In piazza Vittorio Emanuele, è la Chiesa principale di Vacri venne riedificata nel 1762 con la stessa intitolazione dopo la distruzione della precedente chiesa di dimensioni inferiori, in stile neoclassico. L‘interno a navata unica è decorato da paraste in finto marmo policromo, da capitelli corinzi, e da un altare monumentale a macchina templare in marmo verde, con timpano curvilineo poggiante su un trabeazione con due putti laterali, la nicchia contiene il dipinto del miracolo di San Biagio, di scuola napoletana.


In piazza Vittorio Emanuele, è la chiesa principale di Vacri venne riedificata nel 1762 con la stessa intitolazione dopo la distruzione della precedente chiesa di dimensioni inferiori, in stile neocla-ssico, con facciata suddivisa orizzontalmente in due parti da una cornice marcapiano e terminante con un timpano, e verticalmente da un doppio ordine di quattro lesene, seguendo la tipica archi-tettura tardo ottocentesca neoclassica. Il campanile, posto posteriormente all’edificio, è una torre in mattoni a vista a pianta quadrata con tre livelli scanditi da cornici marcapiano e relativi archi per lato. L‘interno a navata unica è decorato da paraste in finto marmo policromo, da capitelli corinzi, e da un altare monumentale a macchina templare in marmo verde, con timpano curvilineo poggiante su un trabeazione con due putti laterali, la nicchia contiene il dipinto del miracolo di San Biagio, di scuola napoletana.
























Vacri è un comune italiano di 1.506 abitanti della provincia di Chieti. Il comune fa parte dell’unione dei comuni della Vallata del Foro. Reperti archeologici di un villaggio italico, usato come stazione di passaggio lungo il tratturo Centurelle-Montesecco, passando per le vie di Chieti e Guardiagrele, sono stati rinvenuti in località Porcareccia, zona di allevamento, e sono conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Chieti. Vacri sorgerà come castello nell’epoca medievale. Il nome deriva forse da “lavacrum” (crinale di collina soggette ad acque dilavanti) oppure dal termine greco akros, ossia colle appuntito. I frammenti di Porcareccia risalgono al III secolo a.C., provenienti da un tempio romano; il sito era abitato dagli italici Sanniti nel VI secolo a.C., come dimostrano le statuette di Ercole lì rinvenute, poi delle iscrizioni votive hanno permesso la frequentazione del sito anche nell’epoca dell’assimilazione romana. In alcune cronache medievali Vacri viene citato, tra l’altro, come Bacri di Teate, Ba-tro, Bacrum, Arovacro. In epoca longobarda Vacri risulta feudo del gastaldato di Teate, ossia la forma primordiale dell’attuale provincia di Chieti, con la sede amministrativa del giustiziere, ossia gastaldo, presso Chieti. La gastaldia rimase viva sino al XII secolo, quando fu inglobata dai Normanni nella Contea di Loritello posseduta da Roberto II di Bassavilla. Vacri con l’amministrazione del Regno d’Italia è stata compresa nel distretto di Chieti, nel 1948 viene unita alla provincia di Chieti.






– Palazzo Nicolini: è sede del municipio, si trova tra via Mazzini e corso Umberto I, accanto al nuovo palazzo postale. Il palazzo è frutto di vari rimaneggiamenti, gli ultimi tardo Ottocenteschi in stile neoclassico con mattoni a vista; ha un impianto rettangolare e irregolare nel lato strada, decorato da vari ordini di archi a finestra.- Sito archeologico del periodo sannitico in località Porcareccia. Le comunità precristiane adora-vano Ercole Curino, dio pagano cui l’Abruzzo Italico ha dedicato un santuario a Sulmona sulle montagne del Morrone vicino l’eremo di Celestino V. Lì una statua di bronzo dedicata ad Ercole, ora al Museo Archeologico Nazionale di Chieti, rappresenta il reperto più importante. Anche Vacri ha donato al Museo della città teatina un gruppo di statue di bronzo di Ercole ritrovate nel tempio italico posto in località Porcareccia recintato e costeggiata dall’attuale strada comunale. Questo sito aveva il suo legame con il passaggio del tratturo Centurelle-Montesecco infatti sono diversi i luoghi di stazzo delle greggi in cui sono state ritrovate statue di Ercole. Con l’avvento della cristianità vi furono chiese lungo i percorsi tratturali dedicate al culto di San Michele Arcangelo. L’Arcangelo, guerriero di Cristo contro Satana con la spada sguainata, colpiva l’immaginazione popolare. Rappresentava l’eroe invincibile che rassicurava l’animo del pastore esorcizzando la paura dell’ignoto e simboleggiando nel contempo, la forza della fertilità e della germinazione. A ciò si aggiunge che le festività in suo onore, otto maggio e ventinove di settembre, coincidono con i movimenti transumanti tra i pascoli estivi dell’Appennino e le pianure del Tavoliere pugliese.- Zona Turistica “Fiume Foro”, si trova nella località Fondo Valle Foro, a confine con i comuni di Villamagna e Bucchianico. Un percorso naturale dove è possibile fare delle escursioni lungo il fiume che attraversa il territorio del Comune nella direzione monti mare. Nella stessa località è precisamente presso la chiesa tratturale di S. Vincenzo il territorio è attraversata anche dal Regio Tratturo l’Aquila-Foggia, scendendo dal Confine con il Comune di Villamagna girando nei pressi della chiesa e prendendo la direzione mare per, una volta attraversato il fiume, risalire verso il confine del Comune di Ari.


