Anche nel corso del Settecento vi è la parentesi della Repubblica Napoletana, durante la quale Ettore Carafa duca di Andria e conte di Ruvo fu capo della città e Gabriele Manthoné che contribuì alla riuscita resistenza all’assedio dei Borbone. Nei primi anni dell’Ottocento la città venne occupata dai francesi, continuando a costituire un importante bastione militare del regno di Giuseppe Bonaparte. Nell’immagine in evidenza: Piazza 1° Maggio.

Nel 1807 Castellammare Adriatico, sulla sponda nord del fiume (che allora contava circa 1500 abitanti), divenne Comune autonomo aggregato al circondario di Città Sant’Angelo; è questa la scissione che diede luogo a rivalità tra i due agglomerati ai lati del fiume e che fu “annullata” nel 1927. Nel 1814 Pescara fu tra le città protagoniste dei moti carbonari contro Gioacchino Murat, re di Napoli. A tale insurrezione seguì la repressione borbonica, simboleggiata dal bagno penale nel quale, fino alla caduta del Regno (1860), furono imprigionati molti carbonari. Nel 1861 il Regno delle Due Sicilie fu annesso al Regno d’Italia, e con esso la regione abruzzese. Sono divenute famo-se (e sono scolpite anche sulla torre del municipio) le parole del re Vittorio Emanuele II di Savoia durante la sua visita a Pescara il 17 ottobre 1860:
«Oh che bel sito per una grande città commerciale, bisogna abbattere queste mura e costruire su questo fiume un porto e Pescara in men di un secolo sarà la più grande città degli Abruzzi!»
DOPO: GRAZIA MASCIARELLI. Detta la “marenar” (statua di Vicentino MICHETTI). Storico personaggio androgino Di Pescara, amata dai concittadini, “con una muscolatura d’acciaio”. Risiedeva allo stabilimento Saturno. L’ho conosciuta/o.






Dopo: Piazza della Repubblica o della stazione (Notare il distributore AGIP e la chiesa del Sacro Cuore senza l’orribile palazzo a fianco)












Nell’estate del 1923, cioè più di un secolo fa, entrava in funzione a Pescara il teatro Pomponi, in piazza primo maggio, a pochi metri dal lungomare. In quel teatro si esibirono i più grandi attori italiani a partire da Totò. Quando Alberto Sordi nel 1992 venne a Pescara a ritirare il Premio Flaiano, chiese di rivedere il Teatro Pomponi dove si era esibito come attore. Gli risposero che il Teatro Pomponi non c’era più e al suo posto c’era un parcheggio. Evitiamo di riferire il pensiero di Alberto Sordi su amministratori comunali che preferirono abbattere un teatro in piena salute immaginando progetti alternativi velleitari e puntualmente irrealizzati.
Nell’estate del 1963, il teatro Pomponi venne demolito con cariche esplosive senza nessun dibattito pubblico. Aveva appena 40 anni, non era affatto pericolante ed era in piena attività. Gli allora amministratori pensavano di costruire in quell’area pregiata e centralissima un moderno albergo a 5 stelle al servizio del turismo balneare. Era un progetto del tutto astratto e, infatti, non si realizzò e a distanza di 60 anni da quel delitto urbanistico e culturale, in quell’area continua ad esserci un anonimo parcheggio, che ha avuto anche il demerito di portare macchine e inquinamento nel pieno centro di Pescara. Allo stato attuale non esiste alcuna intenzione di valorizzare diversamente quell’area.
Da 60 anni dunque Pescara è senza un teatro. La Fondazione Pescarabruzzo voleva a sue spese realizzare un nuovo teatro nell’area di risulta dell’ex ferrovia, ma le amministrazioni comunali (di vario colore) hanno deciso di no rinunciando a quel finanziamento. Alla determinazione di Edoardo Tiboni si deve la realizzazione del teatro all’aperto, alla pineta, prendendo spunto dalle celebrazioni del centenario della nascita di Gabriele D’Annunzio. E in questo bel teatro estivo si svolgono a luglio ed agosto di ogni anno tanti eventi… a condizione però che il tempo sia clemente. Al piano terra del Pomponi si vede la pizzeria /Birreria “Lo Stivalino” … Il Gabbiano non ci stava ancora… Siamo prima del 1955… In quegli anni nei Giardinetti ci stavano I veri artisti, I fratelli Ferraioni, (con il padre anziano) che ci rallegravano con spettacoli di Pulcinella…..














Ponte RISORGIMENTO o ponte VECCHIO: Si tratta della ricostruzione del 1946 del Ponte Littorio, l’unico che univa i due comuni di Pescara e Castellammare dal 1933. Lungo 106 metri, collega Piazza dell’Unione, termine dell’antico nucleo di Porta Nuova, al Corso Vittorio Emanuele, lambendo il Palazzo di Città; sotto le due testate vi sono quattro iscrizioni che ricordano i personaggi e le vicende legate alla storia di Pescara: Francesco Ferdinando d’Avalos, Vittoria Colonna marchesa di Pescara, il Duca di Atri Giovanni Girolami Acqua-viva e il condottiero Muzio Attendolo Sforza. Gli unici elementi di rilievo, realizzati prima del 2000, sono dei pilastri angolari cilindrici rivestiti di bronzo, con sculture di Giuseppe Di Prinzio e Andrea Cascella, che riecheggiano ai simboli di vita e cultura della vita abruzzese.
NICOLA D’ANTINO (nasce a Caramanico il 31 ottobre 1880 e muore il 3-11-1966). Artista importante nel panorama culturale italiano della prima metà del novecento. Autore delle fontane “Luminosa” e “Gemella” de L’Aquila, di due delle statue che adornano il Foro Italico a Roma e di tante altre sculture). E’ stato l’autore delle famose 4 Statue in bronzo che adornavano il Ponte Littorio di Pescara, inaugurato nel 1933. Statue allegoriche che rappresentavano le quattro attività economiche della nostra Provincia di quel tempo. Rappresentano: la pastorizia, la pesca, l’agricoltura e l’industria. Quattro elementi che caratterizzano alcuni aspetti della regione Abruzzo. Queste opere furono trafugate durante la seconda guerra mondiale dai tedeschi in ritirata, prima di far saltare il ponte. Pare siano state viste presso una fonderia nei pressi di Parma e quindi probabilmente fuse. Dopo l’inaugurazione del Ponte Littorio, progettato dal noto architetto Cesare Bazzani, che progettò anche il Palazzo delle Poste e la Chiesa di S. Cetteo, si decise di decorare il Ponte stesso. Si pensò, inizialmente, solo a 4 Aquile, che vennero collocate su alti piloni, ma successivamente si diede incarico a Nicola D’Antino di realizzare 4 sculture in bronzo, da consegnare entro il 14 agosto 1935. I tempi furono rispettati e nel mese di Agosto vennero consegnate “le 4 statue in bronzo a decorazione del Ponte Littorio”, di natura allegorica. “Sono nudi femminili”, come scrive Gabriella Albertini (mia prof di Storia dell’Arte al Liceo Da Vinci e autrice di un’importante ricerca sull’artista), “adagiati su basamenti lungo il parapetto del ponte (due per parte).



