Il Giro delle Chiese

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MALTA: CONCATTEDRALE di San GIOVANNI – LA VALLETTA (2° PARTE)

La CONCATTEDRALE di San GIOVANNI, situata nell’omonima via, venne costruita per volere dei cavalieri appena dopo il loro insediamento; essa fu realizzata da Girolamo Cassaro in pochi anni, (1573-1577) grazie ai fondi resi disponibili, e una volta ultimata fu eletta a concattedrale assieme alla Cattedrale di San Paolo a Medina. Al suo interno conserva opere di CARAVAGGIO. Nell’immagine in evidenza: Controfacciata, Affresco “Trionfo dell’Ordine di San Giovanni”.

CAPPELLA di San GIACOMO: Cappella patrocinata dalle Nazioni Castiglia, Leon e Portogallo. Dedicata a San Giacomo il Maggiore, patrono di Spagna, ospita il dipinto raffigurante San Giacomo Apostolo, opera di Mattia PRETI, il cui personaggio è contraddistinto dalla conchiglia del viandante tipica dei pellegrini in visita al suo santuario. Ai lati San Giacomo che scaccia i Mori dalla Spagna e San Giacomo inginocchiato ai piedi della Madonna del Pilar opere di Mattia PRETI. Nella cappella sono sepolti due grandi maestri: il nobile portoghese António Manoel de Vilhena e il maestro Manuel Pinto de Fonseca.

La CAPPELLA/ATRIO (14) è in restauro Terza campata: ingresso laterale destro. Stemma del fondatore Gran Maestro Jean de la Cassiere e lapidi nel pavimento.

CAPPELLA di San GIORGIO  patrocina dalla nazione d’Aragona e dalle comunità di Catalogna, Navarra e Valencia. Altare dedicato a San Giorgio, patrono dei cavalieri aragonesi, con il dipinto raffigurante San Giorgio a cavallo nell’atto di trafiggere il drago, capolavoro opera di Mattia PRETI del 1659. Nelle lunette dello stesso autore le scene della vita di San Lorenzo: l’Incontro con Papa Sisto II condotto al martirio e il Martirio di San Lorenzo sulla graticola  eseguite nel 1661. Altri 2 dipinti su tela collocati sui passaggi alle cappelle contigue: il ritratto di San Francesco Saverio e a destra San Firmino, vescovo di Pamplona, opere  del 1658. L’altare contiene l’intero corpo di San Fedele Martire. Alle pareti le sepolture monumentali dei gran maestri Nicolas Cotoner con gli schiavi ottomani in catene e di Martin de Redin con putti marmorei sulla parete sx. Sulla parete dx i monumenti a Ramon Perellos y Roccaful, sarcofago con le Allegorie opere dello scultore senese Giuseppe Mazzuoli e di Raphael Cotoner. L’altare ospita anche la sepoltura di Ramon Despuig, alla base sono presenti 2 medaglioni bronzei, a sx quello raffigurante il gran maestro e quello a dx reca le armi di famiglia. La sopraeleva-zione è costituita da coppie di marmo con capitelli corinzi, la coppia esterna in posizione più avanzata determina la prospettiva concava di profondità indirizzando l’attenzione alla splendida pala intermedia. Il doppio timpano ad archi spezzati sovrapposti e sfalsati, delimitano la stele intermedia collocata al centro della lunetta-finestra. Putti marmorei sorreggono il grande stemma coronato con le insegne delle 4 comunità patrocinanti, altri 2 stemmi sono collocati sul cornicione, al di sotto del quale sono raffigurate la corona simbolo della fedeltà, e le palme del martirio. Nella cupola è presente lo stemma con le insegne di Jean de la Cassiere.

CAPPELLA di San SEBASTIANO: Cappella sotto il patrocinio dell’Alvernia dedicato a San Sebastiano.  La pala d’altare raffigura il Martirio di San Sebastiano e le lunette ospitano il ciclo di scene raffiguranti la sua vita con il San Sebastiano inginocchiato ai piedi di Papa Caio e il Martirio di San Sebastiano, opere di Giuseppe d’ARENA. Singolare la presenza della lastra tombale posta sul pavimento al centro della cappella, essa commemora il leggendario eroe del Grande Assedio, don Melchior de Robles, cavaliere dell’Ordine della Spada.

 Sepoltura del gran maestro Annet de Clermont-Gessant.

CAPPELLA della MADONNA di FILEREMO (11) o del SS. SACRAMENTO  (non accessibile) o Madonna del Monte Phileremo di Rodi o di  Vergine di tutte le Grazie, patrona del Sovrano Militare Ordine di Malta. L’icona considerata dalla tradizione opera di San Luca, risalente al secolo IX e X secolo, ha attraversato avventurose vicende comin-ciando, secondo la prima ipotesi, con lo sfuggire alla furia iconoclasta dell’imperatore bizantino Leone III Isaurico. Dopo vari passaggi di proprietà la vetustà e le peripezie tra-scorse indussero gli eredi dello zar a farne una riproduzione, copia che oggi si ammira ad Assisi nella cappella sinistra del braccio sinistro del transetto in prossimità della Porziuncola della basilica di Santa Maria degli Angeli. Oggi l’icona è esposta presso il Museo di Belle Arti di Cetinje in Montenegro.

Icona di Nostra Signora di Carafa, copia dell’originale detta Nostra Signora di Lanciano, originariamente esposta nella Cappella della Lingua d’Italia.

Icona della Madonna Nera, dipinto esposto nel-la Cappella della Lingua d’Italia.

Icona, riproduzione di recente fattura, dono dei popoli di Russia e Jugoslavia a Joseph Mercieca, arcivescovo di Malta, offerto nel 2001.

L’ambiente protetto da una cancellata in argento custodisce una copia dell’icona della Madonna di Fileremo, fanno corona altri 3 dipinti di scuola romana raffiguranti l’Annunciazione della Beata Vergine Maria, l’Assunzione della stessa al Cielo e l’Incoro-nazione sempre della stessa. Nei secoli gli Ospitalieri si sono affidati prima di tutte le battaglie, offren-do alla Vergine le chiavi delle roccaforti conquistate: tra esse quelle del castello di Lepanto e Patrasso. Nella lunetta è raffigurata la Natività della Vergine, affresco di Mattia PRETI. Sepoltura del gran maestro.

L’icona della Madonna del Fileremo è, in assoluto, la rappresentazione più sacra a cui da secoli Dame e Cavalieri dell’Ordine di Malta sono devoti, il simbolo per eccellenza della spiritualità mariana dell’antico Ordine degli Ospedalieri di San Giovanni.

Qui e dopo: Risaliamo la PARETE  Sinistra  dall’Ingresso: Varco di accesso alla Sacre-stia (3). Ambiente caratterizzato dalla tela raffigurante “l’Incoronazione della Ver-gine” opera di Andrea da SALERNO.

SACRESTIA Maggiore. Nell’ambiente sono documentati il Battesimo di Gesù e la pala d’altare con la raffigurazione del Naufragio di San Paolo a Malta, entrambi opere di Ma-teo Perez d’Alecio, il ritratto del Gran Maestro Pinto di Antoine de Favray e il ritratto del Gran Maestro Nicolas Cotoner di Mattia Preti, la Salomè con la testa del Battista commissionata da Alof de Wignacourt.

– 1572, Flagellazione, opera di Stefano Pieri; Deposizione, opera di Daniele Ricciarelli da Volterra; San Giorgio a cavallo che uccide il drago, opera di Francesco Potenzano; Patriarchi escono dal Limbo, opera attribuita a Pellegrino Tibaldi; Santi Cosma e Damiano, opera di Mattia Preti; Ritratto di Mattia Preti, opera di esponente di bottega; Ritratto di Benedetto XIV, opera di Antoine de Favray; Ritratto del Gran Maestro La Cassière, opera di Scipione Pulsone da Gaeta; Ritratto del Gran Maestro Perellos, opera di alessio Erardi.

SACRESTIA Minore.

Tesoro

(Sopra) Il dipinto è esposto sopra la porta della sacrestia. Gli apostoli sono radunati attor-no alla tomba e i loro gesti tradiscono la loro sorpresa nel vedere che è vuota. Uno di loro indica il cielo men-tre altri cadono in ginocchio mentre assistono al Cristo che incorona la Vergine alla presenza di Dio Padre che li benedice.

“La Flagellazione di Gesù”: Stefano PIERI – 1572 – Questo dipinto è conforme agli insegnamenti della Chiesa di quel tempo: le scene di martirio erano ritenute idonee a suscitare  la Contemplazione e la devozione. La composizione è ispirata a un disegno realizzato da Michelangelo per lo stesso soggetto.

Matteo Perez d’ALECCIO: “San Giovanni che battezza CRISTO”. Il dipinto, realizzato alla fine del XVI secolo, esprime lo stile predominante in quel periodo. Perez d’ALECIO era assistente di MICHELAN-GELO, infatti collaborò con lui nella Cappella Sistina a Roma. Dipinse il fregio del Grande Assedio nel Pa-lazzo del Gran Maestro a La Valletta.

CAPPELLA dell’EPIFANIA (4): Cappella dell’Epifania o Cappella dei Re Magi, ambiente patrocinato dalle nazioni di lingua tedesca e le comunità provenienti da Austria, Svezia, Norvegia,   Danimarca e Pa- esi Bassi.  Pala d’altare raffigurante l’Adorazione dei Magi del pittore maltese Stefano ERARDI della seconda metà del XVII secolo, dello stesso autore gli affreschi nelle lunette laterali: – a destra la strage degli Innocenti; – a sinistra la Natività di Gesù.

L’Epifania del Signore, o Santa Teofania in oriente, è una festa cristiana che celebra la rivelazione (teofania) di Dio incarnato come Gesù Cristo. Nel cristianesimo occi-dentale, la festa commemora principalmente la visita dei Magi al Bambin Gesù, e quindi la manifestazione fisica di Gesù Cristo ai Genti-li. A volte è chiamata il Giorno dei Re Magi e in alcune tradizioni viene celebrata come Piccolo Natale.  Nelle Chiese orientali l’evento celebrato è il battesimo di Gesù, momento in cui Gesù adulto viene manifestato come Figlio di Dio dalla voce del Padre e dalla colomba dello Spirito Santo. La data della festa è il 6 gennaio per le Chiese che seguono il calendario gregoriano e il 19 gennaio per quelle che adottano il calendario giuliano. In molte Chiese occidentali, la vigilia della festa è celebrata come la dodicesima notte.

Qui e dopo: CAPPELLA (6) di Santa CATE-RINA d’Alessandria patrona dei cavalieri italiani: La Cappella patrocinata dalle nazioni di lingua italiana presenta l’altare arricchito con lo Sposalizio mistico di Santa Caterina, opera di Mattia PRE-TI proveniente dall’altare maggiore della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria e dall’Albergo d’Italia. Ai lati la Maria Maddalena penitente, riproduzione dell’omonimo quadro del Correggio. In passato era custodito il dipinto originale raffigurante San Girolamo scrivente di Cara-vaggio, oggi sostituito con una riproduzione e trasferito nell’oratorio di fronte alla Decollazione di San Giovanni Battista dello stesso autore. Nella lunetta di sinistra è raffigurata la Disputa tra Santa Caterina e i filosofi pagani, sulla destra è rappresentato il Martirio di Santa Caterina. La tomba a destra è dedicata al gran maestro Gregorio Carafa, che governò l’Ordine nel periodo 1680 – 1690. Il pavimento della cappella è coperto con le tipiche lapidi riccamente decorate dei cavalieri italiani più illustri. Tra loro fra Ippolito Malaspina, mecenate del pittore Caravaggio e committente del San Girolamo scrivente, donato alla cattedrale dopo la sua morte.

CAPPELLA di San PAOLO Apostolo (7): Ambiente patrocinato dalla nazione di lingua francese con altare dedicato a San Paolo Apostolo, modificato durante il XIX secolo, presenta la Conversione di San Paolo sulla Via di Damasco di Mattia PRETI, la Decollazione di San Paolo e il Naufragio di San Paolo sulle coste dell’arcipelago maltese, opere di Lucas KILIAN.  Inoltre i dipinti Sacra Famiglia e San Giovanni Battista nel deserto, opere documentate e attribuite a Giovan Francesco PENNI detto il Fatto-rino provenienti dalla chiesa di Santa Caterina d’Alessandria. Nella cappella si trovano le tombe di personaggi di spicco l’ordine, tra essi Luigi Carlo di Borbone-Orléans, visconte de Beaujolais, fratello del re di Francia Luigi Filippo, quest’ultimo committente del monumento a James Pradier, progettista e scultore del sepolcro, di Adrien de Wigna-court e Emmanuel de Ro-han-Polduc.

CAPPELLA di San MICHELE Arcangelo (8): Cappella sotto il patrocinio del-la lingua di Provenza. Manufatto risalente agli anni ’20 del XVII secolo, dedicato a San Michele e ospitante una riproduzione del San Michele Arcangelo di Mattia PRETI ispirata al capolavoro di Guido RENI. Nella lunetta laterale è raffigurata l’Apparizione di San Michele sul Monte Gargano. Lungo la pareti laterali sono pre-senti le tombe di due grandi mae-stri: Antoine de Paule e Giovanni Paolo Lascaris di Ventimiglia e Ca-stellar.

Absidiola Sinistra: CAPPELLA di San GIOVANNI Battista (9): Primitiva Cappella delle Sante Reliquie, cappella patrocinata dalle nazioni di lingua anglo-bavarese. Sull’altare la statua lignea raffigurante San Giovanni Battista e il dipinto Presentazione di San Carlo Borromeo alla Vergine Maria, opera di Agostino MASUCCI. Alla fine del XVIII secolo il reliquiario fu convertito in cappella e dedicata a San Carlo Borromeo, cardinale e arcive-scovo di Milano, noto riforma-tore della fede cattolica.

Qui e dopo: CRIPTA: A destra sarcofago di Jean de la Cassiere. Sotto l’altare maggiore è ubicata la sala sotterranea chiamata la Cripta dei grandi maestri sotto il titolo del «San-tissimo Crocifisso» ove sono inumate la maggior parte delle salme dei grandi maestri dell’Ordine, eletti dopo il trasferimento della sede a Malta. Tra i sepolcri quelli di Philippe de Villiers de L’Isle-Adam alla guida l’Ordine di Malta dopo l’abbandono di Rodi, Jean Parisot de la Valette, l’eroe del Grande Assedio e artefice della costruzione di La Val-letta (Humilissima Civitas Valettae) da cui deriva il nome della capitale maltese. Il monumento funebre di Philippe de Villiers de L’Isle-Adam è opera attribuita ad Antonello GAGINI, manufatto già documentato nella Cappella di Nostra Signora della Vittoria di Forte Sant’Angelo.

MUSEO: In varie sale annesse all’oratorio, sono custodite collezioni inestimabili d’arte e cimeli raccolti, frutto di donazioni dei Cavalieri di Malta. Tra le raccolte una riguarda i paramenti e gli abbigliamenti religiosi destinati alle cerimonie speciali. Altra notevole collezione è costituita da 29 enormi arazzi fiamminghi prodotti dalla Judocus de Vos di Bruxelles. Alcune allegorie raffigurate ricalcano soggetti e temi concepiti da Pietro Paolo Rubens, essi raffigurano scene tratte dalla vita di Cristo, la Vergine Maria, gli Apostoli e il Gran Maestro. Interessante la raccolta di libri dipinti a mano e miniati in oro suddivisi in dieci libri denominati Graduali, con riferimento ai canti che accompagnano i riti della Co-munione, sette e due libri o Antifonari del XVI secolo. Uno dei pezzi più pregiati è la custodia della reliquia più importante dei Cavalieri: la mano mummificata del patrono dell’Ordine Giovanni Battista. Commissionata dal grande maestro Gregorio Carafa, reca lo stemma della casata familiare d’appartenenza. Realizzata in bronzo con ornamenti in argento, opera di Ciro Ferri, famoso scultore orefice influenzato dallo stile barocco di Gian Lorenzo Bernini, la teca intarsiata d’oro con pietre preziose fu confiscata, la reliquia fu messa al sicuro in seguito all’invasione napoleonica. Spogliata da tutte le opere di oreficeria e di argenteria liturgica durante l’occupazione francese del 1798 – 1800, tuttavia alcuni alti prelati riuscirono a recuperare parte dei tesori confiscati, tra essi l’insieme di quindici statue d’argento realizzate dall’artista Antonio Arrighi, esponente del barocco romano, tra il 1741 e il 1743. Grazie alla mediazione del vescovo Gaetano Labini e del Capitolo della Cattedrale dietro il pagamento di una grossa somma in denaro queste opere furono recuperate per essere custodite presso la cattedrale di San Paolo di Medina.

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