Il Giro delle Chiese

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NAPOLI: SANTUARIO della BEATA VERGINE del ROSARIO – POMPEI (2° Parte)

La navata centrale presenta tutto intorno un grande cornicione corinzio. La volta, divisa in vari compartimenti riccamente decorati, presenta nel mezzo un grande affresco di Vin-cenzo Paliotti. Ai lati della navata centrale, trovano spazio anche le due statue bronzee (opera del Tonnini) dei Fondatori (Bartolo Longo e la Contessa De Fusco). Nell’immagine in evidenza: Affresco della Volta.

Dipinto (olio su tela – 1892) di Ponziano Loverini: Nel dipinto del 1892, un olio su tela, San Francesco d’Assisi è raffigurato sul Monte della Verna, dove ha pregato e pianto. E’ prostrato davanti a un Crocifisso, che stringe, rapito in un estasi di paradiso. Sul suo volto, pur segnato dai patimenti, risplende la dolcezza dei santi, il corpo sembra quasi nell’abbandono di chi si è staccato per sempre dalla vita mortale. Ad illuminare la grotta buia, resa ancora più tenebrosa dalla presenza di un gufo, è una luce fioca, eppure la tristezza del luogo contrasta con la serenità di San Francesco, che guarda verso l’alto, dov’è una luce celeste intensa e due angeli si librano su ali candidissime suonando melodie con le corde dei loro strumenti.

Terza CAPPELLA di Sant’ALFONSO MA-RIA dei LIGUORI (14) (Pala d’Altare di M. RICHTER): Nel dipinto il Santo è raffigurato, seduto ad un tavolo, con la penna tra le mani. Bartolo Longo nutriva per lui una grande devozione perché il Santo aveva riconosciuto l’Immacolata Concezione e l’Assunzione in Cielo di Maria Santissima, molto prima che ne fossero proclamati i dogmi ed anche per aver “cantato” la Vergine con ben 111 opere e, soprattutto, con il libro “Le glorie di Maria”. Nel 1934 ai Padri Liguorini fu affidato il decoro e il servizio religioso in Santuario, ufficio che proseguirono fino al 1984. In alto nel catino, è situato il mosaicoLa nascita di Gesù a Betlemme”.

Qui e dopo: Seconda CAPPELLA (a sx) del SACRO CUORE di GESU’ (16). Dipinto olio su tela del 1891 di Orazio ORAZI, il quadro mostra l’interno di una chiesa dove Santa Margherita Maria Alacoque è inginocchiata all’altare e Gesù, che discende dal cielo seguito dagli angeli, le mostra il Sacro Cuore. Il raggio di luce che esce dal cuore di Cristo rende mistica la scena.  Quella al Sacro Cuore è una devozione molto sentita a Pompei ed è nata dal voto fatto da Bartolo Longo e dalla contessa Marianna Farnararo per la guarigione del figlio di lei. Santa Margherita Alacoque venne canonizzata il 23 giugno 1900. In alto nel catino, è situato il mosaico “La flagellazione di Gesù”.

ORGANO a canne: Durante la costruzione del santuario, Bartolo Longo ordinò a Pacifico Inzoli la costruzione dell’organo a canne del Santuario. Lo strumento venne collocato sopra la cantoria in controfacciata e la sua inaugurazione fu l’8 maggio 1890. La cantoria, splendida-mente decorata, racchi-ude l’organo portale in una cassa lignea dorata, contenente anche canne degli organi preesistenti

CRIPTA: Vi si accede da due ingressi posti ai lati del presbiterio (chiusi). Ricavata tra le fondazioni del santuario, dopo i lavori di ampliamento, la cripta è in effetti un secondo santuario ove si celebrano le messe ed hanno luogo le confessioni. Al centro è collocato l’altare maggiore mentre gli altri altari sono alle spalle di quello principale. Dietro l’altare centrale, in una cappella dedicata al Beato, riposano i resti di Bartolo Longo, raccolti e ricomposti in un’urna esposta ai fedeli. Riposano nella cripta anche i resti della Contessa De Fusco, di padre Radente, di suor Maria Concetta De Litala, del vescovo di Nola mons. Formisano, del patriarca Anastasio Rossi, del vicario mons. Vincenzo Celli e di mons. Francesco Saverio Toppi, arcivescovo emerito di Pompei e frate cappuccino. I pilastri della cripta sono stati affrescati da Mirco Casaril con vicende che illustrano le prime vicende della storia del santuario e dell’Incoronazione dell’immagine della Vergine, fatta da Paolo VI nel 1965, dopo il restauro. Sulle pareti della cripta si ammira anche la “Via Crucis” donata da padre Ludovico da Casoria, quando il santuario era ancora in costruzione.

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