La cattedrale di Santa MARIA ANNUNZIATA è il più importante luogo di culto cattolico della città di Otranto. Nel luglio del 1945 papa Pio XII elevò la cattedrale alla dignità di basilica minore.

La cattedrale, edificata sui resti di un villaggio messapico, di una domus romana e di un tempio paleocristiano, fu fondata nel 1068 dal vescovo normanno Guglielmo. È una sintesi di diversi stili architettonici comprendendo elementi bizantini, paleocristiani e romanici. Fu consacrata il 1º agosto 1088 . Nell’agosto 1480, la cattedrale fu teatro di una terribile carneficina; i Turchi espugnarono la città dopo alcuni giorni d’assedio ed entrarono nella chiesa sterminando il clero e i civili che vi si erano rifugiati. Venne trasformata in moschea e furono distrutti tutti gli affreschi risalenti al XIII secolo. Nel 1481, dopo la liberazione di Otranto ad opera delle truppe di Alfonso II di Aragona, fu fortemente rimaneggiata.
ESTERNO: La facciata medievale a doppio spiovente è stata oggetto di numerosi rimaneggiamenti susseguitisi nei secoli. All’indomani delle devastazioni inflitte nel corso dell’occupazio-ne turca del 1480, fu edificato il grande rosone a 16 raggi con fini trafori gotici di forma circolare convergenti al centro, secondo i canoni dell’arte gotico-araba. Nel 1674 fu aggiunto il portale barocco, composto da due mezze colonne scanalate per lato che sor-reggono l’architrave con lo stemma dell’arcivescovo Gabriel Adarzo de Santander retto da 2 angeli. Ai lati della facciata si aprono due monofore. Un altro portale minore è presente sul lato sinistro della basilica; fu edificato tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo da Nicolò Fernando per volontà dell’arcivescovo Serafino da Squillace che fece scolpire la propria figura sulla struttura.
La torre campanaria fu edificata nelle imme-diate vicinanze della cattedrale nel XII secolo, sotto la dominazione normanna. La monu-mentale struttura si presenta a pianta quadrata, con un robusto alzato ingentilito da quattro finestre con arco a tutto sesto. Gli archi, le cornici, i listelli e le mensole, che decorano l’esterno, richiamano gli stessi motivi, cari all’architettura militare, visibili sulle mura e sulle torri di difesa della città. I materiali impiegati nella costruzione sono il carparo e il calcare bianco compatto, mate-riali tipici del territorio salentino. L’attuale torre costituiva, molto probabil-mente, il basamento di una struttura più alta, con funzioni di avvistamento e segnalazione. La posizione sopraelevata, dominante la città e lo specchio d’acqua antistante, consentiva di dare l’allarme in caso di pericolo. Questa destinazione funzionale, comune in passato, giustifica la posizione distaccata all’edificio sacro. Le numerose campane bronzee, di cui è dotata la torre, furono fuse nel corso dei secoli per volontà di committenti ecclesiastici diversi.



L’INTERNO possiede una pianta a 3 navate absidate, scandite da 12 archi a loro volta sorretti da 14 colonne di granito con capitelli differenti. Nel 1693 l’arcivescovo Francesco Maria De Aste fece costruire l’arco trionfale e nel 1698 coprì la navata centrale e il presbiterio con un soffitto a lacunari lignei con dorature su fondo nero e bianco. Nel presbiterio è collocato l’altare maggiore con il settecentesco paliotto in argento che riporta la raffigurazione dell’Annunciazione.



SOFFITTO: Nel 1693 l’arcivescovo Francesco Maria De Aste fece costruire l’arco trionfale e nel 1698 coprì la navata centrale e il presbiterio con un sof-fitto a lacunari lignei con dorature su fondo nero e bianco.

MOSAICO PAVIMENTALE: (vedere altrove) Di grande impatto scenico è l’ampia decorazione musiva pavimentale che si sviluppa lungo le navate, il presbiterio e l’abside. Fu commissionato dal primo arcivescovo latino della città, Gionata, e fu eseguito tra il1163 e il 1165 da un gruppo di artisti capeggiati da Pantaleone, un monaco basiliano del monastero di San Nicola di Casole. Il programma iconografico del mosaico si sviluppa attraverso scene dall’Antico Testamento, dai cicli cavallereschi, e dai bestiari medievali, dal Romanzo di Alessandro. Le immagini, disposte lungo lo sviluppo dell’Albero della vita (sotto), ripercorrono l’esperienza umana dal peccato originale alla salvezza. Tra le immagini vi è anche una che appartiene a un celebre tema dell’iconografia sacra medieva-le, quella dell’ascensione di Alessandro Magno su un velivolo trainato in cielo da 2 grifo-ni, allegoria della superbia che ebbe molta fortuna nell’occidente cristiano.





NAVATA Destra: MADONNA col BAMBINO. Gli affreschi parietali rimanenti evidenziano tracce bizantine, come l’immagine della Madonna col Bambino nella navata destra. Lungo le navate laterali, coperte da un soffitto a tavole dipinte realizzato nel 1827 dall’arcivescovo Andrea Mansi, sono visibili sei altari dedicati al-la Resurrezione di Gesù, a san Domenico di Guzman, alla Madonna Assunta (a destra), alla Pentecoste, alla Vi-sitazione della Beata Vergine Maria e a sant’Antonio da Padova (a sinistra).
Nella NAVATA Sinistra è presente il Battistero barocco commissionato dall’arcivescovo Michele Orsi intorno alla metà del XVIII secolo. Nella stessa navata si notano il monumen- to sepolcrale di Francesco Maria de Aste, deceduto nel 1719, e il mausoleo del metropolita Gaetano Cosso, morto nel 1655.

















La CRIPTA, che si snoda nell’area sottostante dell’abside, del presbiterio e di parte dell’aula, risale all’XI secolo ed è una miniatura della celebre Cisterna di Teodosio o del-la Moschea di Cordova. Possiede tre absidi semicircolari e si caratterizza per le 48 campate intervallate da oltre settanta tra colonne, semicolonne e pilastri. La particolarità è nella diversità degli elementi di sostegno, provenienti da edifici antichi e altomedievali, dal vario repertorio figurativo. Di grande pregio gli affreschi superstiti che abbracciano un arco cronologico dal Medioevo al Cinquecento.







