Il Giro delle Chiese

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CHIESA di Santa MARIA in PLATEA – CAMPLI (TE)

La CHIESA è trecentesca a pianta basilicale, con un pregevole campanile in stile gotico. Il maestoso soffitto ligneo fu realizzato da Donato TEODORO tra il primo e secondo de-cennio del 1700. Inclusa nel 1902 nell’elenco dei Monumenti nazionali italiani. Oggi la Chiesa è in fase di restauro sia esternamente che  internamente  anche se visitabile.

La cattedrale di S. Maria in Platea prende nome dalla scultura in pietra posta sul portale. L’elevazione al rango di Cattedrale le è stato assegnato nel 1600, anno di erezione della diocesi di Campli,  con la bolla pontificia, nota come Pro Excellenti praeminentia, emanata da papa Clemente VIII e la nomina del piacentino Alessandro Boccabarile quale primo vescovo. Chiesa di Santa Maria in Platea, È la corrente denominazione ufficiale, cui si affianca la qualifica di parrocchia, adottata nella citazione e nomenclatura dalla diocesi di Teramo-Atri,  e come riportato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – Supple-mento straordinario n. 16 del 21 gennaio 1987. Gli storici locali la citano come: «ex Catte-drale», «già o ex Collegiata» e «pievana». Le fonti non indicano la data esatta della pri-mitiva costruzione del sito di culto. La chiesa attuale è stata edificata alla fine del XIV secolo, anteriormente al 1395. Facciata: Lo stile dell’odierno prospetto principale è stato delineato dagli interventi di consolida-mento e restauro, avvenuti negli anni compresi tra il 1790 ed il 1793, che hanno parzialmente cancellato e sostituito la monumentale faccia-ta romanica risalente al 1293, paragonata per somiglianza da alcuni storici a quella del Duomo di Teramo. Il fronte centrale della struttura esterna risulta essere la commistione dello stile neo-classico, attribuito a Giovanni Antonio FONTANA da Penne, scandito da due ordini di nicchie e paraste, mentre ai lati sopravvivono due aree appartenute alla co-struzione medievale in conci squadrati di pietra e tufo. Il rinnovamento ha comportato la perdita e la quasi completa distruzione dell’antico portale «con ornati finissimi, migliori di quello ora esistente in San Francesco». I pochi avanzi delle parti decorative della me-dioevale porta d’ingresso sono custoditi presso il Palazzo Comunale.

CAMPANILE (Antonio Da LODI)

CAMPANILE: Sulla porzione destra della facciata si eleva per un’altezza di 42 metri, la pos-sente torre campanaria a pianta quadrangolare, definita di «tipo atriano». Il suo aspetto è molto somigliante ad altri 3 campanili della provincia teramana, quali: la Torre del Duomo di Teramo, il campanile del duomo di Atri e quello di Corropoli. L’opera, costituita da blocchi squadrati di travertino, risale al XIII secolo. La sua struttura si compone di 3 dadi, l’ultimo di questi è deco-rato da archetti pensili in cotto e culmina con la lanterna ottago-nale del 1474, attribuita ad Antonio da LODI. Nel 1739 il campanile è stato soprelevato con l’aggiunta della cuspide, distrutta da un fulmine il 14 giugno  1780. La struttura archi-tettonica è rimasta priva dell’ultimo elemento decorativo per più di un secolo, solo nel 1893, il 25 luglio, l’ingegnere Norberto ROZZI ha presentato un progetto per risarcire la torre della cuspide che ancora oggi vediamo.

L’Interno della chiesa è scandito da 3 navate. L’altare ospita, nella nicchia centrale, una Madonna di Giacomo da CAMPLI e 2 tavole con i santi di Cola dell‘AMATRICE, oggi conservate nel museo civico. Vi sono, inoltre, la Cappella di Sant’Andrea Apostolo, dove si conserva la tela di Giovan Battista RAGAZZINI, realizzata nel  1557, raffigurante una Madonna col Bambino ed i Santi. Di seguito, Visitazione della Madonna a sant’Elisa-betta ed un gruppo ligneo di GAGLIARDELLI,  una Madonna col Bambino di Silvestro dell’AQUILA ed un altare in pietra di Sebastiano da COMO. Sulla cantoria, in controfac-ciata, si trova l’organo a canne datato 1663 e recentemente restaurato, dota-to di 500 canne. Tra le pregevoli opere custodite da questa chiesa si ricordano anche 2 reliquiari, quali: il braccio ed il busto di san Pancrazio, protettore di Campli. Il braccio è realizzato in argento sbalzato e cesellato, impiantato su un sup-porrto circolare, termina con una mano che stringe un ramo di palma simbolo del martirio. Di fattura settecentesca, reca il bollo di garanzia della città di Napoli. Il busto reliquiario, in argento dorato dei primi anni del XVIII secolo, conserva al suo interno il cranio di san Pancrazio, portato a Campli nell’an-no 1700 dal vescovo Giovanni Vespoli-Casanatte. 

CRIPTA: Al di sotto della zona presbiteriale si trova la cripta di impianto benedettino. Il suo spazio è scandito dalla presenza di 5 piccole navate coperte da quindici campate. Gli storici locali ricordano che nella notte tra il 6 ed il 7 giugno 1904,  un incendio ha distrutto completamente quanto vi era custodito, compreso il pavimento di «reggiole di Napoli», ossia di «mattoni verniciati a fuoco». Al suo interno vi è un ciclo di affreschi  eseguiti nei primi decenni del XIV secolo attribuibili a Niccolò di Valle Castellana. Originariamente l’opera pittorica doveva estendersi lungo tutte le pareti, mentre oggi ne rimangono por-zioni ancora parzialmente leggibili. Si distinguono le figure dei Quattro Evangelisti, ritratti in una volta a crociera della navatella centrale, Sant’Elena imperatrice   che prova la vera Croce, Sant’Orsola con le Vergini compagne, la Resurrezione della Madonna tra gli A-postoli, e la Pentecoste che si trovano sulle pareti delle campate di fondo. Il ciclo pittorico, ha caratteristiche di un complesso unitario, dipinto dalla stessa mano, con riquadrature delimitate da fasce di finto mosaico ed altri decori con continuità, circostanza che esclude possa trattarsi di opere commissionate come «ex voto».

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