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PISA: DUOMO di VOLTERRA

La Cattedrale di Santa MARIA ASSUNTA, in stile romanico, è il luogo di culto catto-lico principale di Volterra. Nel novembre del 1957 papa Pio XII l’ha elevata alla dignità di basilica minore. Non è sicuro quale sia stata la prima cattedrale cittadina; in ogni caso a partire dal IX secolo esisteva una chiesa dedicata a Santa Maria. Ricostruita dopo il violento terremoto del 1117, fu ampliata nella seconda metà del Duecento. Nell’immagine in evidenza: Acropoli di Volterra.

VOLTERRA è un comune italiano di 9.980 abitanti della provincia di Pisa. La città, celebre per l’estrazione e la lavorazione dell’alabastro, è stata una delle principali città-stato della Toscana antica (Etruria), fu sede nel medioevo di un’importante signoria vescovile avente giurisdizione su un’ampia parte delle Colline toscane. Conserva un centro storico di origine etrusca (di quest’epoca rimangono la ben conservata porta all’Arco; la porta Diana, che conserva i blocchi degli stipiti; gran parte della cinta muraria, costruita con ciclopici blocchi di pietra locale; l’acropoli, dove sono presenti le fondamenta di due templi, vari edifici ed alcune cisterne; diversi ipogei utilizzati per la sepoltura dei defunti), con rovine romane (fra tutte il Teatro ad emiciclo) ed edifici medievali come la cattedrale, la Fortezza Medicea e il Palazzo dei Priori sull’omonima piazza, nel centro città. Il colle su cui sorge Volterra era abitato già durante la prima età del ferro, come confermano le grandi necropoli villanoviane delle Ripaie e della Guerruccia, situate sui versanti che guardano a ovest e a nord. Gli insediamenti presenti lungo le colline trovarono il loro punto di incontro nell’area della necropoli dove, intorno alla fine dell’VIII secolo a.C., si iniziarono a tenere mercati e a realizzare aree di culto, dando vita al processo di sinecismo che originò il primo nucleo urbano. I reperti archeologici riferibili ai secoli VII e VI a.C. sono scarsi, ma mostrano una persistenza della cultura villanoviana accanto alle prime testimonianze della cultura orientalizzante.

Teatro romano (sopra): il teatro romano venne riportato in luce negli anni cinquanta da scavi archeologici condotti nella località di Vallebuona. Il monumento si data alla fine del I secolo a.C. e la sua costruzione venne finanziata dalla ricca famiglia volterrana dei Caecina. Il teatro era parzialmente scavato nel pendio naturale di un’elevazione, in analogia ai teatri greci. Alla fine del III secolo il teatro venne abbandonato e in prossi-mità dell’edificio scenico venne installato un impianto termale. In epoca medioevale, le mura cittadine inglobarono il muro di chiusura della parte più alta delle gradinate (summa cavea).

Fonte di Docciola: costruita verso il 1250 è stata utilizzata come lavatoio pubblico. Formata da due imponenti archi, all’interno ospita una grande vasca rettangolare.

PORTA dell’ARCO (sotto): La porta è realizzata in grandi blocchi di tufo sovrapposti a secco. La vivace cromia è dovuta all’utilizzo di tre tipi diversi di roccia: nei piedritti, infatti, vediamo un calcare arenaceo di color giallastro; l’arco invece è realizzato con un grigio calcare di scogliera; infine, le tre teste scolpite sono in selagite rossastra. Come particolare saliente, sul fronte esterno, si nota la sottolineatura dei tre elementi principali dell’arco (la chiave di volta e i due piani di imposta) mediante tre teste scolpite, protomi, forse rappresentanti Giove (Tinia per gli etruschi) e i due protettori della città Castore e Polluce; oppure sempre Giove con Uni e Minerva, divinità protettrici. Altra ipotesi è che siano ricollegabili all’usanza orientale di esporre sulle Mura cittadine le teste mozzate dei comandanti nemici, come tacito monito verso qualsiasi presenza ostile. Sia l’arco che le protomi sono da riferirsi a rimaneggiamenti successivi, probabilmente collocabili al III sec. a. C.. La porta presenta due fornici: uno esterno, sopra descritto con le tre protomi, originariamente difeso da una saracinesca che permetteva una rapida chiusura difensiva, e uno interno, sbarrato da due battenti. Per questo possiamo definirne la pianta a camera. Una riproduzione della Porta venne realizzata nell’Ottocento come accesso al castello di Rosazza.

CAPPELLE esterne e CAMPANILE:Del complesso della cattedrale fa parte anche la cappella dell’Addolorata, dove sono custoditi due gruppi statuari in terracotta dipinta, attribuiti ad Andrea della Robbia: il Presepio, con l’affresco della Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli, e l’Adorazione dei Magi. Nell’attigua cappella, dedicata al Santissimo Nome di Gesù, è conservata, in un ricco reliquiario d’argento, una tavoletta con il monogramma di Cristo, che si ritiene dipinto da San Bernardino da Siena. Sulla linea della facciata, separato dalla cattedrale dalla Cappella dell’Addolorata, si erge il Campanile rettangolare, con dodici bifore e quattro occhi; fu innalzato nel 1493 in sostituzione del vecchio che minacciava di rovinare.

La Cattedrale di Santa MARIA ASSUNTA, in stile romanico, è il luogo di culto catto-lico principale di Volterra. Nel novembre del 1957 papa Pio XII l’ha elevata alla dignità di basilica minore. Non è sicuro quale sia stata la prima cattedrale cittadina; in ogni caso a partire dal IX secolo esisteva una chiesa dedicata a Santa Maria. Ricostruita dopo il violento terremoto del 1117, fu ampliata nella seconda metà del Duecento. La cattedrale mostra nel transetto una decorazione di gusto classico, includente lunette ornate con la tecnica dell’ornato appiattito di gusto preromanico, e rombi digradanti che accoglievano al centro bacini ceramici. Gli stessi rombi sono presenti anche nella facciata a salienti, ripartita in tre comparti da lesene quadrangolari di tipo lombardo. Il Portale marmoreo è costituito da materiale di reimpiego proveniente dal teatro romano di Vallebuona. INTERNO: Pur conservando nella struttura e nell’impianto la forma basilicale a croce la-tina a 3 navate, offre un aspetto tardo-rinascimentale. Lo spazio è diviso da 22 colon-ne rivestite di stucco simulante granito rosa, intervento eseguito nell’ambito del restauro del 1842-1843, mentre i capitelli in stucco bianco realizzati nel ‘500 e messi a oro sono di Leonardo Ricciarelli. Anche le pareti dipinte a bande bianche e grigie, il presbiterio e il pavimento sono frutto del restauro ottocentesco. La navata mediana e il transetto sono coperti da un grandioso soffitto a cassettoni, meraviglioso insieme di elementi geome-trici, decorativi, floreali, di figure di santi, di due grandi ovali dell’Assunta e dello Spirito Santo, progettato da Francesco Capriani, intagliato da Jacopo Paolini, e messo a oro da Fulvio Tucci fra il 1580 e il 1584. Sulla linea delle navate si aprono 6 cappelle, che accolgono opere di pittori del secondo Cinquecento.

Le scene raffigurano, nella navata destra, l’Offerta della città alla Vergine di Pieter de Witte (1578), la Natività della Vergine di Francesco Curradi e la Presentazione di Maria al Tempio di Giovan Battista Naldini; nella navata sinistra, il Martirio di San Sebastiano di Francesco Cungi (1587), l’Annunciazione di Fra Bartolomeo Della Porta (1497), l’Immacolata Concezione di Niccolò Circignani. Nel 1584 fu ricomposto il Pulpito con parti di suppellettile del XII secolo, dovuto probabilmente allo scultore pisano Bonamico. L’altare maggiore ospita l’elegante ciborio di Mino da Fiesole (1471). A ridosso della parete di fondo dell’abside si trova l’organo a canne Tamburini opus 159, costruito nel 1934 ed integro nelle sue caratteristiche foniche originarie. Al centro della volta è raffigurato l’Eterno Padre, frammento di un ciclo pittorico eseguito da Niccolò Circignani con Storie della vita della Vergine. A destra dell’altare, la 1° cappella conserva le reliquie di Sant’Ottaviano, racchiuse in un sarcofago marmoreo eseguito da Raffaello di Andrea Cioli da Set-tignano. Nella cappella accanto è custodito il gruppo ligneo della Deposizione (1228), capolavoro della scultura lignea romanica. A sinistra è la cappella dove sono conservate le spoglie di Sant’Ugo, vescovo di Volterra nel XII secolo. Segue la cappella della Madonna del Barbialla o dei Chierici, scultura lignea di Francesco di Valdambrino (primo ventennio del XV secolo). Segue al lato del transetto destro la cappella del Sacramento, decorata dagli stucchi di Leonardo Ricciarelli e dalle pitture di Santi di Tito, Giovanni Balducci e Agostino Veracini, mentre al lato del transetto sinistro si trova la cappella dedicata a San Paolo, adornata con marmi pregiati e alla cui decorazione furono chiamati Gherardo Silvani, Giovanni Caccini, Giovanni da San Giovanni, Domenico Zampieri, Matteo Rosselli e Francesco Curradi. Infine, a onore del grande animatore della Riforma cattolica, si costruì, lungo i fianchi della cattedrale, un’altra cappella nella quale troneggia la tela di Jacopo Chimenti detto l’Empoli raffigurante San Carlo in preghiera davanti alla Vergine.

CAPPELLA del Santissimo SACRAMENTO: Decorata dagli stuc-chi di Leonardo Ric-ciarelli e dalle pittu-re di Santi di Ti-to, Giovanni Balducci e Agostino Veracini.

Il Gruppo ligneo della Deposizione (sopra) del Duomo di Volterra è uno dei più significativi esempi superstiti del fenomeno duecentesco di produzione di gruppi in legno policromo raffiguranti l’episodio evangelico della Deposizione di Gesù dalla Croce. Episodio che vede come protagonisti, oltre alla Madonna e san Giovanni Evangelista, Nicodemo e Giuseppe di Arimatea, questi ultimi due intenti a rimuovere materialmente il corpo di Cristo dalla Croce e a raccoglierne la salma. La Deposizione di Volterra è certamente il gruppo più significativo giunto sino a noi, sia per la sua elevatissima qualità esecutiva, sia, caratteristica che lo rende pressoché unico, per la conservazione sostanzialmente integrale della cromìa originaria, peraltro a sua volta di raffinatissima esecuzione. A quest’ultimo proposito, in particolare, l’ultimo restauro (eseguito tra il 1988 e il 1990) ha evidenziato la sopravvivenza di alcuni dettagli decorativi, sulla croce e sugli abiti di alcuni degli astanti, in chiaro collegamento con alcune soluzioni stilistiche della coeva pittura pisana, ciò che sembra dissipare ogni precedente dubbio sul fatto che quella del gruppo volterrano sia proprio la cromìa originaria. Altro aspetto di straordinarietà del Gruppo di Volterra è costituito dal fatto che la croce, la scala utilizzata da Giuseppe di Arimatea e anche la tenaglia con cui Nicodemo estrae i chiodi dal legno sono tutti elementi originari. In nessun altro gruppo di deposizione, nemmeno in quelli meglio conservati, si riscontra la stessa completezza. L’intensità del volto del Cristo della Deposizione di Volterra è sembrata associabile alle bellissime croci dipinte di Giunta Pisano. Del pari, nel Gruppo volterrano sono stati scorti rimandi a quelle testimonianze di arte bizantina così vive nella Pisa di inizio Duecento (si pensi alla Croce Bizantina del San Matteo o alle sculture del portale del Battistero). Di seguito altre DEPOSIZIONI:

“CRISTO DEPOSTO” (ciò resta di un gruppo di deposizione), Scuola borgognona, XII secolo, legno policromo. Pisa, Museo dell’opera Duomo.

Deposizione di San Miniato – Collezione dell’Arciconraternita della Misericordia

“Deposizione di Pescia” – Oratorio di Sant’Antonio Abate

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