Il Duomo di stile romanico-gotico, fu iniziato nel 1072 e terminato nel 1104, è a tre navate costruito dai maestri comacini. La facciata ben piantata esprime forza e semplicità in un muro crudo, sul quale si aprono tre ingressi ad oriente. Accanto all’ingresso di sinistra, dietro a una grata, c’è un affresco di Madonna in trono tra S.Caterina della Rota e S.Antonio Abate (sec.XIV). La parte occidentale dell’edificio sacro presenta tre bellissime absidi e una scalinata, che dà un tono solenne all’insieme.



L’edificio sacro di stile romanico-gotico, fu iniziato nel 1072 e terminato nel 1104, è a tre navate costruito dai maestri comacini. La facciata ben piantata esprime forza e semplicità in un muro crudo, sul quale si aprono tre ingressi ad oriente. Accanto all’ingresso di sinistra, dietro a una grata, c’è un affresco di Madonna in trono tra S.Caterina della Rota e S.Antonio Abate (sec.XIV). La parte occidentale dell’edificio sacro presenta tre bellissime absidi e una scalinata, che dà un tono solenne all’insieme. Il Campanile, alto 30 m e in stile romanico, presenta monofore, bifore e trifore. Venne restaurato nel 1938 quando all’interno di esso venne installato un castello di ferro, che sopporta il peso di cinque campane. Caratteristico il pregevole pavimento a mosaico eseguito nel 1231 dalla celebre famiglia di marmorari romani, i Cosmati (da qui l’aggettivo cosmatesco). La lunetta interna sopra la porta centrale raffigura la Madonna con Bambino tra S. Magno e S. Secondina (fine sec. XIII). La costruzione della Cattedrale risale agli anni 1072-1104 ad opera del vescovo Pietro da Salerno e dell’imperatore d’oriente Michele VII Ducas. La Cattedrale, come già detto, è di stile romanico mentre, nell’interno, si presenta in gotico lombardo dopo il restauro del 1250 da parte del vescovo Pandolfo che fece sostituire le capriate in legno della navata centrale e del transetto con archi gotici. La Cattedrale fu sede di importanti fatti storici come il “pactum anagninum” (trattativa tra il Papato e l’Impero) e la canonizzazione di S. Bernardo di Chiaravalle, S. Chiara d’Assisi, Edoardo il Confessore re d’Inghilterra e S. Pietro eremita patrono di Trevi nel Lazio. In essa furono anche comminate le scomuniche contro l’anti-papa Ottaviano Monticelli (Vittore IV) e contro gli imperatori Federico Barbarossa (24/03/1160), Federico II e Manfredi. Mentre nei locali annessi l’oltraggio a Bonifacio VIII (Schiaffo di Anagni).






L’edificio sacro è a tre navate costruito dai maestri comacini. Caratteristico il pregevole pavimento a mosaico eseguito nel 1231 dalla celebre famiglia di marmorari romani, i Cosmati (da qui l’aggettivo cosmatesco). La lunetta interna sopra la porta centrale raffigura la Madonna con Bambino tra S. Magno e S. Secondina (fine sec. XIII). Sullo sfondo dell’abside centrale, so-pra il panneggio del CISTERNA, campeggiano le figure degli Apostoli, ognuno caratterizzato dal proprio attributo, opera del BORGOGNA (sec. XVII), in alto le figure dei santi venerati ad Anagni, l’Annunciazione e l’Eterno Padre opera dei pittori Pietro e Giovanni GAGLIARDI. Nell’abside di sinistra i discepoli di Emmaus e gli angeli adoranti. In quella di destra il matrimonio tra S. Giuseppe e la Vergine ed il Transito di S. Giuseppe. Nell’abside maggiore possiamo ancora ammirare tre pregiate opere del VASSALLETTO (1263): una bellissima colonna tortile (?) mosaicata per il candelabro del cero pasquale, la cattedra episcopale e il ciborio che copre l’altare, tutte opere volute dal vescovo Landone. Si affacciano sul vano della chiesa il battistero e le cappel-le Lauri, Caetani, Raoli (detta anche cappella di S. Carlo) con il quadro della Madonna della Misericordia opera del FRENGUELLI donato da Papa Leone XIII. Ai lati due tele dei fratelli GAGLIARDI.
























La Cappella, posta in posizione defilata sul fianco sinistro della cattedrale e aggettante sul sagrato, risulta tradizionalmente legata alla famiglia Caetani e, più nello specifico, a un Bartolomeo episcopo finora poco preso in considerazione dagli studi specialistici. Il vano, dalla pianta rettangolare stretta e lunga, è coperto da una volta a crociera, di cui sopravvivono i costoloni poggianti su mensoline e che culminano, nel punto d’incrocio, in un clipeo (scudo o ritratto iscritto in uno spazio rotondo) ritrattante l’Agnus Dei. In questo spazio, completamente ridipinto nel XIX secolo, sono fortunatamente riemersi alcuni pallidi resti pittorici in occasione della campagna di restauro della cattedrale, cominciata all’inizio del nuovo millennio. Dell’originaria impalcatura pittorica sopravvive la decorazione a motivi geometrici nello sguancio di una finestra, una finta specchiatura marmo-rea sulla parete sx sormontata da parte di una, i resti di un gisant (personaggio sdraiato) sulla parete di controfacciata inquadrato da finte croste marmoree. A questi pochi elementi, si deve aggiungere la presenza di un frammento di scultura architettonica, che reca a mosaico le insegne della famiglia Caetani, oggi murato sulla parete destra. La storia del vano può essere ricostruita soltanto a partire dal 1730, anno a cui rimonta una lapide, oggi abrasa, murata nella parete sinistra della cappella, che ricorda il «SACELLUM HOCLAUREO, OLIMCAETANO- RUM». La decorazione pittorica superstite non consente di ragionare in termini più ampi della decorazione originale, ma la presenza dei brani in controfacciata e sulla parete sinistra permette di ipotizzare l’esecuzione di un ciclo pittorico in origine tanto ampio da coprire interamente le superfici del vano, in una fase che, sulla base delle prove tipologiche della decorazione, si può collocare probabilmente entro il primo decennio del XIV secolo. In tal senso, sì vedi l’utilizzo delle finte croste marmoree, in linea con il gusto ampiamente diffuso nel Lazio meridionale a cavallo fra il XIII e il XIV secolo.





Copia della SACRA SINDONE



