Il Giro delle Chiese

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ABBAZIA di Santa MARIA in VALLE PORCLANETA – ROSCIOLO (MAGLIANO dei MARSI – L’AQUILA)

La Chiesa romanica, di origine benedettina, si trova in un luogo solitario alle pendici del monte Velino. Fu  costruita in un luogo solitario all’imbocco della Valle Porclaneta nei pressi della frazione Rosciolo quasi certamente nella prima metà dell’XI secolo, probabilmente come parte di un precedente monastero, dal maestro chiamato Nicolò, sul cui sepolcro, realizzato nella navata destra, è riportata l’iscrizione latina “Opus Est Fatum Nicolaus Q.Iacet Hic“.  La chiesa in forme semplici del primo stile romanico con influssi bizantini presenta 3 navate + una. La navata centrale è separata tramite arcate che poggiano su pilastri da due più piccole navate laterali. Una quarta navata è posta alla destra dell’ingresso ad un livello leggermente inferiore, rimaneggiata proba-bilmente sulla preesistente area monasteriale a sagrestia in epoca rinascimentale. Notevoli, oltre agli affreschi, il Pulpito e il Ciborio.

La Chiesa romanica, di origine benedettina, si trova in un luogo solitario alle pendici del monte Velino a 1 022 m s.l.m.. Fu  costruita in un luogo solitario all’imbocco della Valle Porclaneta nei pressi della frazione Rosciolo quasi certamente nella prima metà dell’XI secolo, probabilmente come parte di un precedente monastero, dal maestro chiamato Nicolò, sul cui sepolcro, realizzato nella navata destra, è riportata l’iscrizione latina “Opus Est Fatum Nicolaus Q.Iacet Hic“.  La chiesa in forme semplici del primo stile romanico con influssi bizantini presenta 3 navate + una. La navata centrale è separata tramite arcate che poggiano su pilastri da due più piccole navate laterali. Una quarta navata è posta alla destra dell’ingresso ad un livello leggermente inferiore, rimaneggiata probabilmente sulla preesistente area monasteriale a sagrestia in epoca rinasci-mentale. Nonostante si siano del tutto perse le tracce del monastero e quasi del tutto quelle del chiostro, la chiesa ha conservato il suo originario impianto benedettino. L’organismo consisteva in un’aula rettangolare conclusa da un’abside semicircolare e divisa in navate da possenti pilastri, posti a sostegno di arcate a tutto sesto. Lo schema planimetrico, ampiamente sperimentato in ambito cassinese con le committenze di Desiderio, subì un originale processo di adeguamento alle formule iconografiche del mondo benedettino, specialmente sul piano architettonico e delle decorazioni. Due iscrizioni incise sui pilastri laterali ricordano i protagonisti di questo rinno-amento: il donatore Berardo III, figlio del conte marsicano Berardo e l’esecutore, il maestro Nicolò. La semplice impostazione della chiesa risulta dunque più articolata in prossimità dell’ingresso, dove fu costruito il pronao fra il portale gotico ed il distrutto chiostro conventuale. La decorazione architettonica del tempio consiste nei pittoreschi capitelli dei pilastri, vigorosamente scolpiti a raffigurare elementi geometrici, vegetali, zoomorfi e figure umane intrise di profonde simbologie, inerenti alla prima fase architettonica, realizzati verosimilmente dagli scalpellini che collaboravano con il maestro Nicolò, infine nella cosiddetta “cornice benedettina”: un motivo decorativo d’ispirazione cassinese (applicato come collarino di pilastri, o come abaco sui capitelli, o come capitello di lesene) legato alla ripresa classicista promossa dall’abate Desiderio di Montecassino. Del chiostro resta solo il portale l’ingresso con monoliti a forma di dolmen.

I frammenti della recinzione presbiteriale della chiesa (gli unici ad essersi conservati in Abruzzo, insieme all’iconostasi di San Pietro in Albe) possono altresì essere inclusi in un gruppo di sculture inerente al primo quarto del XII secolo, caratterizzato dalla resa marcatamente lineare di tralci “a canna”, posti ad inquadrare foglie e frutti. A questo apparato esornativo (inteso ad abbellire con l’aggiunta di particolari, spesso tanto vistosi quanto superflui) si aggiunse, sul finire del XIII secolo, la decorazione della cortina muraria dell’abside poligonale, in cui si possono ravvisare molteplici punti di contatto con la facciata della chiesa di Santa Giusta di Bazzano (AQ) e, soprattutto, con le coeve costruzioni lombarde. Oltre all’iconostasi gli elementi di maggior spicco del tempio abruzzese sono da riconoscere nell’ambone e nel ciborio realizzati anch’essi nel 1150 dai maestri Roberto e Nicodemo. Sia l’ambone (posto nella sua collocazione originaria) che il ciborio sono caratterizzati da un gusto calligrafico desunto dagli ornati della miniatura, che concede tuttavia ampio spazio ad articolati ed appassionati temi narrativi. Come detto, La chiesa conserva all’interno tre importanti elementi architettonici: – un ambone, scolpito con influenze orientali e bizantine; – un ciborio, posizionato sul presbiterio rialzato e strutturalmente simile a quello realizzato successivamente nell’abbazia di San Clemente al Vomano con intarsi di derivazio-ne moresca; – una rara iconostasi in legno, sorretta da quattro colonnine con capitelli decorati e fusti tortili.

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