Il FORTE Spagnolo, o CASTELLO Cinquecentesco, di stile rinascimentale è stato costruzione dal 1534 al 1567 da Pedro Luis ESCRIVA’ si trova a L’Aquila


DESCRIZIONE: L’imponente fortezza, eseguita seguendo le più aggiornate tecniche di fortifica-zione dell’epoca, si presenta a pianta quadrata, con ai quattro angoli massicci bastioni dai profili affilati con schema detto a punta di lancia, ognuno in direzione dei quattro punti cardinali. Nelle sue fattezze il Forte Spagnolo presenta molte analogie con il Castello di Barletta e il Castello di Copertino, anch’essi a pianta quadrangolare con quattro bastioni lanceolati, costruiti durante lo stesso periodo del regno di Carlo V, e, presumibilmente, per incarico dello stesso viceré di Napo-li, Pedro Álvarez de Toledo, non però dallo ESCRIVA’, ma dall’architetto copertinese Evangelista MENGA. Il Forte è contornato da un profo do e largo fossato, mai riempito d’acqua, ed è accessi-bile da un ponte in muratura, un tempo con piano di calpestio interamente in legno parzialmente retraibile, distrutto nel 1883 e sostituito dall’attuale in pietra, mediante il quale si accede al Portale d’ingresso raffigurante lo stemma di Carlo V. La struttura è circondata da un enorme parco alberato, il Parco del Castello, autentico polmone verde della città.
I SOTTERRANEI: Di particolare fascino ed interesse sono i sotterranei del Forte, le cui vicende possono essere colle-gate alle strutture carcerarie ospitate nella fortezza sin dalla sua costruzione. Difatti, anche a causa della connotazione repressiva ed intimidatoria che lo caratterizza. il Forte è stato per lungo tempo adibito a carcere anche se, in un primo momento, questa utilizzazione era limitata al piano terre-no, a ridosso del bastione est. Al di sotto di queste, è plausibile l’esistenza di una prigione sotterra-nea, una segreta tetra ed oscura ricavata sull’estradosso della volta che copre la rampa d’accesso alla casamatta inferiore del bastione est. Le condizioni climatiche dei sotterranei hanno consentito la mummificazione di centinaia di corpi di persone inumate in una cappella sot-terranea. La quasi totalità di queste mummie venne poi ri-sepolta nel cimitero cittadino, tranne quattro esemplari tuttora conservati nei sotterranei del Forte, in un contenitore parzialmente vetrato.

I BASTIONI: I quattro bastioni, che spiccano come elemento fondamentale nella concezione strutturale dell’edificio, rappresentando la postazione primaria sia per l’offesa che per la difesa del Forte. Di forma lanceaolata, furono costruiti in modo da sostenere e deviare le eventuali cannonate. Per la loro grandezza e complessità erano ciascuno in grado di resistere autonomamente agli assalti nel caso l’invasore fosse penetrato nel corpo centrale. Erano, difatti, dotati di cisterna autonoma per l’approvvigionamento dell’acqua. Ogni bastione contiene due grandi costruzioni, le casematte, volte a proteggere uomini o pezzi di artiglieria e chiuse a volta, con uno spiraglio circolare per smaltire i fumi. Dalle casematte si ha accesso alle contromine, un sistema di cunicoli in serie, costruiti dentro le fondamenta della struttura, che permettevano di bloccare le mine dei nemici.
LE MURA: I bastioni sono collegati alla cortina tramite doppie sporgenze, autentica caratteristica della struttura e importante innovazione nell’architettura militare. Questa accortezza, che contribuì a migliorare la plasticità dell’edificio, aveva l’importante funzione di raddoppiare il numero delle boc-che da fuoco, rendendo più potente il fuoco di fiancheggiamento e diminuendo, per la loro angola-zione, la possibilità per i colpi dei nemici di penetrare all’interno. Ogni lato della costruzione, esternamente rivestita in travertino, misura ben centotrenta metri. Costruito sulla viva roccia, presenta nelle mura spessori notevoli, che vanno dai dieci metri alla fondazione, ai cinque metri alla sommità della cortina ed è assolutamente privo di elementi decorativi, fatto salvo il pregiato portale in pietra. Il cortile interno presenta una forma quadrata. Il lato a sud-est, corrispondente all’entrata, mostra un porticato a doppio ordine di lesene, che nei progetti dello Escrivà, probabilmente, doveva estendersi a tutto il perimetro della corte ma non fu mai completato.




















