Il Giro delle Chiese

Ti porto alla scoperta dell’architettura sacra e di altre meraviglie d’Abruzzo, italiane e del mondo

SIENA: DUOMO di San GIMIGNANO – COLLEGIATA di Santa MARIA ASSUNTA

La Basilica collegiata di Santa MARIA ASSUNTA, conosciuta anche come il duomo di San Gimignano è il principale luogo di culto cattolico di San Gimignano, sede dell’omonima parrocchia affidata al clero dell’arcidiocesi di Siena-Colle di Val d’Elsa-Montalcino. Nell’immagine in evidenza: Ultima Cena.

La Chiesa, situata in piazza del Duomo, è alla sommità di un’ampia scalinata dalla quale domina il lato occidentale della piazza. Eretta forse nel 1056 e sicuramente consacrata nel 1148 venne prima ristrutturata nel 1239 e poi ingrandita nel 1460 su progetto di Giuliano da Maiano. La spoglia facciata è il frutto della sistemazione duecentesca per poi essere più volte trasformata nel corso dei secoli con l’apertura delle due porte laterali e delle finestre circolari. L’interno a tre navate divise da colonne richiama lo stile delle pievi casentinesi; le navate furono coperte da volte nel XIV secolo, nel XV secolo Giuliano da Maiano progettò l’allungamento della crociera e del presbiterio e costruì le cappelle della Concezione e di Santa Fina. Tutte le pareti e le volte sono ricoperte di affreschi realizzati da vari artisti e principalmente da Lippo Memmi e da Bartolo di Fredi. Nel corso della seconda guerra mondiale la chiesa ed i suoi affreschi subirono notevoli danni, riparati da ripetute campagne di restauri. Nel dicembre del 1932 papa Pio XI la elevò alla dignità di basilica minore.

La Facciata che domina la piazza è di epoca romanica, risalente alla sistemazione duecentesca. La facciata a salienti sorge al posto della primitiva abside appartenente all’edificio del 1148; è preceduta da una scalinata ed è aperta da un doppio portale con arco e lunetta monolitica a tutto sesto e con la ghiera decorata a cordone, interessante è la presenza, nell’archivolto, di conci di gabbro, caso estremamente raro da trovarsi. Tutto il paramento della facciata è in travertino e poco sotto il rosone centrale è aperto da una feritoia obliterata, generalmente riconosciuta come unico elemento rimasto dell’antica abside, anche se non mancano voci discordi. La facciata è il frutto del cambio di orientamento della chiesa, avvenuto nella seconda metà del XII secolo; è facilmente notabile come tale intervento sia posteriore alla fase primitiva dell’edificio come si può vedere nel raccordo con i fianchi della chiesa ma precedente al rialzamento in cotto della navata centrale e perciò non è possibile datare al 1239 la realizzazione della facciata. Nel 1239 Matteo Brunisemd lavorò alla facciata ma il suo intervento si dovrebbe limitare alla realizzazione del grande occhio in pietra sagomata posto al centro che venne inserito in precedenti strutture. La cornice dell’occhio è decorata con un motivo a foglie arrotondate e nervate e presenta una singolare somiglianza con un edificio civile situato in via San Matteo nella stessa San Gimignano, il quale presenta una identica decorazione scolpita e una trifora secondo il modello della architettura lucchese del XIII secolo. A questa datazione potrebbero corrispondere anche i due alloggiamenti per i bacini ceramici posti ai lati dell’occhio, visto che in Val d’Elsa la moda di arricchire le facciate degli edifici sacri con piatti in ceramica di produzione araba scoppiò nel XIII secolo e sono ancora visibili nelle facciate del duomo di San Miniato, nella chiesa di Marcignana, nella pieve di Castelfiorentino ecc. ecc. La facciata venne rialzata con l’uso del laterizio e vi vennero aperte anche altri due occhi posti ai lati dell’occhio centrale e quasi in linea con i portali di accesso. Il rosone centrale della facciata, Iridescenze è un’opera contemporanea dell’artista Marcello Aitiani.

CLARISTORIO e Fianchi della chiesa: Il claristorio è il frutto di diverse fasi costruttive e presenta due serie simmetriche di sette monofore a doppio strombo con arco a tutto sesto, si differenziano quelle della parete meridionale perché hanno la ghiera decorata con un motivo a zig-zag. La muratura di questa zona dell’edificio è costituita da mattoni giallo-rosati disposti in maniera irregolare ed è coronata da una cornice colorita e sagomata e decorata sul solo fianco meridionale con decorazioni incise; tutta la fascia superiore è decorata con un motivo a dentelli che prosegue per tutta la lunghezza; la fascia mediana è decorata con un motivo a zig-zag anch’esso per tutta la lunghezza mentre nella fascia inferiore la decorazione è fatta mediante un motivo a foglie ellittiche ma è presente solo per un tratto. Una decorazione come quella presente nella fascia superiore e in quella mediana si trova anche nella pieve di Coiano, risalente alla fine del XII secolo mentre la decorazione con motivi vegetali unitamente al motivo a zig-zag è visibile nella ghiera del portale della pieve di Castelfiorentino nel quale è scolpita la data 1195. Grazie a questi interventi è possibile ascrivere il momento della costruzione della cornice della pieve di San Gimignano in un periodo compreso tra la fine del XII secolo e il 1215. Successivamente la navata centrale venne sopraelevata e al posto delle monofore vennero aperte degli oculi in corrispondenza della volte, realizzate prima del 1367. Così come il claristorio anche le fiancate mostrano i segni di più fasi costruttive. La prima fase, corrispondente alla chiesa consacrata nel 1148, presenta una muratura in bozze di calcare amphistegine, arenaria e travertino disposte a filaretto e murate con malta; nella fiancata meridionale è visibile una porta chiusa da un pilastro del chiostro che metteva in comunicazione il presbiterio con il dormitorio. Dopo il 1239 le fiancate furono rialzate mediante l’uso del cotto e nel fianco meridionale vennero tagliate due monofore con arco a tutto sesto e tre finestre archiacute in quello settentrionale per rimediare al dislivello. Nel XIV secolo le aperture vennero tutte tamponate per poter eseguire gli affreschi interni, opera di Barna da Siena sulla parte destra e di Taddeo di Bartolo sulla sinistra.

TRIBUNA: La zona della tribuna è quella cronologicamente di più recente realizzazione. Si è supposto che la primissima fase dei lavori, databili alla seconda metà del XII secolo, siano stati fatti all’esterno della primitiva chiesa, costruendo la nuova abside di fronte ala vecchia facciata per poi raccordala al resto dell’edificio una volta abbattuta quest’ultima. Successivamente, nel XIV secolo, venne realizzato il nuovo coro fino al campanile, poi, dopo aver tagliato le mura angolari del presbiterio, vennero costruiti i bracci del transetto, poi nel 1458 vennero aperte le cappelle per gli altari; nel 1466 venne prolungato il coro e infine tra il 1468 e il 1477 vennero costruite le due cappelle da Giuliano da Maiano.

INTERNO: L’interno è a tre navate, scandite da colonne che ricordano le pievi del Casentino, con volte a vela affrescate e con intonaco dipinto alle pareti. La chiesa è decorata da importanti cicli pittorici che coprono tutte le pareti, uno ciclo risalente a più secoli ma molto raro nella sua completezza. Le navate sono scandite da una serie di archi che formano le 7 campate e sono sorrette da colonne in pietra sovrastate da capitelli romanici. Le colonne sono realizzate con rocchi di travertino, presen-tano basi di stile pisano (due tori separati da una scozia) e terminano con un collarino. I capitelli sono coronati o da pulvini modanati o da semplici abachi e, alcuni presentano una forma ungulata con una decorazione simile a quella riscontrabile sui capitelli della pieve di Céllole mentre altri presentano un’evoluzione del capitello ungulato e sono decorati con un motivo a fogliami con festoni e vortici, rosette sovrapposte e teste umane; presentano una fortissima somiglianza con quelli realizzati da Johannes Bundi, artista volterrano autore dei capitelli della Pieve di Santa Maria a Chianni tra la fine del XII secolo e i primi del XII. Se la datazione è corretta i capitelli sono stati realizzati i n un secondo tempo rispetto ai fusti delle colonne, soprattutto se confrontati con quelli visibili nella pieve di Montignoso e quelli, dalle forme più arcaiche presenti nella pieve di Mensano e nella pieve di Casole d’Elsa.

Presbiterio: La crociera del Duomo è rialzata di quattro gradini. Fu decorata da Giovanni di Cambi nel 1503 ad eccezione dei due tondi in alto con San Pietro e San Giovanni Battista di un pittore senese del Trecento. L’altare maggiore presenta un ciborio di Benedetto da Maiano (1475). Il coro è dotato di un doppio ordine di stalli lignei realizzati da Antonio di Colle nel 1490. La prima cappella a sinistra dell’altare è detta di San Gimignano ha un altare comporto da alcuni pezzi dell’altare maggiore antico, opera di Benedetto da Maiano demolito e sostituito con un altro nel Seicento. La cappella di fondo, sempre a sinistra, presenta invece la pala con l’Invenzione della Croce di Simone Ferri.

Navata mediana.: Le pareti volte verso la navata centrale sono decorate con un fregio monocromo opera di Pier Francesco Fiorentino raffigurante dei putti reggifestoni e al di sotto vi sono dodici medaglioni che raffigurano le figure di dieci apostoli e di due personaggi non riconoscibili. In fondo, sull’arco trionfale al di sopra dell’altare maggiore, si trova una Cristo in Pietà sul sepolcro opera di Sebastiano Mainardi. Sulle vele della volta della prima campata della navata mediana si trovano raffigurati i Quattro Evangelisti, opera di Taddeo di Bartolo Nei sottarchi sono raffigurati i quattro Profeti (a destra) e le Virtù cardinali (a sinistra), dello stesso autore. Il pulpito si trova addossato alla quarta colonna di destra ed è un’opera di legno intarsiato di Antonio da Colle (1469).

Navata sinistra: La navata sinistra presenta le pareti coperte di affreschi con le Storie del Vecchio Testamento di Bartolo di Fredi, dipinte nel 1367. Il ciclo si sviluppa in sei campate (la sesta quasi del tutto perduta) su tre registri, dei quali quello superiore contiene lunette. Nel primo registro: Creazione del mondo (notevole esempio di raffigurazione delle concezioni astronomiche del Trecento dove la terra è posta al centro del disco azzurro del cielo suddiviso nei suoi segni zodiacali)

Creazione dell’uomo

– Adamo nel paradiso terrestre

– Creazione di Eva

– Il frutto proibito

– Peccato originale (perduta)

CONTROFACCIATA: Nella parete della controfacciata, al di sopra della porta destra vi sono le più antiche pitture realizzate in questa chiesa. Vi si trovano i pochi resti della gigantesca figura di San Cristoforo posta sotto le figure dipinte da Bartolo di Fredi. Ma soprattutto qui sono le pitture realizzate verso il 1305 da Memmo di Filippuccio. Le scene di Memmo sono disposte su tre ordini; nel registro più in alto si trova la scena raffigurante il Miracolo di San Nicola ripreso mentre dona a tre zitelle tre borse d’oro e altri resti di affreschi che raffigurano due donne addormentate o forse morte e il Martirio di un Santo dentro un calderone; la scena mediana non è identificabile; quella posta sopra la porta raffigura la Madonna col Bambino, due santi e due angeli adoranti. La zona centrale interna della controfacciata è dominata dall’affresco raffigurante il Martirio di San Sebastiano, datato 1465 e firmato da Benozzo Gozzoli; l’affresco è inserito in una cornice decorativa in cui sono dipinte delle piccole figure di Santi mentre in basso è collocata la figura di Gesù Crocifisso fra San Girolamo e Sant’Onofrio. Sulle due mensole ai lati, davanti a finti tappeti damascati, si trovano le pregevoli statue lignee dell’Arcangelo Gabriele e di Maria Annunciata, che formano il gruppo dell’Annunciazione di Jacopo della Quercia (1421 con la colorazione di Martino di Bartolome-o del 1426). La parte più alta della controfacciata è decorata da un Giudizio Universale di Taddeo di Bartolo, opera firmata e datata 1393; in questa opera l’artista senese raffigurò Cristo giudice fra Profeti e Angeli, la Madonna e San Giovanni. Più in basso vi sono le figure dei Dodici apostoli, dello stesso autore, e questa scena va raccordata con altre due scene, sempre di Taddeo, collocate all’inizio delle pareti laterali della navata mediana e dove vi sono raffigurati in quella di sinistra i Beati e in quella di destra i Dannati. Le pitture sui pilastri laterali sono del Gozzoli: a sinistra una Assunta in Gloria e San Bernardo e Sant’Agostino, a destra un Sant’Antonio Abate e San Girolamo e San Bernardino. Nella zona della navata destra, attorno all’oculo, si trova un affresco con due pavoni, animali dall’antica simbologia cristiana in quanto si credeva che le loro carni non marcissero mai, al pari del verbo di Cristo. Sul lato interno del pilastro si trova una Santa Fina e una Santa Caterina d’Alessandria eseguite verso il 1320 da Lippo Memmi.

Nel registro inferiore, da sinistra, undici riquadri (l’ultimo è perduto)

– Giuseppe fa arrestare i fratelli (molto lacunosa); – Riconoscimento di Giuseppe (lacunosa); – Mosè muta la verga in serpente; – L’esercito del faraone annegato; – Passaggio del mar Rosso; – Mosè sul Sinai; – Il demonio ottiene da Dio di tentare Giobbe; – Il demonio abbatte la casa di GIOBBE; –Il demonio uccide le mandrie di Giobbe; – Uccisione dei servi di GIOBBE; – I figli di Giobbe sepolti sotto le case; – Giobbe ringrazia Dio; – Giobbe confortato dagli amici (lacunosa) (scena perduta).

Nelle lunette degli archi verso la navata mediana si trovano i Profeti attribuiti a Pier Francesco Fiorentino. Il pilastro presso il portale è decorato con una Santa Caterina ad affresco, di Lippo Memmi, mentre a destra del portale sono raffigurate Scene della vita di San Nicola di Bari e la Consacrazione della chiesa. Sulla porta si trova un affresco del 1305 di Memmo di Filippuccio con la Madonna e angeli.

CAPPELLA della CONCEZIONE: La Cappella della Concezione si trova all’altezza della 7° arcata della navata sinistra. Costruita nel 1477 su imitazione della cappella di Santa Fina è stata ristrutturata nel Seicento. Vi si trovano affreschi di Pier Dandini raffiguranti la Nascita di Maria e Adorazione della San-tissima Annunziata sulle pareti laterali mentre sulla volta è raf-figurata la Incoronazione della Madonna. All’altare si trova una tela con dipinta Immacolata Concezione opera di Ludovico Cardi detto il Cigoli.

IRIDESCENZE: Nella controfacciata interna della navata centrale è ora inserito il rosone contemporaneo, inaugurato il 31 gennaio 2003, dell’artista Marcello Aitiani. Per quest’opera il poeta Antonio Prete parla di «forme musicali della luce. Il tripudio che cerca il colore per dire la sua festa, la luce che insegue la forma nella quale sostare senza attenuare il suo legame con l’invisibile». L’opera in effetti appare una gioiosa e ricca meditazione visiva sul tema dello Spirito santo «che è stato dato agli uomini sotto forma di gioia» (Pastore di Erma).

Taddeo di BARTOLO: “Giudizio Universale”: La parte più alta della contro-facciata è decorata da un Giudizio Universale di Taddeo di Bartolo, opera firmata e datata 1393; in questa opera l’artista senese raffigurò Cristo giudice fra Profeti e Angeli, la Madonna e San Giovanni. Più in basso vi sono le figure dei Dodici apostoli, dello stesso autore, e questa scena va raccordata con altre due scene, sempre di Taddeo, collocate all’inizio delle pareti laterali della navata mediana e dove vi sono raffigurati in quella di sinistra i Beati e in quella di destra i Dannati.

La parete laterale della navata destra è occupata da un famoso ciclo di affreschi con Storie del Nuovo Testamento, dipinti tra il 1338 e il 1340 dai fratelli Lippo e Federico Memmi, influenzati dallo stile del più celebre cognato Simone Martini. Gli affreschi sono distribuiti su tre fasce orizzontali nelle sei campate della navata. La lettura degli episodi è quasi interamente bustrofedica. – La fascia più alta è contenuta nelle sei lunette, dall’ingresso verso l’altare:

Annunciazione; Natività di Cristo; Adorazione dei Magi; Presentazione al Tempio di Gesù; Strage degli Innocenti; Fuga in Egitto; Gli episodi proseguono nella seconda fila con otto riquadri, dalla quarta alla prima campata: Disputa al Tempio; Battesimo di Gesù; Vocazione di Pietro e Andrea; Nozze di Cana (parzialmente lacunosa); Trasfigurazio-ne; Resurrezione di Lazzaro; Entrata in Gerusalemme; Gesù accolto dalla folla (i due riquadri, con un escamotage tecnico, rappresentano un unico episodio, dilatato nelle dimensioni di una campata)

STORIE del Nuovo TESTAMENTO (dopo): Per lungo tempo il ciclo delle Storie di Cristo è stato attribuito a un fantomatico Barna, che Lorenzo Ghiberti per primo aveva citato nei suoi Commentarii, storpiando quello di Bartolo di Fredi, pittore che effettivamente aveva lavorato nella Collegiata nel 1367, ma nelle Storie del Vecchio Testamento. il ciclo è stato cronologicamente arre-trato al periodo compreso tra il 1335 e il 1345 e attribuito alla colla-borazione tra Lippo Memmi, succe-duto al padre Memmo nel ruolo di Pictor civicus a San Gimignano, e al fratello Federico (o Tederico).

Nel terzo registro, il più basso, altri otto riquadri, dall’ingresso verso l’altare: Ultima Cena; Tradimento di Giuda; Preghiera del Getsemani; Bacio di Giuda; Gesù davanti a Caifa; Flagellazione; Incoronazione di spine; Andata al Calvario.

Nella quinta campata, nella doppia altezza dei due registri: Crocefissione

Nella sesta campata i quattro riquadri, due per fila, rappresentano gli episodi post mortem: Deposizione (ampiamente lacunoso); Discesa nel Limbo (lacunoso); Resurrezione: Pentecoste

CAPPELLA di Santa FINA: Si trova in fondo alla navata destra, nella settima arcata. Capolavoro del rinascimento toscano, venne realizzata su progetto di Giuliano e Benedetto da Maiano nel 1468. L’architettura è composta dalle tre pareti della cappella su ciascuna delle quali si apre un’arcata; in alto la trabeazione è decorata da un fregio in terracotta colorata con sera-fini, oltre il quale si trovano le lunette che inglobano anche le finestre circolari. La santa è sepolta sotto l’altare, che è opera di Benedetto da Maiano del 1475 ed è sormontato da un tabernacolo con un fine pittura su cuoio del suo ritratto, opera del senese Manno di Bandino dei primi del Trecento. L’urna sopra il tabernacolo ha contenuto le ossa della santa fino al 1738. La lunetta superiore è decorata da una Madonna con Bambino tra due angeli. Le pareti laterali furono affrescate da Domenico Ghirlandaio verso il 1475. A destra San Gregorio che annuncia a Santa Fina la data della sua morte, sormontato dalla scena Due angeli trasportano in cielo la santa. A sinistra le Esequie di Santa Fina, che comprende anche l’illustrazione di tre miracoli della leggenda della santa (Guarigione della nutrice di Beldia, Chierico che riacquista la vista e Campane suonate dagli angeli). I pennacchi delle arcate presentano i Profeti, mentre le lunette sono decorate con i Santi Ambrogio, Nicola, Girolamo, Gimignano e Agostino. Nella volta sono presenti infine i Quattro evangelisti. I pancali lignei intagliati e intarsiati, disposti lungo le pareti laterali, sono di Antonio da Colle.

ORGANO a CANNE (dopo): Nella sesta campata della navata laterale di sinistra, sopra la cantoria marmorea del 1450, si trova l’organo a canne; venne costruito tra il 1500 e il 1502 da Pietro Donati e successivamente fu oggetto di diversi rifacimenti, dapprima da parte di Pietro Agati nel 1780, poi della ditta Agati-Tronci nel 1905-07, che lo hanno portato all’attuale conformazione. Lo strumento è a trasmissione integral-mente meccanica sospesa e dispone di 17 registri (diversi dei quali suddivisi in Bassi e Soprani); il materiale fonico è integralmente racchiuso entro cassa lignea, con mostra in tre campi composta da canne di principale. La consolle è a finestra, e dispone di una tastiera e pedaliera.

SAGRESTIA: La sagrestia è ornata da vari dipinti di scuola fiorentina del XVIII e del XVIII secolo. Tra i più interessanti: Discesa di Cristo al Limbo opera di Matteo RosselliIncor-onazione della Vergine del Passignano, un Presepe e un’ Adorazione della Trinità opera di Giovanni Camillo Sagrestani e le due Deposizioni tardo cinquecentesche di Jacopo Ligozzi (1591) e di Domenico Passignano (sotto) (1590).

CHIOSTRO: Una porta con imposte lignee sempre di Antonio da Colle (1469) porta dalla crociera sinistra al chiostro, circondato da un portico con arcate, che sono sostenute da colonne poggianti su uno zoccolo continuo. Dal chiostro si gode una bella vista delle torri nell’angolo sud-occidentale. Nel chiostro si affacciano il palazzo della propositura, la canonica e il dormitorio, edifici tutti riferibili al XIII secolo.

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