Il Giro delle Chiese

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PERUGIA: COMPLESSO MUSEALE San FRANCESCO – MONTEFALCO

Il Complesso museale di San Francesco è un prestigioso museo dell’Umbria, grazie alla qualità dei materiali che compongono la raccolta e alla veste monumentale del complesso. Importante testimonianza della pittura rinascimentale dei secoli XV-XVI, è composto da: Chiesa di San Francesco, Pinacoteca civica, Sezione Archeologica, Cantine dei frati e Spazi espositivi per mostre temporanee. Nell’immagine in evidenza: PERUGINOAnnunciazione, Eterno in Gloria e Nativitá.

Il Complesso museale di San Francesco, che comprende la ex chiesa di San Francesco, costruita tra il 1335 e il 1338, dove si può ammirare l’importante ciclo di affreschi di Benozzo Gozzoli raffiguranti le Storie della vita di San Francesco; contie-ne inoltre a una Natività del Perugino e custodisce nella cripta un “Lapidario” con sculture e reperti archeologici romani e medievali; ospita inoltre la Pinacoteca comunale nei locali già annessi all’ex con-vento francescano, comprendente dipinti di scuola umbra e forlivese (in particolare, della bottega di Melozzo da Forlì); sono state da poco rese accessibili e visitabili le antiche cantine dei frati Minori Conventuali di Montefalco, allestite con materiali del XVIII e XIX secolo legati alla lavorazione delle uve e alla produzione vinicola (collezione Marco Gambacurta).

La Chiesa di San Francesco è il cuore del Complesso museale grazie a una straordinaria ricchezza decorativa che porta, tra le altre, le firma di due eccellenti maestri, Benozzo Gozzoli e Pietro Vannucci detto il Perugino. Nell’abside centrale troviamo il capolavoro di Benozzo Gozzoli, il ciclo di affreschi con le Storie della vita di San Francesco, datato 1452, in cui, con dovizia di dettagli, racconta, con colori brillanti, i momenti salienti della vita del Santo. In uno degli episodi, Benozzo ritrae San Francesco che benedice la città di Montefalco: lo sfondo rurale ricalca l’importanza della coltivazione della vite per la città. Sempre nell’abside della chiesa, alludeva forse al Sagrantino dipingendo la tavola imbandita con il vino rosso sulla mensa del cavaliere da Celano.  

Tra le altre opere che impreziosiscono le pareti della Chiesa, sorprende la delicata bellezza dell’affresco nella controfacciata con la bellissima Annunciazione con Eterno in gloria tra angeli e la Natività, opera di Pietro Vannucci detto il Perugino, del 1503. Nelle cappelle laterali lavorarono artisti locali del rinascimento umbro come Jacopo Vincioli, Giovanni di Corraduccio e Ascensidonio Spacca che ritraggono e raccontano la storia dei Santi più legati alla devozione popolare. L’edificio presenta un’unica navata coperta a capriate di legno sostituite alla fine dell’Ottocento con quelle attualmente visibili; l’abside pentagonale di fondo, con volta a costoloni poggiati su peducci figurati è affiancato da due cappelle a pianta rettangolare e ancora a destra da un ambiente sempre di pianta rettangolare, adibito probabilmente a sacrestia.

Gli affreschi di Benozzo Gozzoli nella cappella maggiore: Benozzo di Lese di Sandro, meglio noto come Benozzo Gozzoli, venne chiamato dai frati del convento nel 1450 per affrescare l’abside centrale con le Storie della vita di San Francesco. Gozzoli realizzò un primo lavoro a Montefalco nella chiesa di San Fortunato, sede dei frati francescani osservanti e probabilmente questo spinse fra Jacopo Macthioli, priore della chiesa di San Francesco dove risiedeva invece la comunità dei frati conventuali, a commissionare gli affreschi dell’abside.

Dopo: “Nascita di San Francesco”: rappresentata in una stalla (evidente analogia con la nascita di Cristo) – Gesù in veste di pellegrino bussa alla casa di San Francesco –Omaggio dell’uomo semplice al giovane Francesco 2- Francesco che dona il mantello ad un povero – Il sogno di Francesco; Cristo mostra in sogno al Santo un palazzo pieno di scudi con la croce 3- La rinuncia ai beni paterni 4- Preghiera di intercessione della Vergine a Cristo giudice – Incontro di San Francesco e San Domenico a Roma davanti alla Basilica Vaticana. 

ll COMPLESSO MUSEALE di San FRANCESCO è un vero scrigno d’arte, punto di riferimento essenziale per la conoscenza della pittura umbra, prezioso per la sua storia, tradizione e per le opere che vi sono conservate. Un tempo convento con annessa chiesa appartenute per secoli all’ordine francescano, dal 1990 è sede del museo civico e regala ai suoi visitatori il poetico realismo dell’arte rinascimentale. La struttura, come già detto, è composta dalla Chiesa di San Francesco, la Pinacoteca Civica (divisa in 4 Sale), le antiche cantine dei frati, una sezione archeologica e gli spazi espositivi per mostre contemporanee.

La Sezione Archeologica è allestita nella cripta ed espone i materiali databili dal I secolo a.C. al XVI secolo d.C., provenienti dal territorio di Montefalco, che attestano l’occupazione dell’area già in epoca romana.

Le antiche Cantine dei Frati, risalenti al XVIII e XIX secolo, conservano perfettamente le antiche vasche per la raccolta e la pigiatura delle uve, dove è ben visibile anche l’incasso per l’alloggio dei torchi. Questo luogo è una testimonianza inestimabile del profondo legame che sin dai tempi antichi ha unito Montefalco tra arte, vino, cultura e società. A questo complesso e ai frati francescani, va la centralità della profonda sinergia che fa di Montefalco emblema territoriale.

SALA 1: Anton Maria GARBI (Tuoro sul Trasimeno, 21 maggio 1718 – Perugia, 20 maggio 1797) è stato un pittore italiano. “La Madonna Assunta” del 1735. Allievo a Roma di Placido Costanzi, fu attivo prevalentemente in Umbria, sua terra natale. Pittore molto pratico nella pittura su tela, rispetto all’affresco, dipinse molti capolavori tra cui oltre alla Madonna Assunta del 1735 circa, copia dal Reni; la Presentazione al Tempio di Gesù conservata nella Chiesa del Buon Gesù dell’Isola Maggiore; la tela con Madonna col Bambino, Sant’Anna, San Gioacchino e San Francesco del 1744 conservata nella Chiesa di Sant’Anna di Deruta e la Morte di Sant’Andrea Avellino conservata Chiesa di Santa Maria sopra Minerva di Assisi.

DOPO: La “Madonna con il Bambino e i Santi Rocco, Clemente, Francesco d’Assisi e Chiara” è un importante dipinto a olio su tela realizzato nel 1602 dal pittore Pietro RANCANELLI (noto anche con la firma latinizzata Petrus Ranchanellus). L’opera è attualmente conservata all’interno del Complesso museale di San Francesco a Montefalco, in Umbria (Sala 1). L’opera fu commissionata da Fabio Tempestivi, un importante cittadino di Montefalco. Nel 1602, Tempestivi venne eletto arcivescovo di Dubrovnik da Papa Clemente VIII. Per omaggiare e ringraziare il pontefice suo benefattore, decise di finanziare questo dipinto esaltando il nome del Papa attraverso la figura di San Clemente. Il quadro proviene originariamente dalla chiesa di San Clemente a Montefalco. Nell’angolo in basso a sinistra della tela è chiaramente raffigurato lo stesso Fabio Tempestivi in veste di donatore. Oltre alla Madonna con il Bambino e a San Rocco, l’opera unisce figure centrali per la committenza e per il territorio umbro: San Clemente (omaggio al Papa) affiancato dai due grandi santi francescani, San Francesco d’Assisi e Santa Chiara da Montefalco. L’attribuzione e la datazione certa si devono alla firma esplicita dell’artista (Petrus Ranchanellus) apposta sulla tela, le cui notizie biografiche documentate si concentrano proprio tra il 1591 e il 1602.

Dopo: “San Vincenzo di Saragozza, Santa Illuminata, San Nicola da Tolentino”, Antonio Aquili detto “Antoniazzo ROMANO“, fine XV secolo, Tempera su tavola a fondo oro. La grande tavola era nella chiesa di Santa Illuminata di Montefalco ed è interamente occupata dalle figure stanti dei tre Santi rappresentati. Da lavori di restauro è emerso che due delle figure sono state modificate: Santa Caterina al centro, è diventata Santa Illuminata (la ruota del martirio venne ricoperta); Sant’Antonio da Padova sulla destra, spogliato del saio francescano e rivestito di quello agostiniano è diventato San Nicola da Tolentino. L’unico Santo non modificato è San Vincenzo da Saragozza. Il curioso riadattamento dei Santi, ha posto il problema della committenza originaria dell’opera, considerando anche che l’area di attività dell’autore fu principalmente romana e laziale. Il trasferimento nella chiesa di Montefalco, sembra collegato alla figura di Padre Anselmo da Montefalco che trascorse gli ultimi anni della sua vita nel Convento di Santa Maria del Popolo in Roma e potrebbe quindi aver spinto per l’assegnazione della tavola alla chiesa montefalchese.

SALA 2:

“Madonna con il Bambino”, Pittore umbro, primi del XIV secolo, Tempera su tavola a fondo oro. Proveniente dal convento di San Francesco, Montefalco. L’iconografia della Vergine “serrata nel manto” e la soluzione linearistica, per esempio delle mani, derivano da immagini bizantine, ma la piccola tavola rivela qualità costruttive che si avvicinano alle esperienze toscane e soprattutto a Giotto.

“Incoronazione della Vergine tra i Santi Giovanni Battista, Severo ed Angeli, attribuita a Cristoforo di Jacopo di Marcucciora, è una tempera su tavola proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino di Montefalco.

– “Crocifisso con i Dolenti, Maria Maddalena e San Francesco d’Assisi”, terzo quarto del XV secolo: l’opera, già nella Chiesa di San Fortunato in Montefalco, è un assemblaggio di un Crocifisso ligneo intagliato, dorato e policromato attribuito a Niccolò Liberatore detto “l’Alunno o a Ponziano di Orvieto, posto su una tavola dipinta a tempera attribuibile a Pietro di Mazzaforte o a Pierantonio Mezzastris, che rappresenta la Madonna a sinistra con le braccia rivolte verso il figlio, la Maddalena e San Francesco ai piedi della croce e a destra San Giovanni. Sullo sfondo due angeli inginocchiati su nuvole grigie. La scelta dei cromatismi delle pitture (il rosso acceso del sangue e degli abiti, il cielo scuro come il manto di Maria) e il Cristo posto in rilievo, pongono l’accento sulla drammaticità della Crocifissione.

SALA 3:

– “Madonna col Bambino, Bottega” di Melozzo da Forlì, 1470 c.a., Tempera su tela. Commissionata da Alessandro Sforza, l’opera è una copia dell’immagine bizantina della Vergine Maria conservata nella Chiesa di Santa Maria del Popolo a Roma.

– “Storie della vita di Cristo”, già attribuite ad un anonimo pittore folignate e recentemente assegnate a Cristoforo di Jacopo di Marcucciora, Tempera su tavola. L’opera ornava la chiesa di Santa Maria a Turrita di Montefalco e rappresenta nove episodi della vita di Cristo, disposti su due pannelli anticamente uniti da cerniere. Da sinistra in alto è rappresentata l’Annunciazione, la Natività, l’Adorazione dei Magi, la Circoncisione, la Cattura, la Derisione, la Salita al Calvario, la Crocifissione. A queste scene si aggiunge in conclusione una Madonna del Latte. Le tavolette sono state adattate come predella alla Madonna col Bambino e Santi di Francesco Melanzio nella stessa chiesa, esposta nella Sala 4.

SALA 4: L’ultima sala ospita alcune delle opere del pittore Francesco Melanzio, nato a Montefalco intorno al 1465 (la data di morte non è nota).

Dopo: Francesco MELANZIO,“Madonna in trono con il Bambino e i Santi Antonio da Padova, Bernardino da Siena, Francesco d’Assisi, Fortunato, Ludovico da Tolosa e Severo” – 1498, tempera su tela. Proveniente dalla chiesa di San Fortunato in Montefalco. La Madonna in trono con il Bambino è posta al centro dell’opera, ai lati i Santi; sulla sinistra Bernardino da Siena, Antonio da Padova e Francesco d’Assisi in primo piano; sulla destra San Ludovico da Tolosa, San Severo e San Fortunato. La composizione è organizzata su una sorta di “terrazza” che affaccia su un panorama lacustre. Il cartiglio in basso a sinistra porta la firma dell’autore e l’anno di esecuzione. L’opera, utilizzata come stendardo processionale, è considerata una delle migliori dell’artista e risente fortemente dello stile del Perugino e ancor più di quello del Pinturicchio (il lago sullo sfondo è un elemento ricorrente nelle opere del Pinturicchio).

“Madonna con Bambino tra Santi Sebastiano, Pietro, Paolo e Domenico”, 1487, tempera su tavola. Proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino in Montefalco. La Madonna è al centro seduta su un trono marmoreo molto elaborato, il Bambino disteso sulle ginocchia; a sinistra i Santi Severo e Pietro, a destra Paolo e Domenico. Nel cartiglio posto in basso al centro si legge la firma dell’autore, mentre in una fascia sotto la trabeazione viene riportato il nome del committente. La tavola è l’opera più antica attribuibile al Melanzio e presenta in effetti i tratti caratteristici della prima fase dell’artista influenzata dallo stile folignate. L’opera è stata fortemente danneggiata da un incendio, soprattutto nella parte destra; nonostante i restauri del 1907 e del 1987, ancora si notano le bruciature provocate dalle fiamme.

Prima. “Madonna del Soccorso”– tempera su tavola. Proveniente dalla chiesa di Sant’Agostino in Montefalco. Attribuita a Tiberio d’Assisi (datata 1510), in passato a lungo assegnata a Francesco Melanzio. La Madonna è rappresentata in piedi al centro, imponente occupa in altezza tutto lo spazio dell’opera; il braccio destro alzato impugna il bastone, con la mano sinistra tiene un bambino posto in basso a destra che per sfuggire alla presa del diavolo cerca di arrampicarsi sul vestito della Vergine. Il diavolo di fattezze orrende con corna, zampe di capra, ali di pipistrello, bocca larga e il serpente attorno alla vita, è rappresentato all’estrema destra dell’opera, mentre a sinistra, è la madre del bambino, con le mani giunte in preghiera inginocchiata ai piedi della Madonna. L’iconografia dell’opera, molto diffusa in epoca rinascimentale nell’Italia centrale (soprattutto Marche e Umbria), doveva servire per scoraggiare la pratica del battesimo tardivo, tema che ebbe particolarmente a cuore soprattutto l’Ordine Agostiniano; molti dei dipinti con questo soggetto, infatti, provengono da chiese agostiniane.

(Prima) Francesco MELANZIO: “Madonna con il Bambino e i Santi Sebastiano, Fortunato, Severo e Chiara da Montefalco”, 1488, tempera su tavola. Proveniente dalla chiesa di Santa Maria di Turrita in Montefalco. La Madonna e i Santi sono inseriti in un’architettura in rilievo che inquadra ogni personaggio in archetti sorretti da colonne. Nell’arco centrale, di maggiori dimensioni è la Madonna in trono con il bambino, circondata da angeli; sulla sinistra ci sono San Sebastiano e San Fortunato, a destra San Severo e Santa Chiara da Montefalco. La dedica sulla fascia sotto la trabeazione ricorda che l’opera venne realizzata in occasione della festa della Madonna, celebrata nel mese di dicembre. In epoca imprecisata alla tavola furono aggiunte le tavolette con le Storie di Cristo di Cristoforo di Jacopo di Marcucciora esposte nella sala precedente.

Nella Pinacoteca Civica sono conservate le opere mobili come tele, tavole, affreschi staccati, provenienti da altre chiese del territorio a seguito della soppressione delle corporazioni religiose, nonché tessuti e suppellettili, dove prende forza il legame tra la sfera religiosa e quella civile. Colpisce l’attenzione la luminosa pala d’altare di Antonio Aquili detto Antoniazzo Romano che ritrae “San Vincenzo da Saragozza, Santa Illuminata, San Nicola da Tolentino” della fine XV e la particolarissima e pala con la “Crocifissione” del folignate Niccolò di Liberatore detto L’Alunno.
Numerose le opere esposte di Francesco Melanzio, pittore nato a Montefalco intorno al 1460, con il suo stile rinascimentale che richiama la lezione del Perugino e del Pinturicchio.

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