta scene dell’Ultima Cena, i simboli dei 4 evangelisti, le chiavi emblema di San Pietro, la spada emblema di San Paolo. Sovrasta la mensa un ma-estoso Baldacchino.


L‘Altare principale dono del gran maestro Gregorio Carafa è opera degli artisti Lorenzo Gafà e Giovanni Braccio, il manufatto intarsiato in marmi policromi pregiati, pietre dure, lapislazzuli e decorato con inserti in metallo argentati e dorati, presenta scene dell’Ultima Cena, i simboli dei quattro evangelisti, le chiavi emblema di San Pietro, la spada emblema di San Paolo. Nel catino absidale si staglia l’imponente gruppo marmo-reo raffigurante il Battesimo di Cristo, realizzato a cavallo tra 1700 e 1703 dallo scultore senese Giuseppe Mazzuoli che sostituì il dipinto Battesimo di Cristo di Mateo Perez d’Alecio collocato in sagrestia. Il manufatto concepito a Roma da Melchiorre Cafà, dopo la morte accidentale sul lavoro di quest’ultimo, fu condotto a termine sotto la direzione e supervisione di Gian Lorenzo Bernini. La calotta absidale è affrescata da Mattia Preti, conclude il ciclo pittorico della volta con la Santissima Trinità e San Giovanni Battista con lo stendardo dell’Ordine. Appena dietro la balaustra nell’area presbiteriale sono collocati due manufatti in bronzo raffiguranti l’Aquila lato cornu evangelii, allegoria di San Giovanni Evangelista, e Mosè con le Tavole della Legge lato cornu epistulae, opere del XVI secolo. Sovrasta la mensa un maestoso baldacchino, lampadari e candelabri in argento arricchiscono l’ambiente. Coro e organi. Al centro è collocato un leggio ligneo recante bassorilievi con raffigurazioni del Precursore: Battesimo di Gesù nel fiume Giordano, San Giovanni Battista dinanzi ai sacerdoti, Decollazione del Battista, Erodiade riceve la testa del Battista su un piatto d’argento.


ORGANO: Nella Concattedrale si trova l’organo a canne Mascioni opus 794, costruito nel 1960. A trasmissione elettrica, è distribuito in tre corpi: ai due lati dell’abside, sopra le can-torie entro casse lignee ba-rocche riccamente scolpite, e dietro l’altare maggiore (corpo corale). Lo strumento dispone di 38 registri, e la sua consolle ha tre tastiere e pedaliera.



Qui e dopo: Risaliamo la PARETE Destra dall’Ingresso:
(16) Varco di accesso all’Oratorio dei Cavalieri (17) (CARAVAGGIO). Nelle tre lunette dell’ambiente sono raffigurati gli episodi raffiguranti Bajazette, ambasciatore dell’impera-tore dei Turchi a Rodi, offre in dono la reliquia della mano di San Giovanni al Gran Maestro Pierre d’Aubusson, opera di Antoine de Favray ovvero Cariati Bey. Seguono la Consumazione delle ossa di San Giovanni Battista sotto Giulio l’Apostata, il Ritrova-vamento del capo del Battista, chiude la rassegna pittorica un dipinto raffigurante Santa Caterina opera di Francesco POTENZANO.

ORATORIO dei CAVALIERI o Oratorio della Decollazione. Ambiente patrocinato da Alof de Wignacourt ove è presente un bellissimo altare. Nel controsoffitto in stile veneziano sono inseriti i dipinti raffiguranti tre scene della Passione di Cristo. La sala è dotata di un antico organo risalente al XVI secolo, restaurato nel primo decennio del nuovo millennio. Le tre opere di Mattia Preti: l’Hecce Homo, l’Incoronazione di spine, la Crocifissione sono messe in secondo piano dalla Decollazione di San Giovanni Battista di Caravag-gio del 1608 collocata sull’altare. Quest’ultimo, unico tra i dipinti autografi, la firma dell’artista è leggibile ai bordi della macchia di sangue sotto il collo di Giovanni Battista. L’altra tela di Caravaggio è San Girolamo scrivente che originariamente faceva parte dell’arredo pittorico della Cappella d’Italia, appeso sulla volta di passaggio verso quella confinante della Lingua di Francia. Ambiente deputato alle solenni cerimonie, è proprio in questo luogo al cospetto del grande dipinto che avvenivano le investiture dei Cavalieri. Lo stesso Michelangelo Merisi che nel quadro si firma Fra Michelangelo ne fu insignito. Qui fu decretata anche la sua espulsione dall’Ordine e dall’isola. Nell’ambiente come opere di Mattia Preti sono documentati gli affreschi raffiguranti San Giovanni Battista e l’Agnello di Dio sul lato destro dell’altare, la Gloria della Beata Vergine con Santa Flora e Sante Vergini sul lato sinistro, l’Orazione all’orto e la Flagellazione alla colonna, due ovali realizzati nelle immediate adiacenze della sopraelevazione. I dipinti raffiguranti un Santo al servizio degli ammalati, un Santo orante dinanzi al Crocifisso, una Santa Monaca guarisce un paralitico, il Miracolo della conversione dell’acqua in vino per la consacrazione sono correttamente documentati come: Santa Ubaldesca, Beato Giorlando d’Alemagna cavaliere, Beato Gerardo Mecatti da Villamagna, Beato Gerardo dal Tonco o Gerardo Sasso, Badessa Agnese gentildonna romana, Beati Gerardo e Ruggiero rettori dell’Ordine gerosolimitano prostrati davanti a San Giovanni Battista, Beato Gerardo rettore attua atti di carità, Sant’Ugo fa scaturire acqua dalla roccia, San Nicasio Martire, Santa Toscana Veronese orante.

Compaiono nella tela il carceriere imperterrito, il boia che s’appresta a vibrare il colpo finale, una giovane che porta un bacile su cui raccoglierà la testa del Battista e una vecchia con le mani al volto per l’orrore; sulla destra due carcerati assistono da una grata alla scena. In questo quadro il rapporto figure-spazio è rovesciato a vantaggio di quest’ultimo, tanto da creare ampie zone di vuoto, mentre attenuando i contrasti luministici, l’artista immerge la scena nella penombra. Il Santo è colto negli ultimi spasmi di vita, con le mani legate dietro le spalle, e veste l’abituale veste di peli di cammello intrecciati (suo emblema), ed una tunica rossa (rimando al futuro martirio di Cristo suo cugino). Al centro della composizione è il corto pugnale, detto “misericordia“, col quale il boia s’appresta a staccare la testa dal busto; al di sotto del Santo la spada con cui era stato scagliato il primo colpo, mentre una corda recisa e fissata ad un anello sulla parete a destra fa intuire cos’era successo qualche istante prima, quando il Santo era stato slegato e portato avanti. Il muro vuoto della prigione interrotto dalle inferriate, i due prigionieri che osservano la scena ed il tono cupo dell’opera rimandano ad una spietata esecuzione, eseguita alle prime luci dell’alba.

San Gerolamo scrivente. Il tema del san Gerolamo era uno dei più frequenti della pittura controriformistica, probabilmente perché il santo tradusse la Bibbia dall’e-braico al latino, più precisamente l’Antico Testamento dall’ebraico e i Vangeli dal greco, rendendosi autore della diffusione del Verbo divino. Caravaggio sceglie di raffigurare il santo posto di tre quarti su un formato orizzontale, quasi a voler rappresentare una natura morta della quale san Girolamo non è figura esterna, ma parte integrante, a rivestire un ruolo pari a quello della carta, del teschio e della tavola su cui sta studiando. In relazione alle raffigurazioni fiamminghe della natura morta, ogni elemento ha nel dipinto un significato simbolico determinato anche dalla sua collocazione. Per esempio il capo reclinato del santo istituisce un rimando spaziale al teschio poggiato sulla scrivania. Alla scarsità di elementi nella composizione fa eco anche una sobria varietà di colori, un discreto repertorio di marroni, bruniti, a cui fa da padrone la vivacità cromatica del rosso del manto di san Gerolamo, e del panneggio bianco che ricade dalla pila dei libri.





